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17 LUGLIO 1936: SCOPPIA LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA, “L’INIZIO DI UNA RIVOLUZIONE SOCIALE IN DIVERSE AREE DEL PAESE”
Il 17 luglio 1936 segna l’inizio della Guerra civile spagnola. Le forze reazionarie spagnole, guidate da alcuni generali tra i quali il futuro dittatore Francisco Franco, tentano il colpo di stato convinte di conquistare il potere in breve tempo. In realtà, una rivolta di massa delle classi lavoratrici, che in diverse aree si traduce in un tentativo di rivoluzione sociale, impedisce alle forze nazionaliste di affermarsi in maniera relativamente rapida. I nazionalisti riusciranno a prevalere militarmente soltanto dopo tre anni di guerra civile, duri scontri e massacri ai danni degli insorti repubblicani. “Quando scoppia il colpo di stato, i lavoratori, i proletari, scendono in piazza, si armano, nonostante i delegati governativi nelle varie città all’inizio si rifiutino di fornire loro armi, e trasformano la risposta puramente militare in una vera e propria rivoluzione“, spiega Flavio Guidi, già ricercatore e storico all’Università di Barcellona, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. “Questo non avviene dappertutto nello stesso modo: a Barcellona, e in generale in Catalunya, avviene; avviene in Aragona e parzialmente a Valencia. A Madrid e in altre città della Spagna che non cadono subito in mano ai franchisti (cioè la maggioranza) c’è una risposta militare forte, i lavoratori si organizzano, collaborano in alcuni casi anche con settori delle forze dell’ordine fedeli alla Repubblica, come la Guardia de asalto e piccoli settori della Guardia Civil che non aderiscono al golpe, e riescono a sconfiggere i militari”. “In alcune zone, come la Catalunya o l’Aragona, non ci si limita però alla sconfitta militare dei franchisti. In queste aree lo scontro si trasforma anche in una rivoluzione sociale: vengono espropriate le fabbriche, sotto il controllo dei lavoratori viene nazionalizzato praticamente tutto“, continua Guidi sulla nostra emittente. “In breve tempo, già entro la fine di agosto – aggiunge lo storico – si chiarisce che all’interno del fronte repubblicano ci sono due posizioni principali, pur con sfumature interne: da un lato chi pensa sia necessario unire la lotta contro i militari golpisti alla rivoluzione sociale, e questi sono soprattutto gli anarchici della CNT (Confederación Nacional del Trabajo) e il POUM (Partido Obrero de Unificación Marxista); dall’altro chi pensa, invece, che il tema fondamentale è vincere la guerra civile e poi si penserà al futuro, e questi sono soprattutto il Partito Comunista ufficiale, la destra socialista e le varie formazioni repubblicane, oltre all’unico partito di destra che aderisce al fronte repubblicano, il Partito Nazionalista Basco“. A fine luglio, cioè a un paio di settimane di distanze dal tentativo golpista dei militari, i tre quarti dello stato spagnolo sono ancora nelle mani delle forze antifasciste e repubblicane, dalla Catalunya ai Paesi Baschi e fino a Madrid. In un primo momento, dunque, il tentativo di prendere il potere da parte delle forze reazionarie fallisce. Nei tre anni di guerra civile successivi, tuttavia, sul piano militare prevarranno le forze golpiste reazionarie, anche tramite l’intervento dell’Italia fascista e della Germania nazista. L’Unione Sovietica, invece, a partire dall’ottobre del 1936 sosterrà il fronte repubblicano con l’invio di armi. L’unico altro stato a sostenere la Repubblica fu il Messico. Tuttavia, con l’appoggio aereo di fascisti e nazisti le forze reazionarie riusciranno a sbarcare in Andalusìa, a conquistarla nel giro di un anno, avanzare verso Madrid e, alla fine, anche verso Barcellona. A novant’anni dal 17 luglio 1936, Radio Onda d’Urto ha intervistato Flavio Guidi, militante di Sinistra Anticapitalista di Brescia che ha vissuto a lungo in Catalunya, dove ha lavorato come ricercatore all’Università di Barcellona sul rapporto tra Spagna e Italia nel Novecento, in particolare durante la Guerra civile e la transizione. Ascolta o scarica.
