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Regno Unito, il tempo del crepuscolo del Labour
IL GREEN PARTY SCALZA IL LABOUR DA UN COLLEGIO DEL “RED WALL”. E CORBYN VINCE LA BATTAGLIA PER LA LEADERSHIP DEL NUOVO YOUR PARTY La candidata dei Verdi ha vinto l’elezione suppletiva destinata a rinnovare un seggio di deputato nel collegio di Gorton and Denton, tradizionale bastione del cosiddetto “muro rosso” dell’Inghilterra del nord. Il risultato viene definito da Dave Kellaway, su Anticapitalist Resistance, come storico: si trattava del 38° collegio più sicuro per il Labour e il settimo maggiore swing contro un governo laburista. Non era nemmeno un obiettivo prioritario per i Verdi. L’affluenza, simile a quella delle elezioni generali, dimostra che non si è trattato di un voto “anomalo”: molti elettori laburisti non sono rimasti a casa, ma sono passati direttamente ai Verdi, permettendo loro di eleggere il primo deputato nel Nord dell’Inghilterra e di vincere la prima suppletiva della loro storia. Questa sconfitta segna il fallimento della strategia della leadership laburista guidata da Keir Starmer, accusata di inseguire gli elettori di destra di Reform UK nei collegi ex “red wall”, trascurando l’elettorato progressista. Kellaway paragona questa linea alla “strategia Macron”, puntare sul voto utile contro l’estrema destra invece che su un programma capace di mobilitare. Figure della sinistra laburista come John McDonnell avevano già avvertito che inseguire Reform su temi come l’immigrazione avrebbe solo rafforzato la destra. Il risultato ha visto non solo Reform superare il Labour, ma lo hanno fatto anche i Verdi. Un tema centrale della campagna è stato il sostegno del Labour a Israele nella guerra a Gaza, che ha alienato molti elettori, soprattutto tra chi ha partecipato alle mobilitazioni per la Palestina. La nuova deputata verde, Hannah Spencer, ha collegato esplicitamente la crisi del costo della vita a Manchester con le sofferenze dei palestinesi a Gaza. Reform ha reagito accusando i Verdi di “settarismo” e insinuando brogli elettorali nelle comunità musulmane, accuse smentite pubblicamente da commentatori come Dan Hodges. Kellaway sostiene che la vittoria verde non sia stata solo un voto tattico anti-Reform, ma il frutto di un programma progressista rafforzato dalla nuova leadership di Zack Polanski, che ha affiancato a quello ambientalista un profilo socialdemocratico di sinistra. I Verdi hanno difeso politiche radicali su droghe, diritti LGBT+ e immigrazione, resistendo alla campagna di attacco del Labour. Una lezione per i socialisti: è possibile vincere con un programma coerentemente progressista, senza piegarsi al “consenso del centro estremo”. Il testo invita anche la sinistra marxista a non liquidare i Verdi come forza piccolo-borghese o destinata al tradimento, riconoscendo che oggi comprendono decine di migliaia di lavoratori e giovani. Pur sostenendo la necessità di un nuovo partito di sinistra, Kellaway propone un rapporto di alleanza e collaborazione con i Verdi, citando positivamente l’appello al voto verde di Jeremy Corbyn e Zarah Sultana. Per il Labour si apre ora una crisi interna: la sconfitta potrebbe favorire una sfida alla leadership, con figure come Andy Burnham o Angela Rayner viste come possibili alternative “soft left”, anche se giudicate insufficienti su temi come Palestina e diritti dei migranti. Intanto Reform, pur forte nei sondaggi, mostrerebbe limiti strutturali nell’andare oltre una solida base del 30%, e la vittoria verde dimostrerebbe che anche settori della classe operaia bianca nel Nord possono essere sottratti alla destra. Tutto ciò in un momento in cui è sempre più evidente la compromissione di pezzi del suo cerchio magico nell’affaire Epstein a partire dal potente e chiacchierato capo di gabinetto del premier, Morgan McSweeney,  indicato da più parti come una sorta di figlioccio politico del 72enne Peter Mandelson, considerato compromesso fino al collo con Epstein, e come promotore della sua nomina ad ambasciatore. Proprio da questi ambienti nostalgici del blairismo è partita la feroce campagna contro la sinistra del Labour che ha portato al disarcionamento di Corbyn e alle calunnie su un suo presunto antisemitismo. E proprio nella sinistra a sinistra del Labour, questi giorni registrano la vittoria di Jeremy Corbin nelle elezioni per il comitato centrale del nuovo soggetto politico di cui Popoff ha spesso dato conto del lungo processo di gestazione. “Jeremy Corbyn ora controlla Your Party. È una cosa positiva?”, si chiede Novara Media titolando il pezzo di Rivkah Brown che analizza l’esito delle votazioni.  