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Presentazione osservatorio sull’economia e il lavoro IRES
IRES Emilia-Romagna e CGIL Rimini: l’Istituto Ricerche Economico Sociali presenta i dati del 14° rapporto sull’economia ed il lavoro in provincia di Rimini / Al termine della presentazione, Caritas Diocesana interverrà sulle crescenti povertà tra la popolazione riminese Giovedì 28 maggio alle ore 10.30 presso la Sala Massimo Pironi della Provincia di Rimini (Rimini, corso d’Augusto, 231) IRES Emilia-Romagna (Istituto Ricerche Economico Sociali) presenterà i dati del 14° rapporto sull’economia ed il lavoro in provincia di Rimini. I dati della ricerca, commissionata da CGIL Rimini, saranno illustrati da Valerio Vanelli (Ricercatore IRES). La ricerca sarà messa a disposizione dei partecipanti all’iniziativa pubblica. L’iniziativa pubblica sarà aperta dai saluti istituzionali dell’Assessora del Comune di Rimini Francesca Mattei. Gli ambiti di approfondimento dell’Osservatorio IRES per la provincia di Rimini La ricerca – condotta da Valerio Vanelli con un’appendice statistica a cura di Federica Benni – si suddivide in 4 macro capitoli, che affrontano per la provincia di Rimini: la struttura e le dinamiche demografiche, le dinamiche economiche e d’impresa, il mercato del lavoro ed il benessere sociale, l’ambiente ed il territorio. I dati metteranno in luce aspetti territoriali dell’economia e del territorio sui quali servono interventi urgenti, quali ad esempio: il rapido invecchiamento della popolazione, la povertà economica ed i nessi con il mercato del lavoro, il consumo di suolo; il tutto inserito nel complesso contesto geo politico internazionale. Due temi – invecchiamento e povertà – che saranno affrontati dopo l’esposizione della ricerca attraverso l’intervento di Isabella Mancino (Responsabile osservatorio povertà Caritas Diocesana) e le conclusioni della Segretaria generale della Camera del Lavoro Territoriale -CGIL Rimini Francesca Lilla Parco. Rimini, 26/5/2026 Camera del Lavoro Territoriale – CGIL Rimini Redazione Romagna
May 26, 2026
Pressenza
Sanità pubblica: conosciamola insieme
Sanità pubblica: conosciamola insieme A Cattolica martedì 26 maggio un incontro al Centro Vici Giovannini, promosso dal sindacato pensionati SPI CGIL SPI CGIL Rimini invita la cittadinanza di Cattolica ad un incontro pubblico sui temi della sanità territoriale, case di comunità, cau, infermieri di comunità, osco e progetti comunitari. Nel contesto di un sistema sanitario che sta cambiando, è sempre più necessario conoscere a fondo il significato di quelli che possono apparire acronimi incomprensibili o nuovi servizi mai utilizzati. Nell’ambito dell’iniziativa pubblica saranno affrontati anche i temi legati agli investimenti legati alla sanità territoriale ed alle prospettive nell’ambito dei quali essi s’inseriscono in un’ottica di prossimità, presa in carico ed integrazione sempre più stretta con il sistema socio sanitario. Per queste ragioni e per discutere insieme della sanità pubblica, martedì 26 maggio alle ore 15 presso il Centro sociale Vici Giovannini a Cattolica (via Umbria 23) SPI CGIL promuove un’iniziativa pubblica alla quel prenderanno parte il Dott. Ardigò Martino Direttore distretto socio sanitario Rimini sud e Nicola Antonio Romeo assessore servizi sociali comune di Cattolica. Rimini, 22/5/2026 SPI CGIL Rimini Redazione Romagna
May 25, 2026
Pressenza
Electrolux dimezza la produzione. Una nuova bomba occupazionale per le Marche
