Dare i numeri sulla Libia

Progetto Melting Pot Europa - Monday, January 12, 2026

A partire dall’ultimo Displacement Tracking Matrix (DTM) – Round 59 dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni 1, si propone una lettura critica dei numeri utilizzati per descrivere la presenza migrante in Libia. In un contesto segnato da violenze sistematiche, frammentazione istituzionale e accesso umanitario ridotto, la produzione stessa dei dati e la loro lettura è fondamentale perché propone una lettura della realtà.

Ma se molte persone restano fuori da ogni rilevazione perché intercettate, detenute arbitrariamente, intrappolate in circuiti informali di sfruttamento o costrette a una mobilità continua cosa raccontano le cifre? E ancora: l’assenza strutturale di dati è neutra?

I numeri, indispensabili, se parziali, finiscono così per produrre un’illusione di conoscenza e  non descrivono quel  mondo in cui le violazioni dei diritti umani restano sistematicamente invisibili.

PH: A.S.
PH: B.M.

Numeri. Dati. 

Si usano per descrivere la realtà quando si parla di migrazione e persone in movimento. Tracciarle è complesso e forse ora avrebbe più senso parlare di people intercepted o blocked e non people on mouv. Perché questo è il loro attuale destino: restare bloccate tra Tunisia e Libia.

Cifre che non sono mai precise, ma sempre troppo approssimative. 

«Migrant report Round 59 (august-october 2025)» del programma Displacement Tracking Matrix (Dtm) dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) è un rapporto 2 edito il 22 dicembre 2025 e riguarda le persone migranti provenienti dall’Africa sub- sahariana.

Sul piano metodologico, Mobility Tracking del Dtm raccoglie dati con cadenza bimestrale attraverso interviste a non ben definiti informatori chiave a livello municipale e comunitario e dichiara di coprire formalmente tutte le 100 municipalità libiche. 

In quest’ultimo report di OIM, si racconta che in Libia sono stati identificati 928.839 migranti nel periodo compreso tra agosto e ottobre 2025. Rispetto alla precedente rilevazione, si assiste ad un aumento: nel Round 58 3, che raccoglie dati tra maggio-luglio 2025, si parlava di 894.890 presenze.

Si tratta di una stima che riguarda persone migranti presenti sul territorio libico, censite in 100 municipalità e appartenenti a 44 nazionalità. Le comunità più numerose provengono da Sudan (36%), Egitto (20%), Niger (19%), Ciad (9%) e Nigeria (3%).

Un elemento centrale del quadro delineato dall’Oim è la condizione socio-economica: il 74% dei migranti risulta senza lavoro, una situazione che aumenta l’esposizione allo sfruttamento, alla detenzione arbitraria e alla violenza.

Ovviamente, la grande maggioranza sono uomini, sfruttati nei lavori edili.

Nel Displacement Tracking Matrix (Dtm). Round 59, dal punto di vista geografico, si racconta che la Libia occidentale resta l’area a maggiore densità migratoria, con il 52% delle presenze. Segue la Libia orientale, che ospita il 37% del totale, un dato che riflette il crescente ruolo della Cirenaica come snodo logistico delle rotte migratorie.

Le regioni meridionali del Fezzan, pur essendo punti chiave dei transiti transfrontalieri, concentrano circa l’11% dei migranti. Il report segnala inoltre una persistente concentrazione nelle zone costiere e un consolidamento della presenza straniera anche nel mercato del lavoro locale. Quanto alla situazione abitativa, continua il rapporto:

La maggior parte dei migranti intervistati (86%) ha dichiarato di vivere in alloggi in affitto, con gli affitti privati che rappresentano la principale opzione abitativa in tutta la Libia. Un gruppo più ristretto di migranti (7%) risiede nel proprio luogo di lavoro, mentre il 5% vive con famiglie ospitanti. Solo il 2% risiede in altri alloggi, come campi informali. La stragrande maggioranza dei migranti (97%) non ha subito minacce o è stata oggetto di sfratto. Il 3% che è stato sfrattato o ha subito minacce di sfratto ha citato una serie di motivi.

Una verità inconfutabile emerge al suo interno: 

Viaggiare verso e attraverso la Libia espone le persone migranti a gravi pericoli, tra cui tortura, violenza sessuale, lavoro forzato e detenzione arbitraria, spesso perpetrati da attori non statali, comprese reti di contrabbando e tratta di esseri umani, e in alcuni contesti anche da autorità statali, come documentato da fonti indipendenti sui diritti umani 4 .

Purtroppo, trovare documentazione indipendente recente sui diritti umani è molto complesso. L’ultimo rapporto di Amnesty International, pubblicato ad aprile del 2025 5, dipinge una situazione agghiacciante.

Le organizzazioni internazionali che operano ancora il Libia sono pochissime; alcune sono state costrette a lasciare il paese, come MSF durante il 2025. La sede dell’IOM in Libia resta attiva e opera in questo senso:

Attraverso il Risultato Collettivo 2 (CO2) del Quadro di cooperazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile (UNSDCF) sulla gestione delle migrazioni, OIM e UNHCR continuano a mantenere aggiornati tutti i partner umanitari sugli sviluppi alle frontiere, inclusa l’assistenza salvavita fornita da tutte le agenzie delle Nazioni Unite. L’OIM coordina inoltre la risposta umanitaria operativa di tutti i partner alle frontiere con la Tunisia e l’Algeria.

Ora: qualche semplice considerazione è doverosa: in Libia, in un contesto segnato da frammentazione istituzionale e violenze sistematiche, la produzione stessa dei dati è parte del problema. Le cifre restituite nel rapporto di IOM sono solo una fotografia parziale.

PH: B.M.

Quante persone restano fuori da ogni conteggio e rilevazione possibile, perché in movimento continuo, trattenute in luoghi informali, inserite in circuiti di sfruttamento per scomparire ad ogni tentativo di monitoraggio indipendente?

Quante persone riescono ad accedere agli uffici di OIM? Quanti operatori di questa organizzazione hanno accesso alle carceri in cui i migranti sono detenuti arbitrariamente e illegalmente?

L’assenza strutturale di dati non è mai neutra. In questo caso, è frutto diretto delle politiche europee di esternalizzazione del controllo delle frontiere attuate attraverso programmi come il Support to Integrated Border and Migration Management in Libya (SIBMMIL) e la missione EUBAM Libya, ma anche da accordi bilaterali tra EU e autorità libiche.

I programmi rafforzano capacità di intercettazione e contenimento delle persone migranti senza garantire trasparenza, accesso alle informazioni e meccanismi effettivi di responsabilità.

In questo quadro, la mancanza di dati affidabili rende più difficile accertare violazioni dei diritti umani, frammenta le responsabilità politiche, ma soprattutto contribuisce a normalizzare un sistema fondato sull’opacità. 

I numeri dell’Oim, pur indispensabili, vanno quindi letti anche per quello che non riportano: come segnali di ciò che resta fuori campo, di quello che non si dice.

Raccontano, tra le righe, che il Mediterraneo centrale è governato anche attraverso il silenzio statistico, che in Libia non si sa quante persone migranti siano davvero presenti, né quante arbitrariamente torturate, detenute, vendute, scambiate con privati o con gli agenti di stato tunisini.

Non si conosce il numero di chi è ricatturato in mare, chi è detenuto, chi vive nei campi informali.

Non sia sa quante persone siano destinate alla schiavitù lavorativa, quante alle servitù domestica, o a quella sessuale.

E allora le cifre hanno una lettura politica. I numeri che circolano producono l’illusione di conoscenza, ma in realtà richiamano all’invisibile.

Contano chi può essere contato, registrano chi riesce a emergere per un istante, ma lasciano fuori chi è intrappolato: nei centri informali, nelle carceri, nei circuiti di tratta e sfruttamento che prosperano.

  1. Oim, in Libia censiti 928.839 migranti tra agosto e ottobre 2025, AnsaMed (7 gennaio 2026) ↩︎
  2. Migrant report Round 59 (august-october 2025), OIM ↩︎
  3. Migrant report Round 58 (may-july 2025), OIM ↩︎
  4. Mission Overview, IOM Lybia (maggio 2025) ↩︎
  5. Consulta le informazioni ↩︎