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Presidenziali in Brasile: Lula ci prova
Oggi, 25 ottobre, nel più grande paese latinoamericano si vota per il ballottaggio tra due visioni radicalmente diverse di fare politica. Da un lato l’estrema destra aggressiva di Flávio Bolsonaro, figlio del golpista Jair, dall’altro il progressismo del presidente uscente che cerca di recuperare terreno dopo l’esito amarissimo del primo turno di David Lifodi Foto ripresa da https://www.brasildefato.com.br/2026/10/11/lula-reune-multidao-na-avenida-paulista-e-convoca-idosos-vote-pelo-filho-pelo-neto-pelo-bisneto-e-pela-patria/ Oggi, 25
October 25, 2026
La Bottega del Barbieri
Brasile. Bolsonaro e Lula sono testa a testa, secondo i sondaggi
Diciannove giorni dopo che i sondaggi hanno negato quasi tutti i sondaggi, Flávio Bolsonaro ha poco più di un punto dal vantaggio che aveva preso al primo turno. Il senatore del Partito Liberale (PL) ha concluso il 4 ottobre con quasi due punti di vantaggio su Luiz Inácio Lula da […] L'articolo Brasile. Bolsonaro e Lula sono testa a testa, secondo i sondaggi su Contropiano.
October 22, 2026
Contropiano
Brasile. Il ballottaggio sarà tra Lula e la Casa Bianca
Dopo un’elezione combattuta segnata da geopolitica e alto astensionismo, ci sarà un secondo turno in Brasile. Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente di estrema destra imprigionato a Brasilia per un fallito colpo di stato nel gennaio 2023, ha ottenuto il 47,06% dei voti contro il 45,13% di Luiz Inacio Lula da […] L'articolo Brasile. Il ballottaggio sarà tra Lula e la Casa Bianca su Contropiano.
October 17, 2026
Contropiano
Sulle elezioni in Brasile
Intervista sulle elezioni in brasile. Maria Teresa Muraca, educatrice popolare e professoressa Università Federale del Parà, Celso Carminati, professore università dello Stato di Santa Catarina.
October 12, 2026
Radio Onda Rossa
Brasile: il fascismo bolsonarista si avvicina al Planalto
Flávio Bolsonaro, figlio del golpista Jair, conduce con un vantaggio di oltre due punti percentuali su Lula dopo il primo turno delle presidenziali di domenica 4 ottobre. Disastro petista anche nelle elezioni di Senato e Camera dei Deputati. Il ballottaggio del 25 ottobre rischia di consegnare il più grande paese dell’America latina all’Internazionale nera in un contesto in cui i
October 11, 2026
La Bottega del Barbieri
Elezioni in Brasile: un bivio
Il risultato uscito dalle urne la sera del 4 ottobre nelle elezioni brasiliane è stato del tutto diverso dalle previsioni dei sondaggi di indirizzi e metodologie differenti. Ne è emerso un Paese sconosciuto, abitato da masse ignote assorbite da una destra estrema che ha fagocitato ampie aree del centro destra e del centro. Al momento risultano definitivamente eletti gli organismi legislativi della Federazione e degli Stati e alcuni governatori, mentre parte di questi ultimi e il Presidente della Repubblica andranno al ballottaggio il 25 ottobre. Particolarmente preoccupante per la tenuta democratica e istituzionale è il prevalere di Flavio Bolsonaro (con il 47,07% dei voti validi) su Lula (con il 45,12%). Per valutare le conseguenze, nelle istituzioni e nel Paese, di queste elezioni occorrerà vedere quale dei due candidati presidenti prevarrà. Qui mi limito, dunque, ad alcune informazioni sullo stato delle cose, rinviando a un secondo momento scenari e interpretazioni privi oggi di riscontri reali. Due fatti dominano su tutti. Il primo riguarda i governatori degli Stati. Nello Stato di San Paolo l’esponente di destra Tarcísio de Freitas è stato rieletto al primo turno con il 62,65% dei voti validi e il maggiore collegio del Paese, con 46 milioni di abitanti, incide molto sul risultato complessivo. In altri 19 Stati il governatore è già