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Brescia: assemblea nazionale MIR Italia per lanciare il progetto ecopacifista
L’assemblea nazionale del Movimento Internazionale della Riconciliazione – storica organizzazione di matrice spirituale per la nonviolenza attiva – si tiene quest’anno a Brescia, dal 25 al 26 aprile. Oltre a fare un bilancio delle attività svolte a livello nazionale e territoriale, in questa occasione si affronteranno le principali campagne in cui il M.I.R. si è impegnato, dal rilancio in forma preventiva della obiezione di coscienza al servizio militare – sospeso ma non abolito – alle iniziative per raccogliere adesioni ad un progetto ecopacifista, le cui linee sono state individuate già dal 2021 col libro “La colomba e il ramoscello” – Torino, Ed. Gruppo Abele, curato e diffuso dal Movimento. In occasione dell’Assemblea, presso la sede dei Missionari Saveriani di Brescia saranno presentati pubblicamente altri due autorevoli contributi del M.I.R. per approfondire e rilanciare il suo tradizionale impegno antinuclearista, mettendo l’accento sull’allarmante nesso tra piani per nuove centrali nucleari e crescente minaccia di impiegare armamenti atomici. “Dobbiamo riaffermare, in questo 25 aprile, l’esigenza di opporci al crescente militarismo e al moltiplicarsi degli scenari bellici, oltre che per un principio etico-religioso, in nome di quello costituzionale del ripudio della guerra. Dobbiamo perciò diffondere modalità di resistenza civile ad ogni forma di autoritarismo e di difesa alternativa a quella armata, e popolare e nonviolenta” – ha dichiarato Ermete Ferraro, Presidente del M.I.R. Italia. MIR Italia - Movimento Internazionale della Riconciliazione
April 24, 2026
Pressenza
Allarme per l’unità della Repubblica
Il voto referendario sulla magistratura ha detto con forza e chiarezza che la Costituzione non si tocca e non si deve toccare, a difesa dei diritti di libertà e sociali, e ha sostanzialmente cancellato dall’agenda politica il premierato. Giovani e Mezzogiorno, con il loro voto, hanno sconfitto Giorgia Meloni. Con questo voto referendario si sono cancellate due deforme della Costituzione. Tuttavia siamo allarmati. E vogliamo trasmettere il nostro allarme. C’è un’insidia che continua a minacciare il nostro Paese, l’Autonomia Differenziata; il ministro leghista Calderoli lavora in silenzio, ma con determinazione, portandola avanti: troppi – distratti – la considerano archiviata con la sentenza 192/2024 della Corte Costituzionale. La Consulta, ponendo dei paletti, certamente ha modificato la drammaticità della situazione precedente; però il Governo deliberatamente li ignora, e così – con le pre-Intese con quattro Regioni del Nord e con il ddl Calderoli sui LEP, attualmente in Senato – l’Autonomia differenziata ha ripreso il cammino; che va, invece, bloccato. Passo dopo passo, nell’indifferenza generale, si va avanti, assegnando diritti a chi già ne ha e – di conseguenza – negandoli a chi ne ha già pochi. Basta leggere anche solo superficialmente le parole del presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana, uno dei potenziali beneficiari delle regalie di questa de-forma costituzionale, che istituzionalizza le diseguaglianze: “Bisogna trovare il modo di mettere il Nord, che è la parte sana e produttiva del Paese, in grado di competere con le Regioni europee più avanzate […]. L’Autonomia è solo un primo passo, il nodo di fondo è che bisogna cambiare la forma dello Stato in senso federale.” Ecco, come – con poche, ma inequivocabili parole – si dà voce a quello che il razzismo nostrano pensa da tempo, forse da sempre: che esista una parte “sana” (e quindi una malata) nel