
In ricordo di Peter D. Thomas
Jacobin Italia - Wednesday, October 14, 2026
È con immensa tristezza e dolore che annunciamo la scomparsa del nostro compagno, amico e membro di lunga data del comitato editoriale di Historical Materialism, Peter D. Thomas. Peter si è spento a causa di un attacco cardiaco l’11 ottobre 2026, poco dopo aver compiuto 53 anni. Con una formazione accademica in filosofia e letteratura acquisita durante gli studi in Australia, dove ha conseguito una laurea triennale e una magistrale presso l’Università del Queensland, si era trasferito in Europa nel 2000 per intraprendere un dottorato presso l’Università di Amsterdam, supervisionato da Marcel van der Linden e Michael R. Krätke. Dottorato conseguito nel 2008, nonostante i tentativi di alcuni membri di destra dell’università di ostacolarlo.
Quella che era nata come una tesi che tentava una critica immanente delle rispettive interpretazioni di Gramsci da parte di Perry Anderson e di Louis Althusser – una tesi scritta in condizioni di finanziamento non sempre facili – si è trasformata forse nel contributo più originale agli studi su Gramsci del ventunesimo secolo. Unendo le intuizioni, filologiche ed esegetiche, della ricerca italiana su Gramsci successiva alla pubblicazione dell’edizione critica dei Quaderni di Valentino Gerratana, con una lettura non dogmatica e non settaria del marxismo rivoluzionario, Peter ha elaborato un’interpretazione di Gramsci altamente innovativa. Egli ha compreso Gramsci come un pensatore militante impegnato su questioni aperte della pratica rivoluzionaria, sia a livello politico che intellettuale, sottolineando sia la nozione di Stato integrale sia la radicale novità della filosofia della prassi. In contrasto con le letture tradizionali di Gramsci quale teorico dell’egemonia intesa come consenso, e al di là delle denunce del suo storicismo o riformismo, Peter è riuscito a portare alla luce tutta la ricchezza sperimentale del progetto di ricerca carceraria di Gramsci, dimostrando come affrontasse questioni di strategia rivoluzionaria.
Il volume The Gramscian Moment: Philosophy, Hegemony and Marxism ha messo in luce la sua capacità di coniugare la fedeltà filologica al testo con un più ampio coinvolgimento nella storia della teoria politica, mantenendo al contempo una costante attenzione alle questioni strategiche aperte associate alle tradizioni del marxismo rivoluzionario. Gli scritti di Peter su Gramsci, su Marx e sul marxismo non fanno che evidenziare ulteriormente il carattere creativo e perspicace del suo lavoro, in particolare la sua insistenza sul fatto che il concetto di egemonia si riferisse a una pratica politica subalterna sperimentale e pedagogica, volta all’emancipazione come trasformazione. I suoi contributi al Das Historisch-kritische Wörterbuch des Marxismus e al Dizionario gramsciano, i suoi articoli sulla questione dell’organizzazione, sul principe moderno, il suo originalissimo ritorno alla nozione di rivoluzione passiva, i suoi scritti sul subalterno, la subalternità e la traducibilità, e il suo libro del 2023 Radical Politics: On the Causes of Contemporary Emancipation, rappresentano tentativi eccellenti di utilizzare la sua lettura di Gramsci come strumento per affrontare la politica radicale contemporanea.
Ma Peter era molto più di un semplice specialista di Gramsci: era uno dei teorici politici più originali della sua generazione, capace di coniugare una profonda conoscenza della storia delle teorie politiche con un’acuta consapevolezza di come queste potessero essere interpretate alla luce delle sfide contemporanee. La portata del suo lavoro era ampia e comprendeva non solo il marxismo, ma anche le più vaste tradizioni della filosofia e della teoria politica.
Unendo brillantezza accademica con il rispetto e la comprensione della militanza politica e delle sue esigenze, comprese come il nuovo radicalismo anticapitalista degli inizi del ventunesimo secolo dovesse confrontarsi seriamente con la teoria.
L’originalità e la creatività del suo pensiero sono evidenti nei suoi scritti su Althusser, sul calo del tasso di profitto, su Lenin e il dualismo di potere, nel libro scritto in collaborazione con Juha Koivisto sulla ricerca in comunicazione e media, ma anche nei volumi da lui curati su Althusser, le temporalità plurali e i Grundrisse di Marx come laboratorio. Al momento della sua prematura scomparsa, stava lavorando alle fasi finali di un progetto finanziato dal Leverhulme Trust, volto a esplorare i diversi contesti, condizioni e conseguenze della traduzione del concetto di egemonia nel pensiero filosofico, sociale e politico italiano e tedesco del XVIII e XIX secolo.
Peter possedeva uno stile inconfondibile, evidente non solo nei suoi scritti ma anche nelle sue presentazioni ai convegni. Era complesso, dialettico e ricco di sfumature, capace di coniugare densità semantica e chiarezza esemplare, basandosi su solide basi filologiche ma al contempo in grado di stabilire connessioni originali.
