Quarticciolo: «le periferie cambiano solo se si ascolta la loro voce»
A seguito di una azione svolta in una palazzina Ater, abbiamo intervistato il
comitato Quarticciolo Ribelle per farci raccontare a che punto sono le vertenze
in corso nel quartiere.
Quarticciolo vive quello che può essere definito un “abbandono organizzato”, in
questo rientra la situazione degli stabili Ater, ci puoi raccontare la
situazione, anche a partire dall’azione che avete fatto venerdì 26 giugno?
L’iniziativa di denuncia di venerdì 26 giugno ha cercato di riaccendere i
riflettori su una vertenza che portiamo avanti da 5 anni: la riqualificazione di
due palazzine in via Ugento, che in borgata venivano chiamate “le favelas”,
simbolo dell’abbandono e delle promesse tradite sugli interventi di
riqualificazione da parte di ATER su Quarticciolo.
Queste palazzine fino al 2020 erano abitate da 60 famiglie, inquiline senza
titolo in condizioni insalubri e di sovraffolamento. Dopo mesi di lotta del
comitato di quartiere sono state svuotate con la promessa di essere
ristrutturate, spostando gli abitanti in altri alloggi di edilizia residenziale
pubblica. Ad oggi queste persone vivono una condizione precaria di assegnazione
provvisoria, senza avere certezza di rientrare nelle loro abitazioni o di
ricevere un’assegnazione definitiva. La nostra lotta aveva ottenuto che alcuni
nuclei sarebbero rientrati nelle palazzine riqualificate, mentre quelli troppo
numerosi avrebbero ottenuto l’assegnazione di case più grandi altrove. Ma negli
anni, cambiando l’amministrazione di ATER, e con una fase mutata dopo il decreto
Caivano e l’enorme attenzione mediatica sulla borgata, il diritto alla casa di
queste famiglie è a rischio. Se non continuiamo ad alzare la voce le palazzine
potrebbero restare vuote, o essere assegnate ad altri nuclei. C’è anche il
rischio che diventino un luogo di applicazione di una delle operazioni di
propaganda di ATER e della Regione: assegnare le case popolari nei quartieri con
problemi di sicurezza e spaccio alle forze dell’ordine.
La prima palazzina delle favelas è finita, pronta da 3 mesi, ma non abbiamo
notizie del perché sia ancora vuota. Sulla seconda, dopo che i fondi stanziati
nel 2021 sono “spariti”, c’è stato l’annuncio da parte di ATER e del governo che
con il DL Caivano bis verrà ristrutturata, ma per ora è tutto fermo.
Le palazzine di via Ugento sono solo un caso, un simbolo, ma il patrimonio ERP a
Quarticciolo, come in molti altri quartieri popolari, è lasciato all’abbandono
da decenni.
A Marzo, abbiamo organizzato un presidio di protesta sotto la sede dell’ente
insieme agli abitanti di Laurentino 38. In quella sede, come comitato di
quartiere, abbiamo chiesto un incontro con la presenza a Quarticciolo di figure
politiche dell’ATER, in grado di indicare scadenze precise e prendersi delle
responsabilità. Da quel momento tutto tace, in borgata ci sono 160 appartamenti
vuoti, nelle giornate con il meteo sbagliato alle persone piove in testa, e
continua la paura di ulteriori sfratti.
Azione presso palazzina Via Ugento Quarticciolo
A un anno e mezzo dal decreto Caivano, dopo incessanti mobilitazioni che avete
portato avanti nel quartiere, quale è la situazione?
Le opere annunciate non riguardano solo il patrimonio di edilizia residenziale
pubblica. I fondi stanziati prima dal Governo, poi dal Comune e dalla Regione,
ammontano a ben 85 milioni di euro. Che è una cifra enorme per un quartiere di
3500 abitanti.
Ad ora abbiamo visto iniziare una parte irrisoria degli interventi. La
percezione diffusa fra gli abitanti, anche fra chi non ha capito fino in fondo
la nostra critica al Modello Caivano, è che non sia cambiato niente, anzi.