In sintesi, le elezioni del Comitato Esecutivo Centrale (CEC) di Your Party hanno prodotto un risultato netto: la lista “The Many”, legata a Jeremy Corbyn, ha conquistato 14 dei 24 seggi, contro i 7 della corrente “Grassroots Left” vicina a Zarah Sultana. I restanti 3 sono andati a indipendenti. In termini di voti, The Many ha ottenuto circa 8.000 prime preferenze (37%), Grassroots Left circa 6.000 (28%), mentre il 35% si è distribuito su candidati indipendenti. Un dato importante: Corbyn ha la maggioranza relativa dei voti ma una quasi maggioranza assoluta nell’organo dirigente. Questo gli consente, di fatto, di orientare linea politica e scelte organizzative. Il paradosso è evidente. Il partito era nato con l’ambizione di superare personalismi e verticalismi, ma il risultato rafforza proprio la centralità del suo fondatore. L’ala di Corbyn ha già preannunciato la sua leadership parlamentare, contando sul voto compatto del proprio blocco nel CEC. L’idea di una direzione realmente collettiva esce notevolmente ridimensionata. Zarah Sultana aveva puntato su una maggiore democratizzazione interna, su proposte programmatiche radicali (abolizione della monarchia, trasparenza finanziaria, ecosocialismo esplicito) e su un modello di co-leadership. Secondo Rivkah Brown, però, avrebbe sottovalutato il peso simbolico di Corbyn nella base. Pur considerata da molti la sua erede naturale, non ha sfondato. Il tentativo di mobilitare la base contro un “establishment interno” – incarnato, ironicamente, da Corbyn stesso – non ha avuto successo. Per ora, la linea sembra chiara: collaborare con la maggioranza corbyniana sarà più produttivo che sfidarla frontalmente. Ma il rischio è che una centralizzazione eccessiva soffochi proprio quell’energia militante di cui il partito avrebbe bisogno per crescere. Secondo l’analisi di Simon Hannah su Anticapitalist Resistance, ciò che accade dentro Your Party riflette un problema più ampio: la debolezza strutturale della sinistra in Gran Bretagna. Quarant’anni di neoliberismo, austerità e campagne mediatiche razziste hanno spostato l’asse politico a destra. Dalla stagione thatcheriana in poi, sindacati combattivi sono stati sconfitti o ridimensionati; oggi il movimento sindacale opera sotto alcune delle leggi anti-lavoratori più restrittive dell’Europa occidentale. Questo contesto non può essere aggirato con ottimismo volontarista. È vero che la sinistra britannica ha saputo costruire grandi mobilitazioni – dalle proteste anticapitaliste dei primi anni 2000 al movimento contro la guerra in Iraq, fino alle campagne contro l’austerità e alla solidarietà con la Palestina – ma i movimenti, da soli, non sostituiscono un partito. Qui sta il punto centrale di Hannah: senza un partito che lotti per il potere, la sinistra resta confinata alla protesta o alla propaganda. La leadership di Corbyn nel Labour aveva rappresentato un ritorno alla strategia: la possibilità concreta di contendere il governo. Ma quell’esperienza ha anche mostrato quanto il Labour Party fosse strutturalmente radicato nell’ordine capitalistico britannico. La sconfitta del 2019 – e l’ascesa dell’ala blairiana oggi guidata da Keir Starmer – hanno chiuso quella finestra. Figure come Morgan McSweeney e gran parte del gruppo parlamentare laburista rappresentano, secondo questa lettura, la funzione storica del Labour: riformare senza mettere in discussione il capitalismo. Per anni si è chiesta la costruzione di una nuova forza a sinistra del Labour, capace di raccogliere l’eredità di Momentum. Corbyn, però, aveva esitato, limitandosi alla Peace and Justice Coalition. Questo