Paese. Come liberarsi di questa “palla al piede” che è il Meridione è presto detto: il federalismo secessionista consentirà alle regioni del Nord di unirsi alla “locomotiva europea”, per proteggere la propria industria, “per esempio a cominciare dall’automotive”. In linea di continuità con tali, sconcertanti affermazioni, il quotidiano “Libero”, il 24 marzo titolava l’esito referendario in modo inequivocabile: “Il no sfonda soprattutto tra i ceti improduttivi del Meridione e i giovani pro Pal”. Inefficienti e pure improduttivi, dunque. Ma non basta. Sulla scorta del “modello” (per modo di dire) di Roma Capitale, che impone un’ulteriore modifica della Carta, quella dell’art. 114, sponsorizzato convintamente dal sindaco Gualtieri, il sindaco Sala a Milano e a Venezia il segretario del PD, Martella, coadiuvato dall’ex presidente della Regione, Zaia, caldeggiano proposte analoghe. Ogni potentato locale rivendica più potere; ma non è la scissione dell’atomo, è la secessione dei ricchi: è la frammentazione progressiva delle istituzioni per spartirsi la torta del potere. E l’unità della Repubblica? E l’uguaglianza dei diritti di tutti/e i/le cittadini, ovunque risiedano? E il Mezzogiorno? In un mondo sconvolto dalle guerre e in un Paese segnato dalle diseguaglianze queste parole e questi provvedimenti significano una sola cosa: vadano avanti i potenti e i ricchi, che per di più rivendicano il merito di esserlo, mentre godono solo dei privilegi del potere e della ricchezza; gli altri si arrangino, se riescono. E, comunque, non disturbino il progetto della secessione. Però: il risultato del voto referendario ci racconta un’altra storia; ci parla di un altro progetto, quello del rispetto e dell’attuazione della Costituzione, fondata sull’antifascismo, sui diritti politici e sociali. Più bello, più socialmente responsabile, più democratico. Perché è un progetto di uguaglianza sostanziale. È un progetto popolare; che, con il referendum del 23 marzo, ha fondato la propria affermazione sul voto dei giovani e sul Meridione, inedito connubio e forza liberatrice. Ignorarlo sarebbe diabolico. Almeno quanto ignorare il fatto che quel voto del Sud è una condanna delle parole di Fontana, dei volgari commenti di “Libero” e – più in generale – dell’autonomia differenziata. E’ un voto che -superando stanchezza e delusione, frutti di un’oppressione antica – esprime e sprigiona energie nuove. È un voto contro le diseguaglianze e l’ingiustizia. Con i referendum del 2006, del 2016 e con quest’ultimo, cittadini e cittadine hanno inviato un messaggio forte e chiaro: la Costituzione non si tocca. Ma la Costituzione è già stata toccata nel 2001 con la deforma del suo Titolo V. Ed è stata violata al punto da contraddire i suoi principi fondamentali. Meloni e Calderoli ora vogliono far passare in quel varco le autonomie differenziate e, con pre-Intese e Intese, realizzare le secessioni regionali, che aggraveranno disuguaglianze sociali e territoriali. Sta a noi tutti/e impedire la realizzazione di questo disegno di frammentazione dell’unità della Repubblica. Si può riparare il danno del 2001, impedendo ora che prosegua il processo delle Intese e poi provvedendo a cancellare il comma 3 dell’articolo 116 e a ridefinire i rapporti tra i diversi livelli istituzionali secondo i principi del regionalismo cooperativo. Da tempo, pressoché inascoltati, gridiamo che la sentenza 192 della Corte Costituzionale non ha archiviato la questione; e che l’autonomia differenziata sta procedendo. Le prime due colonne del patto scellerato – controriforma del CSM e premierato, che tenevano coese le forze delle destre – sono state demolite; ora dobbiamo fronteggiare la rabbia