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Haiti, aumento violenze a Port-au-Prince: struttura MSF diventa campo di battaglia, 1 morto
Medici Senza Frontiere (MSF) è profondamente preoccupata per la recente intensificazione degli scontri tra la polizia nazionale haitiana (PNH) e i gruppi armati nel quartiere Bel Air di Port-au-Prince. In questa zona della capitale, dove non sono disponibili altri servizi medici, i team di MSF gestiscono una clinica un giorno alla settimana, mentre volontari locali sono presenti ogni giorno per fornire assistenza di base ai pazienti. Il 6 gennaio l’ex edificio scolastico utilizzato per le attività mediche di MSF è diventato il campo di battaglia di intensi combattimenti tra un gruppo armato e la PNH. 7 volontari locali sono rimasti intrappolati per diverse ore prima di riuscire a fuggire. Questi eventi hanno anche causato la morte di un ex volontario locale che aveva collaborato con MSF nel 2025. Gravemente ferito, è arrivato alla clinica pochi minuti dopo l’evacuazione del personale. Non potendo ricevere le cure di primo soccorso, è morto a causa delle ferite riportate davanti al cancello dell’edificio. Questo non è un caso isolato. L’aumento della violenza sta mettendo seriamente in pericolo la vita di migliaia di civili che vivono in questo quartiere e sta compromettendo in modo allarmante il loro accesso all’assistenza sanitaria. MSF invita tutte le parti a rispettare le strutture mediche, il personale sanitario, i pazienti e i civili. “Gli interventi medici che svolgiamo a Bel Air e Bas Delmas garantiscono cure essenziali a diverse migliaia di pazienti ogni mese. Senza queste cliniche, queste persone sarebbero completamente private dell’accesso all’assistenza sanitaria” afferma Nicholas Tessier, capomissione di MSF ad Haiti. “Oggi, a causa di questo nuovo episodio di violenza, siamo costretti a sospendere tutte le nostre attività a Bel Air fino a nuovo avviso”. Medecins sans Frontieres
Celebrazione di Toussaint Louverture, emblema di emancipazione – Aprile 2026
«Abbattendomi, a Saint-Domingue è stato spezzato soltanto il tronco dell’albero della libertà dei neri; esso ricrescerà dalle radici, perché sono molte e profonde», dichiarava Toussaint Louverture il 12 giugno 1802 a Saint-Domingue, l’odierna Haiti. Il leader rivoluzionario Toussaint Louverture guidò la sollevazione haitiana per l’abolizione della schiavitù e l’emancipazione dal dominio coloniale, durante la quale gruppi di schiavi liberati si opposero al governo coloniale sull’isola. La rivoluzione ebbe inizio nell’agosto del 1791 e si concluse nel 1804 con l’indipendenza dell’ex colonia. Lunedì 6 e martedì 7 aprile 2026, amici di Haiti, rappresentanti di iniziative antirazziste e attivisti per l’emancipazione si riuniranno per la 24ª volta in pellegrinaggio al “Fort de Joux”, nei pressi di Pontarlier, al confine tra Francia e Svizzera. L’incontro è dedicato alla commemorazione della morte di Toussaint Louverture, avvenuta in quel luogo durante la sua prigionia nel 1803, e al ricordo del doloroso “riscatto per l’indipendenza di Haiti” imposto dall’ex potenza imperialista nel 1825. Lunedì 6 aprile 2026 il programma prevede l’arrivo a Pontarlier dei pellegrini provenienti da numerosi paesi, il ritrovo in hotel e una cena conviviale in una brasserie locale. Martedì 7 aprile 2026 è previsto l’incontro presso il monumento commemorativo del Fort de Joux con la deposizione di corone di fiori. Seguiranno il raduno all’ingresso del Forte, la visita alla cella di Toussaint Louverture e la commemorazione ufficiale organizzata dal Comune di Pontarlier. Per informazioni il contatto è disponibile su: https://louverture.ch/pelerinage-toussaint-louverture/ Eventi di questo tipo non devono essere interpretati come una forma di rivincita dei popoli un tempo ridotti in schiavitù nei confronti dei loro ex oppressori. Il loro significato risiede piuttosto nel portare alla luce capitoli della storia poco conosciuti o scarsamente divulgati, la cui ricostruzione permette di ricomporre elementi della memoria e della biografia sociale, indispensabili per evitare il ripetersi delle stesse contraddizioni e degli stessi errori. Parallelamente, i movimenti che rivendicano riparazioni coloniali ed