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SERBIA: LA PROTESTA STUDENTESCA GUIDA LE MOBILITAZIONI IN VISTA DEL VOTO
La protesta studentesca continua e si allarga anche in Serbia, dove studenti e studentesse guidano le mobilitazioni in vista dell’imminente voto anticipato. Tre colonne di studenti e studentesse si sono mosse dal nord, dall’ovest e dall’est del Paese per raggiungere ieri, mercoledì 21 ottobre, Belgrado e partecipare alla chiusura della campagna elettorale della Lista Studentesca – Gli studenti vincono! che, domenica 25 ottobre, sfiderà alle urne il “listone” dell’ultranazionalista di destra Aleksandar Vučić. Migliaia le persone scese in strada per accoglierli e accompagnarli al Palazzo del rettorato dell’Università di Belgrado, tra applausi, musica e fuochi di artificio. Di fatto, sembrano gli unici e veri avversari dell’ex presidente dimissionario. L’appuntamento più atteso è, però, quello del comizio finale, previsto per questa sera, dalle 18, in Piazza Slavija, teatro in passato di storiche manifestazioni. La votazione è stata indetta dopo quasi due anni di mobilitazioni guidate da studenti e studentesse in tutto il Paese. Proteste scaturite dal crollo di una pensilina presso la stazione ferroviaria di Novi Sad, che aveva causato la morte di 16 persone. Era il primo novembre 2024. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, abbiamo fatto il punto con Giorgio Fruscione, ricercatore dell’Ispi Ascolta o scarica
October 22, 2026
Radio Onda d`Urto
Milano, piazza Duomo. Prima di tutto capire
16 giugno 2025, 17 ottobre 2026: dopo oltre 16 mesi di presenza in piazza Duomo per la Palestina, per la prima volta non abbiamo potuto disporci come abbiamo sempre fatto. Piazza Duomo e dintorni erano impraticabili e tirar fuori delle bandiere palestinesi sarebbe stato del tutto controproducente. Siamo arrivati poco prima delle 18 come facciamo tutti i giorni. La sorpresa è stata per tutti e tutte noi. Personalmente sono arrivato da piazza Scala, dalla Galleria, e mi sono ritrovato una carica della polizia che entrava in Galleria, con la gente, un misto di turisti e ragazzi che mi arrivavano addosso. Arrivato in piazza sono andato nel punto dove sempre ci raccogliamo per essere visibili. La piazza era svuotata, vicino a me andavano e venivano ragazzini, tutti vestiti di nero, quasi tutti maschi, dall’aspetto in gran parte di “seconda generazione”. Lanciavano pietre, dall’altra parte cariche che difficilmente li raggiungevano. I ragazzini scappavano via per poi tornare avanti. Tutto intorno alla piazza passanti e turisti mediamente incuriositi dall’assistere a quello che stava avvenendo. Direi che i momenti più pericolosi erano quando la folla indistinta scappava via rischiando di fare e farsi male. I ragazzi erano sicuramente i più veloci e sembrava davvero di assistere ad un gioco del gatto col topo, dove i topi erano tanti, sparpagliati e velocissimi. Non sapevo nulla del corteo avvenuto prima, non sapevo come fosse iniziato il tutto, pare che la pessima gestione della piazza da parte della polizia sia iniziata lì, certo questi ragazzi che erano parte del corteo non sono corsi a casa a cambiarsi di vestito. Dico quindi le mie impressioni, del tutto soggettive, rispetto a quello a cui ho assistito con i miei occhi e con la mia gola che ha più volte sofferto per i tanti lacrimogeni. C’è di fondo la rabbia in questi ragazzi, ma ho visto anche tanta eccitazione e divertimento in quello che facevano. Erano gruppi di amici, che si muovevano a gruppetti, chiamandosi per nome, con la voglia di trovare qualsiasi cosa che si potesse lanciare. Noi della piazza quotidiana, eravamo raccolti vicini alle colonne, altri sparsi altrove. Attoniti, ma le nostre “storie in piazza” facevano sì che non si fosse spaventati. Si cercava di capire. In me, la sete di sapere e di capire si mescolava alla tristezza. Una cosa è certa: questi ragazzi hanno diritto a spazi sociali e di aggregazione, le periferie sono abbandonate, a disagio si somma disagio, case popolari decrepite, scuole fatiscenti, solo centri commerciali dove si è vittime e promotori di un consumismo asfissiante. Da parte nostra dovremo cercare le occasioni per conoscerli meglio, ascoltarli e discutere insieme. La speranza è che cresca il loro livello di coscienza, che non siano manipolati, che non si facciano male, che ragionino sul da farsi e trovino un percorso che evolva e non si avviti su sé stesso per essere strumentalizzato, criminalizzato e represso. La strada la troveranno loro, noi per ora ci accontentiamo di tornare a disporci in piazza Duomo, come tutti i giorni. E da domani ancor più impegno per fermare al più presto possibile la follia delle spese militari, della corsa verso la guerra, dei tagli a tutte le spese sociali e ai redditi. Domenica: il giorno dopo. Passo tutta la giornata a confrontarmi con chi c’era ieri, per capire meglio, condividere pensieri. Guardare video, mettere insieme i pezzi, cercando di non scrivere fesserie. Ma prima di pubblicare torno in centro, con l’obiettivo di rimetterci in piazza con le nostre file, i nostri cartelli e le bandiere palestinesi. Arrivo in bici da Sud, già in via Torino si capisce che i ragazzi sono passati di là. Camionette, elicottero. Arrivo in piazza Duomo: fotocopia di ieri. Questa volta non c’è nessuna manifestazione, solo i tanti ragazzi, ancora più giovani, probabilmente anche i fratellini hanno chiesto di unirsi, alcuni avranno 12 o 13 anni. Non volano i sassi, ma per terra c’è di tutto e i lacrimogeni abbondano. Non ci si concentra solo in centro stavolta, ma in diverse vie, a raggiera a partire da piazza Duomo. Stavolta diverse vetrine vengono rotte, in diversi escono dai negozi a mani piene. La polizia rimbalza di qua e di là, ma arriva sempre dopo. Anche oggi è saltata la nostra presenza per la Palestina in piazza Duomo. La discussione tra noi in piazza e anche una volta tornati a casa, continua. Bisogna capire. Bisogna capire quello che sta succedendo. Andrea De Lotto
October 18, 2026
Pressenza