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In piazza per il Venezuela: contro l’imperialismo
Sabato 10 gennaio manifestazioni in molte città. Una nota redazionale, con il comunicato dell’Usb (Unione Sindacale di Base) e la mobilitazione di Osa (Opposizione Studentesca d’Alternativa). Nonostante in molte parti d’Italia sia previsto un gelo quasi polare, il 10 gennaio si torna in piazza contro la guerra permanente (e dilagante), contro l’aggressione Usa al Venezuela e per la Palestina. Qui
La Nigeria non è un “Paese sicuro”: accolto il ricorso e disposta la sospensiva su domanda reiterata
La Corte di Appello di Napoli ha accolto il ricorso proposto avverso il diniego di sospensiva nel giudizio incardinato dinanzi al Tribunale di Napoli, relativo all’impugnazione di un rigetto di domanda reiterata ritenuta inammissibile. Tra le censure sollevate dalla difesa – e in particolare quella concernente l’utilizzo, da parte del Tribunale, di COI sulla Nigeria non aggiornate – il Collegio ha ritenuto fondata proprio quest’ultima, anche alla luce della produzione di COI aggiornate al 2025 da parte del difensore. In motivazione, il Collegio ha testualmente affermato che, considerata la provenienza del ricorrente dall’Edo State, dalle informazioni più recenti sulla situazione del Paese di origine, la Nigeria emerge un quadro significativamente critico. In particolare, successivamente all’elezione del Presidente Bola Ahmed Tinubu nel 2023, il Paese è stato caratterizzato nel 2024 non solo da una grave crisi economica, ma anche da minacce alla libertà di espressione e da una persistente situazione di insicurezza. Si segnalano, tra l’altro, la ripresa degli scontri tra pastori e agricoltori nella prima metà del 2025, l’aumento della criminalità nel Delta del Niger, la presenza di bande violente nel Sud-Sud e nel Sud-Ovest, nonché la continua attività scissionista del Biafra nel Sud-Est. A ciò si aggiungono carenze sistemiche nella tutela dei diritti fondamentali, come diffusamente documentato dal reclamante (cfr. COI 2025 in atti e Rapporto mondiale 2025 di Human Rights Watch). In materia di protezione internazionale, la Corte richiama il consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui, una volta assolto dal richiedente l’onere di allegazione, il dovere di cooperazione istruttoria impone al giudice di valutare il rischio effettivo di subire un danno grave in caso di rimpatrio, anche in presenza di una domanda reiterata. Il fatto nuovo rilevante può infatti consistere anche in una sopravvenuta situazione di conflitto nel Paese di origine, da accertarsi anche a fronte di un racconto ritenuto non credibile, qualora tale situazione esponga comunque il ricorrente a un pericolo in caso di rimpatrio, a prescindere dal riscontro di un rischio individuale. La valutazione deve essere compiuta all’attualità, essendo irrilevante che il pericolo sia sorto in un momento successivo alla partenza del richiedente (cfr. Cass. n. 28135/2025). Alla luce di tali considerazioni, nel caso di specie la sospensione richiesta è stata ritenuta giustificata. Corte di Appello di Napoli, decreto del 30 dicembre 2025 Si ringrazia l’Avv. Mariagrazia Stigliano per la segnalazione e il commento. -------------------------------------------------------------------------------- * Consulta altri provvedimenti relativi all’accoglimento di richieste di protezione da parte di cittadini/e della Nigeria * Contribuisci alla rubrica “Osservatorio Commissioni Territoriali” VEDI LE SENTENZE: * Status di rifugiato * Protezione sussidiaria * Permesso di soggiorno per protezione speciale
Attacco USA in Nigeria: quali interessi strategici e materiali ci sono dietro?
I giorni di Natale sono stati insanguinati dall’ennesimo raid USA, questa volta in un Paese apparentemente fuori dai tradizionali giochi strategici, parliamo della Nigeria nel continente africano a partire dal rifiuto della motivazione ufficiale secondo la quale i bombardamenti sono stati un avvertimento all’Isis e a tutela della minoranza cristiana. Questa romantica lettura della realtà stride con gli interessi materiali alla base di ogni intervento militare, persecuzioni a minoranze religiose ne troviamo a decine, ma non per questo hanno provocato interventi militari. Sempre, ovviamente, che non si voglia subire la narrazione umanitaria del passato come giustificazione di sanguinose guerre. Prima di parlare della Nigeria urge, tuttavia, un piccolo bilancio di quanto sta avvenendo attorno a noi, lo facciamo attraverso l’accordo politico raggiunto a metà dicembre da Parlamento Europeo e dal Consiglio per dare vita a un sistema potenziato di osservazione degli investimenti diretti esteri (IDE) dell’UE. In apparenza potremmo definire questo documento ripetitivo, ma attraverso mesi di negoziati siamo arrivati ad una intesa che da una parte tutela la sicurezza e l’ordine pubblico e dall’altra dovrebbe favorire investimenti stranieri nei paesi UE. Una premessa si rende necessaria per inquadrare il problema ossia la urgenza di ricomporre le divisioni interne alla UE proprio sui rischi derivanti dagli investimenti esteri, quali siano accettabili e utili e quali invece rappresentino un pericolo per la coesione politica ed economica del vecchio continente. Nulla di eclatante, ma una iniziativa atta a costruire un sistema univoco per valutare insieme i settori nei quali accettare investimenti esteri senza minare la sicurezza della