Qualche giorno fa sull’Italia già debilitata a livello economico ed industriale è arrivata la bomba ‘Electrolux’. Il colosso svedese l’11 maggio scorso ha annunciato 1.700 esuberi su un totale di 4.000 addetti. In particolare sono le Marche a pagare il prezzo più di alto di questa scelta: è prevista la chiusura e la dismissione dello stabilimento di Cerreto D’Esi, piccolo centro in provincia di Ancona, a ridosso dell’appennino umbro-marchigiano. Centosettanta lavoratori si ritroveranno di punto in bianco in mezzo alla strada. Un altro colpo che viene inferto a un territorio, quello del fabrianese, famoso nel secolo scorso come il “distretto del bianco” e per la produzione dii elettrodomestici, che dal 2008  ha già subito duri colpi e per il quale la luce fuori dal tunnel ancora oggi non si vede. Abbiamo incontrato su questo aspetto e sulla situazione marchigiana in genere il segretario regionale della CGIL Giuseppe Santarelli. La vicenda Electrolux è un fulmine a ciel sereno, o è solo, per usare un riferimento letterario, la ‘cronaca di una morte annunciata’? La vicenda Electrolux non è né un fulmine a ciel sereno, né una cronaca di una morte annunciata. Gli svedesi di Electrolux hanno acquisito la Best nel 2017 con l’intento di portare dentro al proprio gruppo la produzione di cappe per cucine. Si passava da un’azienda che era diventata nel 2016 di proprietà di un fondo finanziario inglese, a un marchio che rappresentava e rappresenta ancora un player importantissimo nel settore. Il problema è quello che è avvenuto proprio dal 2017 in avanti. È cambiata la produzione, si è passati da prodotti di alta gamma gradualmente a prodotti di fascia bassa. Le strategie delle multinazionali si decidono con logiche puramente finanziarie e di profitto, logiche che in Italia nessuno ha voluto e vuole contrastare, oggi ma anche nel passato. Abbiamo assistito negli ultimi 15 anni a uno shopping di numerose aziende marchigiane: oggi secondo l’Istat sono oltre 1.000 le unità locali che fanno riferimento direttamente o indirettamente a multinazionali. Non esistono vincoli normativi obbligatori, condizionalità, piani di investimenti a medio e lungo termine. Si arriva, si prende quello che c’è da prendere, compresi contributi pubblici e cassa integrazione. poi quando si trova qualcosa di più conveniente in altre aree del mondo si lascia il deserto. Questo modello di capitalismo si può e si deve contrastare, altrimenti siamo alla farsa. Le dichiarazioni del presidente della Regione Acquaroli e del ministro Urso, se non corredate da atti chiari a tutela del lavoro e del territorio, servono solo a salvare la faccia. Noi vogliamo sentire parole chiare e impegni precisi, altrimenti quello che è successo con Beko, Giano e Electrolux capiterà ancora con altre aziende sparse per il territorio marchigiano. Qual è oggi il vero volto dell’imprenditoria marchigiana? È quello de “l’ultimo dei Mohicani” come si è autodefinito Francesco Casoli di Elica group, o quello delle multinazionali che stanno colonizzando la regione? Sono tanti i volti degli imprenditori marchigiani, non esiste un solo modello d’impresa. Ci sono oggi oltre 15.000 aziende manifatturiere attive, da piccolissime a grandi; aziende che hanno saputo innovare processi e prodotti e che hanno investito e altre che hanno tirato a campare perseguendo un modello competitivo basato su bassi salari e poca innovazione dei processi organizzativi. Siamo la Regione con il tasso di manifatturiero più alto, ma con gli stipendi in questi settori più bassi. In 15 anni nell’industria marchigiana il valore aggiunto delle imprese è quasi raddoppiato, mentre i salari sono cresciuti del 23%. Molto meno che in Emilia Romagna, in Veneto, in Toscana o Lombardia. Poi si lamentano che non trovano operai: li vogliono formati, giovani e pure che costino poco.  