emancipazione stanno crescendo oggi in tutto il mondo, sia in termini numerici sia di influenza. Tra questi vi è il movimento noto come Colonialism Reparation, che rivolge ai Paesi colonialisti e imperialisti la richiesta di riconoscere i crimini perpetrati, avviare processi di riconciliazione, formulare scuse ufficiali alle vittime e garantire le dovute riparazioni, affermando la supremazia della “forza del diritto” rispetto al “diritto della forza”. https://www.colonialismreparation.org/it/ Un’altra iniziativa a sostegno dell’emancipazione dei popoli emergenti è l’“Istituto Africa delle Libertà”, presente in diversi Paesi con numerose attività orientate al raggiungimento della sovranità militare, finanziaria, politica e culturale. https://www.youtube.com/@FranklinNyamsi/videos Il fondatore dell’Istituto, Franklin Nyamsi, evidenzia la necessità di una reale unione dei popoli africani per contrastare i tentativi della NATO di ricolonizzare il continente, culla dell’umanità. https://www.pressenza.com/it/2024/06/africa-nel-mirino-della-nato/ Un’ulteriore espressione di questa spinta emancipativa è rappresentata dalla Confederazione del Sahel AES, che comprende Mali, Burkina Faso e Niger, con un’estensione di 2,7 milioni di km² e una popolazione di 71 milioni di abitanti. Questi Paesi stanno recuperando il controllo delle proprie risorse per rispondere ai bisogni dei rispettivi popoli e riprendere in mano il proprio futuro. https://www.youtube.com/watch?v=eRUAjS-iCr8 La riconciliazione e le riparazioni delle ingiustizie non mirano soltanto a sanare le ferite del passato, ma sono estremamente attuali, poiché la violenza neocoloniale continua a manifestarsi oggi sotto nuove forme. https://www.pressenza.com/it/2019/02/venezuela-come-se-la-storia-non-insegnasse-nulla/ Ispirandosi all’esempio di Toussaint Louverture e alle lotte per la libertà e l‘emancipazione, la memoria diventa guida per il presente, alimentando la giustizia, la solidarietà e la costruzione di un futuro di cooperazione in cui i popoli possano crescere liberi, sovrani e protagonisti del proprio destino. Toni Antonucci
Haiti: Trump invade la nazione haitiana con mercenari di Erik Prince
Narciso Isa Conde Gli USA hanno creato e armato le bande terroriste haitiane con la partecipazione della CIA, del MOSSAD israeliano, dell’esercito colombiano, del generale Montoya e del paramilitarismo colombiano… Questo processo ha contato sull’appoggio di Álvaro Uribe, dei presidenti haitiani Martelly e Moises, di settori della Polizia Nazionale di Haiti e dell’intelligence domenicana, e […]
L’ombra della Storia scorre tra i fiumi di Haiti
L’OMBRA DELLA STORIA SCORRE TRA I FIUMI DI HAITI La fattoria delle ossa ✏ Edwidge Danticat 1 Maggio 2022/di Eleonora Salvatore CATEGORIE: Libreria  / Narrativa  / Romanzo Tempo di lettura: 6 minuti * La fattoria delle ossa, Edwidge Danticat, Piemme, 2005, traduzione dall’inglese di Maria Clara Pasetti. La fattoria delle ossa è un romanzo di rara intensità il cui centro narrativo si misura sul peso specifico di un massacro che ha segnato irrimediabilmente le relazioni umane e politiche tra Haiti e Repubblica Dominicana sull’isola di Hispaniola nel corso del Novecento ed oltre. Edwidge Danticat con questo romanzo firma un’opera pensata come un mosaico di memorie scheggiate, fluttuanti tra la vita e la morte, che galleggiano tra campi di tabacco e canna mentre i sanbas, i cantastorie, parlano di donne dai capelli color zucca che danzano al ritmo vorticoso della calinda. Amabelle Désir, protagonista e narratrice, è haitiana e presta servizio come domestica nella dimora della señora Valencia, moglie del señor Pico, ufficiale dell’esercito dominicano negli anni della dittatura di Rafael Leónidas Trujillo Molina. Ha perso i genitori, Antoine Désir e Man Irelle, annegati mentre cercavano di guadare un fiume, confine naturale tra le due metà dell’isola. L’esito letale di questa prima migrazione da Haiti a Santo Domingo apre la catena di traumi e lutti che costellano il percorso di vita di Amabelle, testimone e vittima scampata ad un massacro. I FATTI Nell’ottobre 1937 la notizia della “campagna di sterminio” e delle uccisioni di massa dei tagliatori di canna da zucchero haitiani impiegati nelle piantagioni di