Abbiamo bisogno di un esodo dal sionismo
Questo testo è il discorso pronunciato da Klein il 23 aprile 2024 in occasione
dell’«Emergency Seder in the Streets» a New York. Celebrato durante la festa
ebraica della Pèsach, il Seder è un rito che fa rivivere simbolicamente ai suoi
partecipanti, attraverso la condivisione di cibi e bevande e la lettura del
libro dell’Esodo, il passaggio dalla schiavitù in Egitto alla libertà. Questo
«Seder nelle strade», organizzato da Jewish Voice for Peace, si è svolto a Grand
Army Plaza, Brooklyn, nelle vicinanze dell’abitazione di Chuck Schumer – leader
della maggioranza democratica al Senato e sostenitore incondizionato di Israele
– per chiedere l’interruzione della fornitura di armi a Israele.
Ho pensato a Mosè, alla rabbia che deve aver provato quando, sceso dal monte,
trovò gli israeliti intenti a adorare un vitello d’oro.
L’ecofemminista che c’è in me si è sempre sentita a disagio con questa storia:
che razza di Dio è un Dio geloso degli animali? Che razza di Dio è un Dio che
vuole accaparrarsi e tenere per sé tutto il sacro della Terra?
Ma esiste un’interpretazione meno letterale di questa storia. Parla di falsi
idoli. Della tendenza umana ad adorare ciò che è profano e luccicante, a
guardare verso ciò che è piccolo e materiale invece che verso ciò che è grande e
trascendente.
Quello che voglio dirvi stasera, in occasione di questo rivoluzionario e storico
«Seder in the Streets», è che troppe persone, tra quelle che compongono il
nostro popolo, hanno ricominciato ad adorare un falso idolo. Ne sono
affascinate. Inebriate. Profanate.
Quel falso idolo si chiama sionismo.
È un falso idolo che prende le nostre più profonde storie bibliche di giustizia
ed emancipazione dalla schiavitù – la storia stessa della Pèsach – e le
trasforma in armi brutali di furto coloniale di terre, le trasforma in programmi
di pulizia etnica e genocidio.
È un falso idolo che ha preso l’idea trascendente della terra promessa – una
metafora di liberazione umana che attraversa credi e religioni di tutto il
pianeta – e si è arrogato il diritto di tramutarla in un atto di compravendita
per un etnostato militarista.
La forma di liberazione difesa dal sionismo politico è a sua volta profana. Sin
dall’inizio ha richiesto l’espulsione di massa delle persone palestinesi dalle
loro case e dalle loro terre ancestrali, la Nakba.
Sin dall’inizio, ha dichiarato guerra ai sogni di liberazione. In un Seder, è
bene ricordare il trattamento che ha riservato ai sogni di liberazione e di
autodeterminazione del popolo egiziano. Il falso idolo del sionismo individua la
sicurezza di Israele nella dittatura egiziana e nei suoi
stati-clienti.
Sin dall’inizio ha generato una forma di libertà ributtante che vedeva i bambini
e le bambine palestinesi non come esseri umani ma come minacce demografiche,
proprio come nel libro dell’Esodo faceva il faraone che, preoccupato per la
crescita della popolazione israelita, ordinava di sterminarne gli infanti.
Il sionismo ha portato tutti e tutte a questo presente catastrofico, ed è tempo
di dirlo chiaramente: è dove ci porta da sempre, alla catastrofe.
È un falso idolo che ha spinto davvero troppi membri del nostro popolo su un
cammino profondamente immorale, che li incita ormai a giustificare il
calpestamento dei comandamenti fondamentali: non uccidere. Non rubare.
Non desiderare la roba d’altri.
È un falso idolo che identifica la libertà ebraica con le bombe a grappolo che
uccidono e mutilano i bambini e le bambine palestinesi.
Il sionismo è un falso idolo che ha tradito tutti i valori ebraici, incluso
quello che attribuiamo alla messa in discussione, una pratica insita nel Seder,
con le sue quattro domande poste dal più giovane o dalla più giovane dei
bambini.
