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21 agosto, telefonata di un’ora e venti minuti tra Lula e Trump
Mi limito a tradurre la notizia, proveniente dalla Segreteria per la Comunicazione Sociale della Presidenza della Repubblica, del lungo incontro fra i due capi di Stato. Notizia ovviamente di importanza in un contesto di forte tensione e minacce  che vengono dal nord. Il prestigio di Lula esce dall’incontro rafforzato (e questo al di là di quello che i due presidenti si siano effettivamente detto), il truce fanatico Rubio contenuto. Può dare speranza che ci siano capi di Stato con la levatura di statista, in grado di farsi rispettare dall’impero  e ministri degli esteri, come il calmo e pacato Mauro Vieira, che onorano il compito dell’alta diplomazia. (T.I) Il Presidente brasiliano Lula ha avuto una conversazione telefonica di un’ora e venti minuti venerdì mattina, 21 agosto, con il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, durante la quale hanno discusso i temi centrali dell’agenda bilaterale e la situazione geopolitica globale, in un dialogo che si è svolto in tono amichevole e cordiale, secondo quanto riferito dalla Segreteria per la Comunicazione Sociale della Presidenza della Repubblica (Secom). Durante la telefonata, il Presidente Lula ha affrontato la recente decisione del governo statunitense di imporre nuove tariffe commerciali al Brasile, a seguito di indagini condotte dall’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti. Lula ha sottolineato che le accuse alla base delle misure restrittive – che includono contestazioni relative alla deforestazione, agli accordi preferenziali, alla proprietà intellettuale, alla lotta alla corruzione, al sistema di pagamento Pix, al mercato dell’etanolo e alle presunte importazioni di prodotti fabbricati con il lavoro forzato – sono del tutto infondate. Il capo di Stato brasiliano ha sottolineato che l’imposizione di tariffe genera perdite economiche per entrambe le parti e ha sostenuto che rimanere al tavolo delle trattative è l’opzione migliore per entrambi i Paesi. Lula ha ribadito l’importanza di collaborare per garantire che gli Stati Uniti continuino ad essere  tra i principali partner commerciali del Brasile. In risposta, Donald Trump ha concordato sull’importanza di preservare solidi legami commerciali e ha proposto che i team tecnici di entrambi i Paesi si incontrino nuovamente al più presto per proseguire il dialogo. Per quanto riguarda la sicurezza pubblica e la lotta contro le reti criminali, Lula ha ribadito l’interesse del Brasile a rafforzare la cooperazione bilaterale con gli Stati Uniti. Il presidente ha spiegato che le organizzazioni criminali esercitano quotidianamente il terrore sulle fasce più vulnerabili della popolazione, ma ha sottolineato che tali gruppi non vanno confusi con le organizzazioni terroristiche in senso stretto. Ha inoltre affermato che lo Stato brasiliano dispone di propri strumenti legali e istituzionali per combattere questo tipo di criminalità, senza necessità di classificazioni o designazioni speciali. A titolo di esempio delle azioni intraprese dal Paese, Lula ha illustrato la strategia brasiliana di strangolamento finanziario della criminalità organizzata, che ha già portato al sequestro di circa 17 miliardi di reais in beni e oggetti di valore, citando inoltre il piano governativo di trasformare 138 istituti penitenziari in carceri di massima sicurezza. Il presidente ha inoltre sottolineato la recente approvazione della Legge Anti-Fazioni, un meccanismo che consente maggiore rapidità nel sequestro di beni e passaporti a membri delle fazioni e ha menzionato la proposta di emendamento alla Costituzione che mira ad ampliare il ruolo del governo federale nel coordinamento della sicurezza pubblica in collaborazione con gli Stati. A livello regionale, ha citato l’operatività del Centro Internazionale di Cooperazione di Polizia per l’Amazzonia, con sede a Manaus, che riunisce rappresentanti delle forze di polizia di tutti i Paesi del bacino amazzonico. Dopo queste spiegazioni, Trump ha dimostrato la volontà di intensificare la cooperazione bilaterale in materia di sicurezza e ha garantito che avrebbe mobilitato alti funzionari dell’amministrazione statunitense per dare seguito agli accordi raggiunti. Discutendo dell’agenda internazionale, i due leader si sono scambiati opinioni sui principali conflitti in corso nel mondo, evidenziando gli scontri in Ucraina e in Medio Oriente. Entrambi hanno concordato sull’urgenza di raggiungere una soluzione negoziata alla guerra tra Russia e Ucraina, che dura ormai da quasi cinque anni. Trump ha presentato le sue considerazioni sulle prospettive di risoluzione delle tensioni con l’Iran. Lula, a sua volta, ha lamentato l’inefficacia del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e ha auspicato di convocare una riunione straordinaria dell’organismo per cercare soluzioni diplomatiche alle crisi in corso, in linea con le proposte che aveva precedentemente presentato ai presidenti di Cina, Xi Jinping, e Russia, Vladimir Putin. Il presidente brasiliano ha concluso la sua riflessione osservando che i grandi leader internazionali non sono coloro che iniziano le guerre, ma piuttosto coloro che sono capaci di porre fine ai conflitti. Fonte: Lula e  Trump falam ao telefone e restabelecem  negociação, “Brasil 247”, 21 agosto 2026 Redazione Italia
August 27, 2026
Pressenza
Brasile al bivio: il 4 ottobre si deciderà tra Lula e Bolsonaro Jr.