Osserviamo un fenomeno preoccupante di spopolamento e di desertificazione delle
poche attività commerciali del quartiere. Proprio in questi giorni sta chiudendo
l’ennesima serranda di piazza del Quarticciolo. Il Modello Caivano, giustificato
con il contrasto al disagio giovanile, un intervento emergenziale per garantire
la sicurezza in territori di periferia di diverse zone d’Italia, non si pone una
domanda fondamentale: anche se si riuscisse a eliminare il problema dello
spaccio in borgata, di cosa possono vivere in termini di reddito gli abitanti di
un territorio come il nostro?
Proprio per questo, oltre a continuare a chiedere che le opere annunciate
vengano portate avanti, dal rifacimento dei marciapiedi dissestati alla
riapertura della piscina comunale, dall’asilo di via Molfetta agli ascensori
delle palazzine dove abitano persone anziane agli arresti domiciliari forzati, è
fondamentale il tema delle economie locali.
Abbiamo aperto un laboratorio di birrificazione che aspetta da mesi il
compimento di un processo di assegnazione di uno dei capannoni del Teatro
dell’Opera, in disuso e in attesa di ristrutturazione, dall’altro lato di via
Palmiro Togliatti. Un progetto che mira a costruire possibilità lavorative in
quartiere, soprattutto per le persone che vengono da percorsi di detenzione.
Abbiamo fondato una cooperativa di comunità con all’interno questo laboratorio,
un progetto di ristorazione composto da donne, un progetto di falegnameria, per
ragionare e costruire esperimenti su questo terreno.
Con queste realtà, e insieme ad altre con una storia più lunga che ci stanno
supportando, abbiamo scritto un progetto volto a far rivivere diversi locali
situati in piazza del Quarticciolo, pensato partendo dai bisogni del quartiere.
Dalle serrande chiuse potrebbero nascere un’osteria gestita dal laboratorio di
ristorazione, un CAF immaginato partendo dalle necessità espresse all’interno
del comitato di quartiere, uno spazio dove ragazzi e ragazze del quartiere
possano fare esperienza nelle arti audiovisive e avere un sostegno durante il
percorso scolastico come testimoniato dall’attività svolta dal doposcuola
popolare, e una bottega che dia un riferimento fisico ai mercati di quartiere
che stiamo portando avanti da un anno ogni ultimo sabato del mese.
In questo momento, tutto ciò viene ostacolato dallo scontro fra i vari livelli
delle istituzioni che hanno fatto annunci, che si giocano parte di una campagna
elettorale permanente su Quarticciolo e che rappresentano quindi il vero blocco
alla realizzazione di questi importanti progetti.
Nel frattempo a settembre inzieremo a far rivivere il campo di calcio comunale
su via Prenestina, abbandonato da anni, che è stato assegnato alla squadra di
calcio popolare Borgata Gordiani.
Sarebbe paradossale se dopo tutti questi annunci, l’unico luogo che rinascesse
in quartiere, fornendo la possibilità agli abitanti di fare sport a prezzi
popolari, soprattutto a ragazzi e ragazze, venisse ancora una volta dall’impegno
dal basso di chi abita il territorio.
A breve Roma sarà in piena campagna elettorale. Cosa chiedete alle forze
politiche locali per le periferie dimenticate di questa città e come immaginate
di opporvi a possibili strumentalizzazioni della situazione nel quartiere?
Crediamo che un cambiamento reale delle periferie possa venire soltanto se
vengono ascoltate le voci e le idee di chi ci abita. Che è il principio opposto
a come era stato immaginato il decreto Caivano, con il metodo del
commissariamento.
La campagna elettorale per le prossime amministrative è già iniziata,
probabilmente non si è mai fermata. Proprio in questo contesto, sono stati
annunciati l’inizio di diversi cantieri a Quarticciolo dopo l’estate. Il vero
timore, se per una volta agli annunci seguiranno i fatti, è che le opere si
possano fermare con l’insediamento della nuova amministrazione, ad elezioni
avvenute.