UE. E questo screening unico riguarda anche le politiche industrial-militari, le scelte future, le possibili sinergie e alleanze industriali e commerciali La UE ha bisogno di attrarre finanziamenti ed investimenti se vuole sostenere lo sforzo economico del Riarmo che già sta producendo al suo interno conflitti tra Germania e Francia, per farlo necessita di criteri univoci e di controllare molte più transazioni di quanto abbia fatto fino ad oggi. Torniamo invece ai fatti nigeriani di Natale, riferendosi ad un Paese che spende tanto in armamenti e ancor di più incassa dalle esportazioni di petrolio, un autentico gigante nel continente africano che possiede materie prime ed energetiche rilevanti a un PIL ragguardevole. Da tempo in questa area c’è una guerra sotterranea, l’interesse per la Nigeria da parte USA non è tanto quello verso i cristiani, su spinta interna dei settori conservatori, quanto per le incredibili risorse possedute da questo Paese. Da inizio mandato ad oggi Donald Trump ci ha abituato a giustificazioni bizzarre per coprire interventi militari all’estero. Analizzando i rapporti commerciali tra Nigeria e paesi UE si capisce che sono in ballo innumerevoli interessi: l’acquisto da Leonardo SpA di 24 velivoli da combattimento M-346FA e dieci elicotteri AW-109 con tanto di hub di manutenzione annunciato in Africa. Poi ci sono i 12 aerei da addestramento Alpha Jet sostituiti nell’esercito francese da mezzi più moderni. Gli Alpha Jet sino acquisiti attraverso la società francese SOFEMA (Société Française d’Exportation de Matériel Militaire et Aéronautique), specializzata nell’acquisto e nell’ammodernamento di hardware militare francese. E, infine, l’acquisto da parte del governo nigeriano, un anno e mezzo or sono, di 43 UAV armati Bayraktar TB2, azienda turca all’avanguardia nei droni che recentemente ha acquistato anche la divisione militare della Piaggio. Alla luce di queste considerazioni è possibile ipotizzare un intervento, quello Usa, destinato a conquistare a prezzi stracciati i mercati delle materie prime nigeriane lanciando a quel Governo un messaggio chiaro sui futuri acquisti di armi da guerra? Fonti: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX%3A32020D1502&qid=1618825633689 https://policy.trade.ec.europa.eu/enforcement-and-protection/investment-screening_en https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_25_3007 https://www.analisidifesa.it/?s=nigeria Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
NIGERIA: NATALE TRA LE BOMBE USA CONTRO LA MINACCIA JIHADISTA “DISTANTE MILLE CHILOMETRI”
Bombe made in USA sulla Nigeria nel giorno di Natale, in un’operazione concertata con il governo di Abuja. Trump ordina un attacco per – dice – “proteggere i cristiani dai terroristi islamici”. La Nigeria, il maggiore stato africano per riserve petrolifere, ricorda la campagna bellica che Trump sta portando avanti contro i “trafficanti” venezuelani: il Venezuela, infatti, detiene il primato mondiale per le riserve petrolifere accertate. Secondo il presidente Donald Trump, i campi dell’ISIS attaccati nella notte del 25 dicembre, sono stati “decimati”. La CNN racconta lo choc nel villaggio nigeriano colpito dai missili, dove i residenti negano attività dell’ISIS nell’area. Il quadro su quanto accaduto in Nigeria con il giornalista Andrea Spinelli Barrile. Ascolta o scarica
Quando le fonti sono utilizzate: protezione sussidiaria al richiedente asilo nigeriano
Il Tribunale di Bari riconosce la protezione sussidiaria al cittadino nigeriano dopo aver impugnato il provvedimento adottato dalla Commissione Territoriale di Bari che recava un diniego della domanda di protezione internazionale. La decisione è un vero è proprio trattato su come devono essere valutate le fonti e su come vanno applicate. Il Tribunale di Bari accoglie il ricorso riconoscendo la protezione sussidiaria con la seguente motivazione: “Il ricorso è parzialmente fondato e, pertanto, va accolto nei limiti di seguito precisati. Venendo al merito della controversia, nel corso dell’audizione svoltasi dinanzi alla Commissione Territoriale il 4 luglio 2024, il richiedente [nato a Bai Koke (in Camerun) e trasferitosi in Nigeria nel villaggio di Awo Omamma, nell’Imo State, di etnia igbo, di religione cristiana, tredici anni di scolarizzazione, farmacista, familiari (fratellastri e sorellastre) in Patria] ha esposto di aver lasciato l’Imo State nel 2022 perché teme di essere ucciso dal gruppo “Ebube Agu” i cui membri hanno incendiato la sua abitazione. In particolare, il ricorrente ha riferito: – di aver vissuto con il padre, sin da quando i genitori hanno divorziato; – di non avere memoria della madre; – che il padre si è risposato; – di essersi trasferito con la matrigna, i fratellastri e le sorellastre in Imo State; – di essere stato maltrattato dalla matrigna; – di aver lavorato come farmacista presso l’attività dello zio e, successivamente, di aver aperto una farmacia; – di aver deciso di lasciare la Nigeria; – di essere stato ospitato da alcuni amici e di aver frequentato, in quel periodo, il gruppo “eastern security network”, di cui è diventato membro contro la sua volontà; – di aver perso la casa perché incendiata dai membri del gruppo avversario Ebube Agu. Quanto alla vicenda personale del ricorrente e agli elementi posti a fondamento della domanda di protezione internazionale, appare utile rammentare che il richiedente la protezione internazionale