
BRESCIA: PADRE DI TRE BAMBINE “CONVOCATO” IN QUESTURA E DEPORTATO IN PAKISTAN DOPO DUE GIORNI
Radio Onda d`Urto - Friday, April 3, 2026Un uomo è stato deportato dalla Questura di Brescia verso il Pakistan per questioni burocratiche legate al rinnovo del permesso di soggiorno. Circa sette mesi fa aveva fatto domanda di conversione del permesso di soggiorno: all’inizio della settimana ha scritto una pec agli uffici immigrazione, e gli è stato risposto di presentarsi agli uffici di via Botticelli alle 8 del primo aprile, munito di ricevuta e di passaporto.
“Abbiamo aspettato per cinque ore senza che ci dicessero nulla, eravamo lì con due delle nostre tre figlie e all’improvviso sono entrati nella stanza dicendoci che mio marito sarebbe stato deportato“, ha raccontato in lacrime venerdì 3 aprile Uma, negli studi di Radio Onda d’Urto. “Lo hanno rinchiuso in una stanza, il giorno dopo lo hanno processato e oggi lo hanno deportato“.
La vicenda è venuta a conoscenza dell’Associazione Diritti per Tutti e nella mattinata di venerdì Mery è andata ad accompagnare Uma in questura. “C’era una coda lunghissima”, ci ha raccontato, “poi di colpo è sparita: era tutta gente che aspettava di entrare negli uffici immigrazione, che però oggi erano chiusi e non c’era nemmeno un cartello di avviso. Persone che avevano preso un giorno di permesso dal lavoro trattate senza dignità”.
Tornando sulla vicenda dell’uomo deportato quest’oggi “c’è stato un errore da parte di chi ha compilato la richiesta, un Caf gestito da connazionali nella zona di via Milano. La domanda avrebbe dovuto essere compilata come richiesta di assistenza ai minori. Ora ci sono 20 giorni di tempo per il ricorso: è stata una scelta politica quella di deportare, perché avrebbe potuto molto più facilmente gestire la vicenda legale dall’Italia”.
“Le mie bambine sono in lacrime e vogliono rivedere il loro papà. Noi abbiamo una bancarella di abbigliamento”, ha continuato Uma, “e di solito mio marito apriva il banco mentre io portavo le bambine a scuola e all’asilo, poi lo raggiungevo per lavorare. Come posso fare tutto da sola? A chi lascio le bambine? Non c’è umanità. Dovrebbero prendere in considerazione le famiglie quando ci sono questi problemi burocratici, dirci che qualcosa non va e noi sistemiamo i documenti. Invece hanno deportato mio marito”.
Ascolta l’intervista a Uma e a Meri negli studi di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica
