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Militari e forze armate nelle scuole: la voce di famiglie e insegnanti
Le circolari che arrivano all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sono di una monotonia amministrativa tale da renderle tutte simili: incontri, eventi dedicati agli alunni e alle alunne, ai/alle docenti, spesso aperti alla partecipazione delle famiglie, con le Forze dell’Ordine, Polizia e Carabinieri soprattutto, anche se non mancano Alpini, avieri dell’aeronautica militare, marinai della marina militare. Viene veicolato con questi incontri il tema della legalità come principio, valore assoluto, da imparare fin dall’infanzia. I dirigenti – in poche parole – indicano ora, luogo, nomi degli/delle insegnanti/sorveglianti, annotano l’importanza delle iniziative inserite – per i clienti che hanno comprato il servizio scolastico all’Open Day –  nel Piano dell’Offerta Formativa,  in osservanza dei protocolli firmati di concerto fra i dicasteri dell’istruzione e della difesa con le forze armate. Ma c’è un risvolto interessante in questo stillicidio di circolari. Sono tantissime le segnalazioni che ci vengono inviate all’indirizzo osservatorionomili@gmail.com. Insegnanti scontente/i? Genitori preoccupati per i venti di guerra? Anche se è difficile risalire alle fonti, l’invio mostra la necessità di render noto al nostro sito che la presenza dei militari nella scuola non a tutti è gradita. Insomma, un modo per disobbedire. Spesso occorre risalire alle cronache dei giornali, cartacei e on line, ai blog locali, sempre prodighi di commenti entusiasti verso queste iniziative. Qualcuno, anche se non compare, disobbedisce, qualcun altro crede e obbedisce, come i redattori della stampa e dei siti diffusi sul territorio (si deve pur campare!). Siamo in Puglia, a Molfetta, in provincia di Bari. La strigata circolare interna (n. 389 del 21 aprile scorso) dell’Istituto Comprensivo Alessandro Manzoni, ci fa sapere che tutti, famiglie, personale della scuola e bimbi delle quarte classi di primaria, sono invitati ad assistere agli incontri previsti da Pista Scuola Competente- Competenze sociali e civiche – Attività 1 – “Educazione alla legalità” (PTOF, offerta per gli anni scolastici 1925/1928). Nel delirio delle competenze ordinate in numero di otto dall’Europa, anche il rispetto della legge è uno dei descrittori di quella più ampia sulla cittadinanza responsabile (clicca qui). Ci spostiamo a Brindisi dove possiamo incrociare altri Percorsi di Legalità. Le city news del sito Brindisireport, ci raccontano, con l’entusiasmo dovuto, che al teatro Giuseppe Verdi il 21 aprile si è svolto il programma della Polizia di Stato – con tutte le autorità del caso presenti – per la campagna di prevenzione della devianza, comunque intesa. La legalità nuovamente protagonista. (clicca qui). Risaliamo verso la Capitale. A Roma, nel quartiere Tor Tre Teste (zona Casilino, di antica memoria, di nuova e feroce urbanizzazione), andiamo alla primaria Sibilla Aleramo, parte dell’IC Olcese, il cui sito si apre con un messaggio di speranza, “a scuola il futuro si costruisce insieme”. Aspettando le sorti progressive, si fanno prove, simulazioni per imparare cos’è la legalità. Con chi, ce lo dice il pezzo pubblicato dal foglio laCapitale: gli istruttori in qualità di insegnanti sono i Carabinieri (clicca qui). Bimbi a bordo mentre suonano le sirene e rombano i motori dei mezzi militari, sistemi antidroga (in certi quartieri si diventa spacciatori-consumatori da piccoli…), esplosivi, caso mai nei terreni abbandonati ci sia ancora qualche resto dell’ultima guerra oppure, chissà, anche nei centri sociali, non ancora evacuati dalle forze dell’ordine, a qualche sconsiderato viene in mente di fare una bottiglia incendiaria. Si sa, noi dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università stiamo diventando paranoici, anche in un semplice gadget (ah, regalati ai bambini, per un ricordo imperituro della giornata) vediamo una manipolazione dell’innocenza infantile. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Insegnanti in sciopero in Catalogna
Una giornata di sciopero importante quella che ha portato 80 mila persone in piazza martedì a Barcellona. E non solo. Tutto il mondo della scuola è mobilitato: sono in strada le insegnanti di ogni grado e ruolo. E il percorso non si arresta: sono state indette 17 giornate di sciopero, previste da qui a fine giugno, con l’obiettivo di creare più disagio possibile, come ricorda lo slogan “non porteremo a termine l’anno scolastico”. Al centro delle proteste vi è la richiesta del miglioramento del sistema educativo in toto, che al momento vede un rapporto tra il numero di alunni e docenti insostenibile. Oltre che la questione salariale. Con Victor Serri, giornalista che vive e lavora a Barcellona, analizziamo queste giornate, in particolare i temi e metodi di protesta.
