
STORIE DI BANDI, BANDITI E BENI COMUNI
Casale Garibaldi - Monday, October 27, 2025STORIE DI BANDI, BANDITI E BENI COMUNI
Alcuni spazi hanno un’anima, gli spazi sociali hanno un’anima indelebile. Ed è questo a rendere anche il Casale un luogo unico e speciale: la sua nascita, frutto dell’attivazione dal basso e della rottura di una legalità ingiusta; la pratica dell’autogestione, portata avanti con passione e tenacia dalle migliaia di persone, associazioni, precar@, studenti, artiste, collettivi, che lo attraversano dal 1988.
Una storia ininterrotta che ha saputo fare i conti anche con gli errori: come quello di accettare nel 2011, per la prima volta, la messa a bando di uno spazio inventato dalle lotte, che ha rischiato di compromettere per sempre un’esperienza preziosa. Ma la storia non si è fermata: dal 2017, nei pressi della scadenza della convenzione, siamo state all’altezza della sfida, rispondendo colpo su colpo alla guerra che ci ha mosso la burocrazia neoliberale, animando e rinnovando la composizione sociale, i progetti e i percorsi del Casale, ricostruendo un nesso con le lotte in città.
Oggi ci troviamo davanti al passaggio finale della Delibera 104, che regolamenta l’uso del patrimonio pubblico; un compromesso frutto di una lunga battaglia tra il diritto alla città e l’ideologia della “valorizzazione” a ogni costo, che ha inquinato le politiche pubbliche. La delibera riconosce in parte la storia degli spazi sociali, ma non cancella le problematiche strutturali interne alla logica stessa del bando, che rischiano di alimentare una sorta di “cannibalismo mercantile” a danno della ricchezza sociale dell’autogestione.
Per questo siamo state felici, in queste settimane, di essere raggiunte da telefonate di chi, assicurandosi che il progetto del Casale Garibaldi fosse presentato, ha rinunciato a presentare il proprio. Queste persone testimoniano che il Casale è un bene comune urbano, un’idea diversa di città che resiste, che costruisce mutualismo e che si mette in rete contro speculazione e rendita. Invece, agli avvoltoi esperti di “socialwashing”, alle imprese in cerca di spazi da colonizzare, ricordiamo che la storia e il valore dell’autogestione sono incompatibili con la competizione per il monopolio degli spazi e delle proposte culturali.
Entro un paio di mesi capiremo se avremo ottenuto la nuova concessione. In ogni caso ci resta addosso una sensazione di profondo disagio: aver visto un antico patrimonio sociale, politico e umano costretto a misurarsi con le logiche di mercato e la competizione tra realtà associative degne di ben altre opportunità. Procedure e burocrazie che umiliano il senso profondo del mutualismo e dell’intelligenza collettiva, quella scommessa popolare che da 40 anni, a Roma, non si arrende alla miseria di un mondo rovesciato.
Da qui ripartiremo il giorno dopo, per fare in modo che questa possibile “regolarizzazione” non diventi un inferno fatto di controlli dall’alto e costi economici insostenibili.
Sappiamo di non essere sole, ci auguriamo di camminare a lungo spalla a spalla, insieme, nel Casale come negli altri spazi sociali e reti solidali della metropoli: per continuare a lottare per una città a misura di persona, per un mondo più giusto, per farla finita con il regime di guerra, per la Palestina libera.




L'articolo STORIE DI BANDI, BANDITI E BENI COMUNI proviene da Casale Garibaldi.