Dal «muro di ferro» di Jabotinsky alle tombe di Gaza: le alleanze fasciste del sionismo ieri e oggi

Assopace Palestina - Friday, May 29, 2026

di Michael Leonardi

CounterPunch, 29 maggio 2026.  

Zeev Jabotinsky al Congresso Sionista. Foto di pubblico dominio

Il sionismo non è mai stato un semplice movimento per la fuga degli ebrei dalla persecuzione. È emerso alla fine del XIX secolo come un’ideologia d’insediamento coloniale tipica dell’Europa occidentale, plasmata dalla stessa logica imperiale che si è spartita l’Africa e l’Asia. I pensatori-fondatori del sionismo (Theodor Herzl, Max Nordau e altri) guardavano esplicitamente al colonialismo europeo come loro modello. Herzl, il padre del sionismo politico, descrisse apertamente il futuro stato ebraico come «una parte delle mura difensive dell’Europa contro l’Asia, un avamposto della civiltà in opposizione alla barbarie». Cercò attivamente di ottenere concessioni dalle potenze coloniali per fondare una colonia ebraica in Palestina. Non si è mai trattato di coesistenza con la popolazione indigena. Si trattava di conquista e sostituzione etnica.

Nessuna figura incarnava meglio la corrente più aggressiva di questa ideologia di Ze’ev Jabotinsky, fondatore del sionismo revisionista e padre spirituale dell’estrema destra israeliana moderna. Nel suo fondamentale saggio del 1923 “The Iron Wall” (Il Muro di Ferro), Jabotinsky espose la brutale verità con fredda onestà. Riconobbe apertamente che gli arabi palestinesi non avrebbero mai accettato volontariamente la trasformazione della loro patria in uno stato ebraico. L’unica soluzione, sosteneva, era erigere un “muro di ferro” di superiorità militare, una barriera di forza così schiacciante che la popolazione autoctona non avrebbe mai potuto superarla. La colonizzazione, insisteva, doveva procedere “a prescindere dalla popolazione autoctona”. Questa non era difesa. Era il manifesto per un colonialismo d‘insediamento.

Spinto da questa visione fanatica, Jabotinsky corteggiò attivamente le potenze fasciste emergenti d’Europa. Nel 1934, con l’approvazione entusiastica di Benito Mussolini, fondò l’Accademia Navale Betar nella città portuale italiana di Civitavecchia. Lì, i giovani cadetti sionisti si addestravano sotto ufficiali fascisti italiani, indossavano uniformi modellate sulle camicie nere di Mussolini e assorbivano lo spirito militarista e autoritario del fascismo. L’obiettivo era esplicito: forgiare una spietata forza combattente ebraica in grado di imporre il “Muro di Ferro” di Jabotinsky al popolo palestinese. L’Accademia rimase in funzione fino al 1938, quando la crescente alleanza dell’Italia con la Germania nazista e l’approvazione delle leggi razziali antiebraiche posero definitivamente fine alla collaborazione. Molti dei diplomati dall’Accademia avrebbero poi costituito la spina dorsale della prima marina israeliana.

Ancora più grave fu la collaborazione con la Germania nazista. Nel 1933, le organizzazioni sioniste firmarono il famigerato Accordo Haavara con il regime di Hitler. Questo cinico patto permise a decine di migliaia di ebrei tedeschi di emigrare in Palestina trasferendo i propri beni sotto forma di merci tedesche. Per i nazisti, era un meccanismo conveniente per espellere gli ebrei e incrementare le esportazioni. Per i sionisti, si trattava di un freddo calcolo volto a rafforzare la colonizzazione ebraica della Palestina. Mentre gli ebrei comuni subivano una persecuzione sempre più intensa, alcuni leader sionisti stringevano accordi pragmatici proprio con il regime che avrebbe presto scatenato l’Olocausto.

Queste alleanze non erano anomalie. Riflettevano la logica fondamentale di un progetto coloniale che dava priorità alla conquista territoriale e alla costruzione dello stato rispetto alla moralità e alla solidarietà con altri popoli oppressi. Quella stessa logica guida Israele oggi.

