Tag - pisa

Il bluff degli Student Hotel a Pisa: il Sindaco Conti inaugura la speculazione abitativa e festeggia la distruzione del Diritto allo Studio
L’inaugurazione del nuovo studentato privato in via Alessandro Della Spina è l’occasione per il Sindaco Michele Conti di rilanciare la narrazione secondo cui l’iniziativa privata “alza l’asticella della qualità” e “calmiera il mercato”. Si tratta di un teorema economico totalmente … Leggi tutto L'articolo Il bluff degli Student Hotel a Pisa: il Sindaco Conti inaugura la speculazione abitativa e festeggia la distruzione del Diritto allo Studio sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Il genocidio di un popolo e l’ipocrisia degli abbracci di riappacificazione
A Cascine vecchie (San Rossore) abbiamo assistito per l’ennesima volta ad una scenetta di “riappacificazione” tra soggetti che rappresentano mondi e letture separate  dal quotidiano scorrere del tempo, qui ed ora, operando una continua scissione tra la grande Storia che ci riguarda e che ha sterminato allo stesso modo sei […] L'articolo Il genocidio di un popolo e l’ipocrisia degli abbracci di riappacificazione su Contropiano.
September 6, 2026
Contropiano
InvestiRE SGR è un problema in comune
A PISA CONOSCONO BENE INVESTIRE SGR, PROPRIETARIO DELL’IMMOBILE ABBANDONATO E RECUPERATO DA SPIN TIME, A ROMA, OGGI SGOMBERATO. SANNO BENE CHE, COME TUTTI I FONDI IMMOBILIARI SPECULATIVI, IMPOVERISCE I QUARTIERI. INVESTIRE SGR, IN REALTÀ, È NOTO ANCHE A MILANO, FIRENZE, TORINO, TREVISO. QUALCHE RIFLESSIONE SULLE ANALOGIE TRA IL CASO DI SPIN TIME E L’ESPERIENZA DI DISTRETTO 42 A PISA E SUL MODELLO PREDATORIO DEI FONDI DI INVESTIMENTO PUBBLICI -------------------------------------------------------------------------------- Foto SPIN TIME LABS -------------------------------------------------------------------------------- Anche a Pisa seguiamo con profonda preoccupazione e indignazione la vicenda dello Spin Time Labs di Roma, un’esperienza sociale ed abitativa straordinaria dove centinaia di persone e famiglie hanno trovato casa, cultura e comunità, oggi messe a rischio dall’inerzia delle amministrazioni e dalla fame della finanza immobiliare. Il comunicato con cui InvestiRE SGR ha tentato di giustificare la propria condotta per conto del Fondo Immobili Pubblici (FIP) rivela la natura predatoria di un soggetto che a Pisa conosciamo da tempo. L’inchiesta Pisa Depredata ha già documentato come i meccanismi di svalutazione del patrimonio collettivo vengano usati per fabbricare asset speculativi. Nel 2014 il “Municipio dei Beni Comuni” liberò dall’abbandono l’ex Distretto Militare di Leva in via Giordano Bruno, dando vita all’esperienza del Distretto 42. Quell’edificio venne celermente sgomberato per essere alienato e, nel 2017, insieme alla Caserma Artale, un compendio dal valore stimato tra i 22 e i 40 milioni di euro è passato dal Demanio al fondo gestito da Cassa Depositi e Prestiti e operato da InvestiRE SGR per la cifra stracciata di soli 8,4 milioni di euro. Oggi, su quelle ceneri, la SGR sta completando l’operazione di social housing “Borgo San Martino”. Cos’è una SGR: la tutela del risparmio non è la garanzia del profitto Per smontare la narrazione di InvestiRE SGR occorre comprendere come funzionano questi intermediari. Nate ufficialmente nel 1998 con il Testo Unico della Finanza (la “Legge Draghi”), le Società di Gestione del Risparmio hanno il compito di gestire patrimoni collettivi attraverso una rigida segregazione patrimoniale. La legge prevede che il denaro versato nei fondi costituisca un patrimonio autonomo e separato sia da quello della SGR stessa, sia da quello della banca depositaria. In questo modo, se la SGR o la banca dovessero fallire, i creditori non possono toccare i soldi degli investitori. Nel caso del Fondo Immobili Pubblici (FIP), le quote di capitale sono state acquistate da investitori istituzionali e dalle Casse di previdenza dei liberi professionisti: i contributi dei Medici e Odontoiatri (ENPAM), dei Giornalisti (INPGI), degli Psicologi (ENPAP) e dei Geometri (CIPAG) sono stati canalizzati nel mattone pubblico. La SGR si scherma dietro il dovere di tutelare i pensionati per rifiutare qualsiasi trattativa sociale. Tuttavia, la tutela del risparmiatore garantita dalla legge riguarda la separazione dei beni dal fallimento dell’intermediario, non la garanzia del profitto. I regolamenti finanziari stabiliscono espressamente che chi investe in un fondo immobiliare chiuso si assume il pieno rischio di mercato. Proteggere i contributi previdenziali non significa obbligare lo Stato o le città a garantire rendimenti speculativi o ad evitare minusvalenze a veicoli finanziari in scadenza. Profitti di rischio e “De Core”: l’incompatibilità dei tempi finanziari InvestiRE SGR — controllata dalla finanza privata romana della famiglia Nattino (Banca Finnat Euramerica) insieme alla famiglia Benetton, Casse professionali e Fondazioni bancarie — gestisce un portafoglio di 7 miliardi di euro distribuito su 60 fondi suddivisi nelle macro-categorie Abitare, Infrastrutture Sociali, Uffici e Commerciale, e Ospitalità. Questi strumenti si muovono lungo una scala rigida di profili di rischio finanziario: dal Core (basso rischio e rendimenti stabili) al Core Plus, fino al Value-Add (rischio medio-alto che richiede interventi di riqualificazione) e all’Opportunistic (massimo rischio speculativo). Le categorie di rischio non sono meri codici contabili, ma determinano l’agire politico dei fondi e impattano direttamente sulla vita delle persone. Il FIP è nato come fondo Core perché la sua redditività era garantita in partenza dal settore pubblico: per l’immobile di Spin Time in via Santa Croce in Gerusalemme, prima di svuotarlo nel 2010, lo Stato ha versato al fondo oltre 48 milioni di euro in canoni di locazione, ripagando più di due volte il valore originario del bene. Al contrario, fondi come il Fondo Housing Toscano (FHT) operano con logiche Value-Add, muovendosi spesso dopo gli sgomberi per valorizzare l’immobile sul mercato dell’edilizia convenzionata. Mentre la finanza incasella l’immobile romano nel profilo Core, per 13 anni è stata la comunità di Spin Time a metterci il “cuore” (de core, per dirla alla romana). Attraverso una cura quotidiana e il welfare dal basso, gli abitanti hanno garantito la manutenzione ordinaria ed evitato che un colosso di 20.000 metri quadrati marcisse nell’abbandono, preservando lo stesso valore patrimoniale di cui oggi la SGR pretende di monetizzare la vendita. In questo ingranaggio, Cassa Depositi e Prestiti (CDP) gioca un ruolo ambiguo: fornisce la liquidità e assorbe i rischi utilizzando i libretti di risparmio postale dei cittadini, permettendo a InvestiRE SGR di operare a capitale proprio di rischio praticamente azzerato e di incassare commissioni di gestione garantite. I tempi dell’investimento immobiliare — scansioni pluridecennali e scadenze rigide come la liquidazione del FIP fissata per il 2027 — sono strutturalmente incompatibili con le urgenze quotidiane dell’emergenza abitativa e con i bisogni primari delle persone. Il caso di Pisa e la Costituzione L’esperienza pisana di via Giordano Bruno dimostra il cortocircuito di questo modello. Con l’esperienza del Distretto 42, la cittadinanza aveva restituito all’ex caserma una funzione sociale immediata e gratuita. Sgomberato quel presidio, lo spazio è stato incanalato nel Fondo Housing Toscano per realizzare il complesso “Borgo San Martino”: un’operazione finanziata per oltre il 60% con risorse pubbliche e dal risparmio postale di CDP, su cui la SGR della famiglia Nattino estrae rendita e commissioni private. L’Articolo 42 della Costituzione parla chiaro: «… La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti». La tutela della proprietà e dei fondi d’investimento è subordinata al rispetto della funzione sociale. Non esiste alcun principio costituzionale che tuteli il margine di profitto degli investitori finanziari rispetto al diritto alla casa. Di fronte alla scadenza del 2027, la risposta deve essere netta: le istituzioni non devono cedere ad alcun ricatto e gli investitori del fondo devono farsi carico della minusvalenza di mercato. Fermare l’estrazione di profitto sui beni comuni Quanto accade a Roma e a Pisa dimostra come InvestiRE SGR e il modello economico finanziario che rappresenta sia una minaccia sistemica per la gestione pubblica e sociale dei territori. Questo modello si ripete in modo omogeneo in molte altre città italiane. Firenze: dal 2018 la SGR gestisce la trasformazione dell’ex Manifattura Tabacchi, affiancando un’esigua quota di social housing a complessi residenziali di lusso e spazi commerciali. Per un’analisi dettagliata sulle alienazioni nel capoluogo toscano si veda il reportage su Firenze Alienata. Milano: Dal 2015 attiva nei progetti di rigenerazione di Cascina Merlata e dell’area ex Trotto per la realizzazione di grandi interventi in edilizia convenzionata (“Social & Student Housing”). Torino: Dal 2019 impegnata nella riconversione ad uso residenziale temporaneo e universitario delle palazzine dell’ex Villaggio Olimpico MOI, precedentemente interessate da un’occupazione abitativa. Treviso: Dal 2023 opera tramite il Fondo Veneto Casa nell’intervento residenziale di via Pisa. L’intera architettura proprietaria della SGR e le sue ramificazioni sono state ricostruite nell’inchiesta dell’Associazione Caminantes pubblicata su Global Project. In vista della Manifestazione e dell’Assemblea Nazionale il 19 e 20 settembre “Il tempo di Spin Time è ora”, rivolgiamo un invito rivolto a tutti i collettivi, ai sindacati di base e ai movimenti per il diritto all’abitare è quello di mappare capillarmente le operazioni di InvestiRE SGR nelle proprie città. È tempo di fermare l’estrazione di profitto sui beni comuni: la priorità collettiva deve essere il benessere delle persone e la tutela della funzione sociale della proprietà, non la capitalizzazione speculativa dei risparmi. È tempo che chi governa i territori smetta di cedere ai ricatti della finanza, e trovi il coraggio di amministrare custodendo e preservando il bene comune. -------------------------------------------------------------------------------- [Gruppo di Lavoro “Pisa Depredata”] -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: > Il tempo nuovo di Spin time -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo InvestiRE SGR è un problema in comune proviene da Comune-info.
August 28, 2026
Comune-info
PISA: BOEING MILITARE DEL KUWAIT TRANSITATO DALL’AEROPORTO GALILEI, MOVIMENTATO MATERIALE BELLICO
Nella notte di lunedì 24 agosto velivoli militari provenienti dal Kuwait sono transitati dall’aeroporto Galilei di Pisa, come denunciato da attivisti e attiviste del Movimento No Base e altre realtà pisane. Le immagini raccolte sul posto documentano la movimentazione di un sistema di artiglieria, apparentemente contraerea, posizionato a ridosso della rampa aperta del velivolo. L’aereo è “un Boeing C-17A Globemaster III, identificabile dal numero di matricola e dalla bandiera kuwaitiana impresse sulla coda”, fa sapere Diritti in Comune – Pisa. Diritti in Comune ricostruisce anche gli spostamenti recenti del velivolo attraverso le informazioni disponibili sulle piattaforme pubbliche di tracciamento aereo, indicando passaggi tra Kuwait, Italia, Stati Uniti e Regno Unito. “La successione di queste tratte conferma l’inserimento del velivolo in un’intensa rete di collegamenti militari internazionali“, sostiene il gruppo. È però soprattutto quanto sarebbe avvenuto sulla pista di Pisa a sollevare gli interrogativi. Non viene infatti stabilito se il materiale sia stato caricato o scaricato dal C-17. Da qui la richiesta di chiarimenti alle istituzioni. “Perché armamenti e velivoli militari stranieri vengono movimentati sulle piste pisane senza che la cittadinanza riceva alcuna informazione?”, domanda Diritti in Comune. Il Movimento No Base di Pisa, attivo contro l’industria delle armi sul territorio, denuncia: “il coinvolgimento bellico italiano passa da qui”. Nell’audio l’appello pubblico del Movimento No Base. Ascolta o scarica.
