#nowar #Germania. Primi passi verso la #leva obbligatoria. Intervista
all'attivista Antonio Mazzeo #norearmeurope
https://www.youtube.com/watch?v=BJ5TorQ8SXQ
Tag - leva
#Germania. Primi passi verso la #leva obbligatoria #nowar #peacenow
martedì 16 dicembre 2025
Il Bundestag ha approvato, con 323 voti a favore, 272 contrari e una astensione,
la riforma della leva.
https://radioblackout.org/2025/11/germania-primi-passi-verso-la-leva-obbligatoria
Anche gli studenti italiani si mobilitano contro la leva militare
In sincronia con i loro colleghi tedeschi, anche gli studenti italiani hanno
lanciato una settimana di agitazione nazionale permanente nelle scuole contro la
proposta del Ministro della Difesa Crosetto di un ritorno anche nel nostro paese
alla leva militare. “Noi non ci arruoliamo, non saremo carne da cannone per
l’Occidente” […]
L'articolo Anche gli studenti italiani si mobilitano contro la leva militare su
Contropiano.
Studenti, lavoratori e docenti non si arruolano né mettono l’elmetto
L’accordo bocciato da studenti, docenti e lavoratori del Dipartimento di
Filosofia dell’Università di Bologna si deve fare: questa la linea secca del
Governo e della Ministra Bernini dopo la vittoria il mese passato della
mobilitazione di studenti insieme a docenti e personale TAB contro la proposta
di creare un corso […]
L'articolo Studenti, lavoratori e docenti non si arruolano né mettono l’elmetto
su Contropiano.
Germania: sciopero scolastico contro il servizio militare obbligatorio il 5 dicembre
Il 5 dicembre 2025 è stato annunciato in diverse città tedesche uno sciopero
scolastico nazionale contro la reintroduzione del servizio militare
obbligatorio, nell’ambito di una giornata di azione promossa dagli studenti.
Il 5 dicembre, infatti, il Bundestag dovrebbe approvare la nuova legge sul
servizio militare. Ciò ha suscitato un’ampia opposizione da parte dei giovani
interessati e dei gruppi pacifisti.
Gli organizzatori sono principalmente l’alleanza studentesca “Schulstreik gegen
Wehrpflicht am 05.12.” (Sciopero scolastico contro il servizio militare
obbligatorio il 5 dicembre), “Nein zur Wehrpflicht” (No al servizio militare
obbligatorio, associazioni giovanili di sinistra) e il Bundesausschuss
Friedensratschlag (Comitato federale per la pace), che ha deciso la giornata di
azione durante il suo congresso a Kassel. Inoltre, tradizionali gruppi pacifisti
come la DFG-VK e vari gruppi giovanili e scolastici, ad esempio le associazioni
locali dei Falken, molte iniziative scolastiche locali e reti informali sui
canali dei social media.
Il 12 novembre 2025 la coalizione di governo ha concordato una visita di leva
obbligatoria per TUTTI i maschi di 18 anni che sono cittadini tedeschi
(tagesschau e mdr). Se tra coloro che sono stati giudicati “idonei al servizio
militare” non si trovano abbastanza volontari per il servizio militare, verrà
introdotto un servizio militare obbligatorio e si procederà a un sorteggio per
decidere chi dovrà prestare servizio nell’esercito! Ai giovani non viene chiesto
nulla riguardo al servizio obbligatorio. La ragion di Stato e la preparazione
alla guerra hanno la priorità per la coalizione nero-rossa.
Bessere Welt Info offre una piattaforma indipendente, neutrale e aggiornata
quotidianamente dedicata allo sciopero scolastico e alle proteste degli studenti
contro il servizio militare obbligatorio. Inoltre, forniamo informazioni sul
servizio militare obbligatorio, sulla Bundeswehr e sulla NATO, sull’obiezione di
coscienza e sui concetti di sicurezza alternativi. Siamo un’organizzazione senza
scopo di lucro e senza pubblicità. Ora sta a voi: esplorate, utilizzate,
condividete e diffondete. Siamo aperti a suggerimenti di miglioramento dal punto
di vista degli studenti e dei giovani: Contatto.
Si sta mobilitando e si invita a scioperi scolastici e manifestazioni. La
decisione di scegliere il 5 dicembre come data è stata presa dall’alleanza
giovanile “No al servizio militare obbligatorio” ed è stata sostenuta dal
Consiglio per la pace di Kassel in una riunione con circa 500 attivisti e
rappresentanti dei giovani. L’alleanza definisce esplicitamente la data come una
“giornata di azione contro il servizio militare obbligatorio e la
militarizzazione della società”.
