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“Tre mesi di vacanza”: lo stereotipo che impoverisce la scuola e indebolisce la cultura democratica
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani considera particolarmente significativo che il dibattito pubblico italiano continui a riproporre, con sorprendente regolarità, rappresentazioni semplificate del lavoro docente proprio mentre alla scuola vengono affidate responsabilità educative sempre più ampie e complesse. La ricorrente affermazione secondo cui gli insegnanti beneficerebbero di “tre mesi di vacanza”, recentemente smentita da numerosi approfondimenti della stampa attraverso il richiamo alla normativa vigente e al Contratto Collettivo Nazionale del Comparto Istruzione e Ricerca, costituisce molto più di un equivoco informativo: è il segnale di una persistente difficoltà culturale nel riconoscere il valore della professione docente e della funzione educativa nella costruzione della società democratica. Ogni comunità definisce le proprie priorità anche attraverso il linguaggio con cui racconta le professioni che ritiene strategiche per il proprio sviluppo. Quando il lavoro dell’insegnante viene ridotto al conteggio delle ore di lezione o alla durata della sospensione estiva delle attività didattiche, si propone una lettura parziale che non restituisce la complessità di una professione fondata sulla progettazione, sulla ricerca educativa, sulla valutazione, sulla formazione continua, sulla corresponsabilità con le famiglie e sulla capacità di accompagnare la crescita culturale e umana degli studenti. La lezione rappresenta soltanto la parte visibile di un’attività che richiede studio costante, aggiornamento metodologico e una riflessione professionale continua. L’attuale contesto storico rende ancora più evidente tale complessità. La scuola è chiamata quotidianamente a confrontarsi con la diffusione delle disuguaglianze educative, con il disagio psicologico di molti adolescenti, con l’impatto delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale sui processi di apprendimento, con l’aumento della pluralità culturale, con la necessità di contrastare la disinformazione, i linguaggi d’odio e ogni forma di discriminazione. In questo scenario il docente non trasmette semplicemente contenuti disciplinari, ma esercita una funzione di mediazione culturale, di promozione del pensiero critico e di educazione alla cittadinanza democratica, contribuendo a rendere concreti, attraverso la relazione educativa, i principi sanciti dalla Costituzione e dalle principali Carte internazionali sui diritti umani. Anche il quadro giuridico smentisce con chiarezza la narrazione dei cosiddetti “tre mesi di vacanza”. L’attività professionale del docente comprende un articolato insieme di obblighi previsti dalla normativa: progettazione didattica, valutazione, scrutini, esami di Stato, attività collegiali, formazione obbligatoria, rapporti con le famiglie e predisposizione delle attività del successivo anno scolastico. La sospensione delle lezioni non coincide con la sospensione del servizio, mentre il periodo di ferie è regolato, come per tutti i lavoratori pubblici, dalle disposizioni contrattuali vigenti. Confondere tali aspetti significa alimentare un’informazione inesatta che non rende giustizia alla realtà organizzativa della scuola. Non meno rilevante è la dimensione economica. Le comparazioni internazionali evidenziano come le retribuzioni dei docenti italiani rimangano inferiori rispetto a quelle riconosciute in numerosi Paesi europei, mentre le responsabilità professionali risultano progressivamente aumentate. A ciò si aggiunge il costante investimento personale che molti insegnanti sostengono per l’aggiornamento, l’acquisto di testi, strumenti digitali e materiali didattici. La qualità dell’istruzione rappresenta uno dei principali fattori di sviluppo economico e di competitività di un Paese; svalutare la professione docente significa, indirettamente, indebolire il capitale umano dal quale dipendono innovazione, produttività e coesione sociale. Gli articoli 3, 33 e 34 della Costituzione attribuiscono alla scuola una funzione decisiva nel promuovere l’uguaglianza sostanziale, la libertà dell’insegnamento e il diritto universale all’istruzione. La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza e l’Obiettivo 4 dell’Agenda 2030 ribadiscono che un’educazione di qualità costituisce il presupposto indispensabile per costruire società pacifiche, inclusive e sostenibili. La professionalità docente rappresenta il principale strumento attraverso cui tali principi trovano concreta attuazione nella vita quotidiana delle comunità scolastiche. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che il tema non possa essere affrontato come una periodica contrapposizione tra categorie sociali. La vera questione riguarda la qualità del discorso pubblico sull’educazione. Una società che misura il valore della scuola esclusivamente attraverso parametri quantitativi rischia di perdere di vista la sua missione più autentica: formare persone libere, responsabili, capaci di esercitare il pensiero critico, di partecipare alla vita democratica e di riconoscere nella dignità umana il fondamento della convivenza civile. Per questa ragione il CNDDU auspica che il confronto pubblico sulla scuola recuperi profondità culturale, rigore scientifico e responsabilità istituzionale. Il riconoscimento della funzione docente non costituisce una rivendicazione corporativa, ma una scelta strategica che riguarda il futuro del Paese. Ogni stereotipo che banalizza il lavoro educativo impoverisce il capitale culturale della comunità, indebolisce il patto di fiducia tra scuola e società e rende più difficile affrontare le grandi sfide del nostro tempo. Al contrario, riconoscere pienamente il valore della professione docente significa investire nella qualità della democrazia, nella tutela dei diritti umani e nella costruzione di una cittadinanza capace di coniugare competenza, responsabilità e solidarietà. In definitiva, il modo in cui una nazione considera i propri insegnanti non è un dettaglio del dibattito pubblico: è uno dei più significativi indicatori della sua maturità civile e della sua visione del futuro. prof. Romano Pesavento presidente CNDDU Redazione Italia
July 9, 2026
Pressenza
La disuguaglianza del clima nella città che brucia – di Francesco Demitry
La scuola non è un contenitore neutro: è una società di corpi, di aria, di suoni, di ritmi, di sedie, di finestre, di tempi, di desideri e di stanchezze. Quando l’aria diventa irrespirabile e il caldo blocca l’attenzione, non si assiste a un incidente esterno alla scuola; si scopre piuttosto che la scuola esiste [...]
June 28, 2026
Effimera
Al Centro Malaguzzi di Reggio Emilia: esercito israeliano, principessa del Galles e parmigiano
PARTE 1. LA REGGIO CHILDREN INTERNATIONAL NETWORK E L’ESERCITO ISRAELIANO La segnalazione all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università relativa a diversi post pubblicati sulla sua pagina Facebook dall’antropologo e attivista Cosimo Pederzoli, ci porta a Reggio Emilia. Il problema, oggetto dell’invio, me lo spiega Pederzoli stesso, in risposta a una e-mail in cui gli chiedo approfondimenti. Riporto le sue parole: > «In sintesi la questione è la seguente: quali rapporti ha ReggioChildren Srl > con istituti e insegnanti pro-Israele? In che modo vengono organizzate queste > relazioni? Ovviamente, il giudizio non è rivolto a scuole ebraiche in quanto > tali ma al coinvolgimento in attività di supporto all’esercito. Il mio focus è > stato diretto, negli ultimi due anni, verso il network “Narea”, ossia il North > American Reggio Emilia Alliance. > La rete delle scuole, ma anche di organizzazioni più ampie, che si ispira al > Reggio Approach e che si forma a Reggio Emilia, ospiti al Centro > Internazionale Loris Malaguzzi, sotto forma di “Study Groups”, facendo > ufficialmente parte del “Reggio Children International Network” (creato nel > 2006). All’interno di questo Network ci sono, prima e dopo il 7 ottobre, > scuole ebraiche statunitensi molto attive nella propaganda pro-israeliana, a > volte schierate direttamente con l’IDF. > Avevo già fatto notare l’anno scorso le stesse dinamiche, venne sospesa una > collaborazione (solo perché a ridosso della visita in città dell’Albanese, la > mia segnalazione era precedentemente caduta nel vuoto 6 mesi prima). [ndr: qui > i link agli articoli di allora RaiNews, Il Resto del Carlino, Reggionline]» Sembra, ad un certo punto, che da Reggio Children arrivi una tenue smentita, soprattutto in relazione alla vendita del marchio alle scuole israeliane, eppure Pederzoli segnala nuovamente alcune foto sulla sua pagina che documentano la presenza di soldati israeliani a Reggio. Continua il giornalista: «Ho svolto poi una ricerca per capire se la “revisione delle collaborazioni” che era stata promessa fosse avvenuta ma è emerso che all’interno del “Reggio Children International Network“, proprio nello Study Group Narea, sono presenti scuole americane ebraiche che continuano a sponsorizzare Israele e l’IDF. Questi istituti comprendono la fascia early childhood / superiori, quindi la foto [nota mia: con due ragazzine di età superiore alla fascia 0/6] che ho pubblicato è stata scattata recentemente in una di queste scuole facenti parte del network Reggio Children.» Pederzoli, impegnato in vari campi (i senza fissa dimora; i minori non accompagnati; le situazioni di sfruttamento del lavoro; il genocidio in Palestina), sottolinea la disattenzione della sinistra – in una città e in una regione storicamente legate alla sinistra storica – verso i temi che stanno al cuore del suo lavoro e nello specifico per il caso riguardante il fiore all’occhiello dell’Amministrazione Comunale, le scuole Reggio Children 0/6, compromesse con le quelle israeliane. Aggiunge che la pubblicazione sul nostro sito lo farà sentire meno solo in una città e in una regione sempre più indifferenti, a quanto pare anche nel partito Sinistra Italiana, in cui ha militato negli ultimi anni. Certamente criticare Reggio Children non torna facile, così come denunciare le complicità con lo Stato di Israele in Italia, e in Emilia in particolare. La sinistra, il Pd in particolar modo, si muove con molta ambiguità rispetto al genocidio in atto e alla questione riguardante la diade culturale e storica sionismo-semitismo, e il prefisso anti (si veda qui la proposta di decreto Romeo e Del Rio sulla prevenzione delle forme di opposizione allo stato di Israele di taglio antisemita). Provo a curiosare sul sito Reggio Emilia Approach. Si può trovare accesso alle informazioni sulle scuole, sulla filosofia dell’approccio educativo, sulle occasioni formative, sulla documentazione delle attività, sull’elenco delle pubblicazioni. C’è un ma: tutto si vende e tutto si compra, se non ci si iscrive ufficialmente non si vedono e non si ricevono i materiali informativi. PARTE 2. CENTRO INTERNAZIONALE LORIS MALAGUZZI, PRINCIPESSA DEL GALLES E… PARMIGIANO Ho visitato – quando dirigevo, in un Istituto Comprensivo di Roma, anche la scuola dell’infanzia statale, il Centro Internazionale Loris Malaguzzi di Reggio, aperto nel 2006, intitolato al maestro e pedagogista che ha ispirato con le sue idee – e creato – quello che oggi sono le scuole 0/6, contribuendo alla fama internazionale). Ne ricavai un forte impatto: struttura e idee-guida pedagogiche e didattiche degli atelier, cura degli spazi, quantità di materiali, tutto era effettivamente impressionante, i 100 linguaggi c’erano tutti. Ma provai anche il retrogusto che viene quando quel che vedi è troppo luccicante, ti sa di un po’ fasullo e, se poi si rivela autentico, troppo gridato e soprattutto profondamente ingiusto. Nella nostra scuola di periferia cercavamo di essere all’altezza dei bisogni di una zona popolare, dei molto minori non italiani, con i pochi mezzi a nostra disposizione, in locali squallidi che le maestre inventavano con fantasia e professionalità, perché la bellezza e la cura sono importanti quanto una buona pedagogia (anche le parole-chiave di Malaguzzi erano relazione, bambini, luoghi). Oggi, per approfondire lo sfondo relativo alla segnalazione di Cosimo Perdezoli, entro virtualmente in una delle loro scuole, l’istituto Diana. A ridosso di un parco pubblico, è un edificio magnifico: intorno a una piazza centrale si posizionano le aule, le pareti riproducono immagini favolose, le vetrate aggettano su due giardini. Apro la Carta dei Servizi, 83 pagine in cui tutto, ma proprio tutto, sembra spiegato, anche se non trovo quel che mi piacerebbe sapere alla voce valutazione della qualità del servizio, soprattutto dei percorsi educativi. Forse dovrei iscrivermi – pagando – a qualche a pista offerta dal sito ufficiale o dal Centro Malaguzzi (vedi qui). Una maestra di Reggio ben informata mi fa notare che anche queste scuole, come del resto la maggior parte dei nidi, dei gradi infanzia e primaria, sono tenute in piedi dal lavoro di maestre, di donne, sia nelle attività di aula che in quelle organizzative. Così, cercando ancora, incrocio il nome della oggi 97enne Loretta Giaroni, comunista, moglie di un partigiano, figura importante dell’Unione Donne Italiane (UDI). Nel 2023 le è stato dedicato un archivio contenente le sue carte, i suoi lavori, le riflessioni e i resoconti degli incontri (vedi qui). Ma, come icona della Reggio Children, non fa testo e non può competere con Malaguzzi. Maestre, donne, nate in famiglie umili che hanno studiato spesso da autodidatte, hanno lavorato senza troppa risonanza e costruito quel che ora vediamo sotto le pagliuzze luccicanti. È un aspetto della storia della scuola democratica in Italia che non fu un’impresa solo di grandi Maestri (da Milani, a Ciari, a Dolci, a Rodari, a Malaguzzi, ecc) ma di donne di poca istruzione e di grandi capacità, soprattutto nella lettura socio-politica dei territori in cui lavoravano e vivevano. Chi oggi dirige Reggio Children non bada a spese (anche perché sostenute dal Comune di Reggio che firma le convenzioni con le cooperative che costituisco il sistema integrato pubblico-privato). Così la macchina pubblicitaria non si ferma. Nei giorni scorsi è andata in visita anche la principessa del Galles, Catherine Middleton, moglie di William primogenito di Carlo III e di Diana Spencer. La missione era volta a rendere più performativa l’offerta Centro per la Prima Infanzia Royal Fundation (vedi qui). Gli scopi della fondazione inglese consistono nel prestare un aiuto nei percorsi di crescita ai minori di famiglie svantaggiate perché si sa, è scientificamente provato (leggo dal sito inglese), che i primi 6 anni di vita decidono del futuro. Lo sa anche l’INVALSI che su questa fascia di età investe nelle sue ricerche sulle soft skills… I cui obiettivi sono più chiari se esploriamo le pagine della rivista on line ROARS: è il mercato (anche militare…) bellezza!. Nel caso dell’istituzione della principessa Kate i denari li mette la corte, il suo patrimonio famigliare, altre istituzioni private: un caso di sgocciolamento verso il basso della ricchezza? La classica carità e generosità dei grandi filantropi. Sempre per non farsi incantare da tanto luccicare di cristalli aggiungo due annotazioni. Alcune insegnanti di Reggio Children hanno confidato alla mia informatrice, maestra e sindacalista, quanto sia forte la pressione su di loro di tutta questa fama. Registrazioni, video, report, visite illustri, incontri di formazione a tamburo battente, riunioni, il carico e l’ansia di prestazione possono sembrare l’anticamera del burnout. Ma nessuna paura, sempre sulla carta dei servizi della scuola Diana, leggo che il personale viene fatto girare per una sana alternanza dei ruoli e delle relazioni: non so bene cosa voglia dire. A seguire ascolto anche lo sconforto con cui la mia amica racconta lo stato deplorevole in cui versano le scuole d’infanzia e primarie statali a Reggio, dagli edifici alle mense. Del resto, in un plesso nella periferia della città che conosco per esserci stata diverse volte a incontrare, su tematiche educative e politiche, insegnanti e genitori, le classi sono per il 50% formate da alunni non italiani e italiani di seconda generazione, le famiglie sono disfunzionali, faticano a crescere i loro figli, la scuola rappresenta il solo luogo dove riporre qualche speranza di futuro. Ma questi aspetti non li conosce la principessa e li misconosce il Ministro Valditara. Cosmopolitismo e parmigiano: tutto sta nel proteggere il marchio. Ah, viene a fagiolo: il Centro Malaguzzi è all’interno dell’edificio di bella archeologia industriale Locatelli, acquisito e donato dal Comune della Città. Ancora latte e formaggi, pur passati i noti marchi Locatelli, Galbani, Parmalat a miglior vita nel gruppo francese Lactalis (qualcuno ricorda lo scandalo del fallimento Parmalat, nel 2003?). Nell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sappiamo che tutto si tiene sotto la voce mercato: l’istruzione, l’educazione, la guerra e la relativa propaganda incantatrice. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: MAKE A ONE-TIME DONATION Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Donate -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A MONTHLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate monthly -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A YEARLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate yearly
Militari e forze armate nelle scuole: la voce di famiglie e insegnanti