August 25, 2026
Radio Onda d`Urto
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa sulle morti sospette di persone bisognose di cura e ascolto
PUBBLICHIAMO UN IMPORTANTE ARTICOLO DEL COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD DI PISA RELATIVAMENTE ALLE CIRCOSTANZE CHE HANNO CAUSATO LA MORTE DI FAKIR, TITOLARE DI UNA DITTA DI TRASPORTI E FACCHINAGGIO, A BOLOGNA NEL LUGLIO SCORSO. NE CONDIVIDIAMO L’IMPIANTO E L’ANALISI CHE PORTA INEVITABILMENTE IL DISCORSO SULLA PROGRESSIVA MILITARIZZAZIONE DI OGNI ARTICOLAZIONE DELLA SOCIETÀ ITALIANA IN UN’OTTICA REPRESSIVA SEMPRE PIÙ PRONUNCIATA. LA LETTURA DI OGNI FENOMENO SOCIALE, COMPRESE QUELLE SITUAZIONI IN CUI SI ESPRIMONO PARTICOLARI SOFFERENZE E BISOGNI, IN CHIAVE ESCLUSIVAMENTE SECURITARIA DIMOSTRA LA COMPLETA INCAPACITÀ E LA PATENTE INADEGUATEZZA DI APPARATI ISTITUZIONALI EVIDENTEMENTE CONVINTI CHE L’UNICA RISPOSTA POSSIBILE SIANO MANETTE E MANGANELLI. COME IL COLLETTIVO, SIAMO ANCHE NOI CONVINT3 CHE «UN VERO CAMBIAMENTO NON PUÒ PASSARE CHE DALLA CONSAPEVOLEZZA DIFFUSA DELLA NECESSITÀ DI UN RITORNO ALLA DISPONIBILITÀ ALLA CURA, QUELLA VERA, FATTA DI ASCOLTO, CAPACITÀ DI RELAZIONE, VICINANZA». NO, DECISAMENTE QUESTA NON PUÒ ESSERE LA NUOVA NORMALITÀ. COMUNICATO STAMPA È passato un mese da quando il 19 luglio scorso a Bologna è stato ucciso Abderrahim Fakir, 42 anni, schiacciato a terra e soffocato dalla polizia durante un fermo. Fakir viveva in Italia da quando aveva sette anni ed era titolare di una ditta di trasporti e facchinaggio. Negli ultimi mesi alla sua avvocata aveva manifestato timori legati all’entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulla migrazione. Aveva paura di essere espulso dall’Italia nonostante avesse i documenti in regola. La sua terribile storia è sparita dai giornali. Non se ne parla già più. Sembra che non rimanga altro da fare che aspettare i risultati dell’autopsia. Anche se non ne abbiamo bisogno per sapere come è morto. Da quando il 3 marzo 2014 Riccardo Magherini è morto schiacciato a terra a Firenze, contenuto e soffocato dai carabinieri, non abbiamo fatto un passo avanti. Siamo rimasti sempre e ancora lì. Riccardo chiedeva aiuto. Come Fakir. Sembra ormai una pratica ordinaria, normale, accettabile quella di rispondere all’inquietudine, allo smarrimento, all’evidente sofferenza, all’intimo turbamento in maniera repressiva e violenta, anche con lo schiacciamento a terra, il ginocchio sulla schiena, le manette, la contenzione, il soffocamento. Le cronache sono piene di storie simili a quella di Fakir o di Riccardo Magherini. Chi vuole, (noi come Collettivo ci siamo cimentati in questa impresa) si prenda la briga di cercarle, studiarle, divulgarle… Tantissime sono le persone decedute in seguito all’esecuzione di un fermo di polizia con annesso Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO), all’azione congiunta di divise e camici bianchi, di gazzelle della polizia e ambulanze del 118 o della Croce Rossa. Riccardo e Fakir sono morti come tanti altri. Luigi Marinelli, schiacciato da un ginocchio sulla schiena durante l’intervento della polizia nella sua abitazione a Roma il 5 settembre 2011. Giacomo Zotti, morto a Urago d’Oglio in provincia di Brescia durante un TSO, a causa di due iniezioni di sedativo mentre era bloccato dai carabinieri il 26 ottobre 2011. Vincenzo Sapia, soffocato a terra da un carabiniere a Mirto Crosio in provincia di Cosenza il 24 maggio 2014. Andrea Soldi, immobilizzato con una presa al collo, ammanettato e soffocato durante un TSO (non voleva recarsi al CSM a farsi somministrare la dose di psicofarmaci) da tre vigili urbani e uno psichiatra il 5 agosto 2015 a Torino. Arafet Arfaoui, morto a Empoli il 