
Sionismo globale: il naufragio dell’etica e una minaccia per l’umanità
InfoPal - Saturday, March 21, 2026
Di Karima Angiolina Campanelli. Le etnie ebraiche che si sono sviluppate all’interno del mondo arabo o in aree di forte influenza culturale araba, spesso definite collettivamente come parte dei Mizrahì (ebrei orientali), si distinguono per l’uso storico dell’arabo come lingua madre (o dialetti arabo-ebraici) e per aver adottato costumi locali simili a quelli dei loro vicini musulmani, pur mantenendo la fede ebraica.
Ecco un elenco delle principali comunità ebraiche arabe:
Ebrei marocchini: Una delle comunità più antiche e numerose, con una storia millenaria.
Ebrei iracheni: Discendenti degli esiliati babilonesi, una delle più antiche comunità ebraiche al mondo.
Ebrei siriani: Comunità radicata storicamente ad Aleppo e Damasco.
Ebrei yemeniti: Distinti per i loro canti, la liturgia e le tradizioni culinarie uniche, pur utilizzando l’arabo.
Ebrei egiziani: Comunità che si trovava prevalentemente al Cairo e Alessandria.
Ebrei tunisini: Comunità storica con tradizioni sia sefardite che autoctone.
Ebrei algerini: Simili per storia e cultura agli ebrei tunisini e marocchini.
Ebrei libanesi: Comunità concentrata principalmente a Beirut.
Ebrei libici: Comunità radicata soprattutto a Tripoli e Bengasi.
Ebrei berberi: Spesso associati agli ebrei marocchini, parlavano dialetti berberi e arabi in Nord Africa.
Mentre le etnie sopra elencate sono semite per lingua, cultura, genetica e tradizioni secolari radicate nel suolo mediorientale, gli Askenaziti che hanno occupato la Palestina (provenienti dall’Europa centrale e orientale) hanno portato con sé una visione del mondo, una lingua (lo Yiddish) e un approccio politico estranei a questo contesto.
Il progetto sionista è stato criticato da molti storici proprio per aver operato una sorta di “de-arabizzazione” di queste comunità semite, costringendo gli ebrei iracheni, yemeniti o marocchini a rinnegare la propria eredità culturale per adattarsi a un modello occidentale e militare. La scuola Askenazita europea ha imposto il suo rito e la sua visione politica su tutte le altre. Le scuole Mizrahi e Sephardi, che avevano una tradizione di convivenza e un’identità semitica araba, sono state sistematicamente “europeizzate” o messe ai margini, distruggendo quel ponte culturale che avrebbe potuto prevenire decenni di violenza.
Bisogna avere il coraggio intellettuale di chiamare le cose con il loro nome, il sionismo, nelle sue declinazioni ebraica e cristiana, non è un’estensione della fede, ma la sua negazione più violenta. È un’ideologia nazionalista e suprematista che ha preso in ostaggio tradizioni millenarie per trasformarle in un’arma di distruzione geopolitica.
Dobbiamo fare una distinzione necessaria.. Il primo inganno da svelare è l’equiparazione tra religione e ideologia.
L’Ebraismo e il Cristianesimo sono percorsi spirituali basati sulla giustizia e l’universalismo.
Il Sionismo è un progetto coloniale ottocentesco che ha introdotto il concetto di “razza” e “sangue” dove prima c’era solo preghiera.
Il Sionismo cristiano, in particolare, rappresenta una deriva apocalittica inquietante, vede nel conflitto mediorientale solo il mezzo per accelerare scenari biblici catastrofici, trattando intere popolazioni come pedine sacrificabili in un gioco teologico perverso.
La memoria degli ebrei è stata tradita dal sionismo, distruggendo anche una convivenza civile e pacifica che durava da tanti anni.
Prima dell’avvento del dogma sionista, la Palestina non era una terra vuota, né un campo di battaglia eterno. Era la casa degli Ebrei Arabi (Mizrahi e Sephardi), comunità che per secoli hanno condiviso lingua, musica, cibo e destino con i loro fratelli musulmani e cristiani.
Questi ebrei non erano “stranieri” in Medio Oriente; erano parte integrante del tessuto sociale di Baghdad, Damasco, Il Cairo e Gerusalemme. Il Sionismo, con la sua matrice puramente europea (Askenazita), ha reciso questi legami millenari, imponendo una visione coloniale che ha costretto gli ebrei orientali a rinnegare la propria identità araba per diventare cittadini di serie B in un sistema gerarchico e razzista.
I danni di questa maledetta Ideologia tossica e l’impatto di questo fanatismo sulla sicurezza globale e sulla morale umana è devastante.
Hanno corroso il Diritto Internazionale, il sostegno acritico a politiche di apartheid ha reso le istituzioni globali gusci vuoti, creando un precedente dove la forza bruta prevale sulla legge.
Hanno creato, col disinteresse globale della società civile, una destabilizzazione geopolitica: per decenni, l’agenda sionista ha alimentato guerre, colpi di stato e tensioni permanenti, trasformando il Medio Oriente in una polveriera a beneficio di pochi complessi industriali bellici.
Hanno tradito l’Ebraismo, il danno più subdolo è quello arrecato agli stessi ebrei. Il Sionismo ha trasformato un’identità etica basata sulla resilienza in un’identità basata sul dominio militare, esponendo le comunità ebraiche in tutto il mondo a pericoli derivanti dalle azioni di uno Stato che pretende di parlare in loro nome.
È una violenza strutturale.
Non parliamo solo di bombe, ma di furto di terre, demolizione di case e la creazione di un sistema di segregazione che offende l’intelligenza e la coscienza di ogni essere umano.
Il Sionismo non è una difesa; è una prigione ideologica. È un pericolo per l’umanità perché normalizza l’idea che un gruppo umano possa reclamare una superiorità divina per schiacciare l’altro. Condannare questa deriva non è solo un atto politico, è un dovere morale per salvare la dignità delle religioni coinvolte e la pace del mondo intero…. FERMIAMO IL SIONISMO GLOBALE!