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Coalizione Epstein contro la Striscia di Gaza, il genocidio continua. Giorno 965. 10 persone uccise, tra cui una mamma e 5 bambini
Gaza-InfoPal. Non si ferma il genocidio “a bassa intensità” perpetrato dall’entità coloniale terrorista israeliana. Giovedì, decine di palestinesi nella Città di Gaza si sono riuniti per le preghiere funebri in memoria delle 10 persone uccise negli attacchi israeliani della notte precedente, tra cui cinque bambini e un anziano. Gli attacchi sono avvenuti il primo giorno dell’Eid al-Adha, la “Festa del Sacrificio”, una festività islamica celebrata da milioni di musulmani in tutto il mondo. Oltre 20 persone sono rimaste ferite negli attacchi, secondo l’ospedale Shifa. Mohammed Shawish, rimasto ferito e vedovo della moglie, è scoppiato in lacrime mentre teneva tra le braccia il suo corpo all’obitorio dell’ospedale, dicendo: “Ho sposato mia moglie per amore. Per amor di Dio, l’ho scelta per amore”. Tra le vittime c’era anche Imad Isleim, combattente della resistenza di Hamas. Giovedì, i presenti hanno portato a spalla il suo corpo avvolto in un sudario bianco e ricoperto da una bandiera di Hamas. Da quando il fragile cessate il fuoco è entrato in vigore lo scorso ottobre, 922 palestinesi sono stati uccisi a Gaza e altri 2.786 sono rimasti feriti, secondo il ministero della Salute della Striscia. (Fonti: Quds Press, Quds News, PressTv, PIC, Al-Mayadeen; ministero della Salute di Gaza; Euro-Med monitor, Telegram; credits foto e video: Quds News network, PIC, Wafa, ministero della Salute di Gaza, Telegram e singoli autori). Per i precedenti aggiornamenti: Genocidio e pulizia etnica a Gaza
May 29, 2026
InfoPal
Coalizione Epstein contro la Striscia di Gaza, il genocidio continua. Giorno 959
Gaza. Secondo quanto comunicato sabato mattina dal ministero della Salute, il bilancio delle vittime della guerra genocida israeliana nella Striscia di Gaza, iniziata il 7 ottobre 2023, è salito a 72.783 morti (accertati e i cui corpi sono stati, in qualche modo, ritrovati). Il Ministero ha aggiunto che anche il numero dei feriti è aumentato, raggiungendo quota 172.779. Nel suo rapporto giornaliero, il Ministero ha inoltre comunicato che nelle ultime 24 ore gli ospedali hanno ricevuto otto corpi di civili e 29 feriti. Dall’entrata in vigore dell’accordo di cessate il fuoco, il 10 ottobre 2025, almeno 890 palestinesi sono stati uccisi e altri 2.677 feriti. Nella foto: un bambino in lutto rivolge un ultimo sguardo al padre, ucciso sabato pomeriggio in un attacco aereo israeliano contro un posto di polizia nella città di Gaza. Nella foto, nu bambino in lutto rivolge un ultimo sguardo al padre, ucciso questo pomeriggio in un attacco aereo israeliano contro un posto di polizia nella città di Gaza. (Fonti: Quds Press, Quds News, PressTv, PIC, Al-Mayadeen; ministero della Salute di Gaza; Euro-Med monitor, Telegram; credits foto e video: Quds News network, PIC, Wafa, ministero della Salute di Gaza, Telegram e singoli autori). Per i precedenti aggiornamenti: Genocidio e pulizia etnica a Gaza
May 23, 2026
InfoPal
Guerra di Israele contro il Libano: 11 cittadini uccisi venerdì
