Una settimana di barbarie israeliane

InfoPal - Monday, August 17, 2026

Asia Occidentale. Mentre gli USraEl continuano il loro colonialismo terrorista contro Palestina, Libano e Iran, e l’Elite genocidaria della Epstein Class si sarebbe dovuta riunire in Irlanda ma è stata smascherata, i prigionieri politici palestinesi e filo-palestinesi continuano a rimanere rinchiusi nelle carceri italiane. Gli ordini della Epstein Class sono chiari e i loro valvassini obbediscono senza discutere.

Ma vediamo cosa fa, nel frattempo, la Epstein Class in Asia occidentale. La sintesi è di Lavinia Marchetti.

Una settimana di soprusi israeliani.

Dalla cacciata di 5 italiani a Qusra, ai bombardamenti a Gaza e nel Sud del Libano. 8-15 agosto 2026. Diario di un massacro infinito.

– 8 agosto. Qalandiya, tre giorni di incursione

Le forze israeliane hanno lasciato il campo profughi di Qalandiya dopo un’operazione iniziata il 5 agosto. La Mezzaluna Rossa palestinese ha contato 51 feriti e oltre sessanta persone sono state arrestate. Molti dei feriti presentavano lesioni da pestaggio. Le ambulanze hanno incontrato ostacoli nell’accesso al campo.

– 8 agosto. Il Libano bombardato dopo i colloqui di Roma

Il settimo ciclo di negoziati diretti fra Libano e Israele, sostenuto dagli Stati Uniti e ospitato a Roma dal 4 al 6 agosto, si è chiuso senza un accordo sul ritiro israeliano e sulle cosiddette aree pilota affidate all’esercito libanese. Il round successivo è stato fissato al primo settembre, come ha riferito L’Orient-Le Jour. Nelle ore seguenti Israele ha colpito Wadi al-Hujeir e Hadatha. Colpi sono stati diretti verso Meiss el-Jabal; droni hanno sorvolato Beirut. A Mansouri un ordigno stordente lanciato da un drone ha ferito un soldato libanese che lavorava con un escavatore alla riapertura di una strada. Presso Bint Jbeil sono stati presi di mira anche operai impegnati a riparare condutture idriche. Il tavolo negoziale resta aperto e in questo modo Israele può continuare a colpire liberamente. L’asimmetria del potere e delle alleanze ci viene spacciata come “processo di pace”.

– 9 agosto. Revocati i permessi agli ebrei americani che proteggono i palestinesi

Diversi volontari ebrei statunitensi hanno ricevuto la revoca dell’autorizzazione di viaggio mentre partecipavano ad attività di presenza protettiva in Cisgiordania. Sam Sherman era impegnato per sette settimane a Masafer Yatta. Le autorità israeliane non hanno fornito alcuna spiegazione pubblica, non ne hanno bisogno. La vicenda è stata resa pubblica dal giornale ebraico statunitense The Forward.

Gli ebrei accettabili sono solo quelli che sostengono governo e genocidio, invece quelli che accompagnano e difendono un contadino palestinese verso il proprio campo vengono trattati come corpi estranei o da espellere o da non far entrare nel paese. La solidarietà, nella più “grande democrazia del Medio Oriente” incrina l’equazione fra identità e obbedienza e quindi va resa difficile e molto costosa.

– 9 agosto. Netanyahu chiede altri fondi per la guerra

Netanyahu ha chiesto un incremento di 50 miliardi di shekel, circa 17 miliardi di dollari, per la difesa nell’arco dei prossimi tredici anni. Secondo le cifre riportate da Haaretz e riprese dal manifesto, la spesa militare israeliana nel 2026 potrebbe raggiungere 200 miliardi di shekel, quasi il triplo del livello precedente al 7 ottobre 2023.

Questo significa che Israele progetta il suo futuro sulla Guerra permanente. Parlare di conflitti destinati a finire mentre se ne finanziano tredici anni significa chiedere al pubblico di credere alle dichiarazioni e di ignorare i conti.

– 10 agosto. Netanyahu respinge il piano in quindici punti per Gaza

Il primo ministro israeliano ha rigettato pubblicamente il piano sostenuto dall’amministrazione Trump e accettato con condizioni da Hamas. Il progetto prevedeva il disarmo progressivo del gruppo e il ritiro parallelo delle forze israeliane. Netanyahu ha dichiarato che nessun soldato si sarebbe ritirato prima della consegna di tutte le armi. Il Board of Peace ha subito attenuato il principio della simultaneità, ovviamente. Che non ci fossero pari diritti, ma valesse solo la forza era chiaro da almeno 80 anni.

Nessuno dei media si è preoccupato di osservare che se il ritiro arrivasse soltanto dopo il disarmo completo, l’occupante, il genocida vuole conservare il potere di stabilire quando il disarmo sia completo. La condizione può essere prolungata quanto la presenza militare che dovrebbe concludere.

– 11 agosto. Il progetto di espellere l’Unrwa dalla “nuova Gaza”

Il Board of Peace ha ribadito la volontà di escludere l’Unrwa dal futuro della Striscia e ha invitato i donatori a trasferire altrove i finanziamenti. L’agenzia delle Nazioni Unite sostiene da decenni scuole e servizi sanitari per i profughi palestinesi. Durante la guerra oltre trecento membri del suo personale

La “nuova Gaza” proposta dai suoi amministratori esterni vorrebbe occuparsi dei sopravvissuti cancellando la storia che li ha resi profughi. La mossa è chiarissima: prima si distrugge il luogo e dopo, eventialmente si domanda alla popolazione di ricevere una qualche forma di assistenza senza alcuna memoria storica del genocidio.