July 17, 2026
Radio Onda d`Urto
Invisibili Proletari senza rivoluzione: il Paese parallelo che non ci crede più
C’è un numerino niente male, scritto in piccolo, tipo i bugiardini delle medicine, in fondo alle colonne dei sondaggi. Non lo legge mai nessuno: tutti troppo impegnati a scrutare il più-zero-virgola-uno di questo e il meno-zero-virgola-due di quell’altro, come fosse una corsa di cavalli. Lunedì scorso quel numerino nascosto diceva: […] L'articolo Invisibili Proletari senza rivoluzione: il Paese parallelo che non ci crede più su Contropiano.
July 16, 2026
Contropiano
La rivoluzione dei fenicotteri. Un’altra rivoluzione colorata?
Quando si è assistito non solo a una rivoluzione colorata nel proprio paese (Macedonia, 2015–2016), ma se ne è anche percepito l’arrivo durante l’Euromaidan ucraino del 2014, ogni nuova esplosione di una rivolta apparentemente spontanea suscita scetticismo. Purtroppo, questo scetticismo è di solito giustificato. Quasi due anni fa, scrissi qualcosa […] L'articolo La rivoluzione dei fenicotteri. Un’altra rivoluzione colorata? su Contropiano.
July 16, 2026
Contropiano
CUBA: ONU APPROVA IL DIBATTITO CONTRO IL BLOQUEO. L’ITALIA SI ASTIENE. “UN VOTO VERGOGNOSO, I CUBANI CI HANNO AIUTATI DURANTE IL COVID”
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato l’apertura di un dibattito urgente richiesto da Cuba contro l’embargo Usa in vigore da oltre 60 anni. È la prima volta che Cuba ricorre a questo meccanismo straordinario previsto dall’Onu e diverso dalla votazione annuale di ottobre. La votazione autorizza un dibattito sulla «Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Usa contro Cuba». Solo 9 i paesi contrari: Usa, Israele, Argentina, Costa Rica, Marocco, Repubblica Ceca, Macedonia del Nord, Paraguay e Ucraina. 136 paesi hanno votato invece a favore, mentre sono stati 30 gli astenuti. Tra questi ultimi il governo italiano. “Dal 1994 l’Italia aveva sempre votato contro il bloqueo. All’epoca si astenne il governo Berlusconi. Questa volta si astiene l’Italietta della Meloni e di Tajani. Un voto vergognoso se pensiamo a quello che hanno fatto i medici italiani in Italia, non solo durante il Covid ma tuttora in Calabria. Questo è il ringraziamento del governo italiano a chi, nel momento del bisogno, ci ha teso una mano”. Con queste parole Marco Papacci, presidente dell’Associazione di amicizia Italia-Cuba ha commentato, su Radio Onda d’Urto, l’astensione italiana al voto. “Il governo di Giorgia Meloni e Antonio Tajani ancora una volta dimostra di essere tra quelli più allineati con la presidenza fascista di Donald Trump, mentre la stragrande maggioranza dei paesi del Pianeta, compresa la maggioranza dei paesi dell’Ue hanno votato a favore di Cuba”, afferma Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista. “Il governo italiano ha tradito Cuba, il paese che più ci ha aiutati durante la pandemia mandando medici e personale sanitario in Italia per darci una mano durante la pandemia. Il ringraziamento del nostro governo è non schierarsi per la fine del blocco”, denuncia il segretario di Rifondazione ai nostri microfoni. Nel frattempo le autorità cubane hanno annunciato di aver ripristinato oltre il 30% della fornitura di energia elettrica all’Avana, dopo l’ennesimo blackout nazionale, in un contesto di crisi energetica legata all’infame embargo petrolifero Usa, inasprito da gennaio 2026. Si tratta del terzo blackout negli ultimi sei mesi e dell’ottavo dalla fine del 2024. La trasmissione di Radio Onda d’Urto con gli interventi di Marco Papacci, presidente dell’Associazione di amicizia Italia-Cuba, e Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista. Ascolta o scarica.