Il Brasile si avvia alle elezioni del 4 ottobre con una polarizzazione che, a prima vista, sembra un déjà vu del 2022. Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva, in cerca di un quarto mandato, si scontra con il senatore Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente incarcerato per aver tentato un […] L'articolo Brasile al bivio: il 4 ottobre si deciderà tra Lula e Bolsonaro Jr. su Contropiano.
August 26, 2026
Contropiano
Brasile, alt di Lula agli USA: negati i visti ai “diplomatici” di Trump
Alla vigilia delle elezioni presidenziali brasiliane fissate per il 4 ottobre 2026, l’amministrazione Trump e il governo Lula sono giunti a uno scontro aperto che si consuma contemporaneamente su due fronti cruciali: quello dell’integrità democratica e quello dei dazi commerciali. L’episodio simbolo della crisi è la decisione del Ministero degli […] L'articolo Brasile, alt di Lula agli USA: negati i visti ai “diplomatici” di Trump su Contropiano.
July 28, 2026
Contropiano
Brasile. Cospirazione contro Lula
Come direbbe un cubano vedendo la stessa cosa giorno dopo giorno: “Non c’è niente di nuovo sotto il sole”. E così accade con le cospirazioni, una dopo l’altra, per annullare i tentativi di Luiz Inácio Lula da Silva di ottenere un nuovo e quarto mandato presidenziale in Brasile, necessario per […] L'articolo Brasile. Cospirazione contro Lula su Contropiano.
July 16, 2026
Contropiano
L’America latina di fronte agli Stati Uniti
Queste note hanno l’obiettivo di offrire una visione generale del sub-continente e dei suoi rapporti attuali con gli Usa, con alcuni approfondimenti sulle politiche di impatto continentale. di Marco Consolo (*) In un mondo attraversato da guerre e tensioni geopolitiche e caratterizzato dall’incertezza sul futuro, la transizione planetaria ha modi e tempi incerti. Viceversa, la cruda e certa realtà è
Nuove sanzioni degli Stati Uniti contro Cuba
Sono passati appena sei giorni da quando il governo degli Stati Uniti ha emesso l’ennesimo ordine esecutivo contro Cuba che il segretario di stato Marco Rubio, acerrimo nemico del popolo cubano, riferisce che la sua amministrazione ha emanato nuove sanzioni contro la isla rebelde. Questa volta nel mirino dell’amministrazione del pacifista della domenica Donald Trump sono entrate il gruppo di amministrazione aziendale SA. Meglio conosciuto pubblicamente come GAESA, questo ente imprenditoriale pubblico cubano, dove confluiscono aziende civili e militari, è stato bersaglio per diversi anni di attacchi da parte di successive amministrazioni nordamericane e dei loro portavoce. Non poteva poi mancare il generale di brigata Ania Guillermina Lastres, presidente di GAESA  dal 2022 e deputata dell’Assemblea Nazionale cubana, nonché membro del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba. E’ stata inoltre sanzionata la società Moa Nickel SA. Questa impresa mista è nata nel 1994 dall’alleanza tra le società General Nickel Company di proprietà cubana e la canadese Sherrit International. Secondo Rubio questa azienda ha sfruttato le risorse naturali di Cuba a beneficio del regime, a spese del popolo cubano usando i beni che sono stati originariamente espropriati dal governo di Cuba a persone e corporazioni statunitensi. Per giustificare queste ulteriori sanzioni, Rubio ha dichiarato che le nuove misure contro Cuba sono “decisive per proteggere la sicurezza nazionale degli Stati Uniti” e necessarie per  “privare il regime comunista e l’esercito cubano dell’accesso ai beni” che Washington indica come illeciti. Le ultime misure sanzionatorie del governo degli Stati Uniti hanno lo scopo di stringere ulteriormente il cappio attorno all’economia dell’isola e non possono che deteriorare i rapporti tra i due Paesi, mettendo in discussione la volontà degli Stati Uniti di risolvere in modo pacifico le differenze. Con l’ordine esecutivo del 1° maggio, Trump ha dato a Rubio la possibilità di applicare sanzioni anche secondarie contro le aziende che non hanno alcun legame commerciale con gli Stati Uniti. Basta commerciare con Cuba per finire in una di queste liste di sanzioni. Il Ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez Parrilla ha commentato duramente le nuove sanzioni, affermando che si stanno usando menzogne e calunnie contro il suo Paese. “Le azioni che Rubio progetta e promuove a nome del governo degli Stati Uniti e propone al suo presidente, sulla base della sua agenda personale, sono chiaramente dirette a causare il maggior danno possibile alla popolazione e alle famiglie cubane,” ha scritto sui social network. Il rappresentante della diplomazia cubana ha inoltre definito “ciniche” e “ipocrite” le dichiarazioni di Rubio, “quando sostiene di voler aiutare il popolo cubano […]. Come pretesto fa appello a calunnie, bugie evidenti e l’illusione di riuscire a ingannare chi lo ascolta”. Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva si è proposto di mediare tra i due governi per raggiungere una soluzione pacifica alle numerose divergenze e in particolare per porre fine al blocco che gli Stati Uniti applicano da decenni all’isola. “Se la traduzione era corretta, Trump mi ha detto che non ha intenzione di invadere Cuba”, ha dichiarato Lula in una conferenza stampa presso l’ambasciata del Brasile a Washington D.C., durante il suo viaggio per incontrare il presidente americano. “E’ il blocco più lungo nella storia dell’umanità”, ha detto Lula, che si è offerto come mediatore per trovare una via d’uscita pacifica. “Se ha bisogno di aiuto per discutere la situazione di Cuba, sono a completa disposizione”, ha offerto. Nonostante le speranze di Lula, però, le nuove e le vecchie misure emanate dall’amministrazione degli Stati Uniti, ostaggio della voglia di Marco Rubio e dei suoi sostenitori di vedere Cuba crollare, sembrano andare nella direzione opposta. www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
May 8, 2026
Pressenza
Il Nicaragua orteguista sempre più isolato
In occasione dell’incontro tenutosi in Spagna tra le forze progressiste promosso da Pedro Sánchez spiccava la assenza di una delegazione nicaraguense. di Bái Qiú’ēn La democrazia non può essere data per scontata; è in atto un attacco al sistema multilaterale e una pericolosa normalizzazione dell’uso della forza (Pedro Sánchez). Il presidente del Consiglio spagnolo Pedro Sánchez nei giorni scorsi ha
Lula, Cina e schiavismo
Il caso Byd scuote il Brasile di Paolo Laforgia (*) Il governo brasiliano ha rimosso il capo dell’ispettorato del lavoro, Luiz Felipe Brandão de Mello, pochi giorni dopo l’inserimento della casa automobilistica cinese Byd nel registro pubblico dei datori di lavoro coinvolti in pratiche assimilabili al lavoro schiavo. La decisione ha aperto un caso politico che investe direttamente il presidente
Tutti pazzi per Sanchez
Divertente notare che plaudono a Sanchez compagne/i che in Italia sono ferocemente contrari alla nostra proposta di fronte per la Costituzione con Schlein, Conte e AVS (e non solo loro). Si dà il caso che dell’Internazionale Progressista di Sanchez faccia parte proprio Elly Schlein che è intervenuta a Barcellona. Un fatto politico positivo perché Renzi, Gentiloni, Letta ecc. avevano come riferimenti Blair e Macron. Chi presenta come un tradimento una desistenza doverosa per cacciare Meloni dimentica che in Spagna il socialista Sanchez è riuscito a fare il governo grazie ai voti del partito comunista e delle altre formazioni della sinistra radicale. Il PSOE, il partito di Sanchez, come il PD e gli altri partiti “socialisti” europei, è stato per molti anni l’avversario principale della sinistra radicale e dei movimenti, una vera schifezza neoliberista con altissimi livelli di corruzione. Ricordo di aver partecipato in Spagna a cortei in cui manifestanti gridavano ‘PSOE – PPE misma mierda’. Lo stesso Sanchez tentò, con un più volte ripetuto ricorso alle urne, di far fuori la sinistra radicale con il voto utile (il sistema elettorale è diverso dal nostro, ma non mi dilungo a spiegarlo). Podemos e Izquierda Unida ebbero l’intelligenza di cambiare tattica e di passare dal “che se ne vadano tutti” alla proposta di governo di sinistra. Mentre l’establishment socialista propendeva per un governo di grande coalizione