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Il CPT riporta 307 attacchi iraniani contro la regione del Kurdistan iracheno dall’inizio della guerra
Almeno otto persone sono state uccise e altre 51 ferite negli attacchi iraniani contro la regione del Kurdistan iracheno (KRI) dalla fine di febbraio. Il CPT chiede la cessazione immediata degli attacchi indiscriminati. Secondo un rapporto dei Community Peacemaker Teams (CPT) – Kurdistan iracheno, le Guardie Rivoluzionarie iraniane e i gruppi affiliati hanno effettuato 307 attacchi nella Regione del Kurdistan iracheno (KRI) dal 28 febbraio, causando 8 morti e 51 feriti. Nel corso dell’ultima settimana, il numero di attacchi nella regione del Kurdistan iracheno è diminuito, mentre il numero delle vittime è aumentato. Tra il 7 e il 15 marzo, le guardie rivoluzionarie e i gruppi ad esse affiliati hanno condotto 111 attacchi con droni e bombardamenti contro la regione del Kurdistan iracheno. Questi attacchi hanno provocato 36 vittime: 4 morti e 32 feriti. Rispetto alla prima settimana di conflitto, durante la quale le guardie rivoluzionarie e i gruppi affiliati hanno condotto 196 attacchi contro la Regione del Kurdistan, il numero di attacchi è diminuito del 43,5%. Tuttavia, il numero di vittime è aumentato significativamente con un incremento del 56,5% rispetto alle 23 vittime registrate durante la prima settimana. Complessivamente, dall’inizio del conflitto, sono stati perpetrati 307 attacchi contro la Regione del Kurdistan che,secondo il CPT. hanno provocato un totale di 59 vittime. Nel corso dell’ultima settimana, le Guardie Rivoluzionarie e i gruppi affiliati in Iraq hanno condotto 81 attacchi entro i confini del governatorato di Erbil, portando il numero totale di attacchi contro tale governatorato dall’inizio della guerra a 243. Nel governatorato di Sulaymaniyah sono stati registrati 30 attacchi, portando il totale a 56. Nessun attacco è stato registrato entro i confini dei governatorati di Duhok e Halabja durante la scorsa settimana. Dall’inizio della guerra, tuttavia, si sono verificati 5 attacchi a Duhok e 3 ad Halabja. Dei 111 attacchi registrati la scorsa settimana, 64 sono stati perpetrati dalle guardie rivoluzionarie iraniane (IRGC), mentre 47 sono stati effettuati da gruppi armati affiliati in Iraq. La maggior parte degli attacchi – 76 – ha coinvolto l’uso di droni kamikaze, 24 attacchi hanno coinvolto missili, 10 hanno comportato colpi di artiglieria e 1 ha comportato sparatorie. Nel corso dell’ultima settimana, consolati, basi militari e strutture collegate al governo statunitense nella regione del Kurdistan sono stati presi di mira 39 volte, portando il numero totale di tali attacchi a 97 dall’inizio del conflitto. I campi profughi curdi iraniani e i quartier generali militari delle fazioni curde iraniane nella regione del Kurdistan sono stati presi di mira 43 volte, portando il totale a 86. Altri obiettivi includevano i quartier generali del Ministero dei Peshmerga, aree residenziali civili, il consolato degli Emirati Arabi Uniti, giacimenti petroliferi, basi militari di forze non meglio identificate della coalizione e luoghi pubblici. Queste località sono state colpite 29 volte nell’ultima settimana, portando il numero totale di tali attacchi a 124 dall’inizio della guerra. Il bilancio totale delle vittime degli attacchi della scorsa settimana nella regione del Kurdistan è di 36 persone: 4 morti e 32 feriti. Di queste, 11 vittime – 3 morti