L’alleanza mette in guardia contro una crescente militarizzazione della società
e vede nel dibattito sul servizio militare non solo una decisione di politica di
sicurezza, ma soprattutto una decisione di politica sociale. Mentre il servizio
militare obbligatorio era sospeso in Germania dal 2011, a partire da luglio 2027
dovrebbe essere reintrodotto in una nuova forma: tutti i giovani uomini nati a
partire dal 2008 saranno sottoposti a visita medica obbligatoria, mentre le
donne potranno arruolarsi volontariamente. Sulla base di un questionario e di
visite mediche, la Bundeswehr deciderà chi sarà effettivamente arruolato.
Inizialmente il servizio rimarrà volontario, ma in caso di carenza di personale
è prevista la coscrizione obbligatoria.
Flickr | IPPNW Deutschland – CC BY-NC-SA 4.0
Il Friedensratschlag (Consiglio per la pace) vede in questo un tentativo di
“rendere la Germania pronta alla guerra invece che alla pace”. La giornata di
azione vuole quindi lanciare un segnale chiaro che i giovani non intendono
accettare passivamente questo sviluppo. Il 5 dicembre sono quindi previsti
scioperi scolastici, manifestazioni, stand informativi e azioni di protesta
creative in numerose città. Soprattutto a Friburgo, Potsdam, Berlino, Kassel,
Lipsia e Halle, associazioni giovanili e gruppi pacifisti stanno già mobilitando
i giovani affinché scioperino e partecipino a manifestazioni pubbliche.
Gli studenti di Potsdam invitano a «non stare a guardare in silenzio mentre noi
e i nostri amici siamo costretti a uccidere e morire per sorteggio» e chiedono
che gli istituti scolastici rimangano luoghi di pace e non diventino campi di
reclutamento. Online circolano già hashtag e video di appello che invitano a
partecipare allo sciopero.
Gli organizzatori sottolineano che si tratta di una giornata di protesta della
società civile, pacifica, democratica e motivata dalla politica giovanile.
L’obiettivo è quello di rilanciare il dibattito pubblico sul servizio
obbligatorio, la militarizzazione e la giustizia sociale. Si sostiene che il
servizio militare obbligatorio, sia esso militare o civile, limiti i giovani
nella loro libera pianificazione della vita, crei disuguaglianze sociali e
contribuisca in misura minima alla moderna capacità di difesa. Invece di servizi
obbligatori a breve termine, sono necessari investimenti a lungo termine
nell’istruzione, per la pace e la diplomazia.
La giornata di azione del 5 dicembre è quindi considerata un banco di prova per
la capacità di mobilitazione del movimento pacifista e la voce politica dei
giovani sulle questioni di politica di sicurezza. Se, come si spera, migliaia di
studenti in tutta la Germania parteciperanno, il segnale potrebbe andare ben
oltre la giornata stessa: contro la militarizzazione della vita quotidiana, per
una cultura democratica della pace e contro l’idea che la sicurezza possa essere
raggiunta solo attraverso l’esercito e il servizio militare obbligatorio. Il 5
dicembre è quindi simbolico per una generazione che non si limita più a stare a
guardare, ma rivendica con sicurezza il diritto di avere voce in capitolo sulle
questioni di guerra e pace e di partecipare alle decisioni sul proprio futuro.
Tutte le informazioni importanti sullo sciopero scolastico e sulle proteste
degli studenti sono disponibili qui sotto Sciopero scolastico – Molte città e
gruppi sugli account Instagram dedicati.
Ecco i nostri post sui social media da condividere: Twitter, Bluesky, Instagram,
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TRADUZIONE DAL TEDESCO DI THOMAS SCHMID CON L’AUSILIO DI TRADUTTORE AUTOMATICO.
Pressenza Hannover
Leva volontaria: Giovanni XXIII, vogliamo esercito di operatori di pace non armati
Leva volontaria: Comunità Giovanni XXIII, vogliamo esercito di operatori di pace
non armati
«Non siamo favorevoli alla reintroduzione della leva»
«Vogliamo esercito di operatori di pace non armati e nonviolenti.
La proposta di reintrodurre la leva militare è l’opposto di ciò di cui c’è
bisogno per garantire pace e sicurezza.
Ogni volta che uno Stato aumenta la propria potenza militare viene percepito da
altri stati come una minaccia, per cui il rischio di guerra aumenta anziché
diminuire».
È quanto dichiara Matteo Fadda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII,
in merito alla proposta sulla leva volontaria in Italia proposta dal Ministro
della Difesa, Guido Crosetto, in risposta al nuovo contesto di insicurezza
internazionale.