col centrodestra del PPE fu la sinistra radicale a chiedere il voto come garanzia di un governo della sinistra. Sanchez ebbe anche lui abbastanza intelligenza da smarcarsi dal vecchio establishment che avrebbe sacrificato la sua leadership a un governo con la destra e decise di tentare la carta dell’accordo con Unidas Podemos e poi con Sumar, movimenti indipendentisti e regionali, ecc. Non ne è venuto fuori un governo rivoluzionario, ma sicuramente l’unico governo progressista in Europa. L’agenda neoliberista è stata ridimensionata e sono stati approvati provvedimenti proposti da comunisti e sinistra radicale come l’aumento del salario minimo, l’abolizione di molte norme di precarizzazione del lavoro, l’obbligo per le piattaforme di assumere come dipendenti i rider, ecc. E una politica estera più autonoma da Commissione Europea, NATO e Stati Uniti, più critica verso Israele. Non certo il socialismo, ma concrete conquiste per la classe lavoratrice, le donne, le persone lgbtq+, ecc. Chi obietta che il Pd rimane una schifezza dentro la quale ci sono tanti responsabili di politiche neoliberiste antipopolari o ras di sistemi di potere clientelari e affaristici non dice una cosa sbagliata. Li ho combattuti per una vita e li conosco molto bene, ma questo vale anche di più per il PSOE spagnolo. Eppure le leadership di questi partiti ‘socialisti’ hanno scelto una svolta progressista che li rende oggi, al contrario del passato, interlocutori possibili della sinistra radicale che per anni li ha criticati duramente. In Italia è capitato che il voto popolare nelle primarie abbia sparigliato i giochi e solo dei ciechi possono non vedere che la destra economica e bellicista (chiamarli centristi è esagerato) sta tentando da tempo con i suoi esponenti politici, commentatori e media di delegittimare Elly Schlein, considerata troppo sovversiva. Sono gli stessi ambienti che hanno preferito con Letta (e Draghi) consegnare l’Italia a Meloni piuttosto che dover rischiare di vincere con un alleato come il M5S di Conte contrario all’invio di armi all’Ucraina. Quello che chiamano ‘campo largo’ è carico di contraddizioni e per ora non ha un programma. Però non ha più come interlocutore privilegiato la Confindustria, ma la Cgil e non pare avere l’agenda Draghi come priorità, al contrario di Meloni e Giorgetti che applicano i diktat di Bruxelles e della NATO come soldatini. Ci sarebbe molto da dire sull’incontro progressista di Barcellona. Di sicuro propone un asse con i governi di sinistra dell’America Latina, il no al bloqueo di Cuba ed esprime un orientamento verso la pace, il multilateralismo, il dialogo e la cooperazione con la Cina e i Brics, una politica contro la disuguaglianza a partire dalla tassazione delle grandi ricchezze. Forse è troppo entusiasta il manifesto, ma certo siamo lontani dalla “terza via” di Blair. Senza nasconderci gli aspetti contraddittori (accordo UE Mercosur, posizione di Sanchez su guerra in Ucraina ed esercito europeo, politiche europee, video di Hillary Clinton) il messaggio di Barcellona, democratico, antifascista e contro l’imperialismo MAGA e i crimini di Israele è ben diverso dalla piattaforma ordoliberista e di oltranzismo bellicista finora prevalsa in Europa. È naturale l’interlocuzione per noi partiti comunisti e anticapitalisti, ecologisti e femministi della European Left, che contemporaneamente abbiamo tenuto il congresso a Bruxelles con, tra gli invitati, Jeremy Corbyn, i Democratic Socialists of America di Mamdani, palestinesi e cubani. Non siamo la stessa cosa, ma dobbiamo trovare il modo di costruire fronti per sconfiggere l’ondata di fascismo planetaria di cui Trump è protagonista. Le parole preoccupate di Lula sulla necessità di fermare il fascismo, il nazismo e che evocano Hitler non sono propaganda dopo il genocidio a Gaza e vengono da un continente in cui tutti i governi di sinistra – non solo Cuba Venezuela – sono stati apertamente minacciati da Trump. Occorre tenerle a mente mentre discutiamo di tattiche elettorali a casa nostra in vista delle elezioni politiche 2027.       Maurizio Acerbo
April 20, 2026
Pressenza