e 8 feriti – erano militanti o membri di partiti armati curdi iraniani. Altre 12 vittime – 1 morto e 11 feriti – erano guardie, membri dei Peshmerga o combattenti stranieri non partecipanti. Le restanti 13 vittime erano civili, tutti feriti. Ciò porta il numero totale delle vittime nella Regione del Kurdistan dall’inizio della guerra a 59 – 8 morti e 51 feriti. Oltre alla perdita di vite umane, gli attacchi perpetrati dalle Guardie Rivoluzionarie e dai gruppi ad esse affiliati hanno causato danni ad abitazioni civili, giacimenti petroliferi, infrastrutture di telecomunicazione, hotel, spazi pubblici e istituzioni governative e civili. Solo nell’ultima settimana, 21 abitazioni civili sono state colpite da frammenti di droni suicidi e da residui di ordigni esplosivi. Il Community Peacemaker Teams (CPT) del Kurdistan iracheno esprime profonda preoccupazione per la continua escalation di questa guerra e condanna gli attacchi contro civili e istituzioni civili da parte di tutte le parti coinvolte. Il CPT ha sottolineato che il bombardamento indiscriminato di aree residenziali civili, edifici e spazi pubblici costituisce un crimine di guerra e deve cessare immediatamente. L'articolo Il CPT riporta 307 attacchi iraniani contro la regione del Kurdistan iracheno dall’inizio della guerra proviene da Retekurdistan.it.
March 17, 2026
Retekurdistan.it
Le parole e le bombe
Mi pare che non si stia adeguatamente riflettendo su un “dettaglio” di questa guerra iniziata con l’aggressione USA all’Iran. Il fatto che questa sia iniziata mentre le due delegazioni diplomatiche, iraniana e statunitense, stavano dialogando a Ginevra. Giovedì 26 si sono incontrate, le delegazioni si sono mostrate soddisfatte dei colloqui, hanno fissato un nuovo colloquio per lunedì ma questo non è mai avvenuto perché gli USA sabato 28 hanno iniziato a bombardare (insieme allo stato alla sbarra per genocidio che già aveva illegalmente bombardato mesi prima, e questo è un altro “dettaglio” che meriterebbe molte più riflessioni) Noi non ci rendiamo conto della totale perdita di credibilità che tutto questo comporta sugli USA, e su di noi che siamo ormai una loro propaggine (lo siamo diventati per scelta strategica, non perché tre generazioni fa i nostri nonni e bisnonni siano stati liberati grazie al supporto USA: i politici del dopoguerra erano molto più liberi di quelli attuali da tale egemonia). Chi può fidarsi di noi? Che un giorno diciamo “ci rivediamo lunedì a Ginevra” e sabato bombardiamo a tradimento? La nostra parola, anche quella scritta, non vale più nulla. Siamo abituati a vedere questa perdita di credibilità nella politica interna. Promesse elettorali tradite, gli “stai sereno” a cui due settimane dopo segue un’operazione di palazzo, i vari “se perdo mi ritiro dalla politica” detti a reti unificate su cui nessuno ha mai chiesto conto. Politici che cambiano casacca e posizione in modo spudorato. Ma si tratta ancora di cose di poco conto rispetto a quanto avvenuto con le bombe sul tavolo di negoziazione. Ricordiamo: nel 2015 Obama fa un patto con l’Iran sul nucleare, loro lo rispettano, gli USA escono nel 2018 unilateralmente con Trump, Israele bombarda nel 2025 ammazzando scienziati e alti funzionari nonostante l’AIEA non veda rischi (come vent’anni fa con l’Iraq gli ispettori ONU non vedevano armi di distruzione di massa). Le bombe arrivano avendo come movente la cosa, magari l’unica, su cui gli iraniani sono irreprensibili: il loro programma