July 8, 2026
Radio Onda d`Urto
“SUI TUOI OCCHI. RACCONTI DELLA RIVOLUZIONE DEL ROJAVA”, INTERVISTA ALL’AUTRICE DANIELA GALIÈ
“Raccontare il Rojava è sempre un esercizio rischioso. Il rischio è quello di proiettare categorie familiari su una realtà che familiare non è; di cercare una rivoluzione leggibile, coerente, lineare, capace di rientrare dentro schemi politici già noti. Fortunatamente la realtà del Nord-Est della Siria raramente si lascia disporre in questo modo. Resiste alle sintesi troppo nette, alle definizioni definitive, alle letture che pretendono di fissarla una volta per tutte”. Scrive così, Tiziano Saccucci, nella prefazione al nuovo libro di Daniela Galiè, “Sui tuoi occhi. Racconti della rivoluzione del Rojava”, pubblicato lo scorso 26 giugno da Momo edizioni. “Nel Nord-Est della Siria – si legge nella quarta di copertina del volume – tra città ferite, check-point improvvisati e assemblee popolari, il Rojava continua a esistere come esperienza politica, sociale e umana sospesa tra autodifesa e desiderio di futuro. Questo libro attraversa i territori della rivoluzione curda raccogliendo voci, incontri e frammenti di quotidianità: combattenti delle Ypj, famiglie sfollate, insegnanti, attiviste, giovani cresciuti all’ombra della guerra e donne che hanno trasformato la sopravvivenza in pratica collettiva. Sui tuoi occhi non racconta soltanto il conflitto contro l’Isis o la resistenza di Kobanê. Racconta ciò che viene dopo: la fatica della ricostruzione, le contraddizioni dell’autogoverno, i sogni politici di una società che prova a reinventarsi mentre tutto intorno continua a minacciarne l’esistenza”. “Ho provato a raccontare le storie che ho raccolto nel corso della mia permanenza in nord-est Siria con un linguaggio accessibile. Forse i destinatari e le destinatarie di quello che ho scritto sono principalmente persone che del Rojava sanno poco o nulla, tant’è che l’idea del libro era nata dalla necessità che avevo di provare a raccontare dove fossi stata ai miei alunni e alle mie alunne”, spiega a Radio Onda d’Urto Daniela Galiè. “L’idea era quella di costruire un piccolo ponte tra mondi apparentemente distanti”, prosegue l’autrice.  “Non ho però voluto sacrificare tutto quello che è la ricostruzione storica, politica, militare – precisa Galiè – Ho provato però ad arrivarci tramite le storie delle persone che avevo davanti”.  Daniela Galiè ha deciso di devolvere il 50% del ricavato della vendita del suo libro a “Jinwar”, il villaggio delle donne nella Siria del nord-est, Rojava. Radio Onda d’Urto ha intervistato Daniela Galiè, scrittrice, attivista, insegnante e redattrice di Dinamo Press, per presentare il suo libro “Sui tuoi occhi. Racconti della rivoluzione del Rojava”. Ascolta o scarica.  
July 7, 2026
Radio Onda d`Urto
La rivoluzione degli umanoidi parla cinese
La prima reazione, osservando il nuovo U1 di UBTECH, è chiedersi: a che serve un robot tanto somigliante a un essere umano? Era davvero necessario renderlo così realistico? La risposta è arrivata da Zhou Jian, che martedì a Shenzhen ha presentato l’umanoide diventato immediatamente virale sui social di tutto il […] L'articolo La rivoluzione degli umanoidi parla cinese su Contropiano.