Le circolari che arrivano all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sono di una monotonia amministrativa tale da renderle tutte simili: incontri, eventi dedicati agli alunni e alle alunne, ai/alle docenti, spesso aperti alla partecipazione delle famiglie, con le Forze dell’Ordine, Polizia e Carabinieri soprattutto, anche se non mancano Alpini, avieri dell’aeronautica militare, marinai della marina militare. Viene veicolato con questi incontri il tema della legalità come principio, valore assoluto, da imparare fin dall’infanzia. I dirigenti – in poche parole – indicano ora, luogo, nomi degli/delle insegnanti/sorveglianti, annotano l’importanza delle iniziative inserite – per i clienti che hanno comprato il servizio scolastico all’Open Day –  nel Piano dell’Offerta Formativa,  in osservanza dei protocolli firmati di concerto fra i dicasteri dell’istruzione e della difesa con le forze armate. Ma c’è un risvolto interessante in questo stillicidio di circolari. Sono tantissime le segnalazioni che ci vengono inviate all’indirizzo osservatorionomili@gmail.com. Insegnanti scontente/i? Genitori preoccupati per i venti di guerra? Anche se è difficile risalire alle fonti, l’invio mostra la necessità di render noto al nostro sito che la presenza dei militari nella scuola non a tutti è gradita. Insomma, un modo per disobbedire. Spesso occorre risalire alle cronache dei giornali, cartacei e on line, ai blog locali, sempre prodighi di commenti entusiasti verso queste iniziative. Qualcuno, anche se non compare, disobbedisce, qualcun altro crede e obbedisce, come i redattori della stampa e dei siti diffusi sul territorio (si deve pur campare!). Siamo in Puglia, a Molfetta, in provincia di Bari. La strigata circolare interna (n. 389 del 21 aprile scorso) dell’Istituto Comprensivo Alessandro Manzoni, ci fa sapere che tutti, famiglie, personale della scuola e bimbi delle quarte classi di primaria, sono invitati ad assistere agli incontri previsti da Pista Scuola Competente- Competenze sociali e civiche – Attività 1 – “Educazione alla legalità” (PTOF, offerta per gli anni scolastici 1925/1928). Nel delirio delle competenze ordinate in numero di otto dall’Europa, anche il rispetto della legge è uno dei descrittori di quella più ampia sulla cittadinanza responsabile (clicca qui). Ci spostiamo a Brindisi dove possiamo incrociare altri Percorsi di Legalità. Le city news del sito Brindisireport, ci raccontano, con l’entusiasmo dovuto, che al teatro Giuseppe Verdi il 21 aprile si è svolto il programma della Polizia di Stato – con tutte le autorità del caso presenti – per la campagna di prevenzione della devianza, comunque intesa. La legalità nuovamente protagonista. (clicca qui). Risaliamo verso la Capitale. A Roma, nel quartiere Tor Tre Teste (zona Casilino, di antica memoria, di nuova e feroce urbanizzazione), andiamo alla primaria Sibilla Aleramo, parte dell’IC Olcese, il cui sito si apre con un messaggio di speranza, “a scuola il futuro si costruisce insieme”. Aspettando le sorti progressive, si fanno prove, simulazioni per imparare cos’è la legalità. Con chi, ce lo dice il pezzo pubblicato dal foglio laCapitale: gli istruttori in qualità di insegnanti sono i Carabinieri (clicca qui). Bimbi a bordo mentre suonano le sirene e rombano i motori dei mezzi militari, sistemi antidroga (in certi quartieri si diventa spacciatori-consumatori da piccoli…), esplosivi, caso mai nei terreni abbandonati ci sia ancora qualche resto dell’ultima guerra oppure, chissà, anche nei centri sociali, non ancora evacuati dalle forze dell’ordine, a qualche sconsiderato viene in mente di fare una bottiglia incendiaria. Si sa, noi dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università stiamo diventando paranoici, anche in un semplice gadget (ah, regalati ai bambini, per un ricordo imperituro della giornata) vediamo una manipolazione dell’innocenza infantile. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Insegnanti in sciopero in Catalogna
Una giornata di sciopero importante quella che ha portato 80 mila persone in piazza martedì a Barcellona. E non solo. Tutto il mondo della scuola è mobilitato: sono in strada le insegnanti di ogni grado e ruolo. E il percorso non si arresta: sono state indette 17 giornate di sciopero, previste da qui a fine giugno, con l’obiettivo di creare più disagio possibile, come ricorda lo slogan “non porteremo a termine l’anno scolastico”. Al centro delle proteste vi è la richiesta del miglioramento del sistema educativo in toto, che al momento vede un rapporto tra il numero di alunni e docenti insostenibile. Oltre che la questione salariale. Con Victor Serri, giornalista che vive e lavora a Barcellona, analizziamo queste giornate, in particolare i temi e metodi di protesta.