assegnato, con il successo dell’estrema destra nella regione Sud. In solo tre unità prevale la sinistra. Mancano sette Stati, fra cui Rio de Janeiro, pesantemente contaminato dalle milizie, che andranno al ballottaggio. L’onda lunga dell’antipolitica è giunta anche in Brasile con 33 milioni di astensioni, mentre 3 milioni 700.000 schede sono risultate nulle e 2 milioni 300.000 bianche. Quindi il suffragio di 40 milioni, pari a un quarto degli aventi diritto al voto, non è entrato nel computo. Un brutto panorama, dunque, che si conferma nella composizione delle assemblee legislative. Va tenuto anche presente che i governatori hanno potere esecutivo sulle polizie militari e civili degli Stati, corpi armati (molto armati), propensi alla gestione repressiva dell’ordine pubblico caro alle destre. Il secondo fatto ormai consolidato è la composizione del Senato, di cui sono stati rinnovati due terzi, cioè due eletti per ogni Stato. Si è rafforzato l’obiettivo prioritario dell’area bolsonarista di controllare questo ramo del Parlamento. Perché? Perché alla Camera alta sono attribuiti dalla Costituzione poteri su importanti passaggi istituzionali (deposizione del presidente, dei giudici del Tribunale Supremo Federale e di alti quadri giudiziari e amministrativi, nonché convalida di nomine di prerogativa del Presidente della Repubblica) che spesso richiedono una maggioranza di due terzi, cioè a 54 voti necessari su 81, al fine di evitare che il Senato blocchi provvedimenti già approvati dalla Camera e che sia alterato l’impianto istituzionale). Il Partito Liberale/PL, di cui fa parte la famiglia Bolsonaro, inoltre, intende imporre un’amnistia per i condannati del tentativo di colpo di Stato dell’8 gennaio 2023 rendendo di fatto del Parlamento, titolare del potere legislativo, un revisore delle decisioni giudiziarie (in questo caso delle sentenze dell’odiato Tribunale Supremo Federale). Anche la Camera dei Deputati si è ulteriormente spostata a destra. In teoria si può pensare che gli elettori abbiano scelto il proprio candidato in base al programma depositato da ciascuno di loro presso il Tribunale Superiore Elettorale/TSE, un documento vincolante al di là di semplici promesse di campagna. Scorrere tali programmi consente di cogliere la divergenza insanabile fra i due percorsi proposti. Probabilmente pochi elettori hanno avuto conoscenza di questi testi, che tuttavia si può immaginare che saranno presenti nel confronto delle prossime settimane. Provo, quindi, a riassumere e confrontare le posizioni espresse da Lula e Flavio, l’uno l’opposto dell’altro. Il progetto di Lula ha come filo conduttore la difesa attiva della sovranità e delle risorse naturali e la riduzione delle diseguaglianze, che in Brasile sono enormi e radicate in tutti i versanti, economico, culturale, sanitario, razziale, religioso, di genere e di età. Giustizia tributaria, reindustrializzazione, durata e qualità della giornata lavorativa, programmi sociali per alimentazione, casa, educazione, impegno instancabile per la salute pubblica universale sono i temi dominanti. Il progetto di Flavio è molto tecnologico, nel senso che prevede il ricorso all’informatizzazione per risolvere nodi fiscali, catastali, amministrativi nei servizi pubblici, sanitari, del ciclo scolastico obbligatorio: un’azione quantitativa il cui risultato dipende da ciò che viene imputato. I punti centrali sono equilibrio fiscale, controllo del costo del lavoro e “resistenza alla Repubblica sindacale”, ordine pubblico attraverso repressione primitiva (castrazione chimica, abbassamento dell’età penale a 14-16 anni, riconoscimento facciale capillare, omologazione fra criminalità organizzata e terrorismo). Anche i luoghi nei quali i due schieramenti svolgono la propria campagna