Santo Domingo era già stata trasmessa a Washington da Henry Norweb, l’ambasciatore statunitense sull’isola. Alla base di quegli eccidi vi era il desiderio di purezza razziale a lungo accarezzato dal Generalissimo Trujillo. Sin dagli esordi il regime dittatoriale aveva propagandato la duplice menzogna di un’omogeneizzazione etnica e di una dominicanizzazione della piramide sociale a partire dalle regioni di confine, «UNA ZONA TURBOLENTA CON UN KARMA MALINCONICO» nell’immaginifica perifrasi coniata da Thomas Pynchon in Bleeding Edge (La cresta dell’onda, Einaudi, 2014). Quelle zone, del resto, erano da secoli abitate da rayanos, frutto dell’umana mescolanza figlia di matrimoni misti haitiano-dominicani. Gli intellettuali organici al regime veicolarono una narrazione della storia secondo cui solo il rispetto della triade perfetta costruita su bianchezza, cattolicesimo e valorizzazione del retaggio spagnolo avrebbe consentito alla Repubblica Dominicana di svilupparsi nell’opposizione eterna ad una Haiti nera popolata, nell’ideologia razzista dell’intelligentsia trujillista, da arretrati e superstiziosi africani. Il massacro del 1937, nella memorialistica e nella storiografia, viene indicato con diverse espressioni che compaiono anche nel testo: el corte (il taglio), kout kouto-a (la pugnalata, in lingua creolo-haitiana), la masacre del perejil (il massacro del prezzemolo). Quest’ultima espressione rimanda alla pratica dei soldati dominicani di domandare agli afrodiscendenti nelle terre di confine di pronunciare correttamente la parola perejil. Date le difficoltà per un francofono di non arrotolare la erre, qualsiasi individuo che non si mostrasse in grado di scandire perfettamente quella parola, veniva considerato haitiano e ucciso. La fattoria delle ossa può essere considerata a buon diritto, insieme al romanzo di René Philoctète, Le peuple des terres mêlées, una delle opere letterarie più riuscite sull’argomento perché in essa i protagonisti danno sostanza a quelle culture dell’Atlantico nero, di cui parla Paul Gilroy, che «NELLA STORIA DELLE ESPERIENZE FORZATE DI ATTRAVERSAMENTO COME LA SCHIAVITÙ E L’EMIGRAZIONE […] HANNO CREATO MEZZI DI CONSOLAZIONE PER ELABORARE LA SOFFERENZA.» IL ROMANZO Sullo sfondo di questa storia tragica, Edwidge Danticat imbastisce storie d’amore accomunate da una certa crudeltà del destino. Amabelle è legata a Sebastien, “braccia d’acciaio” ed un’infanzia interrotta dalla morte del padre travolto da un uragano. L’amore tra Amabelle e Sebastien si nutre di sogni e di speranze di libertà che miseramente svaniscono in una notte, forse in un campo di sapodilla o tra le foglie larghe di un bananeto quando Sebastien e la sorella Mimi presumibilmente vengono catturati ed uccisi dalla truppa del señor Pico nel loro tentativo di raggiungere Haiti. La morte di Sebastien sembra, infatti, rimanere inghiottita tra le pagine del romanzo, sospesa nell’incertezza della memoria degli incontri onirici durante i quali Amabelle ritrova l’amato la cui storia «ASSOMIGLIA A UN PESCE SENZA CODA, A UN VESTITO SENZA ORLO, A UNA GOCCIA CHE NON CADE, A UN CORPO CHE NON FA OMBRA NEL SOLE.» Sebastien non è l’unico a far visita ad Amabelle nelle incursioni notturne dei sogni. La madre “dalla pelle di tre diverse sfumature notturne”, avvolta in un periplo di vetro, ha il volto trasfigurato di Metrès Dlo, lo spirito dei fiumi. Donna, in vita dalle poche e indurite parole, nei sogni ricorda alla figlia: «NON VOLEVO ILLUDERTI SULL’AMORE. VOLEVO INSEGNARTI CHE È RARO, NON LO TROVI DAPPERTUTTO E HA SEMPRE UN PREZZO DA PAGARE.» Alla coppia formata da Amabelle e Sebastien, sembra fare da contraltare quella che tiene unita la señora Valencia e il señor Pico in un matrimonio triste e quasi maledetto dalla morte del piccolo Rafi “pelle di latte”, chiamato così per omaggiare il dittatore caraibico, gemello di Rosalinda dalla pelle “intensamente bronzea, di una sfumatura tra il guscio delle noci brasiliane e la salsefrica nera”. Alla vista di quella bambina così diversa da lei, la señora Valencia, subito dopo il parto, chiede ad Amabelle: «POVERO AMORE MIO, CHE SUCCEDERÀ SE LA PRENDONO PER UNA DELLA TUA GENTE?» La domanda è rivelatrice della visione razzializzata dell’altro che struttura la