
La sorpresa anticapitalista di Adelante Andalucía
Popoff Quotidiano - Tuesday, May 19, 2026Stato spagnolo, alle elezioni andaluse vince il PP ma dovrà fare i patti con Vox. Psoe al minimo storico mentre una formazione anticapitalista di origine trotskista sfiora il 10%
Il voto andaluso consegna un quadro più instabile di quanto sperasse il Juan Manuel Moreno Bonilla. Il Partido Popular resta primo partito con il 41,5% e 53 seggi, ma perde la maggioranza assoluta e dovrà negoziare con l’estrema destra di Vox, che con il 13,8% e 15 deputati diventa ancora una volta decisiva per la governabilità. È il quarto caso consecutivo, dopo Estremadura, Aragona e Castiglia e León, in cui la destra spagnola non riesce a emanciparsi dall’abbraccio dell’ultradestra. Un colpo alla strategia della “via andalusa” moderata e centrista con cui Moreno Bonilla voleva presentarsi come modello nazionale del PP di Alberto Núñez Feijóo.
Ma il dato politico più interessante emerge dentro il campo della sinistra alternativa. L’elettorato di sinistra che è tornato alle urne non ha votato a favore del PSOE, bensì per una ex componente di Podemos di origine trotskista, che si è separata da quel partito e ha superato l’altra lista della sinistra radicale, Por Andalucía. Il PSOE guidato da María Jesús Montero precipita al 22,8%, perdendo ancora terreno in quella che per quasi quarant’anni era stata la sua roccaforte storica. In alcune province, come Almería, scivola addirittura dietro Vox. È la prosecuzione di una crisi lunga: usura del potere, scandali di corruzione, perdita delle reti clientelari costruite durante decenni di governo e una frattura generazionale che ha spinto parte dell’elettorato popolare verso destra.

Dentro questo vuoto cresce invece Adelante Andalucía. La formazione andalucista e anticapitalista guidata da José Ignacio García sfiora il 10%, quadruplica i propri seggi passando da 2 a 8 e supera Por Andalucía, la coalizione che unisce Izquierda Unida, Podemos, Verdes Equo e l’area post-Sumar. Non si tratta soltanto di uno spostamento interno alla sinistra radicale: Adelante Andalucía ha intercettato una domanda politica che PSOE e sinistra governista non sono più riusciti a rappresentare.
Il punto decisivo è la natura del progetto politico di AA. García — militante di Anticapitalistas Andalucía (la sezione della Quarta internazionale che aveva lasciato Podemos), insegnante e deputato regionale dal 2018 — ha costruito una campagna centrata su due assi: autonomia andalusa e credibilità sociale. “Noi siamo un partito andalusista che risponde agli interessi della classe lavoratrice andalusa”, ha rivendicato durante la campagna, contrapponendosi a una sinistra percepita come troppo subordinata ai giochi politici di Madrid. Adelante Andalucía ha rilanciato un regionalismo di sinistra radicato nelle condizioni materiali della regione più povera della Spagna, segnate da precarietà, lavoro agricolo, emigrazione e marginalizzazione culturale. Anche la questione identitaria ha avuto un peso: l’orgoglio per un accento storicamente stigmatizzato e per una soggettività andalusa spesso trattata come periferica dentro lo Stato spagnolo.
Secondo il politologo Guillermo Fernández Vázquez, il successo di AA dipende anche dalla figura di García: “un candidato carismatico, una figura nuova lontana dalle vecchie battaglie elettorali”. Nei dibattiti televisivi, Adelante Andalucía è riuscita a presentarsi come forza fresca e conflittuale, mentre Por Andalucía appariva appesantita dalle divisioni tra Podemos, Izquierda Unida e l’universo post-Sumar. Il risultato è stato netto: AA diventa terza forza a Cadice e Siviglia, entra in nuove province come Malaga, Granada e Córdoba e conquista finalmente un proprio gruppo parlamentare.