è, secondo i fondamentali principi regolanti il diritto di azione, gravato dall’onere di allegare e dimostrare le circostanze di fatto integranti i presupposti della protezione invocata, anche sotto il profilo del pericolo di subire grave danno in caso di rimpatrio, con preciso riferimento alla effettività e attualità del rischio. Qualora tuttavia taluni fatti non siano suffragati da prove documentali o di altro tipo, la loro conferma non è necessaria se l’istante abbia compiuto sinceri sforzi per circostanziare la domanda, abbia prodotto tutti gli elementi in suo possesso ed abbia fornito spiegazione plausibile della mancanza di altri, le dichiarazioni siano coerenti e plausibili, la domanda sia stata presentata quanto prima possibile e sia accertata la credibilità dell’interessato (Cass., S.U., n. 27310/2008).  In altre parole, allorquando l’onere della prova non sia stato assolto dal richiedente la protezione internazionale per motivi ritenuti in qualche misura “meritevoli” dal legislatore (art. 3, comma 5, d.lgs. n. 251/2007), il giudice non può sic et simpliciter accogliere l’istanza, ma è comunque chiamato a valutare la fondatezza dei relativi presupposti sostanziali alla stregua di una valutazione probabilistica da compiersi in forza non di mere ipotesi astratte o congetturali, ma in base alle condizioni concrete esistenti nel paese d’origine dello straniero, la cui sussistenza deve pur sempre essere dimostrata dall’istante, quanto meno in termini di prova logica o circostanziale, non essendo all’uopo sufficienti le dichiarazioni dell’interessato, le attestazioni provenienti da terzi estranei al giudizio (in difetto di altri elementi di prova atti a suffragare le risultanze promananti da detti scritti), il riferimento a situazioni politico- economiche di dissesto del Paese di origine o a persecuzioni nei confronti di non specificate etnie di appartenenza ovvero il richiamo al fatto notorio, non accompagnato dall’indicazione di specifiche circostanze riguardanti direttamente il richiedente, il quale per l’appartenenza ad etnia, associazione, credo politico o religioso, ovvero in ragione delle proprie tendenze o stili di vita, rischi verosimilmente specifiche misure sanzionatorie a carico della sua integrità fisica o libertà personale (tra le altre, Cass. n. 26278/2005, n. 18353/2006, n.26822/2007). In tema di protezione internazionale, i doveri di cooperazione e integrazione istruttoria, di cui agli artt. 8, comma 3, e 27, comma 1-bis, del d.lgs. n. 25 del 2008, postulano il puntuale assolvimento dell’onere di allegazione e prova da parte del richiedente asilo, cosicché, in presenza di allegazioni o produzioni generiche, il giudice non è tenuto ad adottare d’ufficio alcuna iniziativa per supplire a carenze istruttorie circa la situazione personale del richiedente, non avendo a disposizione gli elementi indispensabili per orientare utilmente la propria ricerca. (cfr. Cass.Civ., sez. 1, ordinanza n. 29455 del 14.11.2024) A diverse conclusioni deve pervenirsi riguardo alla domanda subordinata di riconoscimento della protezione sussidiaria. Considerato che la Commissione territoriale ha ritenuto credibile il racconto del ricorrente con riferimento alla nazionalità e alla zona di provenienza, la domanda di riconoscimento della protezione sussidiaria deve essere accolta. In particolare, con riferimento previsione di cui alla lett. c) dell’art. 14 D.lgs. 251/2007, deve preliminarmente osservarsi che, come evidenziato dalla giurisprudenza europea (cfr. CGUE del 17/2/2009, C-465/07, Elgafaji), “la sussistenza di una minaccia grave e individuale alla vita o alla persona di un civile non necessita della prova che il richiedente sia oggetto specifico di minaccia per motivi peculiari attinenti alla situazione personale. La minaccia si considera, infatti, provata, eccezionalmente, quando il conflitto armato in corso nel Paese di provenienza del richiedente è di tale gravità che la sola presenza del civile nel Paese in questione rappresenta di per sé un rischio effettivo di subire tale minaccia”. Inoltre, è stato precisato nella menzionata decisione giurisdizionale che “qualora il grado di violenza indiscriminata che caratterizza il conflitto armato in corso” non è tale da raggiungere un livello talmente elevato da far emergere fondati motivi per ritenere che un civile, rientrato nel Paese o nella regione in questione, correrebbe a causa della sua sola presenza sul territorio un rischio effettivo di subire una minaccia grave ed individuale alla vita o alla persona, grava sul ricorrente quantomeno allegare – al fine del successivo approfondimento istruttorio ufficioso – gli elementi peculiari della sua situazione personale idonei a dimostrare il rischio che egli possa essere colpito specificamente. La situazione della Nigeria, vista la vastità del suo territorio, deve essere analizzata prendendo in considerazione le diverse aree geografiche del paese, essendo differenti le condizioni di sicurezza e le criticità nelle diverse aree del Paese, e considerato che la situazione globale del Paese non rappresenta un contesto che possa qualificarsi come generalizzata situazione di violenza indiscriminata, considerato anche che il maggior numero di vittime continua ad essere registrato negli stati del nord e del nord-ovest colpiti dal banditismo e dall’insurrezione di Boko Haram. Il sud-est è la più piccola delle sei zone geopolitiche della Nigeria e comprende