«L’Italia è stata protagonista fin dall’inizio della costruzione della pace
tramite lo sviluppo dell’Unione Europea – continua Fadda –.
Proponiamo che lo sia anche adesso in questo momento difficile a livello
internazionale.
Per questo non solo non siamo favorevoli alla reintroduzione della leva
militare, ma invitiamo:
a potenziare e valorizzare il Servizio civile universale come strumento di
Difesa civile non armata e nonviolenta della Patria;
a potenziare l’investimento già in essere per costituire e stabilizzare un Corpo
di pace formato da civili che possa intervenire in contesti di conflitto sia a
sostegno della popolazione civile, sia per favorire il dialogo tra le parti;
ad istituire un Ministero della Pace che promuova un diverso paradigma di
sicurezza con un dipartimento dedicato alla difesa nonviolenta, perché nelle
democrazie mature la sicurezza nazionale non può più essere pensata come un
sistema monolitico fondato esclusivamente sulle forze armate.
Molti cittadini, anche oltre i limiti di età del Servizio civile e dei Corpi
civili di pace, desiderano e sarebbero pronti a formarsi ed addestrarsi nella
difesa non armata e nonviolenta».
«Facciamo queste proposte – conclude Fadda – forti del cammino con più di 3 mila
obiettori e volontari che hanno scelto il servizio civile con la nostra
associazione dal 1975 ad oggi.
E forti dell’esperienza di 33 anni di intervento nei conflitti con Operazione
Colomba, il nostro corpo di pace formato da civili che vivono al fianco di
coloro che le guerre non le hanno scelte e da cui non possono scappare, come
anziani e disabili.
Noi siamo disponibili a mettere a disposizione del ministro Crosetto la nostra
esperienza che può essere replicata su larga scala.
Infine, parleremo della possibilità della reintroduzione della leva militare
obbligatoria a Rimini, il 12 e 13 dicembre, al convegno Inneschi – Scintille che
generano la pace».
Redazione Italia
Leva militare e militarizzazione: l’Europa di fronte a nuove sfide
Sul finire degli anni Ottanta del secolo scorso, con il crollo del Muro di
Berlino e lo sgretolamento del Patto di Varsavia, NATO, USA e Europa capirono
che si stavano aprendo enormi spazi per la loro egemonia economica e militare.
Nell’arco di pochi anni la NATO iniziò ad espandersi nell’est e nel Nord Europa,
iniziava allora quella che venne stupidamente definitiva “una nuova era di
pace“, visto che un decennio dopo l’Occidente capitalista scatena conflitti con
milioni di morti.
In quel contesto storico la leva era un ferro vecchio del secolo precedente,
serviva un esercito di professionisti, meno numeroso ma operativo per interventi
in varie parti del Globo.
E fu così che tanti Paesi decisero di archiviare la leva obbligatoria,
congelandola in attesa degli eventi.
Il conflitto tra Russia ed Ucraina ci riporta indietro nel tempo ed è indubbio
che soffino venti di guerra visto che la Bundeswehr (forze armate tedesche) ha
redatto un corposo documento reso pubblico nei giorni scorsi ipotizzando nei
minimi particolari lo scontro con la Russia.
Il Wall Street Journal ha parlato di questo documento e c’è un passaggio,
riportato anche da Il Fatto Quotidiano in un articolo pubblicato nell’edizione
del 29 novembre, in cui si parla della necessità di spostare fino a 800 mila
soldati NATO verso il confine Russia.
Solo questo spostamento comporta una rete ferrovia, stradale, dei porti e degli
aeroporti funzionanti, una rete logistica e infrastrutturale da ammodernare per
scopi di guerra. Al posto della manutenzione dei territori abbiamo un piano di
logistica con investimenti straordinari, ecco un esempio pratico di come si sta
facendo strada (letteralmente) quella che definiamo economia di guerra.
Logiche e strategie da Guerra fredda, un intervento indispensabile perchè
innumerevoli vie di comunicazioni non sono adeguate al trasporto di armi e la
rete ferroviaria da tempo necessita di investimenti e ammodernamenti.
Se qualcuno ironizzava sulle dichiarazioni di Crosetto riguardo al pericolo di
attacchi ibridi presto dovrà ricredersi visto che sta per arrivare in
Parlamento un disegno di legge per soldati volontari.