July 7, 2026
Contropiano
Il silenzio di una rabbia dignitosa
LA TEMPESTA È QUI, SENTIAMO IL MONDO URLARE DI DOLORE E RABBIA. NOI, I PERDENTI DI SEMPRE, DOBBIAMO VINCERE QUESTA VOLTA. NON C’È ALTERNATIVA. NON SOLO PICCOLI MIGLIORAMENTI, MA MOLTO DI PIÙ: SPEZZARE IL POTERE CHE STA DISTRUGGENDO IL PIANETA, CREARE UN MONDO DIVERSO, UN MONDO DI MOLTI MONDI, UN MONDO BASATO SUL RICONOSCIMENTO RECIPROCO DELLA DIGNITÀ. UN MONDO CREATO DA NOI. IL SILENZIO È UN URLO! ORA SAPPIAMO CHE NON È UN SILENZIO DI TOMBA: È IL SILENZIO DI UNA RABBIA DIGNITOSA, DI UN MONDO CHE STA NASCENDO Un luogo dove imparare, giocare e sentirsi al sicuro: lo ha aperto l’ong Vento di Terra a Gaza -------------------------------------------------------------------------------- Silenzio. Ascolta il silenzio. Ascolta il silenzio della musica. Qui a teatro, qui dentro di noi, silenzio. Che tipo di silenzio? Il silenzio della fuga o il silenzio della ricerca: ci deve essere una via d’uscita, cosa possiamo fare, dove possiamo andare? Ascolta il terremoto sotto i nostri piedi, la faglia di Sant’Andrea. Ascolta il Popocatépetl, il vulcano vicino a casa nostra in Messico, che emette fumo. Silenzio assoluto o rombo di vita? Ascolta le persone sedute accanto a te. Un silenzioso conformismo o una rabbia che si manifesta? Un’accettazione passiva o una speranza inestinguibile? Ascolta attentamente. “Un altro mondo non solo è possibile, ma è in arrivo e, in una giornata tranquilla, se ascolti con molta attenzione puoi sentirlo respirare” (citazione tratta da un intervento – intitolato Confronting Empire, “Affrontare l’Impero” – di Arundhati Roy al Forum sociale mondiale di Porto Alegre, in Brasile, nel 2003, ndr). Ascolta attentamente. Il silenzio, il respiro delle persone intorno a te. Ascolta attentamente. L’altro mondo che non è ancora. Ascolta attentamente. Il terremoto, il vulcano dentro di noi. La dignità. Dentro le nostre orecchie ci sono i tanti lamenti di miseria. Dentro i nostri corpi il sanguinamento interno dei vulcani. Dentro le nostre teste, avvolte nei pensieri di ribellione, come può esserci calma quando la tempesta deve ancora arrivare? La tempesta è qui. Ascoltate ancora. Sentite il mondo urlare. Dolore, rabbia. Le urla delle giovani ragazze fatte a pezzi dalle bombe in una scuola elementare nel sud dell’Iran. Perché? Nessun perché. Solo per divertimento. La tortura di Gaza, ogni giorno, mesi e mesi. Le grida terrorizzate delle vittime dell’ICE. Dolore, rabbia, dignità: rabbia dignitosa. Rumore forte e confuso. Cosa stanno dicendo? No Kings. Niente guerre. Niente frontiere. No ai politicanti. ¡Que se vayan todos! No ai miliardari. Non ai padroni della guerra. Hai gettato la paura peggiore che si possa mai gettare: la paura di mettere al mondo dei figli. No, no, no. La rabbia della dignità, la dignità della rabbia riempie le strade, riempie questo teatro. Non un mondo governato dal denaro. Spezza il potere del denaro, mai così arrogante come oggi. Canta una nuova canzone. Riconquista il mondo prima che sia troppo tardi. Costruisci un nuovo mondo, un mondo di molti mondi. Mondi basati non sulla crudeltà del denaro, ma sulla ricchezza di mille musiche diverse, mille silenzi diversi. Una jam session, o un pub irlandese, in cui la musica si intreccia e va in direzioni diverse, a ritmi diversi. Un’assemblea, un consiglio, una comune, una comunizzazione. Non uno stato che ci imponga delle regole, che ci leghi al dominio del denaro. Che imponga un solo ritmo. E una sola musica noiosa, e un solo ritmo e un silenzio noioso. Una canzone ripetuta all’infinito, la canzone “Alzati. Vai a lavorare. Fai soldi, se non per te stesso, almeno per qualcun altro. Fai soldi, non molto per te stesso, soprattutto per qualcun altro!”. No, non quella canzone, non di nuovo! Non uno stato che deciderà per noi, ma un incontro in cui decidiamo noi, con tutte le nostre differenze e con tutta la nostra comune umanità, dove creiamo la nostra musica in un’armonia dissonante. Verso l’armonia. Un accordo. Un accordo magico, dissonante, impossibile, sempre più profondo e in continua evoluzione. Difficile, forse. Ma necessario. Vogliamo che i nostri figli vivano, e anche i nostri nipoti. Non in un mondo dominato dal denaro e condotto alla catastrofe del riscaldamento globale, della scarsità d’acqua, della guerra nucleare, della ricchezza oscena, della povertà oscena e dell’odio reciproco. Noi, i perdenti di sempre, dobbiamo vincere questa volta. Non c’è alternativa. Non solo piccoli miglioramenti, ma molto di più: spezzare il potere del denaro. Spezzare il potere che sta distruggendo il pianeta, che sta distruggendo noi. Creare un mondo diverso, un mondo di molti mondi, un mondo comunista, un mondo basato sul riconoscimento reciproco della dignità. Un mondo creato da noi. Il silenzio è un urlo! Questo concerto è un urlo che squarcia le mura del teatro. Per riempire le strade, le case di Hollywood, Los Angeles, il mondo… Uscite in strada, tutti voi, tutti noi, e cantate i nostri urli, urlate le nostre canzoni. Salite sui tetti e cantate una nuova canzone di rabbia, di dignità. E ora di nuovo silenzio. Il silenzio della nostra musica. Ma ora sappiamo che non è un silenzio di tomba. È il silenzio di una rabbia dignitosa, di un mondo che sta nascendo. -------------------------------------------------------------------------------- Testo preparato per un concerto realizzato in maggio in un teatro di Los Angeles (titolo originale Sitting on an Earthquake, Dancing on a Volcano): l’opera, della durata di un’ora, ha unito parola e musica ed è stata eseguita da Holloway, Michael Pisaro-Liu e un gruppo di musicisti locali (Judith Berkson, Ivan Cunningham, Grace Dashnaw, Adam Lion, MK Velsorf) per mettere in luce i nessi tra silenzio e rumore, tra ensemble e comunità. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il silenzio di una rabbia dignitosa proviene da Comune-info.
June 24, 2026
Comune-info
Hasta la Victoria, Comandante Ramiro Valdés
La scomparsa in questi giorni del Comandante della Rivoluzione Ramiro Valdés Menéndez rappresenta una perdita profonda per Cuba e per tutti coloro che continuano a guardare all’esperienza rivoluzionaria dell’isola come a uno dei più importanti processi di emancipazione del Novecento e del nostro tempo. Le parole con cui il presidente […] L'articolo Hasta la Victoria, Comandante Ramiro Valdés su Contropiano.
June 23, 2026
Contropiano
Feltrinelli vide un pericolo che incombe anche sull’Italia di oggi
Nel centenario della nascita di Giagiacomo Feltrinelli sono stati molti a ricordare, scrivendo, l’inventore delle edizioni che hanno fatto da “scuola quadri” per i movimenti degli anni ’60 e ’70. Un grande borghese, di famiglia, ma comunista “anomalo”, capace di disobbedire all’Unione Sovietica e al Pci, di coltivare l’amicizia con […] L'articolo Feltrinelli vide un pericolo che incombe anche sull’Italia di oggi su Contropiano.