vuoto ha permesso ai Verdi di occupare parte dello spazio elettorale a sinistra. Ma, avverte Hannah, lo “spazio” non è un oggetto astratto: è fatto di persone con bisogni, paure e contraddizioni. Un partito non cresce semplicemente presentandosi alle elezioni e proclamando il socialismo. Cresce se si radica nelle comunità operaie, nei sindacati, nelle campagne, nelle lotte contro austerità, razzismo e guerra. I Verdi, pur in crescita, restano un partito elettorale senza una strategia di trasformazione radicale dal basso. Your Party potrebbe colmare questo vuoto – ma solo se diventa un “partito utile nella lotta di classe”, per usare la formula della Quarta Internazionale: uno strumento capace di coordinare azioni efficaci e di far avanzare la coscienza collettiva contro il capitalismo. Salvo elezioni anticipate, c’è tempo fino al 2029. Questo periodo potrebbe servire a costruire una forza radicata e capace di capitalizzare la polarizzazione crescente in una società segnata da crisi economica, collasso climatico e ascesa dell’estrema destra (con figure come Nigel Farage pronte a intercettare il malcontento). Ma se Your Party resta chiuso nelle proprie faide interne – dogmatismo, settarismo, personalismi – rifletterà semplicemente le debolezze storiche della sinistra britannica. La vittoria di Corbyn nel CEC non risolve la crisi strategica: la rende più urgente. Può rappresentare una stabilizzazione necessaria oppure l’inizio di una nuova stagnazione, se non si traduce in organizzazione reale, formazione politica e intervento sistematico nelle lotte sociali. Per un osservatore italiano, la dinamica è familiare: un leader carismatico che tenta di trasformare un movimento in partito, una generazione più giovane e gli ambiti della sinistra radicale non stalinista che chiedono maggiore radicalità e democrazia interna, un contesto strutturale segnato da sconfitte storiche della sinistra. La vera domanda non è chi controlla il CEC oggi, ma se Your Party saprà diventare qualcosa di più di una proiezione del nome di Corbyn. Senza radicamento sociale e strategia di lungo periodo, anche una maggioranza interna può rivelarsi fragile. Con una strategia chiara, invece, potrebbe diventare l’inizio di una ricomposizione della sinistra britannica dopo decenni di arretramento. The post Regno Unito, il tempo del crepuscolo del Labour first appeared on Popoff Quotidiano. L'articolo Regno Unito, il tempo del crepuscolo del Labour sembra essere il primo su Popoff Quotidiano.
February 28, 2026
Popoff Quotidiano
Parla Heidi Reichinnek, l’artefice della rinascita di Die Linke
LA POPOLARE LEADER DEL GRUPPO PARLAMENTARE, TORNA SULLA STRATEGIA CHE HA PERMESSO LA RINASCITA DELLA SINISTRA RADICALE TEDESCA Thomas Schnee per Mediapart Se l’estrema destra ha più peso che mai nella politica tedesca, la sinistra radicale ha fermato la marginalizzazione che la minacciava. Heidi Reichinnek, 37 anni, copresidente del gruppo parlamentare del partito Die Linke al Bundestag, è una delle principali artefici della rinascita di un partito dato per politicamente morto pochi mesi prima delle elezioni legislative anticipate del 23 febbraio 2025. Star dei social network tedeschi, è con un discorso virale al Bundestag contro una mozione per una politica migratoria dura, presentata dai conservatori e votata con il partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD), che Heidi Reichinnek ha mobilitato un elettorato più giovane, più urbano e più femminile che in passato… e soprattutto più numeroso. Die Linke è riuscita a mantenere il suo seggio al Bundestag quasi raddoppiando il suo risultato del 2021 (8,8%). Il partito ha anche registrato un’ondata record di adesioni. Alla fine del 2025, il partito contava 123.000 membri, contro i 58.500 alla fine del 2024. Considerando l’ascesa dell’estrema destra nei parlamenti dei Länder (la Germania è un paese federale), Die Linke potrà giocare un ruolo significativo nella formazione di coalizioni democratiche al termine delle prossime elezioni regionali. Mediapart: Quali elementi della vostra strategia hanno contribuito alla ripresa inaspettata di