società dominicana nella sua componente latina e bianca, e si struttura immancabilmente lungo la linea del colore. Anche la reazione di Papi, padre di Valencia, conferma l’attaccamento e l’ossessione per la bianchezza. Osservando la nipote esclama: «DIPENDERÀ DALLA FAMIGLIA PATERNA. MIA FIGLIA È NATA NELLA CAPITALE DI QUESTO PAESE. SUA MADRE ERA DI PURO SANGUE SPAGNOLO, DI UNA FAMIGLIA CHE RISALE AI CONQUISTADORES. QUANTO A ME, SONO NATO IN SPAGNA.» Dietro questa precisazione genealogica si cela l’assertività della certezza delle proprie origini bianche mentre si insinuano dubbi sul lignaggio familiare dell’ufficiale Pico. I tratti somatici che tradiscono una discendenza africana non sono stati cancellati da matrimoni contratti di generazione in generazione sulla spinta di un blanqueamiento concepito anche come brutale e radicale strategia di sopravvivenza. La prematura scomparsa del figlio bianco, pertanto, non viene vissuta come la perdita di un figlio bensì come il tramonto e la sconfitta di una pulsione alla denegrificación, che il regime trujillista aveva posto come base per la costruzione della nuova società dominicana. Anche sul conto di Trujillo Molina si vociferava che il suo albero genealogico avesse attinto linfa vitale da una radice afro-haitiana. Pico è, allora, l’ufficiale che cerca di ingraziarsi il dittatore ma allo stesso tempo il suo alter ego. Non è un caso se l’amore, inteso come l’incontro fecondo con l’Altro, sia il perno di questo romanzo e del testo di René Philoctète incentrato sull’amore tra Adele, bracciante haitiana, e il dominicano Pedro. Solo l’amore – anche se c’è un prezzo da pagare – svela l’ipocrisia delle identità monolitiche e la follia di un modello tanato-politico che vuole la morte dell’Altro così simile a Noi.✎ INCIPIT «Quasi ogni notte viene a interrompere il mio incubo ricorrente, quello dei miei genitori che annegano. Mentre il mio corpo lotta contro il sonno, sforzandosi di svegliarsi, lui mi sussurra: «Stai ferma che ti riporto indietro». «Indietro dove?» domando senza che le mie labbra si muovano. «Ti riporto nella grotta dall’altra parte del fiume.» Barcollo goffamente tentando di alzarmi. Lui ristabilisce il mio equilibrio con la punta delle sue lunghe dita adunche, che strisciano verso di me, dotate di vita propria. Lo abbraccio e con la testa gli arrivo a malapena a metà del petto. È assolutamente bello nella luce fioca della lampada a olio, sebbene la lucente pelle nera del suo viso sia devastata dai solchi delle ferite inferte dagli steli di canna da zucchero. Ha braccia grandi come le mie cosce nude. Braccia d’acciaio, indurite da quattro anni di raccolti…» Tags: Edwidge Danticat, evidenza, Haiti, inglese, Paul Gilroy, Piemme, René Philoctète, Repubblica Dominicana, Thomas Pynchon CORRELATI L’OMBRA DELLA STORIA SCORRE TRA I FIUMI DI HAITI 1 Maggio 2022 / 0 Commenti Continua a leggere https://www.afrologist.org/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220419_143518.jpg 1099 2541 Eleonora Salvatore https://afrologist.org/wp-content/uploads/2019/02/Logo-bozza-Letture-afropolitane-con-libro-tutta-scritta-con-A-bis-1030x202.png Eleonora Salvatore2022-05-01 10:53:422022-05-01 12:01:00L’ombra della Storia scorre tra i fiumi di Haiti IMBARAZZISMI, DI KOSSI KOMLA-EBRI. LA LETTERATURA SPAZIO DI CONDIVISIONE 17 Aprile 2022 / 0 Commenti Continua a leggere https://www.afrologist.org/wp-content/uploads/2022/04/Kossi-Komla-Ebri-Imbarazzismi-2022.jpeg 840 1500 Arianna Obinu https://afrologist.org/wp-content/uploads/2019/02/Logo-bozza-Letture-afropolitane-con-libro-tutta-scritta-con-A-bis-1030x202.png Arianna Obinu2022-04-17 10:34:042022-04-17 10:44:43Imbarazzismi, di Kossi Komla-Ebri. La letteratura spazio di condivisione THEY WERE SUNG. ANANSI BOYS, NEIL GAIMAN 2 Aprile 2022 / 0 Commenti Continua a leggere https://www.afrologist.org/wp-content/uploads/2021/05/Neil-Gaiman_I-ragazzi-di-Anansi-slider.jpg 844 1500 Eugenio Manassero https://afrologist.org/wp-content/uploads/2019/02/Logo-bozza-Letture-afropolitane-con-libro-tutta-scritta-con-A-bis-1030x202.png Eugenio Manassero2022-04-02 16:35:142022-07-27 19:04:50They were sung. Anansi Boys, Neil Gaiman L'articolo L’ombra della Storia scorre tra i fiumi di Haiti proviene da Afrologist.