degli sconfitti, che si accaniranno sul punto sopravvissuto del loro progetto, il più grave: l’autonomia differenziata, che non solo diversificherà i diritti delle persone sulla base del certificato di residenza, ma modificherà drammaticamente l’assetto istituzionale del Paese, mettendo in discussione la forma di Stato, la Repubblica democratica. Temiamo possa essere l’unica deforma che andrà avanti. È per questo che lanciamo un grido di allarme: presto le pre-Intese siglate dal Governo con Veneto, Lombardia, Liguria e Piemonte su 4 materie “non LEP” (nonostante la sentenza della Consulta) approderanno in un Parlamento defraudato della sua prerogativa istituzionale e costituzionale, trattato come un organo passacarte, prono al volere del Governo. E la legge Calderoli sui LEP, AS 1623, sta continuando il suo iter in Senato. Nulla è concluso, dunque; tutto continua sottotraccia, nel silenzio e nella disinformazione. Con questo nostro Allarme ci appelliamo a tutte le forze democratiche del Paese – dalle associazioni, ai sindacati, ai partiti politici – affinché assumano la responsabilità di non lasciare questo appello inascoltato. E per lanciarlo, organizzeremo un’Assemblea nazionale a Napoli il 6 giugno prossimo. Segnate la data, siate presenti. Auspichiamo che tutte /i coloro che hanno detto no al Referendum del 22- 23 marzo si mobilitino per bloccare il disegno dell’Autonomia differenziata, per dire alto e forte No alla secessione dei ricchi. Vi aspettiamo a Napoli. Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
“Senza il lavoro operaio questo paese si ferma”. Sabato assemblea nazionale operaia a Roma
Sabato 28 marzo a Roma (Nuovo cinema Aquila, ore 10.00) l’Unione Sindacale di Base ha convocato una assemblea nazionale che rimette al centro dell’agenda “la questione operaia” nel nostro paese. Il dato politico di fondo è uno: il governo guidato da Giorgia Meloni esce sconfitto dal segnale netto arrivato dal […] L'articolo “Senza il lavoro operaio questo paese si ferma”. Sabato assemblea nazionale operaia a Roma su Contropiano.
March 25, 2026
Contropiano
Giù le mani dal Venezuela, liberate Maduro e Flores. Domenica assemblea nazionale a Roma
Ieri in diverse città italiane, a un mese dal rapimento del presidente venezuelano Nicolas Maduro e della moglie Cilia Flores, si sono svolti presidi e sit in di denuncia. A Roma, si è tornati a manifestare sotto l’ambasciata degli Stati Uniti, così come nelle città dove sono presenti i consolati […] L'articolo Giù le mani dal Venezuela, liberate Maduro e Flores. Domenica assemblea nazionale a Roma su Contropiano.
February 4, 2026
Contropiano
Torino: l'assemblea nazionale contro gli sgomberi
Torino, nel pomeriggio di Sabato 17 Gennaio si è svolta l'assemblea nazionale a seguito dello sgombero del 18 Dicembre del centro sociale Askatasuna e contro l'accanimento statale contro qualsiasi spazio sociale da nord a sud.  Con una compagna di Askatasuna ripercorriamo i temi dell'assemblea dal titolo "Governo nemico del popolo. Il popolo resiste" e parliamo delle prospettive come il corteo nazionale del 31 Gennaio che si terrà proprio nel capoluogo torinese.
January 24, 2026
Radio Onda Rossa
“I portuali non lavorano per la guerra”. Venerdi l’assemblea nazionale a Genova
“I Portuali non lavorano per le Guerre” è il titolo dell’assemblea nazionale di venerdi 23 gennaio (alle ore 18.30 al Cap di via Albertazzi) indetta da USB in preparazione della giornata internazionale di sciopero dei porti del 6 febbraio alla quale i lavoratori portuali chiamano alla lotta contro guerre e […] L'articolo “I portuali non lavorano per la guerra”. Venerdi l’assemblea nazionale a Genova su Contropiano.