A Cadice il risultato assume un significato ulteriore. Adelante Andalucía supera Vox e riapre la prospettiva di una ricomposizione municipale simile a quella sperimentata negli anni di governo di José María González, “Kichi”, uno dei simboli della sinistra municipalista andalusa. Non è un caso che il partito insista tanto sulla dimensione territoriale e popolare: la sua forza nasce meno dalla macchina partitica e più da reti militanti, movimenti sociali e radicamento urbano.
La crescita di Adelante Andalucía non basta però a invertire i rapporti di forza complessivi. Le destre restano maggioritarie in voti e seggi e il blocco progressista si ferma a 41 deputati, lontano dalla soglia dei 55 necessari per governare. Tuttavia il voto andaluso mostra qualcosa di rilevante anche su scala europea: mentre i grandi partiti storici perdono radicamento e credibilità, spazi politici più radicali, territoriali e identitari riescono talvolta a ricostruire un rapporto diretto con settori popolari disillusi. In Andalusia, almeno per questa tornata elettorale, quel ruolo lo ha interpretato Adelante Andalucía.

Di seguito un’analisi dell’avanzata di Adelante Andalucia pubblicata su El Salto
Dieci anni di ampliamento della identità andalusa: dal sole e dalle battute a un altro modo di intendere l’Andalusia
Il movimento culturale e sociale, che ha portato all’ascesa di Adelante Andalucía, ha iniziato ad ampliare la visione dell’identità andalusa dieci anni fa.
Nel 2020 Teresa Rodríguez ha lasciato Podemos con un messaggio chiaro: costruire «un’identità andalusa propria». Un anno prima, il profeta Antonio Manuel apriva il primo disco dei Califato 3/4 con questa frase che è ormai cultura radicata in diverse generazioni: «L’Andalusia non è un’Arcadia a cui tornare, ma un orizzonte da perseguire; non voglio tornare a essere ciò che eravamo, rivendico il tornare a essere ciò che siamo».
Un paio d’anni prima, il malcontento nei confronti della realtà politica del PSOE si era insinuato nella musica underground attraverso la canzone “Anticrista” dei Narco, in cui la band tracciava un profilo critico di Susana Díaz. L’asse politico centrale a sinistra del Parlamento andaluso era la richiesta di Podemos Andalucía, ancora guidata da Rodríguez, a IU di rompere i suoi patti municipali con il PSOE, per dare vita a un’alleanza. Mentre cominciavamo a indossare senza vergogna le uniformi e gli stivali militari sotto i vestiti da gitana all’ingresso del Real, le strade di Siviglia erano ricoperte di graffiti con il volto di Teresa Rodríguez travestita da supereroina e, sotto di esso, un soprannome: Wonder Tere. Mar Gallego aveva alle spalle un anno di attività del suo progetto Feminismo andaluz.
Sono passati quasi dieci anni da quel momento in cui si cominciava a preparare il terreno per piantare i semi e, da allora ad oggi, potrei tracciare un ampio percorso musicale, letterario, culturale e politico (io e chiunque abbia vissuto in questa terra) fatto di segnali che hanno segnato un cambio di rotta.
Comprendere il momento
Non è una sorpresa: la società andalusa, in misura maggiore o minore, porta avanti da un decennio un lavoro nell’ombra, ritrovando se stessa, e sono stati pochi i partiti che hanno saputo cogliere quel momento.
A destra, un astuto Partido Popular che ha saputo modellare l’identità andalusa a proprio favore, legandola anche al concetto di Spagna —Moreno Bonilla dice nel suo libro che essere andalusi è un modo di essere spagnoli—, allontanandola dagli indipendentismi e dalle sovranità, e avvalendosi dell’immaginario dei cortijos, ma anche della distorsione della storica lotta andalusista.
E a sinistra, senza alcuna sorpresa, una delle poche formazioni che ha saputo non perdere il ritmo politico e accompagnare (sia per convinzione che per occupare uno spazio politico vuoto) la riflessione sociale delle andaluse nell’ultimo decennio è stata Adelante Andalucía.