Il genocidio in diretta streaming a Gaza dall’ottobre 2023 è il culmine orribile di questo progetto coloniale. Ciò che è iniziato con le fantasie imperiali di Herzl e la dottrina del Muro di Ferro di Jabotinsky si è evoluto in un sofisticato sistema di apartheid, pulizia etnica e uccisioni di massa. L’affamamento deliberato, la distruzione sistematica di ospedali e scuole, gli attacchi mirati contro i civili: questi non sono eccessi del sionismo. Sono il risultato inevitabile di un movimento fondato sulla convinzione che la popolazione indigena debba essere sottomessa o rimossa affinché lo stato coloniale possa prosperare.

Questa continuità storica è visibile nel panorama politico odierno. In Italia, il governo di estrema destra di Giorgia Meloni — le cui radici politiche affondano nella tradizione post-fascista — continua a fornire copertura politica, protezione diplomatica e sostegno materiale ai crimini di Israele, facendo eco alle alleanze opportunistiche che Jabotinsky cercò un tempo con Mussolini. La Germania, un paese che sostiene di aver affrontato il proprio passato nazista, ha invece trasformato quella colpa storica in un sostegno incondizionato allo stato sionista, bloccando sanzioni serie e fornendo componenti per costruire le armi.

Negli Stati Uniti, la storia inquietante della famiglia Trump – dall’arresto di Fred Trump nel 1927 durante una rivolta del Ku Klux Klan all’abbraccio di Donald Trump ai sionisti evangelici e agli estremisti pro-Israele della linea dura – rivela quanto il potere americano rimanga profondamente intrecciato con questa impresa coloniale. Il grottesco “Board of Peace” dell’amministrazione Trump – una cricca di miliardari speculatori immobiliari, sionisti intransigenti ed estremisti evangelici – incarna perfettamente questa depravata fusione di capitalismo gangsteristico e fanatismo messianico. Incaricata di rimodellare Gaza dopo il genocidio, questa cosiddetta iniziativa di pace sogna apertamente di trasformare le rovine delle case palestinesi in hotel di lusso, porti turistici e resort sulla spiaggia — una grottesca “Riviera del Medio Oriente” costruita sopra fosse comuni. Questa non è diplomazia. È l’espressione estrema del saccheggio coloniale: le stesse forze che finanziano l’espansione degli insediamenti e la pulizia etnica ora sbavano per gli immobili una volta completata la strage.

Netanyahu, Smotrich e Ben-Gvir non sono aberrazioni. Sono la naturale propaggine estremista del pensiero sionista, gli eredi logici della visione di dominio dal pugno di ferro di Jabotinsky. I loro apertissimi appelli all’annessione, all’esecuzione dei prigionieri e all’ingegneria demografica non sono deviazioni dal sionismo: ne sono il compimento.

La bancarotta morale dell’Occidente continua a essere sbalorditiva. I governi europei che danno lezioni al mondo sui diritti umani continuano ad armare Israele, a proteggerlo dalle responsabilità e a bloccare qualsiasi sanzione significativa. La loro complicità rivela un continente ancora intrappolato in vecchi schemi di potere, lealtà, moralità selettiva e pensiero colonialista.

Nonostante le centinaia di milioni investiti da Israele nella propaganda (hasbara), la maschera è caduta. La realtà sadica del sionismo — apartheid, pulizia etnica e genocidio — è ora visibile a milioni di persone. Più Israele si scaglia con arroganza e brutalità, più velocemente si diffonde il risveglio globale. La storia è schiacciante. Il sionismo ha stretto accordi con fascisti e nazisti quando ciò serviva ai suoi obiettivi. Oggi compie un genocidio con il pieno sostegno delle potenze occidentali. La continuità è innegabile.

L’Occidente deve smettere di fingere che si tratti semplicemente di un “conflitto”. Affinché sia fatta giustizia, bisogna riconoscere che il genocidio palestinese è la brutale continuazione di un’impresa coloniale di insediamento radicata nella supremazia europea e mantenuta con una forza implacabile.

La resistenza cresce — nelle strade e in mare, nel crescente movimento internazionale che chiede giustizia. La lotta per la liberazione palestinese è la prima linea della battaglia contro il colonialismo, l’apartheid e l’imperialismo del nostro tempo. Rendiamo Israele di nuovo Palestina.

Michael Leonardi vive in Italia e può essere contattato all’indirizzo michaeleleonardi@gmail.com

https://www.counterpunch.org/2026/05/29/from-jabotinskys-iron-wall-to-gazas-graves-zionisms-fascist-alliances-then-and-now/

Traduzione a cura di AssopacePalestina

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