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Ugo Dessy: ostinatamente contrario
100 anni fa nasceva l’intellettuale libertario sardo, testimone attivo del suo tempo. E del nostro. “Con l’avvento del nucleare, la potenza distruttiva delle armi è tale da costituire di per sé il problema più drammatico tra quanti l’umanità ne ebbe mai affrontato, perché è messa in gioco, concretamente, la sua sopravvivenza. Inoltre, ancor prima del loro impiego nella guerra, gli
Rivolte senza rivoluzione
«Grande è la ricchezza di un mondo in agonia», scriveva Ernst Bloch. Per il momento, con l’iniziativa che è ancora nelle mani di Stati e tecnocrati, questa «agonia» è ricca soprattutto di disastri, di coercizioni e di guerre, il cui tessuto di silicio copre letteralmente la vista. Se quella di uscire progressivamente da questa «infermità sovra-equipaggiata», con l’accumulazione quantitativa delle lotte e delle forze, è un’illusione fuori tempo massimo, anche l’idea che gli scossoni delle rivolte riannodino improvvisamente i fili dell’esperienza umana e del giudizio critico risulta a suo modo consolatoria. Serve più che mai la lucidità di far proprie delle verità scomode. Ad esempio, che non c’è alcun progetto rivoluzionario bell’e pronto da ereditare dal passato; e che non esistono delle capacità umane meta-storiche su cui fare affidamento. Il dominio ha scavato a fondo. Non solo per estorcere sotto tortura i segreti della vita biologica, sfruttata fin nelle sue particelle sub-atomiche; ma anche per condizionare fin nell’intimo degli individui il senso della libertà. Nondimeno, le forme autoritarie di organizzazione fanno sempre più fatica a imporsi nei movimenti, e lo spazio-tempo dentro il quale questi si sviluppano tende ad assomigliarsi sul piano internazionale. Resta probabilmente vero quello che diceva Gustav Landauer, e cioè che nelle epoche di rottura i rivoluzionari nascono per germinazione spontanea. Ma questo non è necessariamente vero per le rivoluzioni. Continua a leggere→
“Quella sera a Milano era caldo”: si inaugura una mostra di manifesti della FAI
La Federazione Anarchica Italiana (FAI) è stata costituita il 19 settembre 1945, nel congresso anarchico di Carrara, il primo dopo la Liberazione. Da allora la FAI ha continuato a diffondere l’ideale anarchico e a proporre soluzioni libertarie ai problemi che affliggono la società. In questo arco di tempo l’organizzazione si è adeguata al cambiamento dei tempi e della sua composizione, a volte in maniera graduale, a volte in maniera più brusca. Uno di questi momenti drammatici fu provocato dalla strategia della tensione, il più importante attacco al movimento operaio e il più importante tentativo di criminalizzare il movimento anarchico. Il 12 dicembre del 1969 scoppiarono le bombe a Milano e a Roma. Ci furono 16 morti alla Banca dell’Agricoltura a Milano, quella che fu poi definita la Strage di Stato. Giuseppe Pinelli fu gettato dal quarto piano della Questura di Milano. La mobilitazione di massa smascherò la montatura delle istituzioni, denunciò gli assassini di Pinelli e alla fine ottenne la scarcerazione dei compagni accusati ingiustamente degli attentati. La Federazione Anarchica Italiana, anche a costo di un ampio dibattito al proprio interno, fu protagonista di questa mobilitazione. Questa esperienza ha dimostrato ancora una volta che è possibile smascherare le menzogne diffuse dalle istituzioni con la controinfomazione capillare, mentre non si possono difendere gli ideali anarchici senza una loro pratica costante, a partire dalla pratica della solidarietà. Ne discutiamo domenica 14 dicembre, dalle ore 17,30, presso la sede della Federazione Anarchica Livornese, Via degli Asili 33, in occasione dell’inaugurazione della mostra “Manifesti della FAI”. La Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Livornese Redazione Italia
BRESCIA: NUOVA UDIENZA PER L’ANARCHICO JUAN SORROCHE
Si è svolta questa mattina, martedì 30 settembre, la nuova udienza del processo che vede imputato Antonio Sorroche Fernandez (Juan), il compagno anarchico accusato di terrorismo per l’attacco del 2015 alla Polgai di Brescia. Un’udienza a cui Juan ha partecipato ancora una volta in videoconferenza dal carcere di Terni – dove è detenuto da anni in AS2 – e durante la quale avrebbe dovuto leggere una sua dichiarazione, cosa che però non è avvenuta. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, una compagna di Trento in collegamento dal presidio, con la quale abbiamo ricostruito il processo iniziato il 14 ottobre scorso, l’udienza di questa mattina e le motivazioni che hanno portato Juan a rinunciare alla dichiarazione. Ascolta o scarica Diversi i compagni e le compagne presenti in Tribunale questa mattina per esprimere il proprio sostegno a Juan: una presenza solidale che si farà sentire anche oggi pomeriggio, tornando in presidio in piazza Rovetta a partire dalle ore 18,00, “Per Juan, per tutt* i compagn* perquisit* e indagat* di oggi e per ribadire Palestina libera” – sottolinea la compagna ai nostri microfoni. Il manifesto scritto in vista dei presidi solidali di oggi
29 LUGLIO 1900: GAETANO BRESCI UCCISE IL RE
La sera di domenica 29 luglio 1900, l’anarchico Gaetano Bresci uccise a Monza, sparandogli contro tre colpi di pistola re Umberto I di Savoia. L’omicidio avvenne sotto gli occhi della popolazione festante che salutava il monarca. Bresci si lasciò catturare senza opporre resistenza. Il processo contro Bresci fu istruito in brevissimo tempo, un mese esatto dopo il delitto. La sentenza era scontata in partenza. Gaetano Bresci aveva chiesto come difensore il deputato socialista Filippo Turati, ma questi aveva declinato l’incarico e fu sostituito dall’avvocato anarchico Francesco Saverio Merlino. Ricotruiamo inseme a Paolo Finsi, direttore della rivista Anarchia, il contesto storico in cui è maturata questa uccisione e le reazioni politiche. ASCOLTA O SCARICA