nucleare civile. Loro hanno rispettato la parola, la nostra parte di mondo no. Non è del tutto irrilevante che una “fatwa” di qualche decennio fa, ribadita in più occasioni, possa aver contribuito a tenere l’atomica lontana da quel paese. Si dirà che le cause sono anche altre, tecnologiche, può darsi, fatto sta che mentre la Corea del Nord nel 2003 usciva dal TNP, l’Iran ribadiva la parola della fatwa. Nel 2006 la Corea del Nord diventava potenza nucleare e faceva i primi test, 20 anni dopo invece l’Iran, stando a quanto dice l’AIEA, non aveva niente che facesse pensare allo sviluppo dell’atomica. Un cinico potrebbe dire che ha fatto bene la Corea del Nord, che ha ottenuto la deterrenza, che se gli iraniani invece di legarsi a quella parola detta decenni addietro avessero fatto lo stesso, non sarebbero stati bombardati nel 2025 e nel 2026. Sarò ingenuo, non adeguatamente informato, ma ho l’impressione che delle culture che noi guardiamo con paternalismo e superficialità, diano molta più importanza alla parola rispetto a quanto ne diamo noi. Per uno sciita magari una fatwa della seconda autorità religiosa esistente, ha un peso molto alto. La parola, per un credente è qualcosa di talmente importante che per i cristiani è Dio stesso. “Il Verbo era Dio…”dice il prologo del Vangelo di Giovanni. La Parola può creare, trasformare, rinnovare. Ma se smette di essere qualcosa di credibile, se si smentisce in continuazione, quella parola non ha niente a che fare col trascendente, quella parola non è Parola, è menzogna. Lo stesso personaggio che ci ha detto sei mesi fa che le capacità nucleari iraniane erano distrutte per sempre grazie al bombardamento di un B52, ci dice un mese fa che senza ulteriori bombardamenti l’Iran avrà l’atomica in una settimana. Chi può credere alle sue parole? Gli stessi che lunedì ci dicono “la guerra è finita abbiamo già vinto” (e riescono a farlo credere per un giorno ai mercati, che in uno schioccar di dita vedono il Brent scendere da 119 a 80 dollari) dicono ai loro militari di prepararsi a star via di casa fino a settembre, mandano una terza portaerei in zona, dicono ai loro diplomatici di andare via da ulteriori sedi. Chi, tra gli avversari, può credere a una loro parola? A una nostra parola, perché noi siamo purtroppo parte dello stesso mondo. La diplomazia occidentale è stata fatta a pezzi contemporaneamente ai corpi delle bambine della scuola di Minab. Già non era granché in salute da diverso tempo. Ma adesso se ci mettiamo anche solo per un istante nei panni di un avversario degli USA (ovvero di un nostro avversario) non si può che condividere la loro sfiducia in una proposta di percorso diplomatico che veda noi come attori. Come se ne esce? Probabilmente non è ormai possibile spegnere l’incendio, ma se c’è ancora uno spiraglio, solo chi è meno compromesso, chi ha ancora una parola credibile, può cercare di ricreare un percorso diplomatico. Un’azione congiunta di paesi che hanno ancora credibilità da spendere. Il Brasile di Lula, che da tempo sta portando in sede ONU un progetto di riforma del consiglio di sicurezza. Il Sudafrica, capace di portare davanti alla ICJ i campioni mondiali di impunità, con l’accusa di genocidio. Forse la Spagna di Sanchez. Gente che è disposta a pagare un prezzo per ci che dice e per le posizioni che prende. Se vogliamo recuperare la diplomazia, dobbiamo recuperare la parola. Andrés Lasso
March 14, 2026
Pressenza
“Terza guerra del Golfo”: fino a quando?