elettorale sono diversi. La compagine di sinistra/centro sinistra si rende visibile soprattutto con comizi, manifestazioni (l’ultima molto partecipata a San Paolo il 3 ottobre), incontri nei luoghi di lavoro, nelle piazze ecc. L’alleanza di destra/centro destra ha i suoi canali di organizzazione in buona parte attraverso le infinite parrocchie neopentecostali che controllano in modo severo non solo il comportamento dei propri aderenti, ma anche, e forse soprattutto, le loro opzioni e azioni politiche (oltre a vigilare con meticolosità sulla decima obbligatoria). La criminalità organizzata indirizza i voti dei territori nei quali ha influenza, ovviamente con la minaccia e l’uso della brutalità. Le forze armate al momento tacciano, ma non è dato sapere quale vento soffia nelle caserme. Potente è la capacità della destra di usare le reti e gli influencer, spesso giovani violenti urlanti e vuoti e quindi facilmente assimilabili, che drenano milioni di voti. Non è una novità, poi, che la stampa di proprietà di grandi gruppi privati appoggi sempre le posizioni meno o per niente democratiche e sociali. Ma se non si è parlato di programmi durante il periodo elettorale di che cosa si è parlato? Le prime settimane di propaganda sono state dominate dall’esplosione di una profonda crisi nel Tribunale Supremo Federale, attizzata da una serie di iniziative anomale di alcuni giudici volte a proteggere Flavio dalle ricadute di un possibile enorme illecito finanziario che lo minaccia da vicino. Le settimane successive hanno visto una novità importante, cioè il ritorno sulla scena pubblica, dopo una lunga non innocente assenza, della Chiesa cattolica attraverso il suo massimo organo, la CNBB/Conferenza nazionale dei vescovi brasiliani, con esplicita difesa dell’indiscutibilità della democrazia. Gli aventi diritto al voto sono i cittadini e le cittadine brasiliane, ma altri si prendono la libertà di partecipare. Mi riferisco ovviamente agli Stati Uniti e in scala minore all’Europa nella sua espressione UE. Il governo Trump intende dominare in modalità coloniale l’intera America Latina e ha delegato la funzione all’imbroglione maniacale Marco Rubio. Il sequestro di Maduro è stato il lancio di tale progetto, ma interferenze più discrete si sono ripetute nelle elezioni degli Stati affacciati sul Pacifico (Perù, Colombia, Equador, Honduras) e anche nella continentale Bolivia. Tuttavia lo sforzo maggiore di condizionamento è stato ed è applicato al Brasile per il suo peso regionale. Qui la campagna elettorale statunitense contro il governo è iniziata a luglio 2025 con dazi alle stelle, sanzioni ad personam contro alti magistrati, minacce intorno ai processi contro i golpisti, sospensione di visti (cose tutte documentabili con date, numeri, attori). Una seconda ondata di misure similari è stata lanciata a distanza di un anno nel luglio agosto 2026. Per tutto il periodo il governo Trump/Rubio ha coltivato rapporti privilegiati e di protezione con il gruppo di autoesiliati variamente golpisti rifugiati negli Stati del sud degli Usa e ha promosso continui inviti e incontri ad alto livello con Flavio, vassallo portatore di promesse di fedeltà e tributi. Senza questa quinta colonna interna al Brasile il gioco statunitense sarebbe ben difficile. Per completare venerdì 2 ottobre, a meno di 48 ore dall’apertura delle urne, il Dipartimento di Stato con grandi annunci ha chiuso le sedi diplomatiche in Brasile dichiarando la situazione pericolosa. Anche l’Australia ha fatto lo stesso, sa il cielo perché. Una pressione psicologica rozza, un incitamento al panico senza fondamento. Delle normali elezioni sono dunque pericolose? In tutto il percorso di attacco alle istituzioni che il Brasile ha conosciuto in questi anni l’Europa ha brillato