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Soldati israeliani in vacanza nelle Marche, la politica evita
La ‘notizia’, forse, arriverà tra qualche tempo, dopo la pausa estiva del Consiglio Comunale di Fermo, ma non c’è da aspettarsi molto: la caratteristica dominante della politica, specie di questi tempi, e specie nelle Marche, è evitare i temi spinosi. Non è stata discussa neanche nella seduta dell’11 agosto scorso  l’interrogazione presentata dal consigliere comunale AVS Federico Spagnoli sulla presenza di militari appartenenti alle Forze di Difesa Israeliane (IDF) nel territorio del Comune di Fermo per periodi di vacanza. La motivazione, come nella seduta di fine luglio, è formalmente ineccepibile. Il regolamento del Consiglio Comunale prevede un tempo contingentato per la trattazione degli atti di sindacato ispettivo. E quello del consigliere Spagnoli, in ordine cronologico è in coda rispetto ad altri protocollati. Insomma, si tratta di calciare la palla in tribuna, prendere e far passare il tempo, per usare un’espressione calcistica. “Le nostre spiagge non lavano il sangue” lo slogan del presidio convocato per la seduta del Consiglio Comunale. Le persone, a decine, che martedì pomeriggio si sono radunate sotto il Palazzo dei Priori in Piazza del Popolo, si aspettavano che la politica fermana tenesse conto di questo fatto partecipativo e politico e decidesse di dare una risposta comunque all’interrogazione, facendo, come spesso accade in casi analoghi, un’eccezione al regolamento. Non tanto il merito della risposta istituzionale, ma la scelta di tener conto di questi cittadini; questo sarebbe stato il fatto ‘politico’. La risposta nel merito ce la possiamo immaginare e sarebbe per certi aspetti secondaria. Le cose, senza bisogno di ufficialità, si sanno già. Dal maggio del 2025 Pressenza, a firma di Stefano Bertoldi, ha rivelato la presenza di militari IDF in vacanza nelle Marche per periodi di ‘decompressione’ dalle attività militari di guerra nella Striscia di Gaza. I primi avvistamenti risalgono al dicembre del 2024. Questo non è stato un fatto sporadico, ma si è ripetuto nel corso del tempo, fino almeno, secondo le testimonianze raccolte, al maggio scorso, quando gruppi di militari IDF sono stati visti nuovamente in visita ad alcuni siti turistici delle Marche. Il consigliere comunale fermano parla, nell’interrogazione, del coinvolgimento a livello di accoglienza di strutture ricettive che gravitano nel territorio della provincia fermana. Anche questo è confermato da testimonianze. Sono imprese turistiche locali che, specifichiamo, fanno legittimamente il proprio lavoro. La ‘base’ logistica a livello turistico per la presenza di questi vacanzieri particolari, sarebbe proprio in particolare questa zona delle Marche. Un territorio in cui insiste anche la Civitanavi System s.p.a. di Porto S. Elpidio, che ha delle importanti relazioni economiche con Israele. Ma tutta l’economia marchigiana ha relazioni da tempo in Israele. Per quel presidio del novembre scorso davanti ai cancelli dell’azienda sono stati denunciati otto attivisti. E’ molto probabile che, qualora l’interrogazione ottenga una risposta, il Sindaco di Fermo sia all’oscuro di questi fatti, presenze, spostamenti. Anche se questi soldati in vacanza, come raccontano le testimonianze, vengono ‘scortati’ dalla DIGOS durante i loro soggiorni e spostamenti, non necessariamente l’Amministrazione Comunale ne verrebbe messa a conoscenza. Ma nel momento in cui si mettono a disposizione forze dell’ordine nazionali a questi soggiornanti, è palese che ci siano degli accordi a livello ministeriale. “Ma c’è qualcosa che preoccupa ancora più di un rinvio – scrive il collettivo Marche per la Palestina– il silenzio. Il silenzio di maggioranza che si definisce civica. Il silenzio di un’opposizione che si definisce di sinistra. Il silenzio, dentro e fuori dalle istituzioni, davanti a una questione che meriterebbe almeno una presa di posizione pubblica e trasparente”. Il silenzio, l’evitare, già sperimentati dagli attivisti lo scorso gennaio, quando il sindaco di Porto S. Elpidio negò al movimento una sala comunale pubblica per una conferenza. L’altra notizia, collaterale al presidio di martedì scorso, è l’odio social contro gli attivisti pro PAL scatenatosi immediatamente alla notizia della manifestazione nonviolenta sotto il Comune di Fermo. Questo ci conferma la complessità del termometro civico di questa zona delle Marche: Fermo è la città dove proprio nell’estate di dieci anni fa venne assassinato un giovane nigeriano, condannato per omicidio con aggravante razziale, ma è anche la realtà dove è radicato un forte sentimento democratico, che però non riesce a tradursi da molti anni in esperienza di governo locale. L’incapacità politica, gli errori reiterati, l’autoreferenzialità delle classi dirigenti del PD marchigiano hanno lasciato che questa città divenisse un laboratorio politico della destra post missina, mascherata da una patina di civismo amministrativo. “I movimenti sono attenti – scrivono ancora gli attivisti di Marche per la Palestina – E questa domanda non scomparirà semplicemente rimandandola al prossimo Consiglio Comunale. Continueremo a chiedere alla politica di fare ciò per cui è stata eletta: assumersi la responsabilità di scegliere, parlare, prendere posizione. Perché su questioni così gravi anche il silenzio è una scelta”. Però nelle Marche su molte questioni da tempo il silenzio e l’omissione sono per primi una strategia radicata, diffusa e condivisa trasversalmente.     Leonardo Animali