Come abitanti abbiamo scritto un piano, un’idea costruita dal basso, insieme
agli abitanti attivi nel comitato di quartiere, alle bambine e ai bambini del
doposcuola, alla collaborazione con le università, di come potrebbe essere
ripensato il nostro territorio.
Per noi questo è un modo per evitare di essere strumentalizzati: avere le idee
chiare, e non avere paura di organizzarsi insieme e alzare la voce per chiedere
un cambiamento reale del nostro quartiere.
Detto questo, a Quarticciolo le percentuali di voto sono molto basse, e questo
anche perché gli annunci della politica non corrispondono da decenni a dei
risultati positivi per la borgata.
Ma crediamo che le forze politiche sappiano bene, proprio perché l’abbiamo messo
nero su bianco, cosa vuole la borgata. Il nostro è un esempio, ma da Bastogi a
Casal de Pazzi, da Laurentino a Villa Gordiani, sono tanti i quartieri popolari
che in autonomia immaginano e costruiscono un territorio differente.
Iniziativa a Parco Modesto di Veglia, Quarticciolo
La vostra vicenda ha forti assonanze con quella di GKN, anche lì c’è un progetto
di riconversione eco-sociale che le istituzioni in apparenza appoggiano, ma
nella sostanza boicottano lasciando sole le realtà che praticano l’autogestione.
Cosa avete appreso reciprocamente dal confronto con il collettivo di lavoratorx
fiorentino?
Abbiamo sicuramente appreso tanto. Sono due anni che il prequel del Festival di
Letteratura Working Class ha luogo a Quarticciolo, neanche a farlo a posta nella
biblioteca comunale che è stata chiusa per dei lavori di ristrutturazione che
faticano a terminare, sottraendo al territorio un importante servizio.
Questo incontro è stato un’occasione per costruire un confronto su come si
costruisce una battaglia che si ponga un obiettivo che non è per niente banale:
come portare a casa delle vittorie che possano dare coraggio e forza alle tante
lotte territoriali e sindacali. Qualcosa di cui abbiamo vitale bisogno. Siamo
abituati a resistere dal lato giusto della barricata, ma è fondamentale lavorare
sul piano di una proposta concreta, che sappia incalzare le controparti
politiche e metterle di fronte alla possibilità di affrontare le contraddizioni
su cui agiamo, dall’abbandono di un territorio alla dismissione di una fabbrica.
Ovviamente non basta la proposta, ma serve non lasciare lo spazio alle
amministrazioni, da quelle locali al governo, di darti ragione mentre cercano in
tutte le maniere di non concedere queste vittorie a realtà indipendenti e
radicali.
La crisi climatica che viviamo in questi giorni è profondamente marcata dalle
differenze di classe. Ci puoi raccontare come si vive, in queste settimane a 40
gradi, al Quarticciolo?
Molti palazzi del Quarticciolo non sono stati ristrutturati dagli anni ‘30,
quando a Roma le giornate di caldo insopportabile in media ogni estate si
contavano sulle dita di una mano. Oggi, secondo le statistiche, a Roma si
superano i 35° per più di 30 giorni l’anno.
La questione è anche quante settimane al mare o in montagna ti puoi permettere
se sei disoccupato, se per mettere insieme un salario dignitoso fai quattro
lavori? Cosa significa fare 15 km di mezzi pubblici per andare a lavorare al
centro di Roma nella ristorazione, o nel lavoro di cura, per tutto giugno e
tutto luglio? Questo, e tanto altro, significa affrontare la crisi climatica in
borgata.
In questi anni abbiamo riqualificato un parchetto, intitolato al partigiano
Modesto di Veglia, ed è l’unico spazio verde all’ombra del quartiere. Lo abbiamo
fatto per rispondere a un’altra emergenza, quella pandemica, per avere un luogo
all’aperto attraversabile, in un quartiere dove si vive in case sovraffollate,
costruite con gli standard architettonici di un secolo fa.
Le foto sono di Flavia Todisco
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