Insegnanti in sciopero in Catalogna
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May 16, 2026
Radio Blackout
Il SIMposio 2026 http://storieinmovimento.org/2026/05/06/il-simposio-2026/?pk_campaign=feed&pk_kwd=il-simposio-2026 #didatticadellastoria #analisidecoloniale #archividimovimento #storiadellascienza #archividigitali #storiadellavoro #Coloniallegacy #postcoloniale #antifascismo #colonialismo #cronacanera #giornalismo #insegnanti #diaspora #SIMposio #scienza #lavoro #potere #scuola #musei #Blog
Il SIMposio 2026
Torna l'appuntamento dell'estate! Dal 23 al 26 luglio, SIMposio della conflittualità sociale. In questa ventesima edizione ci troveremo ancora a Marzabotto (Bo), ospitati dal Poggiolo – Rifugio Re_Esistente, a discutere di pratiche anticoloniali, scuola, lavoro, cronaca nera, scienza e potere  ma anche a giocare, ballare, ridere, camminare… L'articolo Il SIMposio 2026 sembra essere il primo su StorieInMovimento.org.
Vietare i social è un'illusione
A proposito dell'annosa questione di vietare i social ai minori... Ecco un nostro intervento su Editoriale Domani dal titolo "Società violenta e adulti incoscienti, perché vietare i social è un’illusione." Gli ultimi fatti di cronaca rilanciano anche in Italia l’idea di vietare i social ai minori, altri paesi si sono già mossi in questo senso. La tossicità dei social è certificata dagli studi e recentemente anche dai tribunali. Ma il proibizionismo è la soluzione? Non possono esistere relazioni virtuose con i mezzi digitali in una società che esalta la violenza e l’oppressione sistemica... Leggi tutto l'articolo su EditorialeDomani.
Enorme manifestazione di insegnanti a Barcellona
Una manifestazione quasi senza precedenti negli ultimi anni per quanto riguarda il conflitto nel settore dell’istruzione in Catalogna ha coronato una settimana di sciopero in tutto il territorio. Alcune fonti stimano una partecipazione di 100.000 persone alla mobilitazione tenutasi venerdì 20 marzo a Barcellona. L’emblematica maglietta gialla, simbolo delle mobilitazioni contro i tagli all’istruzione iniziate nel 2012, è diventata il colore identificativo della marcia. La protesta arriva anche come risposta al patto raggiunto dal governo con i sindacati come CCOO e UGT, un accordo che gran parte del corpo docente considera insufficiente, se non addirittura un tentativo di scrollarsi di dosso il problema senza affrontare le reali richieste del settore. Meno alunni per classe Più sostegno all’istruzione inclusiva Il coordinamento è stato uno degli elementi chiave della giornata: quattro colonne, provenienti da diversi punti di Barcellona, hanno marciato fino a convergere in piazza Tetuán. Da lì, la manifestazione è proseguita lungo il viale di Sant Joan in direzione del Parlamento della Catalogna. I gruppi organizzati sono la chiave per protestare contro le ingiustizie La protesta ha formato un vero e proprio fiume umano che ha attraversato la città per esigere miglioramenti urgenti nel sistema educativo. Al di là di una mobilitazione puntuale, queste proteste sono l’espressione di un malcontento accumulato e di carattere strutturale, frutto di anni di tagli e di mancanza di investimenti sostenuti nell’istruzione pubblica. Investimenti che raggiungano il 6% del PIL nei prossimi 4 anni Tra le principali rivendicazioni degli insegnanti spiccano il miglioramento delle condizioni salariali — con l’obiettivo di recuperare il potere d’acquisto perso, stimato intorno al 25% negli ultimi anni — la riduzione del numero di alunni per classe, il potenziamento del personale — specialmente per l’attenzione alla diversità — e la diminuzione del carico burocratico, considerato una delle principali fonti di malcontento tra il corpo docente. Tutto ciò risponde alla necessità di garantire un’istruzione pubblica di qualità e sostenibile a lungo termine. Questi punti sono già stati approfonditi nell’articolo pubblicato qualche giorno fa. Traduzione dallo spagnolo di Anna Polo VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA Raquel Paricio
March 21, 2026
Pressenza