A Gaza non c’è una tregua. Molti media glissano. Mentre proseguono i bombardamenti aerei, d’artiglieria e con droni, che continuano a mietere vittime, in ambito umanitario, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi (UNRWA) ha confermato che gli abitanti della Striscia di Gaza continuano a vivere in condizioni estremamente difficili, a causa delle restrizioni all’ingresso degli aiuti umanitari. L’agenzia ha rilevato che l’esercito di occupazione ha chiuso tutti i valichi di frontiera con la Striscia di Gaza dal 28 febbraio, suscitando serie preoccupazioni in merito alla sicurezza alimentare e alla carenza di carburante, beni necessari per la prosecuzione delle operazioni umanitarie. Ha inoltre aggiunto che, sebbene il valico di Kerem Salem sia stato parzialmente riaperto, i restanti valichi rimangono chiusi, limitando gravemente la consegna di beni di prima necessità alla popolazione. Stamattina, molte tende degli sfollati sono state divelte da raffiche di vento forte. Dopo le piogge delle scorse settimane, un altro flagello sta rendendo la vita dei Gazawi un inferno. In Cisgiordania intanto le forze di occupazione israeliane e i coloni continuano ad uccidere civili, contadini e pastori intenti a pascolare le loro greggi, continuano ad abbattere case, continuano a lanciare granate stordenti contro i residenti. L’aggressione di Stati Uniti e Israele contro l’Iran entra nel suo quindicesimo giorno. Si innalza l’escalation e si registrano intensi attacchi da tutte le tre parti. Sul fronte libanese, Israele intensifica i bombardamenti contro città e paesi, e Hezbollah risponde lanciando razzi contro gli insediamenti israeliani vicino al confine con il Libano. I bombardamenti israeliani sono all’opera 24 ore al giorno ed hanno toccato sia Beirut sia la regione meridionale sia la valle della Bekaa. Attacchi con droni hanno preso di mira palazzi in zone centrali del paese. Il Ministero della Salute libanese ha annunciato stamattina che dodici membri del personale medico sono stati uccisi in un raid israeliano che ha preso di mira un centro sanitario nella città di Burj Qalawiya, nel sud del Libano. Il ministero ha spiegato che questo attacco è il secondo in poche ore contro il settore sanitario nel Libano meridionale, dopo un altro contro un ambulatorio di pronto soccorso, nella città di Al-Sawana, che ha provocato la morte di due infermieri. Anche i caschi blu non si salvano dalla furia israeliana. Alcuni proiettili lanciati dall’esercito invasore sono caduti all’interno del quartier generale del battaglione nepalese delle forze UNIFIL nella città di Mays al-Jabal. Un attacco all’ambasciata statunitense a Baghdad, in Iraq, ha distrutto il sistema di difesa aerea al suo interno. Un gruppo armato iracheno ha annunciato di aver condotto, nelle ultime 24 ore, otto operazioni di attacco mirate contro basi militari statunitensi all’interno dell’Iraq. Due navi petroliere in un porto iracheno sono state attaccate con droni marittimi (barche telecomandate), che hanno causato un vasto incendio in una e fatto inclinare l’altra. I marinai sono stati costretti ad abbandonare le navi. Sono ancora in corso le operazioni di salvataggio e di spegnimento, per impedire il riversamento del carico di nafta in mare. Cinque aerei cisterna dell’aeronautica militare statunitense sono stati danneggiati in un attacco iraniano contro la base aerea principe Sultan in Arabia Saudita. Il Ministero della Difesa saudita ha annunciato l’intercettazione e la distruzione di un drone nella regione di Al-Jawf. Attacchi con missili e droni iraniani sono stati registrati anche a Doha e Dubai. Ad Oman, sono stati uccise due persone a causa di un missile lanciato dall’Iran.   ANBAMED
March 14, 2026
Pressenza
MESOPOTAMIA: LA STORIA DI YANAR MOHAMMED, FEMMINISTA IRACHENA ASSASSINATA A BAGHDAD
La puntata di Mesopotamia – notizie dal vicino oriente di venerdì 13 marzo 2026 è dedicata alla memoria e alla storia di Yanar Mohammed, militante femminista irachena assassinata a Baghdad il 2 marzo scorso. Ospite della trasmissione della Cassetta degli attrezzi di Radio Onda d’Urto è Benedetta Argentieri, giornalista, regista e documentarista, redattrice di Turning Point Magazine. Proprio su Turning Point Magazine, Benedetta Argentieri ha pubblicato il suo articolo “In memoria di Yanar Mohammed, che ha salvato migliaia di donne”. Non solo, Yanar Mohammed, leader e fondatrice dell’Organizzazione per la Libertà delle Donne in Iraq (OWFI), era stata anche una delle tre donne, militanti, protagoniste del documentario di Benedetta Argentieri, “I am the revolution”, del 2018. “Il mondo ha perso una delle figure femministe più importanti in un momento in cui avevamo bisogno di lei più che mai – una vera rivoluzionaria, una combattente per la libertà che ha capito che la liberazione si costruisce lentamente, rifugio per rifugio, donna per donna”, afferma Argentieri . “Yanar Mohammed – continua l’autrice di “I am the Revolution” – lascia una grande eredità: le centinaia di donne che ha addestrato, guidato e ispirato, porteranno avanti il suo lavoro. Così come le innumerevoli donne in tutto il mondo che hanno visto la sua storia e hanno deciso di agire. Puoi uccidere una donna, ma non puoi uccidere la rivoluzione delle donne”. La puntata di Mesopotamia – notizie dal vicino oriente – trasmissione di Radio Onda d’Urto – con l’intervista a Benedetta Argentieri, giornalista di Turning Point Magazine, documentarista, autrice del film “I am the Revolution”. Ascolta o scarica.