per omissione, fingendo di non vedere ciò che stava accadendo in America Latina. Valvassore pavido, l’Europa ha mandato un messaggio negativo al governo brasiliano sospendendo il 3 settembre 2026 (un mese e un giorno prima delle elezioni) l’importazione di proteine animali per motivi di controlli chimici. L’Italia, valvassino genuflesso, si è adoperata per ospitare sul proprio territorio personaggi con doppia cittadinanza già ampiamente condannati in Brasile per reati gravissimi. A San Paolo siamo nei primi giorni della primavera australe, con il compito immane di contenere un’onda avvelenata che vuole minare i pilastri di una fragile e incompiuta impalcatura democratica, costruita sulla difficile uscita da vent’anni di dittatura militare e sostenuta dalla Costituzione del 1988, imperfetta ma molto degna e minacciata. Un cielo caliginoso ammorba l’aria e, per riprendere una felice espressione del presidente Lula nel suo discorso in apertura dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 22 settembre 2026, siamo di fronte a un bivio: democrazia o mistificazione, dei corpi, dei luoghi, dei sogni.   Redazione Italia
October 10, 2026
Pressenza
Per il Brasile (al voto) e per l’America latina
Oggi, 4 ottobre, il più grande Paese sudamericano è chiamato a scegliere se confermare al Planalto il progetto democratico di Lula oppure dar fiducia ad uno apertamente autoritario, incarnato non solo da Flávio Bolsonaro, ma da quell’Internazionale nera che cerca di affondare gli artigli del condor nell’intera regione. Il probabile ballottaggio si terrà il prossimo 25 ottobre. In gioco c’è
“LATINOAMERICA”: ELEZIONI PRESIDENZIALI IN BRASILE. LA PUNTATA DI LUNEDI’ 28 SETTEMBRE 2026
LatinoAmerica, trasmissione quindicinale di Radio Onda d’Urto. 30 minuti tra il border di Tijuana e gli orizzonti sconfinati della Patagonia, dentro la “Cassetta degli Attrezzi”. Appuntamento ogni due lunedì, alle ore 18.45, e in replica il giorno dopo, il martedì, alle ore 6.30. La puntata di lunedì 28 settembre 2026 ci porta in Brasile. Domenica 4 ottobre primo turno delle elezioni presidenziali, politiche e locali in Brasile, il Paese più popoloso del SudAmerica. L’eventuale – e probabile – ballottaggio è in calendario il 25 ottobre. Luiz Inácio Lula da Silva, meglio conosciuto come Lula, candidato progressista del Partido dos Trabalhadores, punta a un quarto mandato alla presidenza, dopo i due consecutivi tra il 2003 e il 2010 e il ritorno al Palácio do Planalto nel 2023, nonostante il tentato colpo di Stato di Jair Bolsonaro, condannato per questo a 27 anni e 3 mesi di carcere (attualmente si trova ai domiciliari). L’estrema destra brasiliana punta su Flávio Bolsonaro, senatore del Partido Liberal e figlio dell’ex presidente Jair. Gli ultimi sondaggi danno Lula al 40% al primo turno contro il 36% di Flávio Bolsonaro. In un eventuale secondo turno, il presidente attuale arriverebbe al 47% contro il 45% del rivale di estrema destra: una differenza che rientra nel margine di errore di due punti percentuali stimati dagli istituti dei sondaggi. Oltre che per le presidenziali, si vota in Brasile anche per la Camera, due terzi del Senato e per il governatorato di 26 Stati e del Distretto federale, relativo alla capitale Brasilia. Delle elezioni in Brasile, dei temi politici sul piatto, delle posizioni dei movimenti sociali e delle fortissime pressioni esercitate dagli Usa e degli epigoni regionali di Trump (dall’argentino Milei al colombiano De La Espriella) parliamo su Radio Onda d’Urto con Samuele, cittadino italiano che da decenni vive e lavora a Porto Alegre, nostro collaboratore. Ascolta la puntata di “LatinoAmerica” di lunedì 28 settembre 2026 su Radio Onda d’Urto dedicata alle elezioni presidenziali in Brasile. Ascolta o scarica.  