Libano. Secondo fonti libanesi, gli attacchi israeliani nel sud del Libano, avvenuti tra la tarda serata di giovedì e venerdì, hanno causato la morte di almeno 11 persone, tra cui paramedici, soccorritori e un bambino, e il ferimento di diverse altre. Prima dell’alba di venerdì, quattro paramedici sono stati uccisi e altri due feriti in due attacchi contro centri di emergenza nella città di Hannawiyah, nel distretto di Tiro, come riportato dall’agenzia di stampa statale libanese National News Agency. Nel corso della giornata, un raid aereo nei pressi dei villaggi di Deir Qanoun al-Nahr e Abbasiya, sempre nel distretto di Tiro, ha ucciso sei persone, tra cui due paramedici che stavano evacuando i feriti di un precedente attacco. Tra le vittime figurano anche un cittadino libanese e tre siriani, tra cui un bambino. Nella città di Nabatieh, un attacco di droni contro un pick-up ha causato un morto e due feriti, secondo quanto riportato dai media locali. Il ministero della Salute libanese ha dichiarato che un attacco aereo israeliano vicino a un ospedale governativo nella città di Tebnine ha causato gravi danni alla struttura e ferito nove persone, tra cui sette membri del personale ospedaliero, cinque dei quali donne. Nello stesso giorno, gli attacchi aerei israeliani hanno colpito anche diverse città e villaggi nel Libano meridionale. Da parte sua, Hezbollah ha risposto con una serie di operazioni, affermando di averle condotte “in rappresaglia per le violazioni del cessate il fuoco israeliano e gli attacchi contro villaggi e città del sud”. Il gruppo ha dichiarato di aver preso di mira nove assembramenti di soldati, sei siti militari e tre veicoli blindati. Hezbollah ha anche annunciato di aver lanciato un missile terra-aria contro un drone israeliano che sorvolava la regione della Beqaa, nel Libano orientale.
May 23, 2026
InfoPal
Israele assassina 4 paramedici nel sud del Libano. Il video
Tiro (Libano). Quattro paramedici sono stati uccisi la scorsa notte in un attacco israeliano che ha colpito la città di Hanaouayeh, nel distretto di Tiro, nel Libano meridionale. Le vittime sono state identificate come Mousa Kifl, Ali Taj Al-Din, Karim Haidar e Mohammad Hassan Abdel Majid (nella foto, in copertina).
May 22, 2026
InfoPal
Israele continua a bombardare il Libano, nonostante il cessate il fuoco: 6 morti
Libano. Martedì, sei persone sono rimaste uccise e altre tre ferite in seguito ad attacchi israeliani nel sud del Libano, l’ennesima violazione dell’accordo di cessate il fuoco, secondo quanto riportato dai media libanesi. Secondo l’agenzia di stampa statale NNA, quattro civili sono stati uccisi e altri due feriti quando aerei da guerra israeliani hanno bombardato un’abitazione nel quartiere di al-Mahfara a Kfarsir, nel distretto di Nabatieh. In precedenza, un attacco di droni aveva colpito un veicolo vicino al municipio di Harouf, uccidendo un civile e ferendo un consigliere comunale mentre si recavano a distribuire pane ai residenti. Un altro drone ha colpito una motocicletta a Froun, nel distretto di Bint Jbeil, uccidendo una persona. Ulteriori attacchi, che hanno colpito altre aree del sud del Libano, sono stati segnalati ieri sera e martedì. (Fonti: PIC, Quds News).
