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L’atto rivoluzionario e la morale borghese del potere
In un’intervista rilasciata alcuni anni fa al Corriere di Romagna, in occasione della presentazione del suo ultimo romanzo “Lascia che il mare entri”, Barbara Balzerani – scrittrice ed ex militante delle Brigate Rosse: scelta che le costò trent’anni di carcere senza mai pentirsi – disse: «Il vincitore, oltre alla resa, […] L'articolo L’atto rivoluzionario e la morale borghese del potere su Contropiano.
March 22, 2026
Contropiano
CAPITALISMO – GUERRA – RIVOLUZIONE
Rispetto alla prospettiva di una nuova guerra mondiale nella quale gli Stati Uniti tenteranno di difendere con le armi la propria leadership mondiale, il proprio dominio più o meno incontrastato sul mondo, sarebbe importante tentare di agire fin da subito, con il metodo dell’Assemblea permanente, nella direzione di una lotta di liberazione mondiale dal giogo delle macchine Stato-capitale, per rovesciare l’attuale spinta verso una guerra mondiale in una rivoluzione mondiale permanente in cui i molti popoli si riconoscano finalmente in una sola moltitudine, nell’intera umanità, parte anch’essa di un ecosistema planetario che ne è condizione stessa di esistenza. Continua a leggere→
February 26, 2026
Rizomatica
marzo 2015 testimonianze dall’Egitto – carcere di Abu Zaabal
24,03,2015 Riceviamo dall’Egitto la testimonianza di una madre che e’ andata a far visita a suo figlio nel carcere egiziano di Abu Zaabal dopo i pestaggi avvenuti qualche giorno fa. Questo gruppo e’ stato arrestato il 25 gennaio scorso, durante la quarta ricorrenza della rivoluzione e ora è recluso in attesa di processo. Soprusi nel carcere di Abu Zabaal. Ieri e’ stato uno dei giorni piu difficili durante la visita di mio figlio Omar, nel carcere di Abu Za’bl. Non riuscivo a pensare di aver lasciato mio figlio in un posto dove viene picchiato e torturato, senza neanche poter litigare e fare a pezzi chi torura e picchia mio figlio. Ma Omar insieme agli altri ragazzi privati della propria liberta’nonostante tutto, sono riusciti a resistere rimanendo fermi e a testa alta. La prima cosa che ho visto quando sono entrati i ragazzi nella visita, e’ stato il sorriso di Omar e un fiore enorme bianco che teneva in mano per la ricorrenza della festa della mamma. Mi ha detto che il fiore lo aveva fatto un suo compagno di cella con la carta. Tutto e’ iniziato perche’ volevano privarli dell’ora d’aria. I ragazzi si sono ribellati chiudendosi nelle celle proibendo così alle guardie di entrare per un controllo. La direzione del carcere ha chiamato le forze speciali, che fanno parte del servizio di leva obbligatorio e si occupano di ripristinare l’ordine all’interno delle carceri, indossavano maschere ed erano totalmente coperti con in mano bastoni neri. Hanno iniziato a picchiare i prigionieri politici, gli e’ stato chiesto di guardare le mura delle celle, ma i ragazzi non hanno acconsentito e sono stati picchiati nuovamente. Un gruppo di ragazzi e’ stato preso e portato di sotto, nelle celle di isolamento, tra di loro c’era Omar, Ahmed Ziyara, Mostafa Shehata, Abdel Rahman Tarek Moka e altri. I ragazzi sono stati spogliati e bendati con un nastro nero e naturalmente continuavano a picchiarli. Omar ha tolto il nastro e ha iniziato a gridare e a informare gli altri scompartimenti che li stavano portando di sotto nelle celle di isolamento per punirli, urlando i nomi dei detenuti che venivano trasferiti di sotto. Le percosse sono aumentate, ma quando una guardia si e’ resa conto di come camminava Omar, ha capito che era uno dei feriti della rivoluzione ed e’ stato riportato in cella. Quando sono poi ritornati nelle celle sono stati privati di tutto: acqua, bevande, i coupon per i soldi, tutto. I ragazzi stanno tutti bene, nessuno riporta fratture o ferite gravi perche’ le guardie sono specializzate nel picchiare senza lasciare lividi o segni. Solo un detenuto Bilal Alma’adawi riporta una lieve ferita sulla spalla. Dopo quello che e’ successo, ci e’ stato proibito di far entrare qualsiasi tipo di bene, dall’acqua ai succhi, al latte, alla frutta, ai vestiti puliti. Ci hanno concesso di far entrare solo il pasto caldo, tutto il resto e’ tornato indietro. I detenuti che sono stati portati nelle celle d’isolamento, sono dentro da 5 giorni, sono in mutande e l’unico cibo che gli entra e’ un pezzo di pane ammuffito e un pezzo di formaggio ogni 2 giorni, null’altro. Naturalmente chi si trova in isolamento e’ anche privato delle visite per un mese. Spero che le persone che sono libere si ricordino perche’ questi ragazzi sono ora dentro. Chi puo’ diffonda la loro voce, purche’ la loro lotta anche dentro il carcere non passi inosservata.
April 2, 2015
freepalestine