September 29, 2026
Radio Onda d`Urto
Destabilizzazione in Brasile in vista delle elezioni politiche
Il 4 ottobre e il 25 ottobre 2026 si terranno in Brasile le elezioni politiche: nel primo turno si eleggono la Camera dei Deputati, due terzi del Senato, le assemblee legislative degli Stati e si scelgono i candidati presidenti della Repubblica e i governatori degli Stati. Per queste due ultime cariche sono confermati al primo turno solo coloro che superano il 50% dei voti validi, gli altri passano al ballottaggio tre settimane dopo. Qual è il clima elettorale? Sfortunatamente non buono. Da dieci anni il Paese conosce una complessa e reiterata situazione di destabilizzazione, volta a impedire i necessari cambiamenti strutturali e a mantenere intatti dominio e privilegi secolari di una limitata casta dominante. I punti di rottura di questo cammino a ritroso sono chiari: 1. Agosto 2016, deposizione illegittima della presidente Dilma Rousseff e ascesa alla massima posizione dell’esecutivo dell’usurpatore Michel Temer, che come primo atto smantella i diritti dei lavoratori e dei sindacali legati alla legge di consolidamento del lavoro CLT. 2. Aprile 2018, arresto in assenza di prove di Lula, che verrà liberato solo nel novembre 2019. 3. 6 settembre 2018, pugnalata fisica al candidato Jair Bolsonaro (naturalmente mai chiarita in sede giudiziaria) che ha dato l’impulso accelerato alla sua successiva vittoria elettorale. 4. Dicembre 2022- gennaio 2023, azioni diverse per impedire l’elezione di Lula, ricorrendo ad attentati fortuitamente falliti, delegittimando le urne elettroniche e mobilitando settori dentro e intorno alle forze  armate, fino al tentativo di colpo di stato dell’8 gennaio 2023 a risultati elettorali già conclusi. E adesso? Già, adesso è tutto un tranquillo confronto nell’ambito del dibattito politico? No. E’ molto difficile spiegare in modo riassuntivo e comprensibile quello che sta succedendo. Gli accadimenti che irrompono brutalmente sulla scena elettorale vanno collocati sul palco in cui attore importante è la banca Master del banchiere Daniel Vorcaro. Istituto  finanziario di media portata, su richiesta della Procura Generale della Repubblica nel corso del 2025 la polizia federale inizia le indagini  per irregolarità varie nell’Operação Compliance Zero e nel novembre 2025 la Banca Centrale mette l’istituto  in liquidazione extragiudiziaria. Dall’infinita montagna di carte e documenti che escono dalle azioni di perquisizione e sequestro a maggio 2026 affiora un dossier particolare: un milionario finanziamento per la realizzazione di un film dal titolo Dark Horse, biografia dell’ex presidente Jair Bolsonaro. Ma chi chiede, o meglio implora, il finanziamento è il figlio Flavio, candidato, per scelta del padre, alle elezioni 2026. Figlio che afferma e ripete che si tratta di un finanziamento privato e che tutto è regolare, ma non sembra proprio così… Dal momento che l’indagine sulla banca Master coinvolge cittadini  che fanno capo al forum speciale, la procedura giudiziaria approda al Supremo Tribunale Federale e in questo caso per sorteggio cade nelle mani del giudice André Mendonça. (Sono di competenza del STF le cariche di presidente e vicepresidente della Repubblica, parlamentari, governatori, alti gradi della magistratura). Sempre nel STF è in corso una indagine, di responsabilità del ministro Flavio Dino, relativa a pratiche scorrette di utilizzo dei denari delle sciagurate emende parlamentari[1]. Mentre da quest’ultimo processo non esce alcuna indiscrezione, dal primo è un’interrotta, non involontaria, fuga di notizie che alimentano una valanga di parole manipolate nei mass media. L’8 settembre (non a caso in coincidenza con la festa nazionale del 7 settembre, in modo da oscurarla) una situazione improvvisa butta all’aria un contesto già molto alterato: il giudice Mendonça decreta l’allontanamento preventivo del direttore generale della polizia federale Andrei Rodrigues, agendo assolutamente fuori dalle sue competenze. Molto rapidamente altri ministri del STF revocano la misura e la Polizia Federale