– 12 agosto. Sei feriti a Khan Younis, tra loro Khalid Shaat

Un attacco con drone israeliano a Khan Younis ha ferito sei palestinesi. Tra loro Khalid Shaat, undici anni, ricoverato in condizioni gravi all’ospedale Nasser. La notizia e l’identità del bambino sono confermate dal servizio fotografico distribuito da Anadolu tramite Reuters Connect. Nello stesso giorno Israele ha riconosciuto un altro attacco mirato a Beit Lahiya, nel nord della Striscia. Quattro persone sono rimaste ferite secondo le autorità sanitarie locali, come riportato dall’Associated Press.

– 13 agosto. Ganim viene ricostruita ventun anni dopo lo sgombero

Una trentina di famiglie di coloni ha celebrato il ritorno a Ganim, vicino a Jenin, insediamento evacuato nel 2005. Sul posto erano già state collocate circa due dozzine di case prefabbricate. Alla cerimonia hanno partecipato il ministro della Difesa Israel Katz e rappresentanti della destra coloniale. Nel dicembre 2025 il governo aveva approvato il ripristino di Ganim insieme ad altri insediamenti. Il ritorno è stato raccontato anche da The Times of Israel.

Ventun anni di propaganda sul “dolore dello sgombero” (ovviamente nessuno parla di occupazione) sono stati riscattati con nuove case costruite in territorio occupato. Intorno, proprietà palestinesi sono state demolite e strade d’accesso sono state ostruite. Il ritorno del colono riceve una cerimonia; il ritorno del profugo palestinese resta escluso persino dal vocabolario della trattativa.

– 13 agosto. Due palestinesi uccisi a Gaza

Un attacco israeliano contro una motocicletta a Khan Younis ha ucciso un uomo e ne ha ferito un altro. Israele ha dichiarato di aver preso di mira un comandante di Hamas che preparava un’azione, nessuna prova, non ne hanno bisogno. Più tardi un drone ha ucciso a Gaza City il capo della polizia Jamal Abu Kmail e ha ferito gravemente altre due persone. La “tregua” ci permette di contare i giorni fra un’uccisione e la successiva. Il conteggio, centellinato, ci viene poi presentato come prova di “moderazione”. Dai, uccidiamo meno di prima. Israele, da solo, può decidere sulla vita della popolazione. Un biopotere assoluto che può colpire, giustificare il bersaglio e decidere che l’accordo è valido e quella è una tregua.

– 13 agosto. Il ritiro dal Libano viene rinviato al disarmo di Hezbollah

La stessa mossa fatta con Hamas è ripetuta in Libano. Israel Katz ha dichiarato che le forze israeliane resteranno nel Libano meridionale fino al disarmo di Hezbollah. Il governo libanese sostiene che l’accordo mediato dagli Stati Uniti preveda un ritiro graduale accompagnato dalla consegna delle aree all’esercito nazionale. Giustamente Hezbollah rifiuta di discutere il disarmo finché l’occupazione israeliana continua. Il circuito è perfetto. Israele resta finché Hezbollah conserva le armi, Hezbollah conserva le armi finché Israele resta e così possono continuare a sterminare e ad occupare all’infinito. In più la parte che occupa il territorio possiede anche la superiorità militare e il sostegno statunitense.

– 14 agosto. Spari contro gli attivisti a Beit Sahour

Circa cento palestinesi e israeliani hanno accompagnato i proprietari di un terreno minacciato di confisca a Beit Sahour, vicino a Betlemme. Un colono armato ha sparato e ha puntato il fucile verso il gruppo, nessuno, per fortuna, è stato colpito. I soldati sono intervenuti per allontanare gli attivisti e i giornalisti, mentre i coloni sono rimasti. Il filmato e le testimonianze sono stati pubblicati da The Times of Israel. Sulla collina di Ush al-Ghrab l’avamposto di Yatziv, riconosciuto dal governo alla fine del 2025, domina una città palestinese a maggioranza cristiana. Qusra si ripete con una variazione minima. Gli armati avanzano tranquillamente e le persone disarmate vengono rimosse, espulse. L’esercito “più morale del mondo” si presenta come forza interposta, ma lascia tranquilli I ladri, non importa neanche uccidere, basta sparare in aria e lasciare che l’esercito stabilisca chi può restare.

– 14 agosto. Katz prepara il passaggio dei poteri alla polizia israeliana

Il ministro della Difesa ha ordinato all’esercito di preparare il trasferimento alla polizia delle competenze sull’ordine pubblico e sull’applicazione della legge nei confronti dei cittadini israeliani in Cisgiordania. Un giurista israeliano come Michael Sfard ha definito l’operazione un possibile passaggio verso l’annessione formale. Al momento la polizia dipende politicamente dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, difensore dei coloni. L’ordine e le sue implicazioni sono stati esaminati dal Guardian.

In questo modo sarà più facile per Israele trattare i coloni come cittadini sul proprio suolo e i palestinesi come sudditi della legge militare.

– 15 agosto. Undici morti nel Libano meridionale

Attacchi israeliani ad Ansar e Deir al-Zahrani hanno ucciso almeno undici persone e ne hanno ferite diciannove. Un altro attacco ha colpito una motocicletta a Nabatieh. Fra i morti ci sono tre bambini. Israele ha presentato i bombardamenti come risposta a un attacco di Hezbollah che aveva ferito tre soldati israeliani e ha dichiarato di aver colpito strutture del gruppo. Le autorità libanesi hanno denunciato l’uccisione di civili. È stato il bilancio più alto dall’accordo di giugno. Anche in Libano la pace è affidata alla capacità israeliana di stabilire quali attacchi rientrino nell’accordo. Il negoziato continua solo perché continuano le riunioni, riunioni che già sappiamo che non porteranno a niente perché il Libano non ha la stessa forza di Israele. L’unica speranza per il Libano risiede nell’Iran