Die Linke? Heidi Reichinnek: Il nostro successo si basa su molti fattori. Innanzitutto, l’arrivo di Ines Schwerdtner e Jan van Aken alla guida del partito nell’ottobre 2024. Sono riusciti a rimotivare il partito dopo l’uscita di Sahra Wagenknecht. Hanno anche messo in atto strutture operative che consentono di integrare i numerosissimi nuovi membri. Abbiamo potuto concentrarci sul cuore del nostro progetto. Ovvero parlare di giustizia sociale, affitti dignitosi, costo della vita accessibile, e ripeterlo fino a quando tutti hanno capito. Abbiamo anche rifiutato di partecipare a dibattiti generici in cui migrazione e politica di sicurezza vengono mescolate senza discernimento. Infine, abbiamo scelto in modo massiccio una campagna elettorale di prossimità, con un gran numero di porta a porta, stand informativi, attività sociali di tipo “cucina per tutti”. Parallelamente, c’è stato il lancio molto mediatico dell’operazione “Boucles d’argent” (Orecchini d’argento), durante la quale tre dei nostri veterani politici più popolari hanno conquistato tre circoscrizioni per consentire al partito di rimanere nel Bundestag. Per la prima volta dopo molto tempo, abbiamo beneficiato di una copertura mediatica positiva. Tutto ciò ha ovviamente facilitato notevolmente il lavoro dei nostri militanti e dei nostri candidati in prima linea sul territorio. Prima c’era sempre un dibattito interno destabilizzante, dispute a livello federale… È stata la scissione causata dall’uscita di Sahra Wagenknecht a rendere possibile questa evoluzione. Lei è nota per la sua presenza sui social network. A titolo personale, ha più di 1,5 milioni di follower su Instagram, TikTok e altri. Un altro fattore determinante? Si tende sempre ad attribuire a questo fattore più importanza di quanta ne abbia, credo. Ciò che ci sta a cuore è parlare con le persone da pari a pari. È quello che facciamo sui social network, così come bussando alle porte o negli stand informativi per strada. È l’insieme di queste cose che fa la differenza. Ho iniziato questo lavoro con il mio team nel 2021, quando sono entrata nel Bundestag, anche perché mi occupavo già di politica dell’infanzia e della gioventù ed era chiaro che se volevamo raggiungere principalmente i giovani, dovevamo essere presenti anche su TikTok. All’inizio ero titubante. Poi, a un certo punto, ho capito che dovevo semplicemente essere me stessa e dire: “Ecco il problema, critico questo, ecco la mia soluzione, ecco dove vogliamo arrivare”. E funziona bene. Tredici milioni di tedeschi vivono al di sotto della soglia di povertà. Considerando il vostro programma, rivolto in primo luogo a loro, perché non siete il partito più grande della Germania? È la domanda che tutti i partiti di sinistra dovrebbero porsi, ovunque e in tutti i tempi. Molte persone sono semplicemente incredibilmente deluse dalla politica, dai partiti democratici, perché hanno sempre ricevuto molte promesse che non sono state mantenute. Non votano più o si lasciano sedurre dalle promesse dell’estrema destra, che offre loro soluzioni semplicistiche, come se tutto migliorasse una volta che gli stranieri se ne fossero andati. Il che è ovviamente un’assurdità razzista. Per questo motivo sviluppiamo azioni concrete sul campo, per dimostrare che siamo in grado di migliorare la vita delle persone. Apriamo centri di assistenza sociale nei quartieri. Abbiamo anche creato un “calcolatore di affitti abusivi” online, molto utilizzato. Nei consigli comunali in cui siamo presenti, affrontiamo temi che nessun altro prende in considerazione. Durante la pandemia di Covid, ad esempio, ci siamo occupati dei bambini e degli adolescenti che, a causa della chiusura degli asili e delle scuole, non avevano più accesso a pasti gratuiti o almeno economici. Durante la pandemia di Covid, abbiamo anche lottato affinché i bambini e gli adolescenti provenienti da famiglie senza risorse potessero beneficiare di un pranzo consegnato a domicilio, poiché gli asili nido e le scuole erano chiusi. Abbiamo un ministro dell’istruzione nel Land di Meclemburgo-Pomerania Anteriore che ha introdotto la gratuità degli asili