Non si parla ancora di leva obbligatoria, ma per trovare un numero congruo di
soldati le strade sono molteplici e al fine di invogliare i giovani a scegliere
la via militare interverranno sulle condizioni lavorative e previdenziali. Ad
esempio, i militari potrebbero beneficiare di scivoli e aiuti per una uscita
anticipata dal mondo del lavoro facendo pesare più di ogni altra categoria i
contributi versati. Ad esempio, 30 anni di servizio militare potrebbero essere
equiparati a 43 anni di contributi per arrivare alla pensione con un elevato
assegno pur avendo dieci e oltre anni di contributi versati in meno. E sempre
nei mesi scorsi avevano parlato di welfare e piano casa per i militari, di buste
paga maggiorate, tutte ipotesi ancora al vaglio del Governo
La questione va quindi affrontata nella sua complessità perchè una lettura di
questi fatti non potrà essere parziale, non basta parlare di enorme flusso di
denaro dal civile e dal militare o genericamente di economia di guerra, dietro
all’aumento degli effettivi di celano innumerevoli scelte.
In Germania hanno già reintrodotto la leva, volontaria, pronta a trasformarsi in
obbligatoria, se non ci saranno i numeri previsti. In Francia hanno già pensato
al servizio nazionale volontario a partire dal 2026, con dieci mesi di naia, il
progetto prevede di arrivare entro 10 anni a 50 mila unità in aggiunta ai
militari di professione veri e propri.
Negli ultimi anni l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università ha denunciato la presenza deli militari nelle scuole, il reclutamento
ideologico, la esaltazione della vita in divisa, le scuole militari, i campi
estivi organizzati dalle associazioni legate ai vari corpi armati, le Fondazioni
culturali e scientifiche emanazioni di aziende militari, un sistematico lavoro
di catalogazione che si è guadagnato il sarcasmo di chi non aveva contezza della
realtà.
La presenza di tanti militari aveva uno scopo ben preciso, perché lor signori
hanno una marcia in più rispetto ai creduloni da social: essi leggono, studiano,
hanno documenti strategici e si muovono in largo anticipo per preparare il
terreno sul quale muoversi. Storicamente la presenza di militari nelle scuole ha
sempre determinato la costruzione di un clima da guerra, di una cultura
militarista, un po’ di letture sarebbero a portata di tutti.
Quanto accade in Francia funge da modello anche per il nostro Paese. Se in
Germania parlano esplicitamente di obbligatorietà della leva, in questi due
Paesi ci si ferma, al momento, alla volontarietà. Tra poche settimane leggeremo
quanto prevede il testo di legge, intanto la presenza di militari nelle scuole
per il reclutamento futuro dei giovani avrà un ulteriore impulso.
E se fino ad ora abbiamo parlato solo di Francia, Italia e Germania sarà il caso
di sapere che in molti Paesi del Nord Europa sono ancora in piedi, dalla guerra
fredda, dei sistemi di coscrizione parzialmente obbligatori, in diverse nazioni
ci sono i volontari ma in caso di necessità le loro leggi nazionali prevedono la
leva obbligatoria.
In Polonia, il Paese che ad est è arrivato per primo al 5% del PIL per la spesa
militare, esiste oltre un mese di addestramento base volontario a cui seguono
periodi più lunghi di specializzazione. E per giustificare l’ennesimo processo
di militarizzazione, per spianare la strada all’avvento generalizzato
dell’economia di guerra si torna a parlare della urgente necessità per la UE di
dotarsi di un esercito comune e ancor prima di un sistema militare che tenga
insieme le imprese belliche del vecchio continente evitando che siano inglobate
nel sistema statunitense.
Gli scenari sono molteplici, il nostro impegno sarà quello di farli conoscere a
chi sarà carne da macello per le prossime guerre, impresa ardua specie in tempi
come i nostri.
Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
Farodiroma.it: il ritorno della leva nelle coscienze dei ragazzi e l’ingannevole proposta dei valori delle Forze Armate
DI LAURA TUSSI PUBBLICATO IL 10 OTTOBRE 2025 SU HTTP://WWW.FARODIROMA.IT
Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante articolo scritto da Laura
Tussi pubblicato su Il Faro di Roma il 10 ottobre 2025 in cui viene ribadito
quanto l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo
processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle
Forze Armate e di strutture di controllo.
La pace non è un’utopia: possiamo vivere in un mondo dove non esistano patrie e
nazioni, frontiere e burocrazie, limiti e confini, ma comunità educanti aperte
al dialogo, alla gestione nonviolenta dei conflitti, al cambiamento, al
progresso costruttivo, nel rispetto delle culture altre e delle differenze di
genere e intergenerazionali. Afferma Federico Giusti dell’Osservatorio contro la
militarizzazione delle scuole e dell’università: “La militarizzazione delle
scuole e dell’università ha ormai origini lontane da quando, una quindicina di
anni fa registravamo le prime presenze, in varie vesti, di militari nelle
scuole…continua a leggere su www.farodiroma.it