gli stati di Enugu, Imo, Ebonyi, Abia e Anambra ed in quest’area non sono in corso insurrezioni armate. La violenza nella zona è causata dal conflitto legato al popolo indigeno del Biafra (IPOB) e alla sua ala di sicurezza, la Eastern Security Network (ESN)2; in tale contesto, i media nigeriani hanno riferito che oltre 287 persone sono state uccise nel sud-est tra gennaio e maggio 2022. Per quello che concerne gli scontri collegati ai movimenti secessionistici, secondo il rapporto prodotto da Nextier, l’Imo è stato uno dei più coinvolti dell’area nel 2021, dove si sono contate 46 morti e tale dato è confermato anche nel 2022, sebbene il numero dei morti causato da incidenti relativi alle lotte secessioniste sia sceso a 36. Secondo l’Austrian Centre for Country of Origin & Asylum Research (ACCORD), nel 2022 sono 171 gli incidenti hanno avuto luogo nello Stato di Imo, con 70 incidenti che hanno causato la morte di 166 persone. Secondo ACLED, nel corso del 2022, nello Stato di Imo vi sono stati 125 episodi violenti (di cui 44 combattimenti, 12 rivolte, 4 esplosioni e 65 episodi di violenza contro i civili) che hanno portato al decesso di 164 persone. Secondo l’European Union Agency for Asylum (EUAA), gli incidenti di sicurezza e di violenza sono aumentati durante il periodo che va da gennaio 2022 a settembre 2023 nella regione sud-orientale della Nigeria, e in particolare nello Stato di Imo, che è tra gli Stati con il maggior numero di eventi di sicurezza nel sud della Nigeria. Secondo il Council on Foreign Relations’ Nigeria Security Tracker, un database che mappa la violenza politica e gli “incidenti violenti legati a malcontenti politici, economici e sociali”, basato su un’indagine settimanale dei resoconti della stampa nigeriana e internazionale, 218 morti sono stati segnalati nell’Imo State tra il 01/01/2022 e il 01/07/2023. Nel corso del 2023 (dati aggiornati al 03.11.2023), ACLED ha registrato 85 eventi totali (27 battaglie, 2 rivolte, 6 esplosioni e 50 episodi di violenza contro i civili) che hanno portato al decesso di 134 persone. Secondo la Foundation for Partnership Initiatives in the Niger Delta (PIND), un’organizzazione senza scopo di lucro che promuove la pace e la crescita economica equa nel Delta del Niger”, sulla base del proprio monitoraggio delle vittime riportate, lo Stato di Imo si è classificato “very high” per quanto riguarda la mortalità collegata alla violenza negli Stati del Delta del Niger durante il primo (gennaio-marzo) e il secondo (aprile-giugno) trimestre del 2023. Secondo la stessa fonte, i principali fattori di violenza presenti in Imo State sono la criminalità organizzata e gli scontri legati alle pretese separatiste. Ancora, sempre secondo PIND, nonostante una diminuzione degli episodi di violenza che hanno causato vittime da 39 nel primo trimestre del 2023 a 25 nel secondo trimestre del 2023, c’è stato un aumento delle vittime dei conflitti da 30 nel primo trimestre a 69 nel secondo trimestre del 2023. Le informazioni sulla situazione di sicurezza dell’Imo State relative al 2024 rilevano che l’intensità del conflitto civile non si è attenuata. In particolare, i dati raccolti dal BAMF – Federal office for migration refugees (Germay) – attestano che tra settembre e ottobre 2024 si è verificata una serie di attacchi contro i civili, tra cui, in data 05/11/2024, l’esplosione di una bomba in un mercato dell’Imo, che ha causato due decessi e molteplici feriti. Gli atti di violenza nella regione continuano ad essere attribuiti ai membri del popolo indigeno del Biafra (IPOB) e, in particolare, al suo braccio armato (ESN), anche se il gruppo continua a negare le accuse ricevuto. Dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2024, ACLED ha registrato 92 eventi securitari classificati come violenza politica 15, di cui 31 violenze come i civili, 58 battaglie, 2 scontri ed violenza da remoto, che hanno causato in totale 162 vittime (125 correlate alle battaglie, 34 alle violenze contro i civili, 3 agli scontri) nello stato di Imo. Nello stesso periodo di tempo, Nigeria Watch ha registrato 62 eventi, che hanno causato la morte di 205 persone. Tra gli eventi registrati da Nigeria Watch risultano altresì episodi di violenza domestica, episodi di criminalità comune, incidenti e disastri naturali non rilevanti ai fini della valutazione della situazione di sicurezza. Altresì, le recenti notizie relative al conflitto del Biafra raccolte tra gli ultimi mesi del 2024 e i primi mesi del 2025 attestano un aggravio della situazione di sicurezza nel Paese. In particolare, a metà febbraio 2025 una serie di eventi violenti ha attirato l’attenzione dei media nigeriani sulla zona del sud-est del Paese. Ad esempio, il 16.02.25, la polizia ha annunciato di aver ucciso cinque sospetti membri dell’Eastern Security Network (ESN), durante operazioni di sicurezza effettuate in Imo State pochi giorni prima. Il 17/02/25 e il 19/02/25 sono state uccise complessivamente quattro persone in uno scontro tra due comunità nello stato di Ebonyi. L’8 e il 9 febbraio la polizia ha ucciso cinque membri dell’ala armata dell’Indigenous Peoples of Biafra (IPOB), Eastern Security Network (ESN). Il Center for Strategic and International Studies (CSIS), organizzazione di ricerca no profit inglese, ha pubblicato a marzo 2025 un report sulla situazione di sicurezza dell’Imo State e, in particolare, sul come il conflitto tra governo e gruppi militati