nido. Lottiamo anche contro la propaganda e il discorso dominante. L’AfD continua la sua ascesa. In che misura siete disposti a stringere alleanze, anche con la CDU-CSU, per bloccare l’estrema destra? Abbiamo sempre affermato di essere disposti a collaborare con tutte le forze democratiche per difendere la democrazia e migliorare la vita dei cittadini. Se una legge è nell’interesse dei cittadini, votare con i conservatori non è un problema. In Sassonia, dove il ministro presidente conservatore guida un governo di minoranza, il bilancio del Land non sarebbe mai stato approvato senza il nostro sostegno, per esempio. Dubito che questo valga a livello federale. A questo livello, non si parla con noi. Per combattere l’AfD, si può sempre contare su Die Linke. Ma non sono sicura che sia ancora così con la CDU-CSU,. L’AfD, ma anche il partito fondato da Sahra Wagenknecht, giocano molto sulla nostalgia di un modello di crescita ed esportazione che sarebbe fallito a causa della moneta unica, del peso delle migrazioni e della rottura delle relazioni energetiche con la Russia. Quale alternativa offrite a questa visione? L’Unione europea (UE) ci ha permesso di conoscere una prosperità senza precedenti negli ultimi decenni, in tutta Europa. E, con poche eccezioni, non abbiamo conosciuto guerre. Affermiamo quindi chiaramente che abbiamo bisogno di più scambi all’interno dell’UE. È la cosa migliore da fare per la prosperità di tutti. Dobbiamo naturalmente affermare chiaramente che rispettiamo il diritto internazionale e che le strategie sovraniste, alla fine dei conti, non portano che all’impoverimento. Ad esempio, l’AfD vorrebbe reintrodurre il marco, poiché l’euro  perché l’euro è considerato una valuta terribile. Se lo facessimo, il marco tedesco subirebbe una forte rivalutazione rispetto all’euro e avremmo un problema di inflazione e di esportazioni. È favorevole al mantenimento del modello esportatore tedesco? La Germania è diventata campione mondiale delle esportazioni perché ha abbassato massicciamente il livello dei salari. È in parte grazie all’Agenda 2010 che la Germania ha oggi una consistente fascia di lavoratori a basso reddito, un risultato di cui l’ex cancelliere Schröder si è peraltro vantato. Ma a che serve essere campioni mondiali delle esportazioni se ciò non è dovuto all’innovazione, ma ai bassi salari e alle cattive condizioni di lavoro? Il modo migliore per rafforzare l’economia è ricorrere a investimenti pubblici e a direttive affidabili. Dobbiamo sostenere la domanda interna, ad esempio riformando l’imposta sul reddito per ridistribuire la ricchezza dall’alto verso il basso e alleggerire il carico fiscale sui redditi medio-bassi. Dobbiamo garantire salari dignitosi e buone prestazioni sociali affinché le persone possano permettersi prodotti alimentari a prezzi ragionevoli, pagare l’affitto, andare al cinema o al bar all’angolo, in modo che quest’ultimo non sia costretto a chiudere. I servizi pubblici devono essere protetti dalla logica di mercato e rimanere nelle mani dello Stato, in particolare l’alloggio, la sanità, l’istruzione o la mobilità. Cosa proponete per contrastare il declino della vostra industria? Dobbiamo promuovere la nostra industria locale. L’esempio dell’acciaio lo dimostra: esiste acciaio molto economico proveniente dalla Cina. Ma l’industria siderurgica qui non deve andare in rovina. E se le autorità pubbliche sostengono le imprese con investimenti multimiliardari, come hanno fatto il Land Renania Settentrionale-Vestfalia e il governo federale per ThyssenKrupp, ciò deve essere accompagnato da obiettivi concreti. I diritti di cogestione nelle imprese devono essere estesi, i posti di lavoro preservati e i siti garantiti. I dividendi e gli stipendi dei dirigenti devono essere limitati e, nel migliore dei casi, le autorità pubbliche devono diventare azionisti. I costi in Germania sono elevati, è vero. Ma ciò che possiamo offrire è una buona formazione dei lavoratori, se investiamo nell’istruzione. E una buona infrastruttura, se investiamo in essa. Ciò include anche energia a basso costo. Abbiamo bisogno di maggiori investimenti in