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Liceo Einstein domiciliari a chi protesta
La Questura di Torino ha effettuato una serie di perquisizioni domiciliari culminate nell’applicazione di sei misure cautelari agli arresti domiciliari nei confronti di giovani, in gran parte minorenni. I provvedimenti riguardano studenti che hanno preso parte alle mobilitazioni dell’autunno scorso, raccolte sotto lo slogan “Blocchiamo tutto”, una stagione di proteste che ha attraversato il Paese con manifestazioni di massa, blocchi nei principali snodi della logistica e dei trasporti e scioperi diffusi. Tra i destinatari dei provvedimenti figurano soprattutto studenti del liceo Einstein di Torino, giovanissimi costretti ai domiciliari .Una misura cautelare che ha come scopo quello di intimidire e imporre un disciplinamento al fine d’impedire qualsiasi esperienza di mobilitazione contro le logiche guerrafondaie e l’impunità dei fascisti. Ne parliamo con uno studente del collettivo dell’Einstein.
Torino. Sei studenti agli arresti domiciliari. La vendetta contro le mobilitazioni di questi mesi
A Torino la polizia ha notificato a 6 studenti e studentesse torinesi, fra cui un attivista di OSA, l’inizio delle misure cautelari con l’obbligo di dimora in casa per fatti riguardanti gli ultimi mesi di mobilitazioni per la Palestina che hanno caratterizzato l’autunno nel nostro paese.  Si tratta di tutti […] L'articolo Torino. Sei studenti agli arresti domiciliari. La vendetta contro le mobilitazioni di questi mesi su Contropiano.
TORINO: PERQUISIZIONI E MISURE CAUTELARI CONTRO STUDENTI DEL LICEO EINSTEIN. SEI MINORENNI AI DOMICILIARI
Perquisizioni e misure cautelari stamattina a Torino contro compagne e compagni che da due settimane lottano e resistono contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, avvenuto lo scorso 18 dicembre. La digos si è presentata a casa di 6 studenti minorenni, la maggior parte dei quali del liceo Einstein, e ha notificato loro ordinanze di arresti domiciliari per aver partecipato alle manifestazioni dell’autunno per la Palestina, alla protesta nella redazione de La Stampa durante lo sciopero generale del 28 novembre e all’iniziativa antifascista dello scorso 27 ottobre all’esterno della loro scuola. Ai microfoni di Radio onda d’Urto, la corrispondenza con Nicola, compagno del Liceo Einstei.Ascolta o scarica. COMUNICATI STUDENT* Tutti liberi subito. Il governo usa la repressione contro gli studenti che si mobilitano per la Palestina. Questa mattina ci siamo svegliati con la notizia di 6 nostri compagni di scuola minorenni sottoposti a perquisizioni e agli arresti domiciliari come misura cautelare, in risposta alle mobilitazioni del movimento “blocchiamo tutto”, contro la complicità del governo Meloni nello sterminio dei palestinesi, che ha preso piede in tutta Italia durante l’autunno. Al centro dell’indagine, la contestazione alla giovanile del primo partito di governo, che portava avanti un volantinaggio di propaganda razzista davanti al liceo Einstein. Durante le occupazioni di tutte le scuole d’Italia nelle quali i giovani si sono resi protagonisti del movimento per la Palestina, alla polizia è stato ordinato di recarsi davanti al Liceo Einstein per difendere il volantinaggio, manganellando gli studenti che protestavano, ammanettando un minorenne. La risposta da parte di professori, genitori, studenti di tutte le scuole e della città intera è stata immediata e di massima solidarietà e sdegno verso le modalità repressive del governo. Quello che viene fatto passare come un caso isolato rientra perfettamente all’interno di un piano di disciplinamento giovanile funzionale alla preparazione della società e delle scuole ad un clima di guerra. I messaggi d’odio portati avanti dai volantini che il governo tiene tanto a difendere sono uno degli strumenti che questo usa per riaprire una divisione tra popoli che si era superata con il movimento per la Palestina. Tra i motivi degli arresti i blocchi delle stazioni, avvenuti mentre in tutta Italia si bloccavano porti, autostrade, e blocchi della logistica di guerra. Nel giorno in cui si vota la legge finanziaria, che aumenterà la spesa bellica di 23 miliardi nei prossimi tre anni, e mentre il governo si prepara alla reintroduzione della leva per i giovani, questi arresti domiciliari nei confronti di studenti giovanissimi, non sono casuali, ma una chiara intimidazione ai giovani che si sono mobilitati: non c’è spazio nelle scuole per organizzarsi contro la guerra! Il governo si trova in una situazione complicata e per questo attua misure così aspre, in tutto ciò sappiamo bene che non possiamo fermarci davanti a questo, la posta in gioco è troppo alta. Continueremo ad andare a scuola e a porci le stesse domande sul nostro futuro a testa alta, perchè liberare tutti vuol dire lottare ancora. Vogliamo la liberazione immediata di tutti i compagni! INTIFADA FINO ALLA VITTORIA.
Bolsonaro agli arresti domiciliari
La Polizia Federale (PF) sta eseguendo, questo venerdì mattina , mandati di perquisizione e sequestro nei confronti dell’ex presidente Jair Bolsonaro (PL) , a Brasilia (DF). L’operazione è stata autorizzata dalla Corte Suprema Federale (STF) e include l’ordine di ottemperare anche ad indirizzi legati al Partito Liberale (PL), il partito di Bolsonaro. Secondo gli alleati intervistati dalla stampa, l’ex presidente si trovava a casa sua, nel quartiere Jardim Botânico, quando sono arrivati gli agenti. Bolsonaro è stato portato alla Polizia Federale, dove il dispositivo di controllo verrà installato sul suo corpo. Gli sarà inoltre vietato utilizzare i social media e dovrà rimanere a casa tra le 19:00 e le 7:00 del mattino. All’ex presidente è stato vietato di comunicare con ambasciatori e diplomatici stranieri (e non potrà avvicinarsi alle ambasciate), così come con altri imputati e con le persone sotto inchiesta da parte della Corte Suprema. Secondo quanto riferito, la decisione dell’STF è stata motivata, tra gli altri fattori, dal sospetto dei ministri della Corte che Bolsonaro possa provare a chiedere asilo al governo di Donald Trump negli Stati Uniti, un paese in cui suo figlio, il deputato federale Eduardo Bolsonaro (PL-SP) , sta attualmente cercando sostegno per l’ex presidente. Le nuove misure restrittive contro Bolsonaro giungono nelle fasi finali del processo che lo accusa di tentato colpo di Stato. Il caso è oggetto di indagine da parte della Corte Suprema e raccoglie prove secondo cui, dopo la sconfitta alle elezioni del 2022, l’allora presidente avrebbe collaborato con alleati civili e militari per impedire l’insediamento di Luiz Inácio Lula da Silva (Partito dei Lavoratori). Manfredo Pavoni Gay