La guerra invisibile delle ricostruzioni combattuta con l’IA

Lavoratrici e Lavoratori Aci Informatica - Tuesday, January 6, 2026

(Fonte) Barbara Carfagna – 6 gennaio 2026

Tecnologia e suolo. Dalla Siria al Nagorno-Karabakh nelle fasi post belliche vince chi controlla le leve dell’intelligenza artificiale

Quando le bombe smettono di cadere inizia una guerra diversa. È quella per la Ricostruzione: decidere chi e come programmerà la normalità di domani.

Il potere, che nel dopoguerra del ‘900 era di chi possedeva il suolo, sarà di chi controlla l’intelligenza artificiale che lo governerà. I modelli contengono infatti il disegno della società futura, a partire dalla cybersecurity, che sarà integrata nelle fondamenta invece che adattata alla difesa dell’esistente. Dal Karabakh alla Siria (prossimamente dall’Ucraina a Gaza) la ricostruzione post-bellica installa un sistema nervoso digitale che orienta autonomamente, costantemente, dinamicamente, invisibilmente, il modo in cui vivranno milioni di persone per i prossimi decenni.

Le guerre in corso producono enormi flussi di dati in tempo reale che addestrano modelli di IA cruciali per armi autonome, simulazioni strategiche e definizione dei target futuri. La fase di ricostruzione, affidata all’Agentic AI, rischia di fissare in modo irreversibile una logica algoritmica del territorio, cedendo sovranità su ciò che è “sicuro”, “normale” o “prioritario” a sistemi spesso stranieri. Chi addestra i modelli su un territorio acquisisce un vantaggio informativo permanente: nel caso ucraino, saranno gli algoritmi statunitensi – più che l’Europa – a conoscere e governare lo spazio postbellico. Intanto, esperimenti come gli “AI village” nel Karabakh mostrano come la ricostruzione algoritmica includa anche il controllo della memoria e dei traumi collettivi.

Nel Karabakh la ricostruzione postbellica è diventata un progetto pilota di governo algoritmico: un sistema di Agentic AI, autonomo e autorizzato, simula e indirizza le politiche statali come un attore del processo decisionale. In pochi anni, su un territorio devastato da decenni di guerra e mine, sono sorti villaggi razionali completamente ricostruiti, con welfare automatizzato, servizi essenziali e sorveglianza pervasiva. Sensori IoT e modelli predittivi ottimizzano risorse, sicurezza, coltivazioni e comportamenti, addestrando soluzioni di Ricostruzione esportabili. Il costo reale, oltre ai miliardi investiti, è una cessione di sovranità: infrastrutture tecnologiche straniere, sicurezza esternalizzata e un ordine sociale regolato dall’anticipazione algoritmica del rischio, dove il governo delle “anomalie” precede e sostituisce l’applicazione della legge.

Nei sistemi di governo algoritmico l’IA persegue una funzione-obiettivo e produce contro-narrazioni personalizzate per orientare i comportamenti dei cittadini, soprattutto attraverso i social. In questo quadro la sovranità cognitiva diventa decisiva: generazioni formate, curate e indirizzate da modelli esterni rischiano di interiorizzare valori estranei alla propria cultura. L’Arabia Saudita punta a ridurre la dipendenza da IA straniere, investendo in datacenter nazionali e in HumAIn, un’IA sovrana alimentata dai dati e dalle simulazioni dei Giga project e di Neom, la città interamente gestita da AI. L’obiettivo è sviluppare modelli proprietari ed esportabili, mentre l’Europa resta in ritardo nel comprendere la posta in gioco.

L’Ue sta perdendo un’altra guerra importante: quella dei dati dei conflitti e per le Ricostruzioni. Il progetto del Digital Twin of Earth, finanziato da Horizon Europe, promette di simulare crisi climatiche e guidare la resilienza continentale. Ma è costruito su dataset prevalentemente anglosassoni, modelli addestrati negli USA, infrastrutture cloud dipendenti da Aws o Microsoft Azure. Cosa succede quando un’alluvione devasta l’Emilia Romagna, come nel 2023, e i modelli predittivi sottostimano il rischio perché addestrati su fiumi texani o bacini cinesi? Senza dati propri e modelli sovrani, rischiamo di essere non decisori ma esecutori del nostro futuro.

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