indipendentisti sia percepito dai civili. Nello specifico, l’indagine ha rilevato che, a fronte della guerra civile, sarebbero sorti una serie di gruppi armati informali e incontrollati, anche affiliati all’esercito, che andrebbero a comprimere significativamente la qualità della vita dei civili, rendendo la situazione di sicurezza del Paese ancora più precaria. Al fine di contrastare gli attacchi delle forze militari, i cittadini si starebbero organizzando autonomamente in gruppi informali di vigilantes. Il sentimento comune diffuso tra gli abitanti dell’Imo sarebbe di preoccupazione sia nei confronti dell’esercito sia nei confronti dei vari gruppi militari, tra cui l’ESN. Nel 2025, tra il mese di maggio e quello di agosto, si è registrato in Imo State un aumento della violenza. L’8 maggio, uomini armati hanno ucciso a colpi d’arma da fuoco almeno 30 viaggiatori lungo l’autostrada Okigwe-Owerri nello stato di Imo; la polizia ha attribuito l’attacco al gruppo separatista Indigenous People of Biafra e alla sua ala armata, Eastern Security Network. Nel mese di luglio, tre comunità di Umualoma, Ndiakunwanta e Ndiejezie ad Arondizogu, area governativa locale di Ideato Nord, nello stato di Imo, sono state colpite e sono rimaste uccise almeno sette persone. Secondo altre fonti, i morti sarebbero stati 18 in bar, negozi e zone residenziali, colpite sporadicamente da uomini armati. La polizia ha attribuito l’attacco all’IPOB e alla sua ala militare, l’Eastern Security Network (ESN), ma il gruppo ha negato qualsiasi coinvolgimento. I giornali hanno riportato decine di morti (si presume almeno 40), con molti feriti. Dal 1° gennaio 2025 al 22 agosto 2025, ACLED ha registrato nello stato di Imo 56 eventi securitari classificati come violenza politica24, di cui 38 violenze contro i civili, 16 battaglie, 2 esplosioni, che hanno causato un totale di 103 vittime (77 correlate alle violenze contro i civili, 25 alle battaglie, 1 alle esplosioni). Per lo stesso periodo di tempo, Nigeria Watch ha registrato 40 eventi, che hanno causato la morte di 181 persone (gli scontri tra IPOB/ ESN e forze di polizia avrebbero causato circa 50 vittime e il 5 gennaio attacchi da parte di uomini armati avrebbero causato 36 vittime nell’LGA di Orsu, il 24 luglio, 19 vittime nell’LGA di Ideato North, così 11 persone che viaggiavano sono state uccise sulla strada da uomini armati l’8 maggio). Tra gli eventi registrati da Nigeria Watch risultano episodi di violenza domestica, episodi di criminalità comune, incidenti e disastri naturali non rilevanti ai fini della valutazione della situazione di sicurezza. Alla luce delle informazioni ottenute e delle diverse dinamiche di scontro, instabilità e incertezza sopra descritte, si ritiene che l’Imo State sia caratterizzato da una situazione di conflitto armato con violenza indiscriminata nei confronti dei civili, ai sensi dell’art. 14, lett. c) del D.lgs. 251/2007, e che sussista, pertanto, il rischio effettivo che il ricorrente, in caso di rientro nella sua zona di provenienza, possa subire gravi minacce alla propria vita o incolumità”. Tribunale di Bari, decreto dell’8 ottobre 2025 Si ringrazia l’Avv. Uljana Gazidede per la segnalazione e il commento. -------------------------------------------------------------------------------- * Consulta altri provvedimenti relativi all’accoglimento di richieste di protezione da parte di cittadini/e della Nigeria * Contribuisci alla rubrica “Osservatorio Commissioni Territoriali” VEDI LE SENTENZE: * Status di rifugiato * Protezione sussidiaria * Permesso di soggiorno per protezione speciale
Status di rifugiata alla richiedente nigeriana per la sussistenza degli indici tipici della tratta
La donna aveva già raccontato in sede di audizione avanti la competente Commissione territoriale di essere vittima tratta poiché rinchiusa, durante i mesi trascorsi in Libia, in una connection house e qui costretta alla prostituzione. Tuttavia, la Commissione non l’ha ritenuta credibile. Di diverso avviso invece il Tribunale secondo il quale: “(…) ritiene il Collegio di non condividere il giudizio della Commissione Territoriale, dal momento che le dichiarazioni della ricorrente, valutate alla luce dei principi di interpretazione elaborati dalla giurisprudenza nazionale e comunitaria, in realtà confermano la sussistenza e il fondato rischio di atti persecutori, compresa la possibile ed anzi verosimile ricaduta nelle maglie dei trafficanti per le ragioni che si diranno. Non si condividono le contestazioni di genericità e scarsa verosimiglianza delle dichiarazioni della ricorrente, che invece appaiono precise e coerenti con le fonti istituzionali e con i criteri indicativi della tratta. Si sottolinea inoltre che le plurime dichiarazioni rese negli anni in diversi contesti e innanzi a diverse autorità non hanno mai fatto emergere contraddizioni o circostanze inverosimili, ma anzi sono state sempre coerenti e dettagliate. Va soltanto chiarito, a questo ultimo proposito, che nessuna perplessità può derivare dal fatto che la narrazione si sia arricchita progressivamente e non sia apparsa fin dall’inizio completa, determinando la necessità di due ulteriori audizioni. In presenza di vicende profondamente traumatiche, come quelle narrate dalla richiedente, è necessario adottare un approccio che tenga conto della condizione di vulnerabilità derivante dalle esperienze subite, senza pretendere una esposizione immediata, perfetta