May 19, 2026
InfoPal
Coalizione Epstein contro la Striscia di Gaza, il genocidio continua. Giorno 952: 13 palestinesi uccisi nelle ultime 24 ore
Gaza-InfoPal/Asia Occidentale. Mentre l’attenzione del mondo è concentrata sulla guerra della Coalizione Epstein contro l’Iran, il regime suprematista ebraico genocida e i suoi alleati continuano a massacrare la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza, violando quotidianamente il cessate il fuoco, prendendo di mira diverse aree con artiglieria, attacchi di droni e colpi d’arma da fuoco, e con milizie qaediste al loro storico servizio… Secondo il ministero della Salute di Gaza, nelle ultime 24 ore gli attacchi aerei israeliani hanno ucciso 13 palestinesi e ne hanno feriti 57. (Fonti: Quds Press, Quds News, PressTv, PIC, Al-Mayadeen; ministero della Salute di Gaza; Euro-Med monitor, Telegram; credits foto e video: Quds News network, PIC, Wafa, ministero della Salute di Gaza, Telegram e singoli autori). Per i precedenti aggiornamenti: Genocidio e pulizia etnica a Gaza
May 16, 2026
InfoPal
78 anni dalla Nakba: una Storia di colonialismo di insediamento ancora in corso
InfoPal. Di Angela Lano. Sono passati 78 anni dalla Nakba, il disastro della nascita di Israele, il 15 maggio 1948, costruita sul territorio e sulla pulizia etnica dei nativi palestinesi.  E’ una tragedia immane, che non ha fine, e che, per sviluppo temporale, può essere paragonata soltanto al genocidio dei nativi del continente americano, sterminati a decine di milioni nell’arco di 500 anni. Il genocidio in corso a Gaza dall’ottobre del 2023 è uno stupro di orrore e violenza perpetrato in diretta davanti a miliardi di esseri umani. Una vergogna, un’infamia dell’Umanità. E’ un grido di dolore che squarcia le anime e le menti di chi assiste impotente allo smembramento, alla dissoluzione dei corpi di bambini, donne, adulti, anziani. Non si era mai visto tanto orrore sfrontato, arrogante e impunito. Ciò che sta succedendo a Gaza va al di là…, è al di là di ogni paragone storico.  E’ la nuova frontiera della mostruosità, della disumanità perversa e psicopatica. Tutti noi, giornalisti indipendenti, studiosi, attivisti, semplici cittadini che seguono giorno dopo giorno la cronaca del macello sionista nella piccola striscia di terra, siamo pervasi da un’onda di morte, di ingiustizia e di rabbia. Proviamo odio contro tale barbarie e ne desideriamo la fine con ogni mezzo e, insieme, la dissoluzione di ciò che ne è causa: il colonialismo israeliano. Il genocidio nella Striscia di Gaza, il genocidio incrementale e la pulizia etnica in Cisgiordania, a Gerusalemme e nei Territori del 1948, e l’occupazione di parte del Libano e della Siria, evidenziano i progetti coloniali di insediamento israeliani in atto: la peggiore forma di colonialismo che l’Occidente egemonico abbia prodotto, quella che passa attraverso lo sterminio delle popolazioni native e la loro sostituzione etnica con coloni che arrivano da fuori come invasori fanatici e cruenti, forti di una millantata “elezione divina” basata su suprematismo etnico-religioso e politico. E’ ciò che accade nella Palestina storica da oltre 80 anni, ed è il piano in atto nella Striscia di Gaza e nell’Asia occidentale tutta. Questa forma particolarmente atroce e barbara di colonialismo ha origini storico-ideologiche in Occidente, nella visione razzista del colonialismo europeo, a partire dal XVI-XVII secolo, e vede nell’ideologia suprematista cristiana, protestante e cattolica, i suoi “miti di origine”. Il Sionismo, difatti, nasce in seno al protestantesimo anglosassone e poi si sviluppa tra le comunità ebraiche europee solo molto più tardi, in piena epoca coloniale europea di fine Ottocento-inizi Novecento. Chi ha creato il sionismo è la Gran Bretagna protestante e imperialista. Tali responsabilità storiche, e attuali, non vanno dimenticate. I fondatori di Israele, i suoi politici e i suoi coloni – ieri come oggi – sono, a tutti gli effetti, colonizzatori bianchi europei. Il colonialismo di insediamento genocida israeliano ha il sostegno dell’Occidente collettivo e di parte del mondo arabo, e di tutte le istituzioni internazionali che non agiscono per fermare gli assassini coloniali e la loro potente lobby.  