Durante le sue ricerche, ha trascorso del tempo in Italia, Germania, Finlandia e Paesi Bassi, incluso un periodo presso l’Accademia Jan van Eyck di Maastricht, che ha portato alla pubblicazione di un importante volume su Althusser, curato in collaborazione con altri autori. In ogni fase, si è impegnato seriamente con le tradizioni teoriche e politiche, ma anche con l’ambiente marxista in cui si trovava, stringendo legami duraturi. Quando è arrivato alla Brunel University nel 2010, dove è poi diventato professore e capo dipartimento, Peter si è lasciato alle spalle le precarie condizioni che avevano caratterizzato un periodo significativo delle sue prime ricerche, per poi trovarsi ad affrontare le pressioni di un sistema accademico britannico sempre più commercializzato. È stato un insegnante, supervisore e mentore straordinario, dotato di quella generosità che in tanti, dopo la sua scomparsa, riconoscono prontamente. Ci sono teorici che ricordiamo principalmente per le loro lezioni e i loro articoli, ma Peter viene ricordato anche per le discussioni che seguivano le lezioni e le presentazioni, per le intuizioni che condivideva, per gli scambi di email, per l’incoraggiamento e le critiche costruttive. Con il suo sottile senso dell’umorismo e la sua genuina attenzione a ciò che i suoi interlocutori avevano da dire, rendeva ogni conversazione un’esperienza davvero formativa.
Peter era ovviamente molto più che un ricercatore. Entrò a far parte del comitato editoriale di Historical Materialism durante la preparazione della sua tesi di dottorato nei primi anni 2000 e svolse un ruolo molto importante sia nel funzionamento della rivista che nelle conferenze londinesi, diventando uno dei volti più riconoscibili di quella che sarebbe diventata la più importante rete internazionale di dibattito accademico sul marxismo. Ebbe anche un ruolo centrale nella collana di libri Historical Materialism , sollecitando manoscritti, aiutando gli autori a migliorare le loro opere e trasformandola in uno dei più importanti progetti editoriali marxisti del mondo anglofono.
Per noi del comitato editoriale di Historical Materialism, era sia un compagno che un amico, non solo partecipe dei nostri incontri mensili e degli infiniti scambi di email e messaggi su riviste e conferenze, ma anche parte del team organizzativo e delle discussioni, dei racconti e delle risate che condividevamo al tradizionale pub Marlborough Arms dopo la fine di ogni conferenza londinese. Stiamo ancora cercando di capire perché la nostra stella più brillante si sia spenta così presto.
Con Sara Farris e le loro due figlie, Mira e Nadia, di 12 e 7 anni, hanno creato una bellissima famiglia, e Peter è stato un compagno e un padre meraviglioso, amorevole e premuroso. La morte è giunta inaspettatamente, in un momento di massima creatività, mentre lavorava a nuovi progetti, ponendo fine prematuramente e ingiustamente a una carriera che aveva ancora tanto da offrire. Allo stesso tempo, il suo lavoro ha già avuto un impatto significativo e continuerà a essere studiato e dibattuto negli anni a venire.
Per noi la perdita è immensa e il dolore profondo. Abbiamo perso il nostro compagno e già sentiamo la sua mancanza. Nelle settimane e nei mesi a venire onoreremo la sua memoria tornando al suo lavoro e invitando a condividere i suoi pensieri. Soprattutto, continueremo a lavorare nel modo in cui siamo certi che lui avrebbe voluto: con un’orgogliosa fede marxista, ma al di là di ogni dogmatismo, e insistendo ostinatamente sul fatto che una buona teoria e un dibattito accademico fraterno rimangono aspetti indispensabili di qualsiasi tentativo di realizzare una politica emancipatrice oggi.
Ma in questo momento, i nostri pensieri e il nostro affetto sono rivolti a Sara, Mira e Nadia, e a tutta la famiglia di Peter.
Per dare un’idea del contributo di Peter, i suoi articoli pubblicati su Historical Materialism sono accessibili gratuitamente (per un periodo di tempo limitato) cliccando sui link sottostanti:
Nuovi ordini: l’egemonia come metodo di lavoro politico, Historical Materialism , 33.3 (2025)
(Con Michael Krätke) Il contributo di Antonio Gramsci a un’economia critica, Historical Materialism, 19.3 (2011)
Catarsi, Historical Materialism, 17.3 (2009)
(Con Giuseppe Tassone) Introduzione editoriale a Vittorio Morfino, Causa sui o Wechselwirkung: Engels tra Spinoza e Hegel, Historical Materialism , 16.1 (2008)
Introduzione editoriale a Roberto Finelli, Astrazione contro contraddizione: osservazioni su ‘La nuova dialettica’ di Chris Arthur e ‘Il capitale’ di Marx , Historical Materialism , 15.2 (2007), 53–60
Storicismo assoluto, Historical Materialism, 15.1 (2007)
Presentazione del programma di traduzione inglese del Das historisch-kritische Wörterbuch des Marxismus, Historical Materialism , 13.1 (2005)
(con Giuseppe Tassone), Introduzione editoriale a ‘Verso una critica della categoria del totalitarismo ‘ di Domenico Losurdo, Historical Materialism , 12.2 (2004)
Strategie filosofiche: Althusser e Spinoza, Historical Materialism, 10.3
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