L’uso militare dell’intelligenza artificiale deve fermarsi
RETE ITALIANA PACE DISARMO FIRMA L’APPELLO INTERNAZIONALE
Oltre 220 tra organizzazioni della società civile (tra cui Access Now, Amnesty
International, Stop Killer Robots e la Rete Italiana Pace Disarmo) e singoli
esperti hanno lanciato un appello congiunto contro la militarizzazione
dell’intelligenza artificiale (IA) e per il suo immediato blocco nelle “catene
di uccisione” (kill chain) militari. La guerra accelerata dall’Intelligenza
Artificiale sta infatti diventando uno strumento per “validare” l’uccisione di
esseri umani a una velocità e su una scala senza precedenti. Aziende e governi
devono cessare la fornitura e l’uso di tecnologie che compromettono il rispetto
del diritto internazionale nei conflitti armati.
La Rete Italiana Pace Disarmo ha aderito convintamente a questa presa di
posizione collettiva visto il suo ruolo di partner della campagna
internazionale Stop Killer Robots, di cui segue le attività in Italia,
impegnandosi da anni contro i sistemi d’arma autonomi e contro la delega a
sistemi algoritmici delle decisioni di vita e di morte.
L’appello denuncia una corsa incontrollata a militarizzare l’Intelligenza
Artificiale, al di fuori di ogni regolamentazione e di ogni reale assunzione di
responsabilità: una corsa al ribasso negli standard delle attività militari che
minaccia la pace e la sicurezza globali. Da Gaza al Libano fino all’Iran, la
realtà concreta della violenza scatenata attraverso “kill chain” guidate
dall’IA smentisce ogni pretesa che questi sistemi possano essere impiegati in
modo responsabile e coerente con il diritto internazionale. L’uso di strumenti
di IA per generare e selezionare gli obiettivi (sia di luoghi/edifici che
sopratutto umani) sta spingendo gli attori militari verso una forma di guerra
che mina principi fondamentali del diritto umanitario, come distinzione,
proporzionalità e precauzione.
I firmatari del “Joint Statement on AI in warfare” chiedono alle aziende
tecnologiche di non stipulare né dare esecuzione a contratti con agenzie
militari o gruppi armati responsabili di possibili violazioni del diritto
internazionale, e di astenersi dal fornire o esportare sistemi di Intelligenza
Artificiale di supporto alle decisioni per le “kill chain militari” e
l’individuazione di obiettivi per attacchi finché non saranno garantiti reale
responsabilità, controllo umano significativo, supervisione e trasparenza. Agli
Stati viene chiesto di interrompere l’uso di strumenti di IA, compresi i grandi
modelli linguistici, nella conduzione del targeting militare e di assicurare
trasparenza sull’uso che ne viene fatto nelle ostilità.
Non è troppo tardi per cambiare rotta, ma la comunità internazionale deve agire
con rapidità e determinazione perché la tecnologia sia al servizio delle
persone, non della loro distruzione. La Rete Italiana Pace Disarmo sottolinea
come la questione riguardi direttamente anche l’Italia e l’Europa, chiamate a
una posizione chiara sulla regolamentazione dei sistemi d’arma autonomi e
sull’impiego militare dell’Intelligenza Artificiale, in coerenza con i principi
costituzionali e gli impegni internazionali.
DICHIARAZIONE CONGIUNTA SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELLA GUERRA
(qui la versione internazionale con fonti di riferimento e lista aderenti)
Noi, organizzazioni e individui firmatari, siamo profondamente allarmati dalla
rapida militarizzazione delle tecnologie di intelligenza artificiale (IA). I
sistemi di IA integrati nelle “catene di uccisione” (kill chain) militari stanno
accelerando la velocità e la portata degli attacchi militari in un modo che crea
nuovi e rilevanti rischi per la responsabilità nei conflitti e che rischia di
agevolare violazioni del diritto penale internazionale, dei diritti umani e del
diritto umanitario.
Chiediamo pertanto alle aziende tecnologiche e agli Stati di interrompere la
fornitura di sistemi di IA destinati all’uso nella kill chain militare e di
adottare ogni misura per garantire che gli altri sistemi di IA che forniscono
non causino né contribuiscano a violazioni del diritto internazionale umanitario
(DIU) e del diritto internazionale dei diritti umani (DIDU). Questo include
l’uso di sistemi di IA di supporto alle decisioni, compresi i sistemi di
generazione degli obiettivi, la sorveglianza biometrica da remoto e i modelli di
IA multimodali, inclusi i grandi modelli linguistici (LLM). La guerra accelerata
dall’IA sta rapidamente diventando un mezzo per “timbrare” l’uccisione di massa
a grande velocità e su larga scala, e attualmente nessuna correzione tecnica o
procedurale può prevenire efficacemente le conseguenze letali e devastanti che
derivano dalle sfide fondamentali che essa pone al diritto internazionale.
Tutte le aziende, comprese quelle che stipulano contratti con agenzie militari
governative lungo l’intera catena di fornitura dell’IA — dalla concessione in
licenza e dall’addestramento dei modelli “di frontiera” fino alla fornitura di
funzioni di elaborazione e archiviazione dei dati — devono adottare ogni misura
possibile per garantire che i loro prodotti e servizi non causino,
contribuiscano o siano direttamente collegati ad abusi dei diritti umani e a
crimini internazionali. Nei conflitti armati, questa responsabilità si estende
al rispetto del diritto internazionale umanitario e penale, dato l’accresciuto
rischio di agevolare gravi abusi dei diritti umani in tali contesti. Laddove le
aziende non siano in grado di prevenire o mitigare in modo concreto tali rischi,
non devono stipulare né dare esecuzione a contratti di questo tipo.
I sistemi di archiviazione e analisi dei dati abilitati dall’IA usati nella kill
chain — tra cui il grande modello linguistico Claude di Anthropic e il Maven
Smart System — secondo un’inchiesta della NBC starebbero giocando un ruolo nel
supportare gli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran. OpenAI ha
recentemente accettato di fornire servizi di IA al Dipartimento della Difesa
statunitense; Google ha stipulato contratti con il Dipartimento, come Anthropic,
per “sviluppare prototipi di capacità di IA di frontiera per affrontare sfide
critiche di sicurezza nazionale negli ambiti bellico e operativo”; Microsoft,
Google e Amazon forniscono da anni servizi di archiviazione, elaborazione dati e
altre infrastrutture ai programmi bellici del Dipartimento.
Secondo notizie di stampa e dichiarazioni ufficiali del Dipartimento della
Difesa, la rapida generazione di obiettivi tramite strumenti di IA ha consentito
un aumento della velocità, della portata, dell’intensità e della forza
distruttiva degli attacchi statunitensi contro l’Iran. Nelle prime 48 ore di
attacchi, Israele e gli Stati Uniti avrebbero colpito quasi 2.000 obiettivi in
Iran. Sebbene molto resti poco chiaro sul ruolo preciso svolto dai sistemi di IA
in questi attacchi, le incursioni hanno avuto un impatto devastante sui civili e
sulle infrastrutture civili.
L’adozione di sistemi di targeting basati sull’IA in questa campagna segue
l’esempio dell’uso, da parte del governo israeliano, di strumenti di analisi dei
dati e machine learning alimentati dalla sorveglianza di massa nei suoi attacchi
genocidi contro Gaza. Diluendo la responsabilità umana nelle decisioni di vita e
di morte, l’uso da parte di Israele di sistemi come Lavender, Gospel e Where’s
Daddy può contribuire a occultare crimini internazionali dietro un’apparenza di
presunta oggettività algoritmica, offuscando al tempo stesso le responsabilità.
Non è la prima volta che vediamo la Palestina usata come laboratorio per metodi
di guerra sperimentali e disumanizzanti, anche attraverso partnership
tecnologiche aziendali con le agenzie militari israeliane. Microsoft, Google,
Palantir e altre aziende tecnologiche potrebbero aver contribuito o consentito
l’accesso del governo israeliano a sistemi di archiviazione, elaborazione e
analisi di dati di massa che stanno favorendo la distruzione e il genocidio in
corso a Gaza, che finora ha causato l’uccisione di almeno 72.000 palestinesi.
Studiosi e professionisti del diritto, esperti tecnici, lavoratori del settore
tecnologico, relatori speciali dell’ONU e giornalisti investigativi mettono in
guardia da tempo contro lo sviluppo e l’impiego dell’IA in guerra, dato
l’accresciuto rischio di crimini internazionali. Nonostante le affermazioni dei
suoi sostenitori secondo cui gli strumenti di IA renderebbero la guerra più
efficace, precisa o “umana”, gli impieghi reali indicano che l’IA sta in realtà
agevolando metodi di guerra più violenti, disumanizzanti e distruttivi.
In particolare, siamo profondamente preoccupati dal fatto che l’uso degli LLM
per la generazione e la definizione delle priorità degli obiettivi stia
spingendo gli attori militari verso una forma di guerra in cui i principi
fondamentali del diritto internazionale umanitario — tra cui i principi di
distinzione, proporzionalità e precauzione — non sono, e probabilmente non
possono essere, sufficientemente rispettati, data l’enorme velocità e portata di
tali tecnologie, oltre alla natura inaffidabile, distorta e spesso illegalmente
ottenuta dei dati di input. Affermiamo inoltre che queste dinamiche rischiano di
agevolare abusi dei diritti umani, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.
Inoltre, l’opacità che accompagna l’uso di questi strumenti minaccia alla radice
la possibilità di attribuire responsabilità morali o legali nei casi in cui
vengano commessi errori. Come la stessa Anthropic ha dichiarato, “…oggi i
sistemi di IA di frontiera semplicemente non sono abbastanza affidabili da
alimentare armi pienamente autonome. Non forniremo consapevolmente un prodotto
che metta a rischio i combattenti e i civili americani”. Gli attori che scelgono
di impiegare sistemi di IA usati per commettere crimini internazionali devono
essere ritenuti penalmente responsabili.
Le nostre preoccupazioni non si limitano agli errori che possono derivare dal
malfunzionamento di tali sistemi, ma riguardano il modo in cui questi sistemi
trasformano alla radice le operazioni militari. Respingiamo pertanto la premessa
secondo cui, allo stato attuale, correzioni tecniche o funzionali — che si
tratti di un presunto “uomo nel circuito” (human in the loop) o di supposte
barriere di sicurezza “cablate” nei modelli di IA — possano prevenire le
conseguenze letali e devastanti delle kill chain accelerate dall’IA. Tali
proposte permettono la normalizzazione e la proliferazione dell’integrazione
dell’IA nel processo decisionale militare, a danno delle comunità e delle
popolazioni vulnerabili. Allo stato attuale, un controllo umano significativo,
una reale assunzione di responsabilità, la supervisione e la trasparenza di
queste tecnologie non sono possibili nella loro forma odierna.
Anche quando i sistemi di IA usati per l’acquisizione degli obiettivi non
prendono la decisione finale di uccidere, rischiano di diventare meccanismi di
mera ratifica per l’uccisione su larga scala, perché fanno leva su false nozioni
di oggettività e possono spostare altrove la responsabilità e la dovuta
diligenza, finendo per accelerare e snellire l’uccisione di massa. Sovrapporre a
questi sistemi tecniche ancora più “prive di attrito” di sorveglianza,
acquisizione degli obiettivi e operazioni di comando — ad esempio sotto forma di
grandi modelli di IA come gli LLM — automatizza la disumanizzazione, riducendo
le questioni di vita e di morte a un semplice prompt di chat. La decisione di
uccidere un altro essere umano porta con sé un grave peso morale e giuridico e
non deve mai essere ridotta al puro accettare o rifiutare le raccomandazioni di
sistemi di IA. Quando gli eserciti si affidano all’IA per accelerare
l’identificazione degli obiettivi con una velocità e una routinizzazione tali
che qualsiasi revisione umana rischia di diventare una mera ratifica priva di
controllo umano significativo, l’uccisione di massa può seguirne e spesso ne
seguirà, in diretta violazione del principio di precauzione del DIU.
Le aziende hanno la responsabilità di rispettare i diritti umani e di astenersi
dal causare o contribuire ad abusi e ad altre violazioni del diritto
internazionale, compreso il fornire sostegno materiale o finanziario a Stati
coinvolti in crimini internazionali. Come stabilito dai Principi Guida delle
Nazioni Unite su imprese e diritti umani, le aziende che adottano tali
comportamenti devono cessare immediatamente il loro contributo al danno. Anche
quando un’azienda non causa né contribuisce al danno, ma è semplicemente
collegata a esso, ci si attende che usi la propria capacità di influenza per
cercare di porre fine a tali violazioni.
Una volta stipulati contratti militari, le aziende possono avere un controllo
limitato su come i loro prodotti e servizi vengano utilizzati, come dimostrato
dal braccio di ferro tra Anthropic e il governo statunitense, oltre che dalle
notizie di Google e Amazon che avrebbero sospeso l’applicabilità dei propri
termini di servizio nei contratti con il governo israeliano. Ancora di recente,
il 27 aprile 2026, più di 560 dipendenti di Google hanno firmato una lettera
aperta all’amministratore delegato della società, sollecitandola a rifiutare
l’uso della propria tecnologia di IA da parte del governo statunitense in
operazioni militari classificate.
Le aziende tecnologiche e i loro dirigenti dovrebbero prendere sul serio la
propria potenziale responsabilità nei casi in cui le loro tecnologie giochino un
ruolo in violazioni del diritto internazionale, prima di stipulare questi
lucrosi contratti di difesa, e astenersi dal farlo laddove non siano in grado di
compiere tale valutazione. Oltre a ciò, devono anche comprendere il ruolo che
hanno nel ridisegnare l’architettura normativa dell’uso dell’IA nei conflitti.
Noi, organizzazioni e individui firmatari, chiediamo:
Alle aziende tecnologiche di:
* astenersi dallo stipulare o dare esecuzione a contratti con agenzie militari
o gruppi armati che commettono possibili violazioni del diritto
internazionale, comprese violazioni dei diritti umani e crimini atroci;
* astenersi dal vendere, trasferire, fornire assistenza o esportare sistemi di
IA di supporto alle decisioni destinati alle kill chain militari e al
targeting di esseri umani, compresi i sistemi di generazione degli obiettivi
e la sorveglianza biometrica da remoto;
* astenersi dal vendere o esportare sistemi di IA di supporto alle decisioni
per scopi non letali, compresi i modelli di IA multimodali come gli LLM,
destinati all’uso nei processi decisionali militari, finché non saranno
possibili una reale assunzione di responsabilità, un controllo umano
significativo, supervisione e trasparenza in linea con i principi del diritto
internazionale umanitario e dei diritti umani.
Agli Stati di:
* interrompere l’uso di strumenti di IA, compresi i grandi modelli linguistici,
nella conduzione del targeting militare, e garantire il rispetto dei principi
del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani;
* garantire trasparenza su come l’IA viene attualmente utilizzata nella
condotta delle ostilità.
Rete Italiana Pace e Disarmo