Questa carneficina giornaliera segna la fine etico-morale, e chissà, anche giuridica, della cosiddetta “comunità internazionale” e delle sue organizzazioni, ONU in primis, del “diritto internazionale”, della “legalità internazionale” e quant’altro abbia mostrato finora i doppi standard e i due-pesi due-misure, il volto razzista e suprematista dell’Occidente egemonico in declino. Le tappe della Catastrofe palestinese: una Storia di colonialismo che non ha fine. 1840. Prima proposta di colonizzazione ebraica. Lord Palmerston, primo ministro inglese suggerisce l’insediamento di ebrei in Palestina per “tener aperta la Porta d’Oriente alle truppe ed ai commerci inglesi”. 1882. Comincia la prima ondata migratoria di ebrei in Palestina (circa 25.000 dalla Russia), favorita dagli inglesi per questioni di colonialismo, provocando i primi disordini contro la popolazione araba. 1891. Petizione di notabili e protesta palestinese contro la vendita di terre agli ebrei e gli abusi da parte dei coloni ebrei. 1896. Theodor Herzl, giornalista ungherese, in seguito all’”affare Dreyfuss”” (ufficiale ebreo francese condannato per alto tradimento senza alcuna prova), pubblica “Lo Stato ebraico”, che segna l’atto di nascita del sionismo politico, del progetto e dell’organizzazione di un movimento per il ritorno degli ebrei in Palestina. 1897. Primo congresso sionista a Basilea (Svizzera), nel quale vengono prese numerose decisioni, prima di tutte quella di fondare “una sede nazionale ebraica” in Palestina. 1900 ca. In Palestina vivono 50.000 ebrei e 600.000 arabi. 1901/3. Disordini a Tiberiade e a Jafa (Jaffa). 1905/6. In seguito al fallimento della rivoluzione russa del 1905, alcuni ebrei russi sbarcarono in Palestina. 1908. Viene fondato il giornale arabo “Al Karmal” a carattere nazionalistico. 1914. Con lo scoppio del primo conflitto mondiale, l’Inghilterra promette l’indipendenza a tutti gli stati arabi che combatteranno l’Impero ottomano. 1915. L’alto commissario britannico al Cairo, Mac Mahon, promette allo sceriffo della Mecca, Hussein, uno stato arabo indipendente che comprenda la Palestina, in cambio della partecipazione araba allo sforzo bellico. 1916. Con gli accordi di Sykes-Picot, la Francia e la Gran Bretagna si spartiscono il Medio Oriente in zone di influenza, senza tenere in alcun conto le promesse britanniche allo sceriffo Hussein, in base al quale la Siria e il Libano diventano francesi, la Giordania e l’Iraq inglesi; la Palestina avrebbe dovuto avere uno status internazionale. 1917. 2 novembre – Lord Balfour a nome di Sua Maestà Britannica invia a Lord Rothschild, per la federazione sionista, una lettera in cui si dichiara che la Gran Bretagna “vede con favore lo stabilirsi in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico…”. Al momento della dichiarazione, la popolazione totale della Palestina è di 700.000 persone: 574.000 musulmani, 74.000 cristiani e 56.000 ebrei. 1917/18. Le truppe inglesi occupano la Palestina. 1918/20. Esodo delle comunità ebraiche russe a seguito di violenze e devastazioni dovute la guerra civile che segue la rivoluzione russa. Come già in occasione dei pogrom del 1881 e del 1904 solo una piccola parte emigra in Palestina. 1919. Primo congresso palestinese a Gerusalemme. 1920. Conferenza di Sanremo: la Palestina diventa protettorato britannico. Manifestazioni e rivolte arabe contro il mandato britannico. Gli inglesi riconoscono come lingua ufficiale accanto ad inglese ed arabo l’ebraico, modernizzato da Eliezer Ben Yehudi. In Palestina gli arabi sono circa 800.000 e gli ebrei 80.000. Fondazione dell’organizzazione sionista militare Haganah (nucleo originario del futuro esercito israeliano). 