Insegnanti in sciopero in Catalogna
Una giornata di sciopero importante quella che ha portato 80 mila persone in piazza martedì a Barcellona. E non solo. Tutto il mondo della scuola è mobilitato: sono in strada le insegnanti di ogni grado e ruolo. E il percorso non si arresta: sono state indette 17 giornate di sciopero, previste da qui a fine giugno, con l’obiettivo di creare più disagio possibile, come ricorda lo slogan “non porteremo a termine l’anno scolastico”. Al centro delle proteste vi è la richiesta del miglioramento del sistema educativo in toto, che al momento vede un rapporto tra il numero di alunni e docenti insostenibile. Oltre che la questione salariale. Con Victor Serri, giornalista che vive e lavora a Barcellona, analizziamo queste giornate, in particolare i temi e metodi di protesta.
May 16, 2026
Radio Blackout
Il SIMposio 2026 http://storieinmovimento.org/2026/05/06/il-simposio-2026/?pk_campaign=feed&pk_kwd=il-simposio-2026 #didatticadellastoria #analisidecoloniale #archividimovimento #storiadellascienza #archividigitali #storiadellavoro #Coloniallegacy #postcoloniale #antifascismo #colonialismo #cronacanera #giornalismo #insegnanti #diaspora #SIMposio #scienza #lavoro #potere #scuola #musei #Blog
Il SIMposio 2026
Torna l'appuntamento dell'estate! Dal 23 al 26 luglio, SIMposio della conflittualità sociale. In questa ventesima edizione ci troveremo ancora a Marzabotto (Bo), ospitati dal Poggiolo – Rifugio Re_Esistente, a discutere di pratiche anticoloniali, scuola, lavoro, cronaca nera, scienza e potere  ma anche a giocare, ballare, ridere, camminare… L'articolo Il SIMposio 2026 sembra essere il primo su StorieInMovimento.org.
Vietare i social è un'illusione
A proposito dell'annosa questione di vietare i social ai minori... Ecco un nostro intervento su Editoriale Domani dal titolo "Società violenta e adulti incoscienti, perché vietare i social è un’illusione." Gli ultimi fatti di cronaca rilanciano anche in Italia l’idea di vietare i social ai minori, altri paesi si sono già mossi in questo senso. La tossicità dei social è certificata dagli studi e recentemente anche dai tribunali. Ma il proibizionismo è la soluzione? Non possono esistere relazioni virtuose con i mezzi digitali in una società che esalta la violenza e l’oppressione sistemica... Leggi tutto l'articolo su EditorialeDomani.