e lineare dei fatti.” Il Tribunale ha poi valutato la sussistenza degli indici tipici della tratta, e cioè: * la storia familiare; * la strategia di reclutamento; * la presenza di un rito magico cui la vittima si sente avvinta; * le fasi di pianificazione del viaggio; * lo sfruttamento nel Paese di transito o di destinazione; * la presenza di un debito da ripagare a mezzo di un lavoro illecito. Il conseguente accertamento della condizione di vulnerabilità della richiedente (il rientro in Nigeria la esporrebbe ad un elevato rischio di re-trafficking) ha quindi portato il Tribunale a ritenere la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiata ai sensi dell’art. 1 della Convenzione di Ginevra e degli arti. 7 e 8 del D.Lgs 251/07. Tribunale di Milano, decreto del 29 settembre 2025 Si ringrazia l’Avv. Michele Pizzi per la segnalazione e il commento. -------------------------------------------------------------------------------- * Consulta altri provvedimenti relativi all’accoglimento di richieste di protezione da parte di cittadini/e della Nigeria * Contribuisci alla rubrica “Osservatorio Commissioni Territoriali” VEDI LE SENTENZE: * Status di rifugiato * Protezione sussidiaria * Permesso di soggiorno per protezione speciale
Rapiti bimbi e insegnanti da una scuola in Nigeria
Secondo le notizie appena giunte, nelle prime ore di venerdì molti bambini e insegnanti sono stati rapiti da una scuola secondaria nello Stato del Niger, in Nigeria, pochi giorni dopo un altro attacco avvenuto lunedì nello Stato di Kebbi che ha portato al rapimento di 25 ragazze da un collegio. “I bambini non dovrebbero mai essere oggetto di violenza e le scuole devono essere luoghi sicuri dove ragazze e ragazzi possano imparare senza paura”, ha affermato Gilles Fagninou, Direttore regionale dell’UNICEF per l’Africa occidentale e centrale. “Il rapimento di studenti e insegnanti è una violazione brutale e grave dei diritti dei bambini e un attacco scioccante alla loro sicurezza e istruzione”. Esortiamo tutte le parti coinvolte a garantire il rilascio immediato e sicuro di ogni bambino e insegnante rapito”, ha affermato Fagninou. “I bambini della Nigeria hanno bisogno di protezione. Le comunità devono poter mandare i propri figli a scuola sapendo che torneranno a casa sani e salvi”. Nel 2015, il Governo nigeriano ha approvato la Dichiarazione sulle Scuole Sicure, che delinea misure concrete per salvaguardare la natura civile delle scuole e delle università al fine di garantire agli studenti un accesso sicuro all’istruzione durante i conflitti. L’UNICEF invita tutte le parti interessate a proseguire gli sforzi per attuare pienamente la Dichiarazione sulle Scuole Sicure in Nigeria. L’UNICEF sta collaborando con i partner governativi, la società civile e le comunità per rafforzare i sistemi di protezione dell’infanzia e promuovere ambienti di apprendimento sicuri e inclusivi in tutto il paese. Il rafforzamento di questi sistemi e ambienti è essenziale per prevenire future violazioni e proteggere meglio i bambini. UNICEF
VERONA: CHIUSA L’OCCUPAZIONE DEL GHIBELLIN, MA “LA LOTTA È ANCORA APERTA”. TRASMISSIONE SPECIALE CON LE VOCI PROTAGONISTE
Si è chiusa l’esperienza di occupazione abitativa del Ghibellin Fuggiasco. Attiviste e attivisti del Laboratorio Autogestito Paratod@s di Verona hanno comunicato alla stampa una decisione presa già da alcuni mesi e che a portato alla chiusura definitiva dello stabile di viale Venezia 51, lo scorso 10 maggio. Il tempo intercorso da allora è servito a Paratod@s per elaborare una posizione politica da rendere pubblica e anche per continuare a trovare una soluzione abitativa alle decine di migranti che senza il Ghibellin non hanno un posto dove abitare. L’idea di occupare lo stabile abbandonato da trent’anni, che si trova a lato dello spazio Paratod@s, era stata presa nel 2021. All’epoca decine di giovani originari principalmente da alcuni paesi dell’Africa occidentale, erano stati ospitati nei locali in affitto da compagni e compagne, dove da dieci anni si svolgono attività politiche e culturali. Era poi scaturita l’idea di occupare la struttura adiacente al Laboratorio. Non doveva essere un’occupazione di lungo periodo, precisano nel comunicato diffuso oggi il collettivo Paratod@s, “pensavamo si trattasse di una situazione temporanea e non immaginavamo l’inizio di un percorso”. I coinquilini che alloggiavano al Ghibellin erano perlopiù lavoratori in regola con il permesso di soggiorno, provenienti principalmente da Mali, Burkina Faso, Senegal, Gambia e Nigeria. Oltre 150 quelli ospitati negli anni: hanno alloggiato nei due piani dello stabile occupato, in alcuni periodi, anche da 60 persone contemporaneamente. Negli stessi spazi aveva trovato alloggio anche Moussa Diarra, ventiseienne maliano ucciso dalla Polizia il 20 ottobre scorso. “Le condizioni igienico/sanitarie e le problematiche strutturali dell’edificio non consentivano più di garantire il pieno rispetto della dignità umana. E se non abbiamo tenuto fede all’impegno di chiudere prima dell’inverno è stato solo per non aggiungere altro disagio alla già grave emergenza freddo, gestita con numeri e modalità che da sempre riteniamo insufficienti e non adeguate”, è scritto nel comunicato stampa. “Negli anni si è venuta a creare una comunità di lotta composta da attivisti e migranti“, aggiungono ai nostri microfoni da Paratod@s, ripercorrendo l’esperienza. “Speravamo che l’enormità