January 22, 2026
Contropiano
“Governo nemico del popolo, il popolo resiste!”: il 17 gennaio assemblea nazionale a Torino
Il 17 gennaio alle h. 15 al Campus Luigi Einaudi è chiamata l’assemblea nazionale “GOVERNO NEMICO DEL POPOLO, IL POPOLO RESISTE”. Contro lo sgombero del CSOA Askatasuna e gli attacchi agli spazi sociali, contro le politiche di guerra e di impoverimento, per costruire l’opposizione sociale al governo Meloni e al futuro che la destra sta preparando per questo paese, verso il corteo nazionale del 31 gennaio a Torino. Ne abbiamo parlato con un compagno di Askatasuna. Qua il comunicato di indizione: ASSEMBLEA SABATO 17 GENNAIO – ore 15 – CAMPUS LUIGI EINAUDI – verso il corteo nazionale del 31 gennaio a Torino Il Governo Meloni ci vuole in guerra e fa la guerra al popolo: si aggiudica il primo premio per essere il peggior nemico dei lavoratori e lavoratrici e amico dei padroni, amico dei peggiori torturatori libici e nemico degli uomini di pace e di dialogo interreligioso, peggior nemico dei giovani, delle donne, di chi vuole difendere l’ambiente e miglior amico delle grandi aziende belliche che stanno fatturando senza freni. Strizza l’occhio a Trump, indossando il vessillo sovranista per poi stringere mani nei privé dei volenterosi europei. Mostra apertamente il suo fallimento e al contempo l’arroganza di chi comanda a colpi di prescrizioni intimidatorie: su sicurezza, antisemitismo, nucleare, decreti per marginalizzare le aree interne e per estendere le aree idonee, decreti per rendere tabù l’educazione sessuale nelle scuole, decreti di espulsione per chi non è bianco e non è occidentale conditi da inchieste dell’antiterrorismo per chi costruisce solidarietà per Gaza. Affamare – come ha disposto la finanziaria di fine anno – per rendere più ricattabili, aumentare gli anni di lavoro per non arrivare mai alla pensione, istituire la leva obbligatoria come unica prospettiva dei prossimi anni, stilare un piano casa per agevolare costruttori e palazzinari e nessuna misura adeguata per l’emergenza abitativa – al massimo un biglietto di sola andata per un giro di giostra stile Caivano – aumento del 5% del PIL per la spesa militare, sono i diktat dell’autunno-inverno 2025-26. L’impoverimento passa anche attraverso l’attacco alla cultura, alla ricerca, agli spazi sociali. Il Governo vuole affamare i sogni collettivi: si colpisce laddove si crea contro-sapere, dove si custodisce uno sguardo lucido sulle responsabilità di chi ci pone in queste condizioni, dove si tenta di dare gambe a un progetto che possa essere alla portata di tutti e tutte affinché ci si possa liberare dallo sfruttamento del vivere. Sgomberare Askatasuna ha significato fare una prova di forza, una sorta di castigo esemplare per chi ha respirato aria fresca nei blocchi delle stazioni e dei porti, per chi ha fatto sciopero e ha visto che ha funzionato, per chi ha pensato insieme siamo più forti. Ha significato colpire una città, Torino, che di resistenza è simbolo ma anche di pesante crisi, industriale ed economica. Non è tempo per abbandonarsi a ricordi consolatori, è tempo di allargare e ricomporre un fronte unito che sappia organizzarsi e contrapporsi ai piani che il Governo ha pronti per noi. Insieme, indipendentemente da sigle, strutture o organizzazioni, uniti nell’urgenza di agire collettivamente per invertire il senso di marcia. Ci auguriamo che questa assemblea possa costituire uno dei tanti spazi in cui organizzare l’opposizione al governo Meloni: contro la crisi sociale, contro la guerra e contro il genocidio in Palestina.
January 16, 2026
Radio Blackout - Info
Blocchiamo tutto, di nuovo. Assemblea nazionale a Roma il 16 novembre
Il movimento popolare che nelle settimane scorse ha realizzato innumerevoli mobilitazioni e due grandi scioperi generali, ha dimostrato di possedere una forza gigantesca e nuove potenzialità. In molti si stanno domandando e confrontando sul se e come questo movimento può riuscire ad operare un salto in avanti, facendo esprimere tutta […] L'articolo Blocchiamo tutto, di nuovo. Assemblea nazionale a Roma il 16 novembre su Contropiano.
November 14, 2025
Contropiano
Gli studenti suonano la carica. Sciopero il 14, assemblea nazionale il 15/16 novembre
Venerdi 14 novembre le organizzazioni studentesche hanno convocato uno sciopero delle scuole delle università in occasione di quello che hanno definito come il No Meloni Day. Il 17 novembre è la Giornata Internazionale degli studenti. In mezzo – sabato 15 e domenica 16 – è stata convocata una assemblea nazionale […] L'articolo Gli studenti suonano la carica. Sciopero il 14, assemblea nazionale il 15/16 novembre su Contropiano.
November 12, 2025
Contropiano