Faccio un esempio su tutti: la Tod’s si rifiuta da almeno 25 anni di firmare contratti aziendali integrativi, è una delle pochissime griffe internazionali a pagare solo i minimi contrattuali nazionali. L’imprenditoria familistica marchigiana è un glorioso nostalgico ricordo, un possibile ritorno al futuro, o la vera “artefice del disastro” degli ultimi vent’anni? È indubbiamente la vera artefice del declino che ha determinato, pensando che tutto sarebbe potuto andare come sempre, mentre il mondo stava cambiando. Generalizzare in questi casi è sempre complicato, ma i numeri ci dicono questo: se perdi 5.300 industrie e 37.000 addetti in 15 anni, qualcosa non ha funzionato. Hanno evidentemente privatizzato gli utili e socializzato le perdite, che poi in fondo è l’obiettivo del capitalismo, ma nelle Marche è accaduto po’ di più. Sarà il ‘modello’ Amazon’, prossimo all’apertura a Jesi, la panacea di tutti i mali, come decanta bipartisan l’intera classe dirigente politica ed economica regionale? Oppure è solo un modo per evitare di guardarci allo specchio? Io ribadisco sempre lo stesso concetto: il modello Amazon si basa sulla sistematica compressione del costo del lavoro, negli hub e lungo tutta la catena della logistica e fino alla nostra porta di casa. Con la modica cifra di € 49,99 ci garantiamo la spedizione di centinaia di pacchi gratuitamente ogni anno; chi pensate che paghi quelle spedizioni? Le paga il lavoratore lungo tutta la catena Amazon, dalla produzione di beni e servizi fino alla consegna a casa. Ma come per tutte le altre multinazionali, non possiamo permettere che Amazon arrivi, condizioni fortemente lo sviluppo, l’ambiente e la vita del territorio, senza dare nessuna garanzia. In questi anni come CGIL abbiamo fatto in Italia centinaia di vertenze, arrivando anche a importanti accordi, ma Amazon resta comunque un’azienda basata su un modello di sviluppo che per natura tende a ridurre i costi e a comprimere i diritti. L’obiettivo della Cgil non sarà mai quello di chiudere gli stabilimenti, ma quello di lavorare e lottare per renderli più rispettosi dei diritti e delle tutele. Ammetto che contro questi colossi è un lavoro improbo, ma non possiamo fare altro che provarci. Nelle Marche i movimenti pro Pal hanno portato alla luce diverse aziende coinvolte più o meno direttamente nell‘’economia del genocidio’. Il Rearm Europe, la corsa al riarmo, potrebbe diventare per gli imprenditori marchigiani ‘la zona Cesarini’, ovvero quella riconversione industriale capace di rimettere in corsa l’economia manifatturiera regionale? Credo che la guerra sia la più grande sciagura dell’umanità e se produci carri armati, armi e tecnologie belliche, prima o poi quelle armi o le userai contro qualcuno, o qualcun altro le userà contro di te. L’Europa ha imboccato questa folle strada che la vedrà investire oltre 800 miliardi in armamenti entro il 2030. Una follia che pagheremo a caro prezzo e che ci impedirà di investire risorse nel rilancio dell’industria europea dal punto di vista tecnologico e della transizione ambientale. La legge vieta l’esportazione verso Paesi in stato di conflitto armato, in Paesi i cui governi violano i diritti umani e verso Stati la cui politica contrasta con l’art. 11 della Costituzione. Va applicata la legge, punendo e sequestrando le fabbriche che non rispettano la legge. Una cosa però non si può fare: prendersela con i lavoratori che in queste fabbriche ci lavorano, cioè scambiare il boia con l’impiccato. Anche la democrazia sindacale e la coscienza non si possono esportare da altri luoghi davanti ai cancelli. Deve crescere all’interno e dal basso, avviando percorsi formativi e culturali e chiedendo a queste aziende informazioni sulle produzioni e le destinazioni delle merci.   Leonardo Animali