March 14, 2026
Radio Onda d`Urto
Da Caracas a Teheran. Il vecchio modello di potere Usa sta fallendo
Storicamente, gli Stati Uniti hanno dimostrato la loro potenza attraverso interventi in Stati più piccoli prima di lanciare guerre strategiche più ampie. L’invasione di Panama ha preceduto la Guerra del Golfo, contribuendo a stabilire un modello di proiezione di potenza americana. I recenti eventi che collegano Venezuela e Iran suggeriscono […] L'articolo Da Caracas a Teheran. Il vecchio modello di potere Usa sta fallendo su Contropiano.
March 12, 2026
Contropiano
Guerra alle donne: in Afghanistan e Iraq…
… fra orrori e resistenze. Due testi ripresi dal CISDA (*). Un’analisi dettaglata del nuovo codice penale talebano e l’assassinio di Yanar Mohammed che ha salvato migliaia di donne. Belqis Roshan: “Questo codice chiude ogni porta alla giustizia” di Beatrice Biliato Nel gennaio 2026 in Afghanistan è stato introdotto un nuovo codice penale che ridefinisce in profondità l’assetto giuridico e
Guerra all’Iran “per la democrazia”? Guardate com’è andata in Iraq
Chiunque sia così sciocco da credere che gli Stati Uniti vogliano portare la democrazia in Iran dovrebbe dare un’occhiata a ciò che stanno facendo attualmente per sabotare la democrazia in Iraq. Il presidente Trump ha minacciato in modo aggressivo di tagliare le entrate petrolifere dell’Iraq se questo consentirà il ritorno […] L'articolo Guerra all’Iran “per la democrazia”? Guardate com’è andata in Iraq su Contropiano.
February 28, 2026
Contropiano
La tragedia curda che l’Occidente nasconde
un articolo di Mario Sommella. A seguire link e aggiornamenti. Il popolo kurdo tra guerra permanente e negata:la tragedia che l’Occidente finge di non vedere Ci sono guerre che fanno rumore e guerre che vengono tenute apposta nel silenzio. La questione kurda appartiene a questa seconda categoria: un dolore lungo, stratificato, quasi “normale” per chi guarda da lontano, e quindi
January 20, 2026
La Bottega del Barbieri
La sinistra irachena a un bivio: rinnovamento, unità e riconquista dell’azione dal basso
1. La sinistra irachena: una crisi di strumenti, non una crisi di valori Questo articolo arriva in un momento critico che la sinistra irachena (1) sta attraversando. I risultati delle recenti elezioni di novembre 2025 non possono essere letti come una semplice sconfitta elettorale passeggera, né come una conseguenza diretta […] L'articolo La sinistra irachena a un bivio: rinnovamento, unità e riconquista dell’azione dal basso su Contropiano.
December 26, 2025
Contropiano