1921. In seguito ai disordini arabi del maggio 1921, viene nominata la Commissione d’Inchiesta Haycraft nel tentativo di alleggerire l’atmosfera in Palestina. Nonostante ritenga gli arabi responsabili dello scoppio della violenza, la commissione sostiene che la radice del problema è l’ansia araba causata dagli impegni pro-sionisti presi dalla diplomazia britannica. La commissione Haycraft fa parte di un processo che porta alla pubblicazione della Carta Bianca di Churchill. 1922. La Lega delle Nazioni ratifica il mandato alla Gran Bretagna per l’amministrazione della Palestina. Il mandato è un sistema creato dalla Lega delle Nazioni secondo il quale “i popoli non ancora in grado di auto-governarsi” sarebbero amministrati da “nazioni più evolute”. Con il tempo queste nazioni, principalmente le Potenze Alleate, avrebbero trasferito l’autorità alla popolazione del luogo. Il trattato non parla della tutela della popolazione residente e la parola “arabo” non viene menzionata.  1925. ‘Izz al-din Qassam, siriano stabilitosi in Palestina qualche anno prima, forma un’organizzazione di rivolta anti-sionista e anti-colonialista con cellule segrete. 1927. Gli ebrei che vivono in Palestina sono ora 150.000. 1928. Insurrezione di grande portata scatenata dai contadini palestinesi: gli inglesi rispondono con una terribile repressione che fa migliaia e migliaia di vittime. Insurrezioni si susseguiranno senza interruzione fino alla grande rivolta del 1936. 1929. Viene costituita l’Agenzia Ebraica al fine di favorire l’immigrazione e la formazione di colonie ebraiche in Palestina. Dal 1880 al 1929 gli ebrei immigrati in Palestina sono 120.000 su circa 4 milioni fuggiti dall’Europa centro-orientale. 1935/36. Qassam inizia la lotta armata e viene ucciso dalle truppe inglesi a Jenin. Gli ebrei in Palestina sono ora 355.000. Rivolta palestinese contro l’occupazione britannica e la crescente immigrazione ebraica. Lo sciopero generale, durato sei mesi, si trasforma nell’estate del ’36 in aperta ribellione armata. Al termine della rivolta, nel ’39, le vittime palestinesi saranno 15.000. 1937. La commissione britannica presieduta da lord Peel propone la spartizione della Palestina tra ebrei e arabi, con 1) la creazione a nord-ovest di uno stato ebraico, 2) una zona comprendente Gerusalemme e Jaffa sotto dominio britannico e 3) il resto del paese riunito alla Transgiordania. Il piano viene rifiutato dai sionisti e dagli arabi. In seguito a una nuova sollevazione della popolazione araba, viene deportata la maggior parte dei suoi leader politici. Al momento gli ebrei sono il 28% della popolazione totale. Terrorismo ebraico-sionista. Iniziano le azioni terroristiche dell’Irgun Zvai Leumi, corpo paramilitare della destra sionista, fondato dal filo-fascista Jabotinskij, contro palestinesi e britannici. 1939. Gli inglesi promettono la costituzione di uno stato arabo-ebraico; rifiuto risoluto da parte araba. 1939/45. In Europa inizia lo sterminio sistematico degli ebrei ad opera dei nazisti. L’Agenzia Ebraica organizza l’immigrazione clandestina in Palestina respingendo le limitazioni imposte dal “Libro Bianco” britannico del ’39. 1944. Il gruppo terroristico ebraico “Stern”, nato da una scissione dell’Irgun, uccide Lord Moyne, ministro britannico per il Medio Oriente. 1945. Gli ebrei residenti in Palestina raggiungono il numero di 608.000 (un numero undici volte superiore a quello del 1917), contro 1.200.000 arabi. 1946. L’Irgun fa saltare con la dinamite la segreteria generale dell’Alto commissariato britannico a Gerusalemme (Hotel King David), causando oltre 90 vittime. 1947, 29 settembre. La Gran Bretagna rimette il proprio mandato sulla Palestina alle Nazioni Unite. 29 novembre. Le Nazioni Uniti approvano la risoluzione 181. Votano a favore URSS, USA e Francia, ma gli Stati arabi votano contro; la Gran Bretagna, la Cina ed altri si astengono. La risoluzione prevede la divisione della Palestina in tre parti: 1) uno stato ebraico sul 56% del territorio, 2) uno stato palestinese, 3) una zona internazionale che comprenda Gerusalemme e Betlemme. Il confine tracciato viene definito “Linea Verde”. 1948. La proclamazione dello stato d’Israele è prevista per il mese di maggio, ma i gruppi armati sionisti muovono una violenta offensiva contro la popolazione palestinese con l’obiettivo di realizzarne l’espulsione dalle loro terre. Nasce l’esercito di liberazione della Palestina, composto da cinquemila volontari tra cui anche iracheni ed egiziani. 9 aprile. A Deir Yassin, sulla strada di Gerusalemme, un commando dell’Irgun, diretto da Begin, uccide 254 persone, in buona parte bambini e vecchi. 11 maggio. I residenti palestinesi di Lydda sono deportati a Ramallah. È la marcia della morte, con numerose vittime. Le deportazioni di massa e l’esodo proseguono a catena. 14 maggio. David Ben Gurion proclama, a Tel Aviv, la nascita dello stato d’Israele, riconosciuto immediatamente da Stati Uniti, URSS ed altri paesi. Gli israeliani controllano, non più il 56%, bensì, il 77% del territorio. Gerusalemme viene divisa tra Israele e Giordania: la Città Vecchia con la parte est passa sotto il controllo della Giordania, la parte occidentale e quella meridionale sotto Israele. 150.000 palestinesi continuano a vivere in Israele, praticamente senza diritti e sottoposti a regime militare. Nasce anche l’esercito di Israele “Tsahal”, chiamato Forza di Difesa d’Israele (IDF), che incorpora tutte le organizzazioni sioniste paramilitari. La Lega araba (Siria, Iraq, Egitto e Giordania) invade il nuovo stato il giorno stesso della sua nascita, ma sarà sconfitta. 15 luglio. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ordina ad arabi e israeliani il cessate il fuoco. 17 settembre. Viene ucciso, a Gerusalemme, il conte Folke Bernadotte, inviato delle Nazioni Unite per la trattativa di mediazione nel conflitto arabo-israeliano. 23 anni dopo, Baruch Nadel, che nel  ’48 era capo del controspionaggio del gruppo “Stern”, ammette di aver organizzato quell’attentato, allo scopo di far fallire il tentativo di mediazione dell’ONU. 11 dicembre. Le Nazioni Unite votano la risoluzione 194 che chiede il ritorno in patria, o un indennizzo, per i quasi 800.000 palestinesi espulsi dalle loro terre. 1949, 11 maggio. Israele, grazie alla risoluzione 273, diventa membro delle Nazioni Unite. 8 dicembre. L’ONU costituisce l’Ufficio di Soccorso e di Lavoro delle Nazioni Unite per i profughi di Palestina (UNRWA) e decreta l’internazionalizzazione di Gerusalemme. Nel corso dell’anno, vengono rase al suolo 387, su 475, cittadine e villaggi palestinesi nel territorio “israeliano”. Un milione di palestinesi, costretti ad abbandonare le loro terre, si riversano a Gaza, in Cisgiordania e Libano, nei campi profughi. Gli ebrei, in Palestina, sono già un milione. Fonti: Fanon, Frantz. The Wretched of the Earth, 1963 Lano, A. Falchetta, J. Nakba. La tragedia del 1948, Edizioni Al Hikma, 2009 Losurdo, D. Colonialismo e Luta Anticolonial, 2020 Masalha, N. The Palestine Nakba. Zed Books, 2012 Pappe, I. The Ethnic Cleansing of Palestine. Oneworld, 2006. La pulizia etnica della Palestina, Fazi Editore Veracini, L. Settler Colonialism: A Theoretical Overview. Palgrave, 2010 Veracini, L. Settler Colonialism: Career of a Concept. The Journal of Imperial and Commonwealth History, n.41/2013 Veracini, L. The Settler Colonial Present. Hampshire: Palgrave MacMillan, 2015 https://www.palestineremembered.com/ https://www.un.org/unispal/event/nakba75/
May 15, 2026
InfoPal
Coalizione Epstein contro la Striscia di Gaza, il genocidio continua. Giorno 950