August 13, 2026
Pressenza
Carico d’armi diretto in Israele nel porto di Gioia Tauro. Interrogazione di Stefania Ascari del Movimento 5 Stelle
Facendo seguito a un precedente articolo in merito a un carico di armi in procinto di lasciare il porto di Gioia Tauro per raggiungere Israele, abbiamo interpellato Stefania Ascari, deputata del Movimento 5 Stelle, per farci raccontare quali saranno le prossime mosse sul piano politico di chi si oppone fermamente a questa nostra collusione con il governo sionista di Tel Aviv. Innanzitutto Stefania Ascari, si legge nell’interrogazione a risposta scritta rivolta al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, al Ministro dell’Economia e delle Finanze, al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, al Ministro della Difesa, chiede se, “secondo informazioni diffuse dalla campagna internazionale No Harbor for Genocide (NHG), da reti di attivisti impegnati nel monitoraggio delle rotte marittime e dalla giornalista Linda Maggiori (Agenzia Stampa Pressenza), nel porto di Gioia Tauro sarebbero attualmente presenti cinque container con elevata probabilità contenenti materiale riconducibile alla filiera bellica, in partenza verso Israele nella giornata del 15 marzo 2026. In particolare, secondo le informazioni disponibili, i container potrebbero contenere acciaio balistico o componenti per munizioni, materiale proveniente dall’India e prodotto dalla società R L Steels & Energy Ltd, azienda che risulterebbe fornire il settore della difesa israeliano; i container farebbero parte di un carico più ampio di circa 23 container diretti verso Israele, la cui destinazione finale sarebbe il distretto industriale militare di Ramat Hasharon, dove hanno sede importanti strutture produttive dell’industria militare israeliana. Secondo i sistemi di tracciamento marittimo, i container sarebbero partiti dal porto di Nhava Sheva (India) il 12 gennaio a bordo della nave MSC Marie Leslie, sarebbero stati successivamente sbarcati nel porto di Gioia Tauro e caricati sulla nave MSC Lucy, diretta verso i porti israeliani di Ashdod e Haifa; il porto di Gioia Tauro è uno dei principali hub mediterranei di transhipment, attività che rappresenta circa il 95% del traffico portuale, e il terminal container è gestito da Medcenter Container Terminal (MCT), società controllata da Terminal Investment Limited (TIL), a sua volta partecipata dal gruppo MSC – Mediterranean Shipping Company. La normativa italiana, in particolare la legge n. 185 del 1990, disciplina il controllo dell’esportazione, dell’importazione e del transito dei materiali d’armamento e stabilisce specifici divieti e controlli, anche alla luce degli obblighi internazionali dell’Italia; l’Italia è inoltre firmataria delle Convenzioni di Ginevra, del Trattato sul commercio delle armi (Arms Trade Treaty) e della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, strumenti che impongono agli Stati l’obbligo di prevenire il trasferimento di materiali che possano contribuire alla commissione di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario. Alla luce del conflitto in corso nella Striscia di Gaza e delle ordinanze della Corte Internazionale di Giustizia che richiamano gli Stati all’obbligo di prevenire atti di genocidio, numerose organizzazioni della società civile hanno chiesto alle autorità competenti di procedere con ispezioni e verifiche sui container presenti nel porto di Gioia Tauro; risulterebbe inoltre che Dogane, Capitaneria di porto e Guardia di Finanza siano state allertate da attivisti e organizzazioni per verificare la natura del carico e valutare eventuali profili di violazione della normativa vigente; tutto ciò premesso, si chiede di sapere: 1. 1. se i Ministri interessati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se risulti effettivamente il transito o la presenza nel porto di Gioia Tauro di container contenenti materiali riconducibili alla filiera bellica diretti verso Israele; 2. se siano a conoscenza che le autorità doganali, la Capitaneria di porto e la Guardia di Finanza abbiano effettuato o intendano effettuare ispezioni e verifiche sul contenuto dei container e sulla relativa documentazione di trasporto; 3. se ritengano che il transito di materiali potenzialmente destinati all’industria militare israeliana sia compatibile con la legge n. 185 del 1990 e con gli obblighi internazionali assunti dall’Italia; 4. quali misure di controllo e tracciamento siano previste nei porti italiani per impedire che infrastrutture nazionali vengano utilizzate come snodi logistici per il trasferimento di materiali destinati a teatri di guerra; 5. se intendano attivarsi con urgenza per verificare la natura del carico e, ove ne ricorrano i presupposti, disporre il blocco o il sequestro dei container, al fine di garantire il pieno rispetto della normativa nazionale e degli obblighi internazionali in materia di commercio di armamenti”. Occorre dunque mobilitarci per segnalare ed eventualmente bloccare, con l’azione sul posto, traffici che il nostro governo avalla evidentemente sperando nella disattenzione dei più: ora che l’escalation bellica sta impennando la propria curva ascendente, il livello di attenzione della cittadinanza deve proporzionalmente aumentare. Stefano Bertoldi
March 15, 2026
Pressenza