Enorme manifestazione di insegnanti a Barcellona
Una manifestazione quasi senza precedenti negli ultimi anni per quanto riguarda il conflitto nel settore dell’istruzione in Catalogna ha coronato una settimana di sciopero in tutto il territorio. Alcune fonti stimano una partecipazione di 100.000 persone alla mobilitazione tenutasi venerdì 20 marzo a Barcellona. L’emblematica maglietta gialla, simbolo delle mobilitazioni contro i tagli all’istruzione iniziate nel 2012, è diventata il colore identificativo della marcia. La protesta arriva anche come risposta al patto raggiunto dal governo con i sindacati come CCOO e UGT, un accordo che gran parte del corpo docente considera insufficiente, se non addirittura un tentativo di scrollarsi di dosso il problema senza affrontare le reali richieste del settore. Meno alunni per classe Più sostegno all’istruzione inclusiva Il coordinamento è stato uno degli elementi chiave della giornata: quattro colonne, provenienti da diversi punti di Barcellona, hanno marciato fino a convergere in piazza Tetuán. Da lì, la manifestazione è proseguita lungo il viale di Sant Joan in direzione del Parlamento della Catalogna. I gruppi organizzati sono la chiave per protestare contro le ingiustizie La protesta ha formato un vero e proprio fiume umano che ha attraversato la città per esigere miglioramenti urgenti nel sistema educativo. Al di là di una mobilitazione puntuale, queste proteste sono l’espressione di un malcontento accumulato e di carattere strutturale, frutto di anni di tagli e di mancanza di investimenti sostenuti nell’istruzione pubblica. Investimenti che raggiungano il 6% del PIL nei prossimi 4 anni Tra le principali rivendicazioni degli insegnanti spiccano il miglioramento delle condizioni salariali — con l’obiettivo di recuperare il potere d’acquisto perso, stimato intorno al 25% negli ultimi anni — la riduzione del numero di alunni per classe, il potenziamento del personale — specialmente per l’attenzione alla diversità — e la diminuzione del carico burocratico, considerato una delle principali fonti di malcontento tra il corpo docente. Tutto ciò risponde alla necessità di garantire un’istruzione pubblica di qualità e sostenibile a lungo termine. Questi punti sono già stati approfonditi nell’articolo pubblicato qualche giorno fa. Traduzione dallo spagnolo di Anna Polo VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA Raquel Paricio
March 21, 2026
Pressenza
Catalogna, l’istruzione al limite
La voce che difende il diritto a un’istruzione pubblica di qualità e a condizioni di lavoro dignitose si è nuovamente fatta sentire in massa per le strade della Catalogna. Il corpo docente si è visto progressivamente sopraffatto da molteplici situazioni che, poco a poco, hanno profondamente modificato ciò che accade in classe. La realtà degli studenti è cambiata notevolmente negli ultimi anni. Oggi gli insegnanti devono affrontare numerosi fronti contemporaneamente: immigrazione, povertà, inclusione educativa, aumento delle patologie mentali, presenza costante delle tecnologie in classe o irruzione dell’intelligenza artificiale, solo per citare alcuni dei più immediati. Questa valanga di nuove problematiche va ben oltre ciò che tradizionalmente si intendeva per insegnamento. Il corpo docente si forma da anni in numerosi ambiti per poter affrontare i nuovi paradigmi educativi e sociali. Gli insegnanti si specializzano costantemente in corsi di formazione che, nel migliore dei casi, consentono loro di affrontare alcune delle nuove realtà presenti nelle aule. Si formano per assistere i gruppi vulnerabili, tenendo conto che la vulnerabilità è varia quanto il numero di studenti che ne soffrono. Si formano per comprendere patologie che tradizionalmente appartenevano all’ambito sanitario. Oggi, circa un terzo degli studenti può presentare, in un determinato momento, bisogni educativi specifici o difficoltà che richiedono un’attenzione specializzata. Si formano anche per poter comunicare con gli studenti appena arrivati da altri Paesi, che in molti casi non conoscono la lingua locale e ai quali bisogna spiegare la materia senza che esista