del problema sollevato e la nostra spinta dal basso avrebbero portato a risposte concrete e ad un cambio radicale di visione sul tema casa, accoglienza e dormitori”. Negli anni qualche risposta è arrivata, lo riportano i numeri diffusi oggi da Paratod@s: “15 persone sono stabilmente ospitate in strutture Caritas, attraverso l’intervento del vescovo Pompili, tra dicembre 2023 e gennaio 2024; 22 persone hanno una casa AGEC (tra quelle non comprese nel piano di riatto/assegnazione dell’ente) attraverso la collaborazione con la cooperativa La Casa degli Immigrati; 5 persone hanno ottenuto posti letto attraverso la collaborazione con la cooperativa La Milonga; 1 persona ha avuto posto letto attraverso i servizi sociali del Comune di Verona; circa 30 persone hanno ottenuto la residenza fittizia, attraverso il dialogo con l’ufficio anagrafe del comune di Verona e la collaborazione con la rete sportelli; 6 persone sono state escluse da qualunque tipo di percorso e soluzione da parte delle istituzioni, nonostante la pressione esercitata nei mesi successivi, affinché si trovasse una sistemazione”. Compagni e compagne di Paratod@s rivendicano un’esperienza che “ha mostrato come l’azione dal basso di autorecupero di un edificio abbandonato sia pratica possibile, realizzabile e necessaria. In una città come Verona, con centinaia di edifici pubblici vuoti, con un mercato immobiliare intossicato dal profitto, in cui a student3 universitari3 vengono chiesti 500 euro per un posto letto, i progetti di Hotel/cohousing sociale dovrebbero essere pubblici e accessibili”. Radio Onda d’Urto ha incontrato la comunità del Ghibellin presso il Laboratorio Autogestito Paratod@s e ha realizzato una trasmissione speciale con i protagonisti dell’esperienza dell’occupazione abitativa. La prima parte della trasmissione (37 minuti). Ascolta o scarica La seconda parte della trasmissione (42 minuti). Ascolta o scarica Con le voci di Rachele Tomezzoli, Giuseppe Capitano, Osasuyi, Alessia Toffalini, Bakari Traoré, Sekou.
Riconosciuta la protezione speciale al richiedente nigeriano, dopo violazione dei termini della cd. procedura accelerata
Il Tribunale di Napoli ha riconosciuto la protezione speciale in seguito alla presentazione dell’istanza ex art. 7-quinquies del D.L. n. 20/2023. Ciò che rende peculiare questa decisione è il fatto che, all’epoca, il ricorrente aveva presentato una nuova domanda di protezione internazionale presso la Questura di Taranto. La domanda era stata dichiarata inammissibile dalla Commissione Territoriale di Caserta. Assegnaci il tuo 5‰: scrivi 00994500288 Successivamente, il richiedente si è rivolto al difensore legale, quando ormai erano trascorsi i 15 giorni previsti per proporre ricorso secondo la procedura accelerata. La difesa ha quindi sollevato un’eccezione, sostenendo che non erano stati rispettati i termini della procedura accelerata e che, di conseguenza, dovevano applicarsi i termini ordinari di 30 giorni. Il Tribunale di Napoli ha accolto questa eccezione, ritenendo il ricorso tempestivo. Ne deriva che l’effetto sospensivo del provvedimento impugnato è automatico e che il termine per proporre ricorso non è di 15, ma di 30 giorni. A questo proposito, va ricordato che – per quanto riguarda i termini procedurali previsti dall’art. 28-bis del D.Lgs. 25/2008 – la giurisprudenza, sia di legittimità che di merito, è da tempo consolidata. È stato infatti affermato il principio secondo cui, in caso di superamento dei termini per l’audizione del richiedente o per la decisione della Commissione, si ripristina la procedura ordinaria. In tal caso, si applica nuovamente il principio generale della sospensione automatica del provvedimento della Commissione Territoriale e il termine per impugnare torna ad essere quello ordinario di trenta giorni, previsto dall’art. 35-bis, comma 2, del medesimo decreto. Nel merito, il ricorrente ha dimostrato una solida integrazione sociale e lavorativa. Come rilevato dal Tribunale: “L’acclarata stabilità lavorativa rende l’istante inespellibile ai sensi dell’art. 19, comma 1.1, del Testo Unico sull’Immigrazione, poiché il rimpatrio violerebbe i suoi diritti fondamentali alla vita privata, tutelato dall’art. 8 della CEDU, nonché i diritti al cibo, all’abitazione e a un ambiente salubre, riconosciuti dal Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, adottato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 16 dicembre 1966, entrato in vigore il 3 gennaio 1976 e ratificato dall’Italia con la legge n. 881/1977”. Tribunale di Napoli, decreto del 15 luglio 2025 Si ringrazia l’Avv. Mariagrazia Stigliano per la segnalazione e il commento. * Consulta altre decisioni relative al riconoscimento della protezione speciale
Nigeria, dopo trent’anni concessa la grazia postuma a Ken Saro-Wiwa, scrittore e attivista