June 22, 2026
Contropiano
Caso Albania: non è tutto lusso quello che luccica
Chi controlla Sazan controlla l’accesso all’Adriatico “Ci siamo fermati a nuotare e abbiamo scoperto un’isola.” Così Ivanka Trump parla dell’isola di Sazan. Una frase che sembra innocente ma non lo è: nessuno ha scoperto Sazan, tanto meno lei. Esiste da millenni. Quando una miliardaria dice di aver “scoperto” un’isola, significa solo che qualcuno sta per trasformare un patrimonio di tutti in asset privato per pochi. Secondo le approvazioni del governo albanese e i dettagli del progetto resi noti finora, la proposta includerebbe hotel di lusso e ville private; infrastrutture marine e turistiche con particolare attenzione alla sostenibilità ambientale; interventi su larga scala per il “ripristino” del paesaggio e la “bonifica” del territorio che per altro che non si capisce cosa debbano ripristinare e bonificare visto che è un’oasi naturale protetta. Valore dell’investimento circa 1,5 miliardi di dollari, uno dei più grandi progetti turistici mai proposti in Albania e in tutto l’Adriatico. LA RIVOLUZIONE DEI FENICOTTERI C’è anche un particolare, superato dal governo di Edi Rama variando una legge nel 2024 che rende possibile di fatto la speculazione edilizia: l’area è demaniale e il litorale di Pishë Poro-Narta, nel delta del Vjosa, è protetto, uno degli ultimi tratti incontaminati dell’Adriatico-Ionio, con una ricchissima biodiversità e una celebre colonia di fenicotteri. Il Governo ha approvato il progetto senza gare, senza consultazioni e con affidamento diretto, definendolo “un investimento strategico”. Nel frattempo, l’operazione ha scatenato la più ampia mobilitazione civile mai vista prima in Albania. Dallo scorso 1° giugno in migliaia sono scesi in piazza a Tirana e in altre città al grido di ‘L’Albania non è in vendita’, trasformando una controversia urbanistica in una questione di sovranità nazionale. La cosiddetta “Rivoluzione dei Fenicotteri” è diventata un caso internazionale. Le proteste hanno già ottenuto un primo risultato: trasformare quello che il governo presentava come un semplice investimento turistico in una questione nazionale. La mobilitazione, i ricorsi e le contestazioni hanno rallentato l’avanzamento dei progetti e aperto una fase di forte incertezza sul loro futuro, senza tuttavia ottenere, almeno per ora, una revoca ufficiale da parte del governo Rama. CHI CONTROLLA SAZAN CONTROLLA L’ACCESSO ALL’ADRIATICO Sazan non è una spiaggia qualsiasi. Di fronte alla baia di Valona, nel canale di Otranto, visibile a occhio nudo dal nostro Salento, Sazan, o Saseno come la chiamavano i veneziani che la controllarono per secoli, Sazan è sempre stata una delle chiavi di accesso all’Adriatico. Situata all’imboccatura della baia di Valona, lungo la rotta che collegava Venezia al Levante, l’isola occupa una posizione strategica che ne ha fatto nel tempo presidio militare veneziano prima e italiano poi; durante la Guerra Fredda diventa una delle principali fortificazioni del regime di Enver Hoxha con bunker, gallerie e installazioni difensive. Oggi è al centro di interessi NATO, albanesi e turchi. Dietro la colonizzazione immobiliare di lusso del Mare Nostrum – che nostrum non è più – compare sempre la stessa figura: Jared Kushner, il volto più riconoscibile di una politica che tratta la geografia come un portafoglio di asset da valorizzare, e che rende visibile la fusione tra potere politico, finanza e trasformazione territoriale. L’uomo che insieme a Steve Witkoff presiede ormai tutti i principali dossier aperti da Trump in Medio Oriente e nel mondo. Ma perché un uomo che si muove contemporaneamente tra Washington, Tel Aviv, Riyad, Abu Dhabi e Belgrado sceglie proprio uno dei punti più strategici dell’Adriatico? Per trovare la risposta bisogna seguire la traiettoria di Jared Kushner negli ultimi dieci anni: dagli Accordi di Abramo ai progetti immobiliari nei Balcani, passando per le distopiche visioni di ricostruzione di Gaza e i nuovi equilibri del