Gaza-InfoPal/Asia Occidentale. Mentre l’attenzione del mondo è concentrata sulla guerra della Coalizione Epstein contro l’Iran, il regime suprematista ebraico genocida e i suoi alleati continuano a massacrare la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza, violando quotidianamente il cessate il fuoco, prendendo di mira diverse aree con artiglieria, attacchi di droni e colpi d’arma da fuoco, e con milizie qaediste al loro storico servizio… Le forze di occupazione israeliane continuano a bombardare e a sparare con armi pesanti in diverse aree della Striscia di Gaza, in un contesto di continue violazioni dell’accordo di cessate il fuoco. Secondo i rapporti dal campo, le violazioni israeliane sono proseguite per il 217° giorno consecutivo, giovedì, con bombardamenti di artiglieria, raid aerei, spari da veicoli militari, demolizioni di case e strutture civili e attacchi contro quartieri residenziali, campi profughi e rifugi. Nel nord della Striscia di Gaza, l’artiglieria israeliana ha preso di mira aree del campo profughi di Jabalia e della città di Beit Lahia, mentre gli spari di armi pesanti da parte di veicoli militari israeliani sono proseguiti nella zona orientale di Khan Yunis. Fonti locali hanno segnalato bombardamenti di artiglieria e spari contro diverse aree a est di Khan Yunis e a est del campo profughi di al-Bureij, nella Striscia di Gaza centrale, oltre ad attacchi contro abitazioni civili e aree circostanti i rifugi per sfollati. Veicoli militari e bulldozer israeliani sono inoltre avanzati nell’area di al-Sakafi, nel complesso residenziale di Beit Lahia, nel nord di Gaza, accompagnati da intensi spari contro abitazioni civili e aree per sfollati. Le forze israeliane hanno inoltre fatto esplodere diverse abitazioni nella parte orientale della città di Gaza, nell’ambito della continua distruzione delle infrastrutture residenziali in tutta la Striscia. Sedici persone sono rimaste ferite mercoledì a causa di colpi d’arma da fuoco, bombardamenti e dell’esplosione di ordigni inesplosi risalenti alla guerra nel nord e nel centro di Gaza. Sul piano umanitario, il Ministero della Salute palestinese ha annunciato che il bilancio delle vittime della guerra israeliana a Gaza, iniziata il 7 ottobre 2023, è salito a 72.740. Nel frattempo, 172.555 persone sono rimaste ferite, molte delle quali in condizioni critiche. Fonti mediche affermano che le continue violazioni del cessate il fuoco da parte di Israele hanno causato la morte di 856 palestinesi e il ferimento di altri 2.463 dall’entrata in vigore della tregua, avvertendo che la crisi umanitaria e sanitaria a Gaza continua a peggiorare. Le forze israeliane continuano a violare il fragile accordo di cessate il fuoco raggiunto a Sharm el-Sheikh con la mediazione araba e americana il 10 ottobre 2025, dopo oltre due anni di guerra nella Striscia di Gaza. (Fonti: Quds Press, Quds News, PressTv, PIC, Al-Mayadeen; ministero della Salute di Gaza; Euro-Med monitor, Telegram; credits foto e video: Quds News network, PIC, Wafa, ministero della Salute di Gaza, Telegram e singoli autori). Per i precedenti aggiornamenti: Genocidio e pulizia etnica a Gaza
May 14, 2026
InfoPal
Solo l’1% dei terreni è registrato a nome di palestinesi: un nuovo rapporto afferma che le politiche fondiarie israeliane aggravano l’espropriazione di terre a Gerusalemme Est
Gerusalemme occupata-Quds News. Un nuovo rapporto sulla terra e le abitazioni nella parte orientale di Gerusalemme afferma che le politiche israeliane hanno accelerato il furto sistematico di terre palestinesi, limitando drasticamente l’edilizia e la crescita urbana palestinese. Il rapporto, pubblicato da Bimkom, ha rivelato che solo l’1% dei terreni registrati nell’ambito del rinnovato processo di insediamento israeliano nella parte orientale di Gerusalemme è intestato a proprietari palestinesi. Nel frattempo, istituzioni statali israeliane, enti legati agli insediamenti e proprietari privati ebrei hanno ottenuto il controllo di quasi tutti i terreni rimanenti. I risultati rafforzano le prove che Israele utilizza meccanismi burocratici e legali per espandere gli insediamenti e rimodellare l’equilibrio demografico nella capitale palestinese occupata a scapito dei palestinesi. Secondo il rapporto, i palestinesi rappresentano circa il 40% della popolazione di Gerusalemme Est, eppure solo il 26% delle unità abitative della città è destinato ai quartieri palestinesi. Israele ha ripreso le procedure di regolarizzazione della proprietà terriera (SOLT) nella parte orientale di Gerusalemme nel 2018, dopo averle congelate per quasi cinquant’anni a seguito dell’occupazione dell’area nel 1967. Le autorità israeliane hanno presentato la decisione come parte degli sforzi per ridurre le disparità socio-economiche nella città. Tuttavia, il rapporto sostiene che il processo funzioni come strumento di espropriazione e di espansione degli insediamenti. Dalla ripresa delle procedure, le autorità hanno avviato processi di registrazione su quasi 9.000 dunam, ovvero circa il 12% della parte orientale di Gerusalemme. Entro la fine del 2025, i funzionari avevano completato la registrazione su circa 2.300 dunam. Il rapporto afferma che l’82% di questi terreni è stato registrato a nome di istituzioni statali israeliane e organismi affiliati, tra cui il Comune di Gerusalemme, il Fondo Nazionale Ebraico, il Custode dei Beni degli Assenti e altri enti collegati al governo. Un ulteriore 9% è stato registrato come proprietà incompleta sotto l’autorità del Custode Generale, e il rapporto avverte che potrebbe successivamente essere trasferito alla proprietà privata israeliana. Un ulteriore 4% è andato direttamente a privati cittadini o società commerciali israeliane, molte delle quali legate all’attività di insediamento nella parte orientale di Gerusalemme. Le chiese hanno ricevuto un altro 4%. I palestinesi hanno ricevuto solo l’1%. Il rapporto avverte che molte delle aree registrate contengono case e edifici residenziali palestinesi. Tuttavia, le autorità hanno spesso registrato la proprietà a nome di istituzioni statali o entità legate agli insediamenti, anziché a nome dei residenti palestinesi. Il rapporto ha descritto questa tendenza come “l’espropriazione della terra sotto i piedi delle persone”. Ha inoltre collegato direttamente il processo di registrazione dei terreni alla rapida crescita degli insediamenti israeliani nella parte orientale di Gerusalemme. Secondo il rapporto, otto nuovi progetti di insediamento si trovano attualmente in diverse fasi di pianificazione e includono quasi 20.000 unità abitative. Circa la metà di queste unità ha già ricevuto l’approvazione definitiva. Il rapporto afferma che questi progetti si trovano in aree in cui le procedure di registrazione dei terreni sono già state concluse e dove la proprietà è passata allo Stato israeliano o a privati ebrei. Allo stesso tempo, le approvazioni per le abitazioni palestinesi continuano a crollare. Nel 2025, le autorità israeliane hanno approvato solo 640 unità abitative per i palestinesi a Gerusalemme, rispetto alle quasi 8.900 unità approvate per la popolazione ebraica in tutta la città, incluse 2.500 unità oltre la Linea Verde. Ciò significa che i palestinesi hanno ricevuto solo circa il 7% delle unità abitative approvate, pur rappresentando quasi il 40% della popolazione cittadina. Il rapporto afferma che le autorità israeliane hanno inasprito i requisiti per la verifica della proprietà terriera negli ultimi anni, creando notevoli ostacoli per i progetti edilizi e i permessi di costruzione palestinesi. Tra il 2018 e il 2022, le autorità hanno approvato in media circa 140 pratiche di pianificazione all’anno presentate da palestinesi. Da quando sono entrate in vigore le modifiche alla politica, il numero è sceso a circa 40. Il calo appare ancora più marcato per i terreni non registrati nei quartieri palestinesi, che costituiscono circa il 70% della parte orientale di Gerusalemme. Tra il 2018 e il 2022, le autorità hanno aperto circa 100 pratiche di pianificazione all’anno per terreni non regolamentati. Da quando sono entrate in vigore le nuove restrizioni, il numero è sceso a sole sei. Nel 2023, le autorità non hanno aperto un singolo fascicolo di pianificazione su terreni palestinesi non regolamentati. Il rapporto afferma che il blocco delle pratiche edilizie ha rallentato le costruzioni palestinesi in tutta Gerusalemme Est, mentre le demolizioni di case e le autodemolizioni continuano ad aumentare.
May 11, 2026
InfoPal