ancora una lingua comune. Tutto ciò mentre lo studente inizia ad apprenderla attraverso programmi specifici di accoglienza linguistica. Gli insegnanti vengono formati su nuove metodologie didattiche che consentono loro di gestire i contenuti in modo più trasversale, comprendendo l’interrelazione esistente tra i diversi campi del sapere. Vengono formati per imparare a utilizzare nuove piattaforme digitali e programmi informatici che compaiono ogni anno, con l’obiettivo di integrarli come parte del contenuto curricolare. Vengono formati, inoltre, sulle possibilità che l’intelligenza artificiale può offrire all’istruzione, sebbene debbano anche affrontare le difficoltà che comporta uno strumento che, in giovane età, viene spesso utilizzato più come mezzo per copiare o ingannare che come risorsa educativa. A tutto ciò si aggiunge la comparsa di nuove forme di violenza legate all’uso massiccio dei social network tra gli adolescenti, una realtà che finisce inevitabilmente per entrare anche nelle aule. Il risultato è un sistema educativo molto più complesso rispetto ad appena un decennio fa. In Catalogna, oltre 335.000 studenti presentano attualmente esigenze specifiche di sostegno educativo, il che rappresenta circa uno studente su tre. Questa situazione richiede un’attenzione personalizzata che risulta difficile da garantire nelle condizioni attuali. Nella scuola secondaria, molte classi hanno circa 30 studenti per aula, una cifra superiore alla media europea. In queste condizioni, occuparsi di una massa di studenti così eterogenea e con esigenze così diverse diventa un compito estremamente difficile. Il sostegno nelle aule è scarso e in molti casi la presenza occasionale di un insegnante di sostegno per alcune ore non consente nemmeno di affrontare adeguatamente la diversità delle situazioni che si presentano all’interno della stessa classe. A questa crescente complessità si aggiunge anche un carico burocratico sempre maggiore. Una parte significativa del corpo docente denuncia che la quantità di relazioni, registri e pratiche amministrative richieste occupa un tempo prezioso che dovrebbe essere dedicato al lavoro diretto con gli studenti. Nel frattempo, le linee guida del Dipartimento dell’Istruzione continuano a generare nuove riforme curricolari e modelli pedagogici che in molte occasioni risultano difficili da applicare nella pratica quotidiana delle scuole. Di fronte a questo panorama, gli insegnanti si trovano sempre più sopraffatti nell’affrontare il proprio compito didattico con le condizioni e l’attenzione che gli studenti meritano. A queste difficoltà si aggiungono inoltre condizioni economiche che non hanno seguito lo stesso andamento del costo della vita. Negli ultimi anni il prezzo delle abitazioni e dei generi alimentari è aumentato in modo molto significativo, mentre gli stipendi degli insegnanti sono rimasti praticamente fermi per molto tempo. Tutto ciò ha generato un crescente malcontento nel settore dell’istruzione, che si è espresso anche nelle piazze. Il risultato è un sistema educativo molto più complesso rispetto ad appena un decennio fa. In Catalogna, oltre 335.000 studenti presentano attualmente esigenze specifiche di sostegno educativo, il che rappresenta circa uno studente su tre. Questa situazione richiede un’attenzione personalizzata che risulta difficile da garantire nelle condizioni attuali. Nella scuola secondaria, molte classi hanno circa 30 studenti per aula, una cifra superiore alla media europea. In queste condizioni, occuparsi di una massa di studenti così eterogenea e con esigenze così diverse diventa un compito estremamente difficile. Il sostegno nelle aule è scarso e in molti casi la presenza occasionale di un insegnante di sostegno per alcune ore non consente nemmeno di affrontare adeguatamente la diversità delle situazioni che si presentano all’interno della stessa classe. A questa crescente complessità si aggiunge anche un carico burocratico sempre maggiore. Una parte significativa del corpo docente denuncia che la quantità di relazioni, registri e pratiche amministrative richieste occupa un tempo prezioso che dovrebbe essere