May 22, 2026
Pressenza
Sanità e appalti: forte adesione alla campagna CGIL
In 300 al Salone Polverelli della Camera del Lavoro di Rimini: la campagna firme della CGIL parte con grande slancio sulle due proposte di legge su sanità e appalti. La voce dei lavoratori e dei pensionati è al centro dell’iniziativa, raccolte già centinaia di firme.   La mobilitazione per le due leggi d’iniziativa popolare su sanità pubblica e appalti è partita con una partecipazione straordinaria in provincia di Rimini. Oltre 300 delegati e cittadini hanno riempito il Salone Polverelli della CGIL di Rimini, segnando un inizio promettente per la campagna di raccolta firme. I lavori hanno preso il via con la relazione della Segretaria generale CGIL Rimini Francesca Lilla Parco che ha sottolineato l’esigenza, di fronte allo strapotere di finanza e miliardari, di riunificare società e mondo del lavoro sotto le bandiere di leggi che estendano e non restringano i diritti. La Segretaria generale ha inoltre sottolineato come queste rivendicazioni si inseriscano nel solco di un sindacato generale e di programma quale è la CGIL. L’obiettivo è riunificare il mondo del lavoro e la società attorno a temi fondamentali, senza dimenticare che le storture del sistema degli appalti causano ancora oggi la causa di troppi morti e incidenti sul lavoro. La voce dei lavoratori: condizioni insostenibili Di particolare rilievo sono stati gli interventi delle delegate e dei delegati, che hanno evidenziato come sia ormai trasversalmente necessario “mettere mano” ai sistemi della sanità e degli appalti. Le testimonianze dirette hanno descritto condizioni di lavoro ormai insostenibili: Nel comparto sanitario, la crisi è alimentata da una cronica mancanza di risorse e di personale che mette a dura prova chi opera in prima linea. Nel mondo degli appalti, la precarietà, il dumping contrattuale e i rischi per la sicurezza minano quotidianamente la dignità e la salute dei lavoratori.   Sanità Pubblica e Pace: un movimento popolare Durante la prima tavola rotonda, i relatori hanno tracciato la strada per il rilancio del welfare pubblico: Marinella Melandri (CGIL Emilia Romagna) e Vasco Errani hanno affermato che “questa iniziativa non è solo una raccolta firme, ma l’avvio di un movimento popolare che deve portare a grandi riforme, sulla scia di quanto avvenne negli anni Settanta per i diritti dei lavoratori e il Servizio Sanitario Nazionale.” Leonardo Montecchi ha ricollegato la battaglia per la salute a quella per la pace, definendo assurdo l’impegno a destinare quote crescenti di PIL alle spese militari, sottolineando come la “cultura della guerra” sia la vera malattia da sconfiggere. Appalti: legalità e tutela dei più fragili La discussione sulla seconda proposta di legge ha messo al centro la qualità del lavoro: L’Avv. Bruno Laudi nel suo intervento ha affermato come la proposta di legge rappresenti  uno strumento fondamentale per l’azione legale a tutela del lavoro e per contrastare anche chi fa impresa in maniera opaca lucrando su appalti illeciti. Ilvo Sorrentino, Segretario Filctem Nazionale, nelle sue conclusioni, ha sottolineato che sanità pubblica e appalti sono temi che tengono uniti tutti i lavoratori e che, sollevando le sorti dei più fragili e degli ultimi, si migliora la vita dell’intera collettività.   