energia verde e accessibile a tutti. L’Europa è stretta tra l’imperialismo di Trump, sempre più coercitivo nei nostri confronti, e l’imperialismo di Putin. Quale ruolo dovrebbe svolgere la Germania? Come ho detto, l’Unione europea e le Nazioni Unite sono i nostri punti di riferimento che devono diventare o tornare ad essere strumenti più potenti. Perché sì, lo stiamo vivendo con Trump, lo stiamo vivendo con Putin, lo stiamo vivendo purtroppo anche in altri paesi europei, dove si trovano  dove si trovano attori sempre più potenti che tornano a sostenere una politica egoistica o che improvvisamente rivendicano territori confinanti. Ecco perché abbiamo ancora più bisogno di attori forti come l’Unione europea, con un pilastro franco-tedesco rafforzato. Ma per questo ho anche bisogno di un’UE che si interessi al benessere della sua popolazione e che non agisca principalmente nell’interesse delle imprese. Con l’UE potremmo fare tante cose positive, sia sul piano della politica internazionale che su quello della politica sociale… L’UE è più forte di quanto creda. E dobbiamo smettere di sperare che Trump ci lasci in pace se gli diciamo quello che vuole sentire senza criticarlo. Dall’altra parte c’è la Russia di Putin e la sua guerra di aggressione in Ucraina. Qual è la vostra posizione sul riarmo della Bundeswehr e sulla reintroduzione del servizio militare? Siamo contrari al ritorno del servizio militare sia per gli uomini che per le donne, perché riteniamo che nessuno debba essere costretto a portare le armi e che l’intera procedura, la raccolta dei dati, la visita medica, sia semplicemente degradante. Sosterremo attivamente tutti i giovani che si rifiutano di partecipare. Siamo favorevoli alla soppressione, nella Costituzione, di ogni possibilità di reintrodurre il servizio militare. Se l’esercito tedesco ha bisogno di più soldati, bisogna prima pensare alle condizioni di lavoro e a quelle salariali, e chiedersi perché i giovani non sono più disposti a arruolarsi. Ci viene sempre detto che le nostre missioni all’estero hanno lo scopo di mantenere la pace, ma in gran parte sono anche subordinate a interessi economici. Anche le esportazioni di armi dovrebbero essere esaminate con occhio critico. Inoltre, vogliamo che la Bundeswehr sia un esercito di difesa, come stabilito dalla Costituzione. Dobbiamo armarci in funzione di questo obiettivo, ma non di più. Siamo contrari all’attuale spirale di rimilitarizzazione. Ogni centesimo speso per gli armamenti è un centesimo che manca al settore sociale. Questo è inaccettabile. Stessa posizione per un bilancio della difesa pari al 5% del PIL, come richiesto da Trump e dalla NATO? Abbiamo abbastanza armi su questo pianeta per distruggerlo una dozzina di volte. Non è la strada giusta. Del resto, ciò che sta funzionando di nuovo, da alcune settimane e alcuni mesi, è sorprendentemente la diplomazia. E quando parliamo di diplomazia, non significa che diciamo a Putin: «Venga, per favore, prendiamo un caffè e forse potremo discutere». Dobbiamo esercitare pressioni, anche sul piano economico, ad esempio sequestrando i beni privati degli oligarchi russi che sostengono Putin. E sì, dobbiamo anche discutere con attori come la Cina. Non è necessario sostenere il suo regime, ma il fatto è che si tratta di un attore importante a cui Putin presta attenzione. Se voglio discutere solo con democratici irreprensibili, il mondo rischia di divenire molto silenzioso. Lei parla dei preparativi per i negoziati di pace in Ucraina. Ma Putin attacca senza sosta e mantiene le sue richieste massime. Non dovremmo continuare a sostenere l’Ucraina con armi e denaro? La posizione del nostro partito è chiara: siamo contrari alle forniture di armi all’Ucraina. Dobbiamo risolvere questo conflitto con la diplomazia. Nonostante tutti gli orrori che si sono verificati, ci sono stati progressi significativi nei negoziati di pace. E questo dimostra, a mio avviso, ancora una volta che avremmo dovuto intraprendere questa strada molto prima. 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February 5, 2026
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