17 gennaio 2019 dopo un’iniezione di sedativo mentre era ammanettato e schiacciato a terra dai carabinieri, con i piedi legati da un cordino di plastica. Igor Squeo, morto a 33 anni in circostanze ancora non chiarite la notte tra l’11 e il 12 giugno 2022 a Milano in seguito a un intervento di polizia e sanitari nel suo appartamento, ammanettato, schiacciato a terra in posizione prona e potentemente sedato. M.M, soffocata a 39 anni all’interno di una chiesa di Vigevano dopo essere stata ammanettata, contenuta e bloccata a pancia in giù da due vigili urbani il 3 novembre 2023. E chissà quante altri. Tante, troppi hanno perso la vita nel corso di un intervento delle forze dell’ordine durante l’esecuzione di un Trattamento Sanitario Obbligatorio. Il TSO a tutt’oggi continua a essere l’unica pratica considerata “medica” che impone una “cura” indesiderata e involontaria attraverso l’intervento della forza pubblica. A migliaia ne vengono praticati ogni anno in Italia, decine ogni giorno. E troppo spesso finiscono così, con la morte “accidentale” di chi li subisce. Come società e come individui facciamo fatica a empatizzare con chi esprime una sofferenza latente, evitiamo di considerare il dolore interiore e nascosto. Siamo capaci di percepire solamente la minaccia. L’unica risposta a chi si trova in un momento di difficoltà, chiede aiuto ed esige cura, ascolto, vicinanza e accoglienza sono le forze dell’ordine e dosi massicce di neurolettici e sedativi. L’incontro ravvicinato con una persona in forte crisi ha come conseguenza quasi meccanica l’appello a chi ha il monopolio della forza. Farsi carico, prendersi personalmente cura di una persona che esprime difficoltà sembra appartenere a spazi, tempi e dimensioni lontane. Nel nostro tempo, nel nostro spazio, nella nostra dimensione ciò non è più possibile. Si salta a piè pari qualsiasi rapporto umano. Chi urla per strada è potenzialmente pericoloso per sé e per gli altri, e al cittadino che non vuole guai non rimane che una soluzione, chiamare le forze dell’ordine o l’ambulanza per il ricovero coatto in psichiatria. Spesso quando le divise operano insieme ai camici bianchi, le parole si trasformano in armi, le relazioni sono surrogate da bombardamenti di psicofarmaci, contenzione e segregazione in reparti psichiatrici. Fakir è morto perché bravi cittadine alla finestra desiderosi di tranquillità, cellulare alla mano in modalità ripresa video, lo hanno consegnato a uomini in divisa. I quali, ben lungi dal preservare l’incolumità delle persone, hanno messo in atto il loro compito primario: controllare, contenere e reprimere. Le persone sofferenti sono spesso circondate da uno stigma: una modalità collettiva, costruita nei secoli, di osservare la realtà che ci circonda e di rapportarsi alle persone, che trasforma la vulnerabilità in vergogna o pericolo. Dei matti si ride o se ne sta alla larga. Lo stigma psichiatrico va anche oltre: previene e annulla qualsiasi responsabilità personale anche se si mettono in atto trattamenti violenti e contenitivi prolungati. Alle persone considerate matte, pazze, deliranti difficilmente si crede, anche quando denunciano un danno o un abuso. Così agisce lo stigma. Ci si sente più liberi di agire impuniti. Chi è in crisi non è credibile e non è attendibile come testimone. Fakir è stato colpito anche da questo stigma. Dopo la sua morte è stata orchestrata dai media e dal dibattito politico di infimo livello a cui siamo abituati una campagna stampa tesa a screditarlo come persona. Si è detto che forse aveva delle patologie pregresse, che assumeva stupefacenti. È stata perquisita la sua abitazione ed è comparsa la sua cartella clinica di un ricovero risalente a un