Domani la raccolta continua nelle piazze Dopo il successo di oggi, la raccolta firme prosegue domani mattina, sabato 16 maggio , con banchetti nelle principali piazze della provincia. Gli appuntamenti con i tavoli CGIL saranno a Bellaria – Igea Marina in via P. Guidi angolo via Mar Ligure, a Cattolica in piazza De Curtis, a Santarcangelo di Romagna in piazza Ganganelli, a Riccione in piazza Fontanelle (via Sicilia), a San Giovanni in Marignano in piazza Silvagni, a Rimini in piazza Tre Martiri, a Verucchio in piazza Europa, a Novafeltria in piazza Vittorio Emanuele, a Morciano di Romagna in via Roma (davanti a Conad) e a Pennabilli in piazza Vittorio Emanuele II. Per firmare le proposte di legge è necessario presentarsi ai tavoli con un documento d’identità valido. Dal 15 maggio sarà possibile firmare anche online sul sito Internet https://firmereferendum.giustizia.it/   Rimini, 15/5/2026   Camera del Lavoro Territoriale – CGIL Rimini Redazione Romagna
May 18, 2026
Pressenza
CURAMI – PRIMA DI TUTTO LA SALUTE: LA CAMPAGNA DI RACCOLTA FIRME DELLA CGIL PER IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
“Curami – Prima di tutto la salute” è la rubrica settimanale di Radio Onda d’Urto dedicata ai temi della sanità, curata da Antonino Cimino, medico di Medicina Democratica, e Donatella Albini, medica del Centro studi e informazione sulla Medicina di genere. Curami va in onda il sabato alle 12 e il mercoledì alle 12.30. Oggi con Francesco Bertoli, segretario generale della Cgil di Brescia, e Marco Caldiroli, presidente di Medicina Democratica, abbiamo parlato della campagna di raccolta firme della Cgil per la sanità e il diritto effettivo alla tutela della salute, con l’obiettivo di difendere e rafforzare il Servizio sanitario nazionale e valorizzare il lavoro nel settore. Ascolta la puntata Ascolta o scarica
May 16, 2026
Radio Onda d`Urto
11 maggio 1961, l’omicidio di Mario Savoldi davanti allo Stabilimento Sebina a Sarnico (BG)
Dalla fine degli anni Cinquanta all’inizio degli anni Sessanta, l’industria italiana conosce la grande produzione di massa, i processi di automazione, le trasformazioni della forza lavoro, i primi segnali importanti dello sviluppo di una politica dei consumi alla quale far partecipare anche gli strati popolari. Non sarebbe infatti comprensibile la ripresa, seppure timida, dei rapporti unitari tra le forze sindacali senza le grandi trasformazioni politiche mondiali e la sperimentazione in Italia della formula di governo nazionale del centro-sinistra, che non solo allenta le tensioni ideologiche ma soprattutto apre una nuova fase economica e industriale del Paese. Ed è proprio in questo momento che le tensioni tra le parti sociali iniziano ad evidenziarsi sempre di più. Gli anni Sessanta si aprono, per i lavoratori bergamaschi, in maniera tragica. L’11 maggio 1961, presso la Manifattura Sebina (tessuti, gomma, etc) di Umberto Ravasio sita a Sarnico (BG), sono in corso degli scioperi contro la serrata imposta dalla proprietà dopo la rottura delle trattative sindacali per migliorare le condizioni economiche e dei diritti dei lavoratori. Durante la manifestazione di solidarietà verso le lavoratrici e i lavoratori della Manifattura tessile Sebina (che occupavano la fabbrica per una vertenza salariale) un drappello di carabinieri in tenuta antisommossa intervengono duramente contro gli operai in agitazione davanti allo stabilimento della Manifattura Sebina sparando colpi di pistola calibro 9 ad altezza d’uomo. Veniva colpito mortalmente in fronte l’operaio disoccupato Mario Savoldi di 30 anni – del tutto estraneo alla manifestazione – che era andato davanti ai cancelli per parlare con la fidanzata, dipendente dello stabilimento, che avrebbe dovuto sposare due mesi dopo. Altre 7 persone delle maestranze venivano ferite. I “fatti di Sarnico” e “l’omicidio di Stato” di Mario Savoldi furono un esempio eclatante di repressione dello Stato contro i lavoratori, tanto da essere iscritti in numerosissimi elenchi dei morti causati per mano dello Stato stesso. Fuori dalla fabbrica c’erano rappresentanti, di Cgil, Cisl e Uil, del Pci, del Psi e della Dc, dell’Azione Cattolica e i commercianti della zona che avevano voluto esprimere la loro solidarietà ai 700 dipendenti Sebina a rischio impiego. L’agitazione si inseriva nel più ampio quadro di problemi occupazionali che interessavano nel circondario soprattutto le aziende Dalmine di Bergamo, Lamiset di Boltiere, Conchiglia di Bolgare, Germani di Seriate e Gres di Sorisole. Nei giorni successivi a Sarnico e nei paesi limitrofi si svolsero manifestazioni di protesta e scioperi. Un mese dopo la Camera del Lavoro organizza a Sarnico una manifestazione con Rinaldo Scheda, segretario della CGIL, e viene intitolata a Mario Savoldi la bandiera provinciale del sindacato unitario bergamasco. I “fatti di Sarnico” e “l’omicidio di Stato” di Mario Savoldi alimenteranno la tensione politica nazionale dei giorni successivi e verranno discussi alla Camera dei Deputati nella seduta del 23 maggio successivo. All’epoca era in carica il terzo governo guidato da Amintore Fanfani (DC) – dal 27 luglio 1960 al 2 febbraio 1962 – con Ministro degli Interni il famigerato Mario Scelba (DC), sostenuto da una coalizione DC con l’appoggio esterno di PSDI, PLI, PRI e l’astensione del PSI. Nelle discussioni parlamentari, le forze governative e i sostenitori del governo Fanfani, mantennero una linea tesa a difendere l’operato dei Carabinieri e giustificandone l’intervento, ovvero giustificando la morte di Mario Savoldi. Il PCI, dall’opposizione, insieme alle forze sindacali condannarono l’atto come un crimine e un atto di repressione antioperaia voluta dal governo Fanfani in difesa degli interessi padronali e confindustriali ed espressero solidarietà alle lavoratrici e i lavoratori. L’inchiesta giudiziaria, presso il Tribunale di Bergamo, non portò alla condanna di singoli responsabili per l’uccisione dell’operaio Mario Savoldi. Il procedimento si chiuse con il proscioglimento dei carabinieri coinvolti negli scontri, e fu giustificato penalmente come un “uso delle armi legittimo e non perseguibile da parte delle forze dell’ordine” (che spararono colpi di pistola calibro 9 ad altezza d’uomo). L’esito giudiziario esasperò ulteriormente la protesta operaia. (nella immagine una vista aerea dello stabilimento Sebina. Lo stabilimento è stato successivamente demolito e sull’aerea è stato realizzato un intervento residenziale/commerciale sempre in nome del profitto)   Per info: Potere Operaio, n°10, anno I, 27 novembre – 3 dicembre 1969 Il boom economico e la morte di Mario Savoldi – Cgil Bergamo Sulla vicenda di Mario Savoldi, cfr. Carlo Simoncini, Cronaca di una serrata. I fatti di Sarnico (maggio 1961), Bergamo 1997. Marco Marsili, IL LIBRO NERO DELLA POLIZIA Piccoli omicidi di Stato tra amici 2001-2011 Tesi di laurea “Prima dei paninari Tendenze e modi di aggregazione giovanile nell’Italia del boom (1957-1968)” di Guglielmo Perfetti > PER NON DIMENTICARE https://www.fondazionecipriani.it/home/index.php/approfondimenti/42-uccisi-dallo-stato https://www.ilcentro.it/blog/11-maggio-1.2219212 > Vincenzo Vinciguerra: I nemici del popolo   Redazione Sebino Franciacorta
May 14, 2026
Pressenza
1954: basta salari da fame!
