STORIE DI BANDI, BANDITI E BENI COMUNISTORIE DI BANDI, BANDITI E BENI COMUNI
Alcuni spazi hanno un’anima, gli spazi sociali hanno un’anima indelebile. Ed è
questo a rendere anche il Casale un luogo unico e speciale: la sua nascita,
frutto dell’attivazione dal basso e della rottura di una legalità ingiusta; la
pratica dell’autogestione, portata avanti con passione e tenacia dalle migliaia
di persone, associazioni, precar@, studenti, artiste, collettivi, che lo
attraversano dal 1988.
Una storia ininterrotta che ha saputo fare i conti anche con gli errori: come
quello di accettare nel 2011, per la prima volta, la messa a bando di uno spazio
inventato dalle lotte, che ha rischiato di compromettere per sempre
un’esperienza preziosa. Ma la storia non si è fermata: dal 2017, nei pressi
della scadenza della convenzione, siamo state all’altezza della sfida,
rispondendo colpo su colpo alla guerra che ci ha mosso la burocrazia
neoliberale, animando e rinnovando la composizione sociale, i progetti e i
percorsi del Casale, ricostruendo un nesso con le lotte in città.
Oggi ci troviamo davanti al passaggio finale della Delibera 104, che regolamenta
l’uso del patrimonio pubblico; un compromesso frutto di una lunga battaglia tra
il diritto alla città e l’ideologia della “valorizzazione” a ogni costo, che ha
inquinato le politiche pubbliche. La delibera riconosce in parte la storia degli
spazi sociali, ma non cancella le problematiche strutturali interne alla logica
stessa del bando, che rischiano di alimentare una sorta di “cannibalismo
mercantile” a danno della ricchezza sociale dell’autogestione.
Per questo siamo state felici, in queste settimane, di essere raggiunte da
telefonate di chi, assicurandosi che il progetto del Casale Garibaldi fosse
presentato, ha rinunciato a presentare il proprio. Queste persone testimoniano
che il Casale è un bene comune urbano, un’idea diversa di città che resiste, che
costruisce mutualismo e che si mette in rete contro speculazione e rendita.
Invece, agli avvoltoi esperti di “socialwashing”, alle imprese in cerca di spazi
da colonizzare, ricordiamo che la storia e il valore dell’autogestione sono
incompatibili con la competizione per il monopolio degli spazi e delle proposte
culturali.
Entro un paio di mesi capiremo se avremo ottenuto la nuova concessione. In ogni
caso ci resta addosso una sensazione di profondo disagio: aver visto un antico
patrimonio sociale, politico e umano costretto a misurarsi con le logiche di
mercato e la competizione tra realtà associative degne di ben altre opportunità.
Procedure e burocrazie che umiliano il senso profondo del mutualismo e
dell’intelligenza collettiva, quella scommessa popolare che da 40 anni, a Roma,
non si arrende alla miseria di un mondo rovesciato.
Da qui ripartiremo il giorno dopo, per fare in modo che questa possibile
“regolarizzazione” non diventi un inferno fatto di controlli dall’alto e costi
economici insostenibili.
Sappiamo di non essere sole, ci auguriamo di camminare a lungo spalla a spalla,
insieme, nel Casale come negli altri spazi sociali e reti solidali della
metropoli: per continuare a lottare per una città a misura di persona, per un
mondo più giusto, per farla finita con il regime di guerra, per la Palestina
libera.
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