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Perù, diritto all’oblio e libertà di stampa: analisi della sentenza della Corte Costituzionale alla luce del principio di proporzionalità
> La recente sentenza della Corte Costituzionale (TC) che ha ordinato la > rimozione di tre articoli giornalistici relativi al cosiddetto caso Orellana > ha riaperto il dibattito sui limiti del diritto all’oblio in Perù. Sebbene > l’obiettivo di tutelare l’onore e la reputazione di una persona > successivamente scagionata sia costituzionalmente legittimo, la decisione > solleva una questione di maggiore rilevanza: se la rimozione definitiva di > archivi giornalistici costituisca una misura compatibile con la libertà di > informazione, la memoria storica e gli standard nazionali e internazionali di > tutela dei diritti fondamentali. Di: Yngrid Armas* Il conflitto tra due diritti fondamentali Il caso mette a confronto due diritti costituzionali di pari gerarchia. Da un lato, l’articolo 2, comma 7, della Costituzione tutela l’onore, la buona reputazione e la privacy, diritti rafforzati dalla Legge n. 29733, Legge sulla protezione dei dati personali. D’altro canto, l’articolo 2, comma 4, della Costituzione garantisce le libertà di informazione, di espressione e di stampa, pilastri essenziali dello Stato costituzionale e del controllo democratico sulle questioni di interesse pubblico. Il vero problema giuridico non risiede nel riconoscere il diritto all’oblio, bensì nel determinare quale sia il meccanismo costituzionalmente adeguato per renderlo effettivo. Il principio di proporzionalità come fulcro dell’analisi La sentenza della Corte costituzionale ha optato per la misura più incisiva: ordinare la rimozione totale delle pubblicazioni digitali. Tuttavia, il principio di proporzionalità richiedeva di valutare alternative meno restrittive per la libertà di informazione, quali: La soppressione definitiva del contenuto costituisce la misura più gravosa per il diritto all’informazione e per la conservazione dell’archivio storico. * aggiornare le notizie incorporando le informazioni sull’assoluzione della ricorrente; * ordinare la deindicizzazione nei motori di ricerca; * ricorrere, in via eccezionale, a meccanismi di anonimizzazione. La legge sulla protezione dei dati personali e l’attività giornalistica Paradossalmente, la stessa legge n. 29733 contiene garanzie per l’esercizio dell’attività giornalistica. Tra queste spiccano: * l’esclusione del trattamento dei dati effettuato nell’esercizio delle libertà di informazione e di espressione; * le eccezioni al consenso in presenza di interesse pubblico; * i limiti al diritto di cancellazione quando sussistono finalità storiche o informative. * Per questo motivo, la sentenza sembra discostarsi dall’equilibrio previsto dalla legislazione peruviana tra protezione dei dati e libertà di stampa. Lo standard internazionale La decisione si discosta anche dalla giurisprudenza europea. La Corte europea dei diritti dell’uomo e la Corte di giustizia dell’Unione europea distinguono chiaramente tra: i motori di ricerca, dove il diritto all’oblio può essere esercitato tramite la deindicizzazione; e gli archivi digitali, il cui valore storico merita una protezione rafforzata. Casi come Google Spain, Times Newspapers Ltd. contro Regno Unito e Hurbain contro Belgio dimostrano che la regola generale non è quella di eliminare le informazioni giornalistiche, bensì di adottare misure meno lesive per preservare contemporaneamente l’onore e la memoria storica. Conseguenze del precedente costituzionale La sentenza potrebbe generare importanti effetti istituzionali: non si tratta solo del caso di una persona specifica, ma del modello di tutela costituzionale applicabile a tutta la stampa digitale peruviana. * aumento delle azioni legali volte a richiedere la rimozione di notizie arretrate; * indebolimento del giornalismo d’inchiesta; * incentivi all’autocensura; * frammentazione degli archivi storici digitali; * lesione del diritto dei cittadini di accedere alle informazioni di interesse pubblico. Conclusione La tutela dell’onore, della vita privata e della reputazione costituisce un obbligo costituzionale dello Stato. Tuttavia, tale tutela deve essere esercitata nel rispetto del principio di proporzionalità e cercando di limitare il meno possibile la libertà di informazione. La rimozione totale di pubblicazioni giornalistiche veritiere appare come una misura eccessiva rispetto ad alternative meno lesive, quali l’aggiornamento delle notizie, la deindicizzazione o l’anonimizzazione. Di conseguenza, il precedente stabilito dalla Corte Costituzionale non solo ridefinisce la portata del diritto all’oblio in Perù, ma pone anche serie sfide alla libertà di stampa, alla conservazione della memoria storica e alla certezza del diritto nel giornalismo d’inchiesta. Questo approccio trasforma il dibattito in una riflessione sull’equilibrio tra i diritti fondamentali, evitando di presentare il conflitto come un semplice scontro tra privacy e stampa. È possibile leggere un’intervista più approfondita su La Plataforma CB: https://www.youtube.com/live/nKxqR-gcRFY?si=9WXH7MpEQQwLKGH9 (*) Avvocata, ricercatrice e conciliatrice. Redacción Perú
July 27, 2026
Pressenza