Mediterraneo. JARED KUSHNER: UN IMPERO IMMOBILIARE CONTROVERSO Ridurre Jared Kushner a genero di Donald Trump è un errore. Kushner incarna come pochi altri la fusione tra diplomazia, finanza immobiliare e interessi geopolitici che caratterizza l’era Trump. Architetto degli Accordi di Abramo, interlocutore privilegiato delle monarchie del Golfo e figura di riferimento nei rapporti con il governo israeliano, Kushner ha trasformato il proprio capitale politico in un network economico globale. Inoltre, il suo rapporto privilegiato con Israele non nasce dalla politica. Benjamin Netanyahu frequentava abitualmente la casa dei suoi genitori nel New Jersey quando Jared era bambino. Amico di famiglia, il futuro primo ministro israeliano faceva parte di un universo relazionale che precede di decenni l’ingresso di Kushner sulla scena pubblica. Dopo l’uscita dalla Casa Bianca, nel 2021 ha fondato Affinity Partners, un fondo di investimento blindato sostenuto principalmente da capitali sauditi. Attraverso questa struttura ha esteso la propria presenza in Medio Oriente, compresi i controversi progetti di “ricostruzione” e valorizzazione immobiliare evocati per Gaza, muovendosi lungo un asse che collega gli USA, Israele, i Paesi del Golfo, i Balcani, e adesso l’Albania. L’isola di Sazan non è dunque un episodio isolato, ma l’ultimo tassello di un mosaico che rende sempre più difficile capire dove finisca la diplomazia e dove comincino gli affari. CATTIVE REPUTAZIONI CHE NON SI CANCELLANO Molto prima della geopolitica e degli Accordi di Abramo, Jared Kushner era già a capo di uno degli colossi immobiliari più controversi e discussi della East Coast americana. Quello fondato dal nonno Joseph Kushner, nato Yossel Berkowitz, un ebreo originario di Nowogródek (oggi in Bielorussia, allora Polonia orientale), passato per campi profughi europei, compresi quelli italiani, da lì migrato negli Stati Uniti, dove approda con la moglie nel 1949. Lì inizia come falegname e piccolo costruttore nel New Jersey e sfruttando il boom edilizio americano del dopoguerra arriverà alla sua morte lasciando un’eredità di migliaia di appartamenti. Il figlio Charles, all’anagrafe Chanan, padre di Jared, accresce il patrimonio, diventando una figura tanto influente quanto discussa. Nel 2005 viene condannato per evasione fiscale, finanziamento illecito di campagne elettorali e manipolazione di testimoni in uno dei casi giudiziari più clamorosi dell’epoca. Tra gli episodi emersi durante il processo figura anche l’assunzione di una prostituta per compromettere un familiare che stava collaborando con le autorità federali. È a quel punto che Jared prende in mano le redini dell’azienda trasformandola in una piattaforma finanziaria globale. Ma la reputazione del gruppo Kushner non è stata segnata soltanto dalle vicende giudiziarie. Nel Maryland e in altri Stati americani, associazioni di inquilini, giornalisti investigativi e autorità locali hanno documentato per anni controversie relative alle pessime condizioni degli immobili gestiti dal gruppo: appartamenti descritti dai residenti come topaie degradate, infestati da insetti, colpiti da infiltrazioni e problemi strutturali, mentre gli inquilini denunciavano una politica aggressiva di aumenti degli affitti e sfratti, anche di madri con bambini. Reputazione che continua a seguire Kushner malgrado i suoi instancabili sforzi per nasconderla. NON TUTTO È LUSSO QUELLO CHE LUCCICA Osservata da questa prospettiva, è chiaro che Sazan è l’ultima evoluzione di una storia che da decenni trasforma luoghi, edifici e territori in asset finanziari e geopolitici. Cambiano le dimensioni e gli scenari: dagli appartamenti popolari del Maryland alle coste dell’Adriatico, ma non la logica. La dottrina Gaza si allarga. Non sempre lo fa con le bombe. A volte arriva in giacca e cravatta. E parla la lingua degli “investimenti strategici” e degli “sviluppi sostenibili”. Non è tutto lusso quello che luccica. Ma forse il colonialismo si. M. Alessandra Filippi
June 21, 2026
Pressenza