Incluso l’amore che proviamo, come popolo, per i testi e per l’istruzione.
Oggi questo falso idolo difende il bombardamento di ogni università di Gaza; la
distruzione di innumerevoli scuole, archivi, tipografie; l’uccisione di
centinaia di accademici e accademiche, giornalisti e giornaliste, poetesse e
poeti – ciò che in Palestina chiamano «scolasticidio»,
cioè la distruzione dei mezzi di istruzione.
Nel frattempo qui, a New York, le università chiedono l’intervento della polizia
e levano barricate contro la grave minaccia costituita dai loro stessi studenti
e studentesse, giovani che osano porre domande semplici del tipo: come potete
sostenere di credere in qualcosa, e men che meno in noi, se nel frattempo
permettete che si compia questo genocidio, se vi investite e collaborate?
Abbiamo lasciato crescere indisturbato il falso idolo del sionismo per troppo
tempo.
E allora stasera diciamo: basta così.
Il nostro ebraismo non può essere rinchiuso in un etnostato, perché il nostro
ebraismo è internazionalista per natura.
Il nostro ebraismo non può essere protetto dall’esercito devastatore di quello
stato, perché tutto ciò che fa quell’esercito è seminare dolore e raccogliere
odio, anche contro noi ebrei ed ebree.
Il nostro ebraismo non è minacciato dalle persone che alzano la voce per
esprimere solidarietà alla Palestina al di là delle differenze di razza, di
etnia, abilità fisica, identità di genere ed età.
Il nostro ebraismo è una di quelle voci, e sa che in quel coro risiedono sia la
nostra sicurezza, sia la nostra liberazione collettiva.
Il nostro ebraismo è l’ebraismo del Seder di Pèsach: riunirsi in una cerimonia
per condividere il cibo e il vino con le persone amate e con quelle sconosciute,
un rito che per sua stessa natura è portatile, abbastanza leggero da poterselo
caricare sulle spalle, e che non ha bisogno di nient’altro che delle altre
persone: niente muri, niente templi, niente rabbini, un ruolo per tutti e tutte,
soprattutto il bambino più piccolo o la bambina più piccola. Il Seder è la
tecnologia della diaspora per eccellenza, concepita per il lutto collettivo, la
contemplazione, la messa
in discussione, la commemorazione e la rivitalizzazione dello spirito
rivoluzionario.
Allora guardatevi attorno. Questo, qui, è il nostro ebraismo. Mentre il livello
dei mari sale, le foreste bruciano e nulla è certo, preghiamo davanti all’altare
della solidarietà e del mutuo soccorso, a qualunque costo.
Non abbiamo bisogno del falso idolo del sionismo. Non lo vogliamo. Vogliamo
liberarci dal progetto che commette un genocidio in nostro nome. Liberarci da
un’ideologia i cui unici piani di pace sono gli accordi con i petrolstati
teocratici che uccidono l’intera regione, mentre vende
al resto del mondo le sue tecnologie di omicidio meccanicizzato.
Cerchiamo di liberare l’ebraismo da un etnostato che vuole che ebree ed ebrei
vivano per sempre nella paura, che vuole che i nostri bambini e le nostre
bambine abbiano paura, che vuole convincerci che il mondo ce l’abbia con noi
affinché corriamo nella sua fortezza e sotto la sua cupola di ferro, o
quantomeno affinché armi e donazioni continuino ad affluire.
Eccolo, il falso idolo.
Non è il solo Netanyahu, è il mondo che lui ha creato e che lo ha creato: è il
sionismo.
Che cosa siamo noi? Noi che da mesi e mesi scendiamo in strada, noi siamo
l’esodo. L’esodo dal sionismo.
E ai Chuck Schumer di questo mondo non diciamo: «Lasciate andare il nostro
popolo».
Diciamo: « Ce ne siamo già andati. E i vostri figli, le vostre figlie? Adesso
sono con noi»
Comune-info