inizia una vasta operazione. Già dal 27 agosto Mendonça compiva passi illeciti nei confronti del procuratore generale della Repubblica Paulo Gonet e del giudice del STF Alexandres de Moraes. Credo che non sia facile districarsi in questo groviglio giuridico/giudiziario, ma quello che emerge in termini generali è l’enormità del garbuglio nascosto sotto la banca Master. L’impressione è di una rete di vaste dimensioni che coinvolgeva un numero elevato di persone collocate in punti importanti dei flussi di potere (deputati, alti magistrati, dirigenti di potenti chiese evangeliche, in particolare l’Assemblea di Dio Ministero Madureira, imprenditori, intermediatori di varie tipologie) avvolgendole in un turbinio di denaro (strutturato in truffe stile Ponzi, in mancate comunicazioni alla banca centrale, in rivoli dispersi e passaggi internazionali, in pacchi di denaro contante) e disponendo quindi di uno schema vasto di relazioni e, chissà, di strumenti di pressione, ricatti e scambi. Tutto questo è giunto fino al STF ed è ricaduto su di esso, producendo una crisi istituzionale enorme in piena campagna elettorale. La crisi è stata accelerata non necessariamente per un progetto prestabilito da parte dell’estrema destra fedele a Bolsonaro, a cui il giudice André Mendonça è legato, ma per la possibilità che quest’ultimo ha colto  di utilizzare un insieme di convergenze e coincidenze per destabilizzare a produrre caos in un  momento elettorale di confronto inconciliabile. E si sa che il caos gioca quasi sempre  a favore della destra con vocazione autoritaria. Peraltro  il punto centrale del programma elettorale bolsonarista, varie volte ripetuto dai suoi dirigenti ed in articolare dal candidato Flavio,  era ed è  di annichilire il Supremo Tribunale Federale, in primo luogo per amnistiare i condannati del colpo di Stato dell’8 gennaio 2023 e poi per modificare l’impianto istituzionale dall’interno, allo stesso modo delle termiti tropicali.  Questo non viene fatto in modo solitario e autonomo da attori brasiliani, ma viene dichiarato anche dagli Stati Uniti governati dall’amministrazione repubblicana    (ma non era molto diverso con le amministrazioni democratiche, solo più “educato” nella forma). Trump intende prendere il controllo diretto di tutta America Latina e a questo fine il Brasile è indispensabile. Peraltro è comprensibile: l’Oriente è perso, la Russia è altrove, l’Europa decade, dunque dove può cercare il suo “spazio vitale” visto che rigetta qualsiasi multilateralismo o percorso diplomatico? La destra brasiliana viene quindi vezzeggiata e coltivata per svolgere il ruolo che viene a lei affidato di tradire il proprio Paese pro domo sua. Il 15 settembre una tesissima seduta plenaria del STF ha esposto la lacerazione che lo indebolisce e la separazione fra i giudici attenti al rispetto delle procedure e alla correttezza giudiziaria e altri pronti a usare la carica per fini diversi. Così il Paese passa, ancora una volta lungo il decennio, nel corridoio stretto dell’eversione anticostituzionale, pronta a vendersi alla corruzione. Precedenti testi sul Brasile in https://www.latinoamerica-online.it/ [1] In Brasile, le emende parlamentari rappresentano lo strumento costituzionale attraverso il quale i membri del Congresso Nazionale (deputati e senatori) intervengono sulla legge di bilancio dello Stato. Questo meccanismo permette ai parlamentari di indirizzare fondi pubblici verso specifici progetti, infrastrutture o istituzioni nei propri Stati e municipi di riferimento. Redazione Italia
September 19, 2026
Pressenza
Il Brasile sulla strada delle elezioni: uno scontro di progetti strategici
Il Brasile entra nella fase decisiva delle elezioni del 2026 con una sfida che vede contrapporsi due modelli di Paese. Le candidature di Luiz Inácio Lula da Silva e Flávio Bolsonaro fanno da cornice a questo scenario. Con l’avvio ufficiale della campagna elettorale iniziata il 16 agosto, la lotta per […] L'articolo Il Brasile sulla strada delle elezioni: uno scontro di progetti strategici su Contropiano.
September 14, 2026
Contropiano