Il presidente nigeriano Tinubu ha concesso la grazia postuma a Ken Saro-Wiwa e ad altri otto attivisti Ogoni giustiziati nel 1995, suscitando reazioni contrastanti. Attivisti e familiari chiedono ora la piena assoluzione e la fine dell’impunità per i crimini ambientali nel Delta del Niger. Il presidente nigeriano Bola Tinubu ha annunciato la grazia per Ken Saro-Wiwa e altri otto attivisti politici del popolo Ogoni, tutti giustiziati 30 anni fa durante la dittatura militare. La scorsa settimana, il presidente nigeriano, parlando davanti all’Assemblea nazionale, ha annunciato l’intenzione di concedere la grazia presidenziale postuma a nove attivisti Ogoni, tra cui il notissimo scrittore e attivista ambientalista Ken Saro-Wiwa, impiccati nel 1995 dopo un processo sommario in un tribunale militare per via delle loro proteste e del loro attivismo contro l’inquinamento provocato da Shell nel Delta del Niger, regione ricca di petrolio in cui vive il gruppo etnico Ogoni. Quelle esecuzioni scatenarono la condanna internazionale contro l’allora giunta militare nigeriana di Sani Abacha e continuano ancora oggi a essere una questione altamente controversa nella storia del Paese. “Non si può perdonare qualcuno che non ha commesso alcun reato; chiediamo la totale assoluzione”, ha detto alla stampa nigeriana Celestine Akpobari, coordinatrice dell’Ogoni Solidarity Forum, in aperta polemica con la decisione presidenziale di graziare gli attivisti giustiziati decenni fa. “Dire ‘perdono’, penso sia un insulto. Se c’è un gruppo che ha bisogno di perdono, è proprio il governo nigeriano, che ha commesso così tanti crimini contro il popolo Ogoni”. Il portavoce di Tinubu ha respinto tali critiche. “Il presidente ha fatto ciò che è normale. Possono presentare una richiesta di esonero e il presidente se ne occuperà”, ha dichiarato Bayo Onanuga all’agenzia Reuters, in risposta all’organizzazione. Diversa invece la posizione della famiglia di Ken Saro-Wiwa: secondo una dichiarazione firmata da Noo Saro-Wiwa, scrittrice britannico-nigeriana e figlia del defunto attivista, diffusa ai media nigeriani, “vogliamo credere che il conferimento di queste onorificenze nazionali simboleggi l’innocenza di questi eroi e rafforzi ulteriormente la visione globale secondo cui la sentenza emessa quasi 30 anni fa era errata e la loro esecuzione considerata un omicidio giudiziario”. Nella sua dichiarazione, in cui ringrazia anche il presidente Tinubu “per aver fatto la cosa giusta”, Noo Saro-Wiwa ha reiterato le accuse contro Shell, che ha causato “devastazioni ambientali” con le sue attività nel Delta del Niger, chiedendo anche al presidente “una revisione del procedimento giudiziario che ha portato a questa sentenza errata, che ha causato una perdita così colossale alla nostra famiglia, al popolo Ogoni e ai nigeriani”. Nnimmo Bassey, noto ambientalista nigeriano e direttore della fondazione Health of Mother Earth, è invece di parere diverso: “Ken Saro-Wiwa e gli altri meritano di essere onorati, ma in un momento in cui il governo è disperato e vuole aumentare la produzione di petrolio, mentre l’inquinamento continua incessantemente, la decisione è inopportuna”, ha dichiarato al quotidiano Premium Times. La grazia presidenziale, ha detto Bassey, non basta perché Ken Saro-Wiwa e gli altri otto attivisti sono innocenti e andrebbero quindi scagionati: “Una semplice grazia in questo momento sembra mirare alla riapertura dei pozzi petroliferi nell’Ogoniland, un passo che significherebbe ballare sulle tombe dei leader assassinati. L’assoluzione è l’azione politica che chiediamo al governo per porre fine al genocidio ambientale e agli altri crimini commessi contro il popolo Ogoni”. La Shell, che ha interrotto le trivellazioni petrolifere nella zona nei primi anni Novanta e in seguito ha venduto i suoi beni nella regione, ha negato qualsiasi responsabilità o illecito. Nel marzo 2022, un tribunale olandese ha respinto una causa contro la multinazionale petrolifera, intentata da quattro vedove degli attivisti giustiziati dal governo nigeriano nel 1995, tra cui proprio la vedova Saro-Wiwa: la corte olandese ha stabilito che non c’erano prove sufficienti per supportare l’affermazione delle vedove secondo cui Shell fosse coinvolta nella corruzione di testimoni legati al caso. Tuttavia, nel 2019, un tribunale danese aveva riconosciuto alle vedove una prima vittoria nella loro lunga battaglia, consentendo al processo di continuare ma avvisando i ricorrenti che dovevano provare la responsabilità di Shell. Da 30 anni, i parenti dei nove Ogoni assassinati cercano di mettere Shell di fronte alle proprie responsabilità nei tribunali stranieri, dopo aver esaurito ogni possibilità legale in Nigeria. La compagnia anglo-olandese è stata accusata di aver prodotto documenti falsi e corrotto testimoni per risultare estranea ai fatti, e ha anche pagato 15,5 milioni di dollari a un gruppo di famiglie di attivisti, inclusa la famiglia di Saro-Wiwa, con un accordo siglato nel 2009 in cui tuttavia ha negato ogni responsabilità o illecito. Oggi, l’amministrazione Tinubu sta facendo sforzi importanti per riprendere le trivellazioni petrolifere nell’Ogoniland, sforzi che tuttavia hanno suscitato nuove critiche da parte degli attivisti ambientalisti. Alagao Morris, vicedirettore esecutivo dell’Environmental Defenders Network, un gruppo ambientalista del Delta del Niger, ha dichiarato ai media nigeriani che la grazia ai nove Ogoni sembra essere un tentativo di placare il popolo Ogoni di fronte alla continua devastazione ambientale della regione. “L’inquinamento che dovrebbe essere affrontato non è stato affrontato”, ha detto Morris, sottolineando che la questione delle trivellazioni petrolifere dovrebbe essere decisa dal popolo Ogoni e che la completa assoluzione di Saro-Wiwa e degli altri attivisti giustiziati sarebbe dovuta avvenire molto tempo fa. La Nigeria, il Paese più popoloso dell’Africa, dipende dal petrolio per oltre il 90% dei proventi delle esportazioni e per circa due terzi delle entrate governative.   Africa Rivista