14 maggio 1954: proposta di legge (Di Vittorio, Noce, Foa) per l’introduzione del salario minimo. di Bruno Lai     Un’interessante progetto legislativo: «La proposta di legge trova essenzialmente il suo fondamento nelle gravissime condizioni in cui versano centinaia di migliaia di lavoratori che sono regolarmente occupati. La presente proposta di legge, che stabilisce la fissazione di un minimo salariale,
81° anniversario della vittoria contro il nazismo: una delegazione CGIL Rimini e CSdL San Marino a Darmstadt e al memoriale delle vittime del nazismo
Una delegazione CGIL Rimini e CSdL, composta dai Segretari confederali della Camera del Lavoro Renzo Crociati ed Eugenio Pari, dal Segretario generale CSdL Enzo Merlini e dal Segretario confederale Davide Siliquini, ha partecipato alle iniziative dei sindacati europei, su invito della DGB Assia del Sud, con la quale il sindacato riminese e sammarinese intrattengono rapporti di gemellaggio assieme alla CGT Grand Est. La delegazione, partita il 7 maggio, al suo arrivo si è recata in visita alla Casa dei sindacati di Darmstadt per un dibattito sull’attuale situazione politica e sociale.   L’8 maggio al Centro Horvàt (Fondazione Margit Horvàt – ex sottocampo di concentramento di Walldorf), si è tenuto un omaggio alle vittime del nazifascismo ed una commemorazione all’interno del memoriale. Nel pomeriggio dello stesso giorno, nella piazza principale di Darmstadt, si è tenuta una partecipata manifestazione in occasione della Liberazione dell’Europa dal nazifascismo “Contro la svolta a destra dell’Europa”. Oltre a DGB, CGT, CGIL e CSdL, sono intervenute  davanti alla cittadinanza presente, anche la delegazione della CCOO (Comisiones Obreras delle Asturie – Spagna) e la rappresentanza giovanile del sindacato norvegese LO. Dalla piazza si è levato forte l’appello affinché in Germania la data dell’8 maggio diventi festa nazionale della Liberazione, al pari degli altri Paesi europei dove (in altre date) si celebra la fine del nazifascismo.   Renzo Crociati, nel suo intervento, ha richiamato il valore dell’8 maggio come giorno della liberazione dal nazifascismo e monito permanente contro ogni forma di revisionismo e normalizzazione dell’estrema destra, ricordando come la memoria debba tradursi in responsabilità politica e democratica. Il rappresentante CGIL Rimini ha denunciato la crescita delle destre radicali in Europa, anche all’interno del mondo del lavoro, sottolineando che insicurezza sociale, precarizzazione e disuguaglianze non possono trovare risposta nel razzismo o nell’esclusione, ma in maggiori investimenti pubblici, redistribuzione della ricchezza e giustizia sociale. Ha infine ribadito il ruolo del movimento sindacale internazionale come argine ai nuovi fascismi, richiamando l’impegno comune dei sindacati europei nella difesa della solidarietà, della dignità umana e della cooperazione tra i popoli contro guerre, odio e autoritarismi.   Enzo Merlini ha ribadito che celebrare la liberazione dal nazifascismo non è un rito fuori dal tempo, ma un richiamo necessario contro il riemergere dell’estrema destra, dell’odio verso avversari politici, minoranze e immigrati, e contro una precarietà crescente che alimenta diseguaglianze e disillusione. Ha denunciato la deriva delle guerre e delle politiche suprematiste, dal genocidio di Gaza e la pulizia etnica in Cisgiordania alla delegittimazione degli organismi internazionali, sottolineando che i principi democratici si difendono con la diplomazia, l’ONU e la collaborazione multilaterale tra Stati democratici. Merlini ha infine valorizzato il ruolo dei sindacati e delle nuove generazioni nella difesa dei diritti e della solidarietà, ricordando la storia antifascista di San Marino, la caduta del fascismo il 28 luglio 1943 e la necessità di mantenere viva la memoria come argine ai nuovi autoritarismi. L’incontro ha rafforzato i rapporti internazionali tra le organizzazioni sindacali riminese e sammarinese con il sindacato europeo ed i movimenti antifascisti tedesco, francese, spagnolo e norvegese. Rimini, San Marino, 9/5/2026 CGIL Rimini e CSdL San Marino Redazione Romagna
May 11, 2026
Pressenza
La truffa del salario giusto
dossier di Mario Sommella (*) Anatomia di un Primo Maggio rovesciato. Come il decreto Meloni regala un miliardo alle imprese, svuota l’articolo 36 della Costituzione, dimentica i morti sul lavoro e premia chi non firma i contratti.   Esiste un modo molto efficace per mascherare un attacco al lavoro: chiamarlo difesa del lavoro. Esiste un modo ancora più sofisticato per