dedicato al lavoro diretto con gli studenti. Nel frattempo, le linee guida del Dipartimento dell’Istruzione continuano a generare nuove riforme curricolari e modelli pedagogici che in molte occasioni risultano difficili da applicare nella pratica quotidiana delle scuole. Di fronte a questo panorama, gli insegnanti si trovano sempre più sopraffatti nell’affrontare il proprio compito didattico con le condizioni e l’attenzione che gli studenti meritano. A queste difficoltà si aggiungono inoltre condizioni economiche che non hanno seguito lo stesso andamento del costo della vita. Negli ultimi anni il prezzo delle abitazioni e dei generi alimentari è aumentato in modo molto significativo, mentre gli stipendi degli insegnanti sono rimasti praticamente fermi per molto tempo. Tutto ciò ha generato un crescente malcontento nel settore dell’istruzione, che si è espresso anche nelle piazze. Dal mese di febbraio gli insegnanti catalani hanno organizzato manifestazioni di massa, chiedendo un miglioramento dei molteplici aspetti che determinano la qualità del sistema educativo, sia per gli studenti che per i docenti. Il messaggio ripetuto in queste mobilitazioni è chiaro. Gli insegnanti chiedono aumenti salariali, la riduzione del numero di alunni per classe, un reale potenziamento delle risorse e del personale necessario per rendere possibile un’istruzione inclusiva, la diminuzione del tempo dedicato alle attività burocratiche, una profonda revisione del programma educativo e la stabilizzazione dell’organico docente. In questo momento, inoltre, la contesa tra i sindacati ha fatto sì che le manifestazioni iniziate a febbraio siano state nuovamente indette per cinque giorni consecutivi in marzo. L’USTEC, il sindacato maggioritario tra i docenti catalani, non accetta gli accordi firmati da CCOO e UGT con il governo. Una dinamica che, secondo quanto denunciano molti docenti, riflette una tensione ricorrente tra la difesa dei diritti lavorativi del personale docente e gli equilibri politici che condizionano le trattative. Le manifestazioni del personale docente non sono solo una rivendicazione lavorativa, ma anche un segnale d’allarme sullo stato del sistema educativo. Perché quando chi è ogni giorno nelle aule avverte che le condizioni attuali rendono sempre più difficile garantire un’istruzione di qualità, il problema smette di essere solo dei docenti e diventa inevitabilmente, un problema di tutta la società. Traduzione dallo spagnolo di Anna Polo Raquel Paricio
March 17, 2026
Pressenza
La scuola di Valditara non è la nostra
Gianni Boccardelli (*) sul libro «Le regole non cadono dal cielo» di Giuseppe Faso. A seguire alcuni link. L’insegnante affermò sicuro che gli studenti cinesi in Italia scrivono «lui» invece di «egli». E allora, visto che si parlava dei Promessi Sposi, Faso non resistette e gli chiese se anche Alessandro Manzoni avesse gli occhi a mandorla visto che «nella riscrittura
February 20, 2026
La Bottega del Barbieri
L’Indipendente: Un gruppo di insegnanti ha lanciato una settimana contro la censura nelle scuole
DI SALVATORE TOSCANO SU L’INDIPENDENTE DEL 4 FEBBRAIO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Salvatore Toscano e pubblicato su L’indipendente il 4 febbraio 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo, in particolare in occasione della settimana di mobilitazione per la libertà di insegnamento. «Dal 9 al 13 febbraio ci sarà una settimana di mobilitazione per la libertà di insegnamento, organizzata dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e da Docenti per Gaza. Di fronte alle recenti ispezioni negli istituti che avevano osato parlare del genocidio in Palestina e alle circolari che cercavano di «orientare, limitare e censurare l’autonomia didattica dei docenti e delle docenti», questi ultimi hanno deciso di reagire. «Se rinunciamo a parlare di Palestina e di diritti violati e a scegliere autonomamente gli esperti che devono entrare nelle nostre scuole, allora avranno avuto ragione a “colpirne uno per educarne cento!”»...continua a leggere su www.indipendente.online. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente