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Cuba: usare il cibo per fare pressione sul Paese viola i diritti umani
L’uso del cibo come forma di pressione nei confronti di un altro Paese è una flagrante violazione dei diritti umani della popolazione; così afferma il Consiglio per i diritti umani dell’ONU, approvando  nella sua 61° sessione una risoluzione presentata da Cuba. Viene condannato l’uso del cibo come arma di coercizione politica o economica e si invitano gli Stati ad astenersi dall’applicare misure unilaterali che mettono in pericolo la sicurezza alimentare di altri Paesi. Presentando la risoluzione, Cuba ha denunciato nuovamente il disumano e illegale blocco degli Stati Uniti, che colpisce gravemente il diritto al cibo di tutto il popolo cubano. Il Consiglio per i diritti umani ha approvato all’unanimità anche la risoluzione proposta da Cuba sui diritti culturali. L’iniziativa cubana riafferma la cultura come componente essenziale dello sviluppo umano e fattore importante per l’inclusione sociale. Il testo riconosce il diritto delle persone con disabilità a partecipare pienamente alla vita culturale. La cultura getta ponti, va oltre i confini e promuove il dialogo tra i popoli. (Cubadebate) Adesso vedremo se qualcuno dei governi occidentali, sempre pronti ad agitare la bandiera del rispetto dei diritti umani, commenterà questa risoluzione. Se fosse stata presentata da Zelensky, o da qualche membro del suo circo, sicuramente tutti i giornali avrebbero aperto con questa notizia. www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
April 2, 2026
Pressenza
[radio africa] L'Onu definisce la tratta atlantica il piu'grave crimine contro l'umanità, in Tunisia condannata la militante antirazzista Saadia Mosbah, Mali crisi del carburante.
Il 25 marzo, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione storica. La risoluzione, promossa dal Ghana, rappresenta un ulteriore passo avanti verso il riconoscimento delle riparazioni relative alla tratta transatlantica degli schiavi. L'adozione di questa risoluzione, sebbene in gran parte simbolica, rappresenta comunque un importante successo nel riconoscimento del debito storico nei confronti del continente. Ed è proprio per questo motivo che l'amministrazione Trump ha votato contro: gli Stati Uniti "non riconoscono alcun diritto legale al risarcimento per torti storici che non erano illegali secondo il diritto internazionale al momento in cui si sono verificati", ha affermato Dan Negrea, rappresentante di Washington presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite. Hanno votato contro ,oltre gli Stati Uniti , Argentina ed Israele . La maggior parte dei paesi europei, in particolare Francia e Regno Unito, si è astenuta, mentre nel continente africano la stragrande maggioranza ha votato a favore. Un tribunale tunisino ha condannato l'attivista per i diritti umani Saadia Mosbah a otto anni di carcere e a una multa di 26.000 sterline (35.000 dollari). Saadia Mosbah è un'attivista per i diritti umani tunisina di primo piano che ha dedicato la sua vita a combattere il razzismo e sostenere i diritti dei tunisini neri e le vittime del razzismo e della discriminazione razziale, tra cui i migranti sub-sahariani. Presidente dell’associazione antirazzista Mnèmty, ("il mio sogno", un riferimento al discorso di Martin Luther King) è stata accusata di riciclaggio di denaro e arricchimento illecito ed è stata arrestata il 7 maggio 2024. Da quando il presidente Saied ha sciolto il parlamento nel 2021, figure dell'opposizione e organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato una costante erosione dei diritti e delle libertà nel Paese nordafricano. Da settembre, i jihadisti del Gruppo per il sostegno dell'Islam e dei musulmani (JNIM), affiliato ad Al-Qaeda, hanno attaccato i convogli di autocisterne in Mali, paralizzando completamente l'economia di Bamako. Stretto tra la carenza di carburante e la recrudescenza degli attacchi jihadisti sulle principali autostrade, il presidente di transizione Assimi Goita sta lottando per contenere una crisi che minaccia sia la sua autorità sia l'economia del Paese. Se non si trova rapidamente una soluzione, la legittimità del regime militare – fondata in parte sulla sua capacità di garantire la sicurezza in Mali e di unire la nazione attorno all'idea di una sovranità ritrovata – rischia di essere minata. La "guerra del carburante" potrebbe rivelarsi un momento cruciale per Assimi Goïta.  
April 1, 2026
Radio Onda Rossa
Congresso USA, presentata risoluzione per impedire a Trump un intervento armato a Cuba
Il 25 marzo Nydia Velázquez, rappresentante di New York al Congresso degli Stati Uniti per il Partito Democratico, ha presentato una risoluzione che intende limitare i poteri di Donald Trump riguardo al possibile intervento armato a Cuba. La risoluzione intende impedire al presidente degli Stati Uniti di autorizzare un’eventuale azione armata nei confronti di Cuba senza il parere del Congresso; intende in sintesi impedire a Donald Trump, che magari quel giorno si è alzato con il piede sbagliato, di intraprendere qualsiasi intervento militare nei confronti di Cuba senza un mandato espresso dai deputati statunitensi. L’iniziativa è basata sull’articolo I della Costituzione, che conferisce al Congresso il potere esclusivo di dichiarare guerra. Velázquez ha denunciato che la politica estera di Trump è “fuori controllo”, avvertendo che le azioni bellicose mettono a rischio innumerevoli vite, sia statunitensi che straniere. Questa misura legislativa nasce come risposta alle recenti azioni aggressive della Casa Bianca, che includono un blocco energetico contro la più grande isola delle Antille e dichiarazioni su una possibile presa di Cuba. Nydia Velázquez ha dichiarato che mentre il suo paese è già immerso in una guerra con l’Iran, il presidente ha messo gli occhi su un cambio di governo a Cuba. “Il blocco militare di Trump, le sue minacce e la sua storia durante questo mandato dimostrano che il Congresso deve riaffermare la sua autorità costituzionale e fermare un’altra guerra disastrosa prima che sia troppo tardi”, ha aggiunto. Velázquez ha sottolineato che, sebbene l’esecutivo abbia il dovere di adottare misure per difendere gli Stati Uniti da qualsiasi attacco, “il Congresso non ha dichiarato guerra a Cuba, né a nessuna persona o organizzazione all’interno di quel paese caraibico, né ha promulgato un’autorizzazione legale specifica per l’uso della forza militare all’interno di Cuba o contro di essa.” L’iniziativa di Velázquez alla Camera dei Rappresentanti si aggiunge a una risoluzione dello stesso tipo presentata recentemente in Senato da Tim Kaine, Adam Schiff e Rubén Gallego. I senatori sostengono che il presidente Trump ha sistematicamente ignorato l’autorità del Congresso, citando precedenti attacchi contro Iran e Venezuela come pericolosi precedenti. Il senatore Kaine ha criticato la posizione del presidente, affermando che utilizza l’esercito come “guardia di palazzo” per eseguire azioni nei Caraibi senza rendere conto al popolo statunitense o fornire spiegazioni chiare sui suoi obiettivi, riferisce Telesur. Ovviamente tutto quello che possa permettere di scongiurare un intervento armato a Cuba è ben accetto, però non bisogna dimenticare che Joe Biden, democratico come Nydia Velázquez, ha fatto ben poco per Cuba. Non aver pensato o progettato interventi armati non lo assolve, dato che nessuna delle 243 misure aggiuntive al blocco economico, commerciale e finanziario di Donald Trump emesse durante la sua prima presidenza è stata cancellata dal democratico Biden. Viene da pensare che l’amore per Cuba di questi politici statunitensi sia solamente una mossa politica per mettere in difficoltà Donald Trump. In ogni caso ben vengano queste risoluzioni, sempre che poi non rimangano carta straccia perché non approvate per mancanza di una maggioranza. Ora bisogna vedere come si comporteranno i repubblicani. Inoltre non è poi scontato che il Congresso non autorizzi un intervento armato a Cuba, magari anche con i voti dei democratici. Fonte: https://www.telesurtv.net/ Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info   Redazione Italia
March 26, 2026
Pressenza
Dietro la risoluzione 2803: dividere la Striscia ed emarginare la Resistenza
Il piano Trump per Gaza, come si sa, è stato approvato all’ONU qualche giorno fa, grazie all’appoggio di quasi tutti i paesi arabi e islamici, che hanno indotto la Russia a ritirare una sua bozza alternativa elaborata in precedenza. Esso, però, ha incontrato l’opposizione sia di Israele che della Resistenza […] L'articolo Dietro la risoluzione 2803: dividere la Striscia ed emarginare la Resistenza su Contropiano.
November 24, 2025
Contropiano
Gaza. L’ONU approva la risoluzione statunitense. Contrari palestinesi e Israele
Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato la risoluzione presentata dagli Stati Uniti su Gaza basata sul Piano Trump. Il testo è stato modificato più volte durante i negoziati, è passato con 13 voti a favore e l’astensione di Cina e Russia. Con il piano viene autorizzata una forza militare internazionale di “stabilizzazione” per la […] L'articolo Gaza. L’ONU approva la risoluzione statunitense. Contrari palestinesi e Israele su Contropiano.
November 18, 2025
Contropiano
L’Onu vota la risoluzione su Gaza. Netanyahu ribadisce il no allo stato palestinese
A poche ore dal voto presso il Consiglio di Sicurezza dell’Onu sulla bozza di risoluzione statunitense in merito alla forza multinazionale da schierare nella Striscia di Gaza, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ribadisce: “La nostra opposizione a uno stato palestinese in qualsiasi territorio non è cambiata. Gaza sarà smilitarizzata […] L'articolo L’Onu vota la risoluzione su Gaza. Netanyahu ribadisce il no allo stato palestinese su Contropiano.
November 17, 2025
Contropiano
Storica decisione della Catalogna: il sionismo è una forma di razzismo
Il Parlamento catalano riconosce il sionismo come forma di razzismo, chiede il taglio dei rapporti con Israele e fa un passo decisivo contro il genocidio e l’apartheid in Palestina. In un atto di straordinario coraggio politico e di fermezza etica, il Parlamento della Catalogna ieri, 24 luglio 2025, ha approvato oggi una risoluzione storica che potrebbe segnare un punto di svolta nella lotta globale per i diritti del popolo palestinese. Per la prima volta dalla revoca della storica risoluzione ONU del 1975 (abrogata nel 1991), un parlamento riconosce ufficialmente il sionismo come una forma di razzismo. La risoluzione, proposta da ERC, CUP e la Coalizione “Basta Complicità con Israele” (CPCI), con l’appoggio di Comuns, PSC e parzialmente Junts, punta dritta al cuore della complicità istituzionale, economica e diplomatica con lo Stato di Israele, e chiede con forza l’interruzione di ogni legame finché Tel Aviv continuerà a violare sistematicamente i diritti fondamentali del popolo palestinese. I punti chiave della risoluzione * Riconoscimento del sionismo come ideologia razzista, diventando il primo Parlamento al mondo a farlo dal 1991. * Stop agli appalti pubblici per le aziende che collaborano con il regime israeliano di apartheid, occupazione e colonialismo, incluse quelle presenti nel database dell’ONU per gli insediamenti illegali. * Rottura dei rapporti istituzionali tra la Generalitat e Israele fino al rispetto dei diritti fondamentali del popolo palestinese. * Veto all’attracco nei porti catalani di navi coinvolte nel traffico di armi o materiali bellici destinati a Israele. * Sostegno esplicito alla causa presso la Corte Internazionale di Giustizia e richiesta allo Stato spagnolo di un embargo militare totale contro Israele. * Rifiuto della partecipazione israeliana alla Fira de Barcelona, inclusi padiglioni e aziende complici, in coerenza con le nuove linee guida etiche. Una svolta che nasce dal basso Questa risoluzione è frutto di una mobilitazione civile tenace e trasversale, che ha coinvolto associazioni, movimenti e cittadini impegnati nel sostegno alla Palestina. Non è un gesto isolato: segue infatti la decisione del Comune di Barcellona (30 maggio) di adottare una linea simile, la chiusura dell’ufficio catalano a Tel Aviv da parte della Generalitat e l’annuncio del premier Pedro Sánchez di lavorare a un embargo sulle armi verso Israele. Un primo passo concret Il Movimento di Solidarietà con la Palestina, che da anni denuncia la complicità politica ed economica dell’Europa con Israele, saluta la risoluzione come un primo passo fondamentale:  “Israele può continuare a commettere i suoi crimini solo grazie alla complicità istituzionale e aziendale. Misure come queste iniziano a rompere il muro dell’impunità. Ma ora serve coerenza e volontà politica per attuare ogni punto votato”. La tempistica è drammatica: la risoluzione arriva a 21 mesi dall’inizio del genocidio a Gaza e a poche ore dalla decisione della Knesset israeliana di annettere ufficialmente la Cisgiordania e la Valle del Giordano, segnando un’ulteriore escalation nell’occupazione e nel disprezzo del diritto internazionale. E ora? Con due delle tre istituzioni del consorzio Fira de Barcelona (Comune e Parlamento) che si oppongono alla presenza israeliana, cresce la pressione per cancellare il padiglione di Israele previsto per lo Smart City Congress di novembre. Ma non si tratta solo di fiere o simboli: è in gioco il rifiuto della normalizzazione con un regime che pratica apartheid, colonialismo e violenze sistematiche contro una popolazione sotto occupazione. La Catalogna ha parlato. Ora tocca al resto d’Europa. Se non ora, quando? Giuseppe Salamone Redazione Italia
July 26, 2025
Pressenza