mese prima della morte, quando era andato al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Bologna per un taglio al polso, durante il quale aveva chiesto un aiuto psicologico. Il fine era chiaro: dimostrare che lui stesso fosse la causa del suo omicidio. La famiglia di Fakir chiede verità e giustizia. La procura di Bologna ha già mostrato da che parte sta lo Stato: il fascicolo sui due poliziotti e i quattro operatori del 118 intervenuti al Pilastro non è stato aperto nel registro ordinario degli indagati, ma nel cosiddetto modello 45 bis, il registro “scudo” introdotto dall’articolo 12 del decreto sicurezza, riservato ai casi in cui si presume sin da subito una causa di giustificazione per chi porta una divisa, in adempimento del dovere. Chi vi finisce iscritto non è formalmente indagato e gli accertamenti procedono su un binario separato e più rapido rispetto a quello ordinario. Per la morte di una persona disarmata, bloccata a terra e ammanettata, il punto di partenza dell’inchiesta è la presunzione che agenti di polizia e i volontari della Croce Rossa abbiano agito legittimamente. Si tratta della prima applicazione in assoluto di questa norma in Italia. Siamo con le famiglie di chi subisce abusi di questo tipo, spesso destinate a un doppio lutto, a una doppia perdita: strappate per sempre alla presenza dei propri cari, private della consolazione di una verità processuale plausibile e accettabile. Pochissimi sono i processi che giungono a una conclusione effettiva. Il che aggiunge un ulteriore inquietante elemento alla violenza che famiglie, parenti, amici della persona deceduta a causa dell’abuso sono costretti a sopportare: la privazione anche di una spiegazione, di una successione plausibile dei fatti e delle cause che hanno portato alla morte delle persone a loro più care. Quello che è successo a Fakir e a tutti gli altri è il risultato della perdita di qualsiasi contatto umano. È la conseguenza della delega di azioni, pensieri e rapporti solidali a istituzioni prive per statuto di capacità relazionale, di reale interesse verso le sensazioni altrui e nei confronti di stati d’animo non rispondenti a uno standard conforme. Un vero cambiamento non può passare che dalla consapevolezza diffusa della necessità di un ritorno alla disponibilità alla cura, quella vera, fatta di ascolto, capacità di relazione, vicinanza. Tutte caratteristiche che, inesorabilmente, stiamo, forse per sempre, perdendo in questi anni infami. Ci rifiutiamo di pensare che questa deriva rappresenti la nostra nuova normalità. Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud via San Lorenzo 38, 56100 Pisa antipsichiatriapisa@inventati.org www.artaudpisa.noblogs.org 3357002669  -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Anche da Pisa Partiamo per Cuba, nel centenario della nascita di Fidel Castro!
Venerdì 24 luglio Presidio in piazza Gaza (XX settembre) h. 18 Raccolta fondi e farmaci prima della partenza Da mesi siamo impegnati a dare vita a progetti di aiuto materiale a Cuba con differenti raccolte che stanno continuando, siamo stati presenti in varie delegazioni solidali all’interno di esperienze più ampie […] L'articolo Anche da Pisa Partiamo per Cuba, nel centenario della nascita di Fidel Castro! su Contropiano.
July 21, 2026
Contropiano
In memoria di Franco Serantini
16 luglio 1951. Cagliari. Nasce Franco Serantini. Nessuno, quel giorno, può immaginare che la sua vita durerà appena ventun anni. Per Franco, quel giorno arriva il 5 maggio 1972, a Pisa. Mancano due giorni alle elezioni. Sono le prime anticipate della Repubblica. Le piazze non sono piazze, sono bracieri accesi. […] L'articolo In memoria di Franco Serantini su Contropiano.