Nella disputa per vibrare al ritmo del territorio, il PSOE non ha saputo inserirsi (forse da qui una delle ragioni della sua perdita di consensi). Negli ultimi 20 anni di governo socialista, la bandiera andalusa e l’identità propria sono state assolutamente abbandonate, e nei momenti in cui non rappresentate da un immaginario obsoleto: birretta, barzellette e “ole, ole”.
Il PSOE andaluso voleva essere, nell’era di Susana Díaz, un riflesso della Spagna “moderna” e democratica e, secondo i suoi calcoli, il folklore andaluso, l’accento e le questioni territoriali erano, in parole povere, una cosa da provinciali. Una decisione politica che si è rivelata miope col passare del tempo.
Per quanto María Jesús Montero si sia vestita da gitana durante la campagna elettorale, i socialisti avranno grandi difficoltà a ristabilire quella simbiosi che un tempo li legava al loro territorio preferito.
Nonostante l’innegabile radicamento storico di IU nel territorio, specialmente a livello comunale, e nonostante la candidatura di Por Andalucía nelle ultime due elezioni fosse composta da candidati estremamente esperti del proprio ambiente, il progetto ha difficoltà a penetrare nella presa di coscienza popolare che attraversa l’Andalusia da un decennio.
I partiti che compongono la coalizione si sono confrontati con questa realtà in ritardo o non hanno voluto nemmeno cavalcare quell’onda. Un’altra delle ragioni che spiegano la mancanza di radicamento nel territorio di Podemos e Sumar, seguendo inoltre un’analisi parallela a quella del declino del PSOE: ciò si spiega con l’interesse a mantenere le distanze e una certa diffidenza nei confronti di chi parla della Settimana Santa o del cante jondo.
Ampliare l’Andalusia
La situazione è più complessa di quanto sembri a prima vista. Dietro le vergini, i pellegrinaggi, i cristi e le palme si cela una grande varietà di espressioni culturali e politiche che non riesci a immaginare. Un immaginario infinito impossibile da intravedere se non ci si avvicina: dal banditismo, al recupero della cultura andalusí ancora viva nonostante i secoli, passando per i resti dell’anarchismo andaluso sopravvissuto alla violenza franchista, le espropriazioni popolari della terra, il sindacalismo dei braccianti, il break beat, il trovo andaluz, ecc.
È anche indispensabile comprendere il contesto che ci ha resi un territorio impoverito che basa la propria economia su attività estrattive: latifondismo, struttura sociale basata sul lavoro a giornata e un ruolo nell’industrializzazione come fonte di materie prime e non come territorio con produzione propria.
Non intendo dire “ah, mia Andalusia, quanto sei diversa e peculiare”, ma spiegare che è impossibile che, in un territorio composto da nove milioni di persone, con otto province con una storia propria, con due versanti così distinti come l’Andalusia occidentale e l’Andalusia orientale, non vi siano in alcune questioni differenze abissali rispetto al resto del territorio.
E queste differenze non hanno a che fare con le burle o il folklore. Hanno più a che fare con la precarietà, le reti di sostegno nelle carenze materiali, la campagna, Al-Ándalus, il deserto e le strutture storiche di disuguaglianza.
In questi dieci anni non si è costruita una nuova Andalusia perché è sempre stata lì, anche se la narrazione dominante non ha saputo vederla. Questo periodo culturale e sociale, che ha avuto come conseguenza l’incremento di Adelante Andalucía, non ha inventato niente: semplicemente ha iniziato ad ampliare lo sguardo sulla soggettività andalusa.
Il movimento, che negli anni è passato dall’essere underground a sfiorare la sfera istituzionale, ha reso l’Andalusia abbastanza ampia da poter accogliere ciò che è stata e ciò che è, anche se raramente ne è stato tenuto conto.

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