I frutti degli alberi della rete
Il 21 Agosto siamo stati ospiti al Festival delle migrazioni nella tappa di San
Sosti (CZ). Lì abbiamo conosciuto e condiviso il banchetto con l’autore del
libro “I didn’t die“, Fares Alfarra, edito da Another Coffee Stories, è stato
uno scambio intenso di testimonianze e resistenza. Fra i partecipanti all’evento
erano presenti alcune persone evacuate da Gaza che ci hanno raccontato di aver
avuto accesso a internet nei giorni di blackout a Gaza proprio grazie agli Aberi
della rete.
E’ stato un momento di gioia e riconoscimento fortissimo e con grande orgoglio
una di queste persone ha preso la maglietta di Gazaweb e l’ha indossata con
fierezza.
Accanto all’attività più strutturata dei Gash di Gaza City e Khan Younis, alcuni
alberi della rete restano attivi in altre aree della striscia di Gaza.
Belal ci spiega che la cosa più complessa in questa fase è dare continuità
elettrica al router. Al momento l’albero della rete che Belal ha piantato è
radicato a Shaikh Redwan, zona nord della striscia, fuori da casa sua, in modo
da essere collegato al generatore che fornisce elettricità a tutta la strada. Il
generatore è attivo dalle 10 del mattino fino a mezzanotte e, tuttavia, ogni
tanto salta, quindi il più del lavoro è proprio quello di monitorare che il
router sia attivo.
Il nome della rete è Gaza Webtree – free, chiunque in prossimità del router può
accedere e il passaparola consente, a chi ne ha bisogno, di agganciarsi. Gli
accessi possono variare. Non conosciamo immediatamente le persone che stanno
beneficiando della frescura degli alberi della rete. Ci piace pensare che anche
questi porteranno frutto come già hanno fatto quei primi alberi rudimentali,
issati e mantenuti attivi dai nostri coraggiosi giardinieri, contro ogni
aspettativa.
C’è ancora bisogno di questa speranza, issiamo altri alberi della rete anche
nelle zone in cui è le condizioni sono più difficili.
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