Diritto all’oblio e cultura del giudizio: la lezione di una kiss cam
Durante il concerto dei Coldplay al Gillette Stadium il 16 luglio, una classica inquadratura della kiss cam ha trasformato un momento privato in un’esposizione globale. Tra gli spettatori, la telecamera ha mostrato Andy Byron, CEO della startup americana Astronomer, mentre teneva fra le braccia Kristin Cabot, responsabile delle risorse umane della stessa azienda. Le immagini, rilanciate ovunque in poche ore, sono diventate virali. E con la viralità, il pubblico giudizio. Nel giro di giorni, Byron si è dimesso. L’azienda ha avviato un’indagine interna, entrambi sono stati sospesi e la loro immagine è stata dissezionata e condivisa, accompagnata da speculazioni e condanne morali. Una storia privata, trasformata in evento globale. Ma oltre il chiacchiericcio e il sensazionalismo, resta una domanda essenziale: che ne è del rispetto per la persona? Quando la vita diventa spettacolo Spesso si pensa alla privacy come una forma di protezione per chi sbaglia, come uno scudo per chi agisce in clandestinità. Tuttavia, la legge, il GDPR in Europa e il Codice della Privacy in Italia, tutela anche e soprattutto chi soffre. Chi vive un dolore, chi subisce un tradimento, chi si trova improvvisamente esposto. E quel dolore, per quanto reale, dovrebbe poter essere affrontato in un tempo e in uno spazio intimi, umani, protetti. Non su uno schermo gigante. Non tra commenti affilati e mi piace. Il diritto all’oblio: che cos’è davvero Il diritto all’oblio nasce proprio da qui, dall’urgenza di ripristino alle persone il potere di sottrarsi alla gogna pubblica. Di cancellare contenuti dannosi, lesivi, sproporzionati rispetto al contesto. È una tutela che riguarda chiunque, non solo chi ha sbagliato, ma anche chi ha il diritto di riprendersi la propria storia. Di guarire. Di non essere definito per sempre da un errore, da un’immagine, da un abbraccio. (Il cosiddetto diritto all’oblio, previsto dall’articolo 17 del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati, consente a ogni persona di chiedere la cancellazione o la dei-indicizzazione dai motori di ricerca di contenuti personali che non sono più attuali, che ledono la dignità o che non hanno più rilevanza pubblica. Non si tratta di censura, ma di tutela: il bilanciamento tra il diritto all’informazione e quello, fondamentale, di non restare prigionieri del proprio passato.) Un mondo che guarda troppo Le norme europee parlano chiaro. Il trattamento dei dati personali, comprese le immagini in luoghi pubblici, deve avvenire nel rispetto della dignità della persona, con finalità lecite, proporzionate, trasparenti. E la dignità non è compatibile con la spettacolarizzazione del dolore. È un limite che la cultura del clic spesso ignora. Questa vicenda ne è un esempio lampante. Il bisogno di guardare, commentare, giudicare supera la responsabilità di accogliere. La società della sorveglianza si nutre di fragilità altrui. Ma in questo gioco al massacro, tutti possiamo diventare bersaglio. A riportare la riflessione su un piano umano è intervenuto in questi giorni Luca Trapanese, assessore al Welfare del Comune di Napoli. Sulla sua pagina Facebook ha scritto: “Il tradimento, a volte, non nasce da cattiveria. Nasce dalla solitudine, dal bisogno, dal momento. E giudicare è facile. Capire, no.” Una frase semplice, eppure così necessaria. Ricominciamo a guardarci Viviamo in un mondo che desidera risposte nette, colpe chiare, storie da consumare. Tuttavia, la realtà è più sfumata. E anche se tutti vorremmo un mondo lineare e giusto, capita che si cada. Il compito di una società migliore, allora, non è puntare il dito, ma tendere una mano. Il giudizio non è per noi, che di peccati verso l’umanità intera ne abbiamo da vendere. Il vero monitor è questo: riflettere, e se necessario fare un passo indietro. In un mondo che, pur di vendere immagini, titoli e visibilità, calpesta le persone, la dignità umana non è più un diritto ma una vittima. È un sistema che accontenta il mercato dei guardoni ignoranti, quelli che pagano volentieri per il fumo, per la fuffa. Ma noi possiamo scegliere. Possiamo smettere di cliccare. Possiamo non condividere. Possiamo, almeno per una volta, restare in silenzio. Serve anche un bando simbolico, e forse reale, alle telecamere che ci osservano ovunque. Questa cultura del controllo travestita da spettacolo ci sta togliendo l’essenziale. Stiamo normalizzando l’idea che ogni istante vada documentato, ogni emozione mostrata, ogni felicità esibita per essere valida. Ed è qui la contraddizione più feroce: vogliamo insegnare ai nostri figli l’essenza, il valore dell’autenticità, ma li cresciamo in un mondo dove l’apparire viene prima del sentire. Dove anche la gioia più piccola sembra non esistere se non è condivisa. Pare che il mondo non sia più capace di felicità silenziose, interiori, intime. E questa non è evoluzione, è una perdita. L’amore, anche quando inciampa, non merita la gogna. E chi soffre ha il diritto di farlo in pace, senza riflettori, senza applausi, senza condanne. Smettiamola con gli occhi ovunque. Smettiamola con gli schermi ovunque. Ricominciamo a guardarci negli occhi, davvero. E basta. Lucia Montanaro
July 23, 2025
Pressenza