July 16, 2026
Contropiano
Pisa, il Piano operativo rischia di compromettere salute e ambiente. Parola della ASL
Dopo due settimane di attesa, finalmente riceviamo e possiamo leggere i pareri rilasciati dall’ASL in merito al Piano Operativo Comunale (POC). Si tratta di pareri sui quali l’assessore all’urbanistica, Massimo Dringoli, ha rilasciato roboanti dichiarazioni di successo, sbandierando una … Leggi tutto L'articolo Pisa, il Piano operativo rischia di compromettere salute e ambiente. Parola della ASL sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Pisa: via Garibaldi contro la demolizione del Newroz per costruire un parcheggio
Al telefono con noi un compagno del Comitato di Via Garibaldi di Pisa ci racconta la mobilitazione contro il progetto di demolizione dello spazio sociale antagonista Newroz per la realizzazione di un parcheggio. Ci parla della campagna che ha raccolto migliaia di firme, delle 15 osservazioni che verranno presentate contro il piano operativo comunale e dell’appuntamento di oggi alle ore 15 davanti al Comune di Pisa, dove il comitato consegnerà ufficialmente le osservazioni insieme a cittadine e cittadini. Di seguito il comunicato dopo la festa di quartiere di venerdì 3 luglio:  IL FUTURO DI VIA GARIBALDI LO SCRIVIAMO INSIEME! Una serata che ha unito Pisa e il quartiere Ieri sera centinaia di persone hanno fatto vivere la zona di Via Garibaldi. Tra presentazioni e discussioni sulla storia di Pisa, mostre e laboratori per bambini e bambine e banchetti, eravamo tutte e tutti là. Oltre 300 persone si erano prenotate per la cena, ma sono state molte di più quelle che hanno mangiato insieme a noi, condividendo non solo il cibo portato da casa, ma anche una serata capace di unire il quartiere all'intera Pisa — di quelle serate che ci ricordano cosa desideriamo davvero per il luogo in cui viviamo. A due passi da Porta Calcesana, il Parco delle Concette — quello spazio a ridosso delle mura che fu orti urbani e luogo di resistenza durante gli assedi — per una sera è tornato a essere ciò che è sempre stato: uno spazio condiviso, vissuto, ripreso dal quartiere. Lì, dove un tempo si respirava l'anima delle botteghe artigiane e dei mestieri, abbiamo ritrovato la stessa energia: quella di una città operosa che non si arrende. Questa festa di quartiere non solo ci apre gli occhi su ciò che potrebbe essere la nostra città, ma soprattutto ci trasmette la volontà e la determinazione di chi Pisa la vive, e delle relazioni sociali con radici profonde, che si rinnovano se gli diamo spazio e cura, che cozzano con il turismo mordi e fuggi. Pisa è già piena di vita e Via Garibaldi ne è un esempio da valorizzare. A partire da ieri si dà inizio all'Inchiesta Partecipata sui bisogni e le necessità della zona. Parte adesso la fase concreta di ciò che il Comitato di Via Garibaldi può e vuole essere! Abbiamo raggiunto circa 2500 firme a sostegno delle oltre 15 Osservazioni che intendiamo presentare al Piano Operativo Comunale. Dalle ragioni ambientali a quelle paesaggistiche, sociali e partecipative, in questo mese e mezzo abbiamo dimostrato che la demolizione del Newroz per realizzare un parcheggio è dannosa, inutile e provocatoria. Abbiamo mostrato con chiarezza che la volontà di chi vive qui è tutt'altra... Ci troveremo insieme Giovedì 9 alle ore 15.00 sotto al Comune di Pisa per consegnare insieme le osservazioni all'ufficio competente! Tutto questo è stato possibile grazie a un lavoro collettivo: grazie a chi ha superato i confini della diffidenza e dell'individualismo, ai commercianti, alle associazioni, che hanno messo a disposizione tempo e generosità, e a ogni singola cittadina e cittadino che con un piccolo gesto — una firma, un piatto portato da casa, un'ora di tempo, una fotografia, una capacità tecnica — ha reso possibile questa serata. È così che si costruisce una società democratica, dal basso, insieme: partecipando, prendendosi cura dei luoghi comuni e delle relazioni che li abitano. Il futuro di Via Garibaldi lo scriviamo insieme. Vi aspettiamo giovedì 9!
July 9, 2026
Radio Onda Rossa