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Comunità energetiche in Europa: un sogno per ora svanito
La prospettiva di una rivoluzione energetica a livello locale si allontana a causa di ostacoli tecnici e giuridici. A dimostrarlo è una nuova relazione della Corte dei conti europea. Mediante la diffusione e l’implementazione delle comunità energetiche, i cittadini, le autorità locali e le piccole imprese in tutta l’UE avrebbero dovuto produrre, gestire, condividere e consumare sempre più energia autoprodotta. Quasi un decennio dopo che queste ambizioni sono state enunciate, però, la Corte traccia un quadro non entusiasmante: i progressi sono ben al di sotto delle aspettative. Un obiettivo a livello UE prevedeva che in ogni comune di più di 10˙000 abitanti ci fosse almeno una comunità energetica rinnovabile entro il 2025. La Commissione europea non ha ancora comunicato se tale obiettivo sia stato raggiunto, ma i dati raccolti dagli auditor della Corte mostrano che l’UE è ampiamente al di sotto del target:  in meno del 10 % dei comuni con più di 10˙000 abitanti in Polonia, Italia e Romania l’UE ha riscontrato la presenza di una comunità energetica. In media, l’UE ha raggiunto il 27 % circa del proprio obiettivo. È fuor di dubbio che le definizioni poco chiare dell’UE hanno creato confusione su cosa si intenda esattamente per comunità energetica, come debba essere costituita, come si possa condividere l’energia prodotta e vendere quella in eccesso. Questa vaghezza giuridica dissuade i cittadini dal partecipare e, in ultima analisi, ostacola la creazione di comunità energetiche. Questo vale soprattutto per i condomini, in cui abita circa metà della popolazione dell’UE, dove la prospettiva di aggiungere un’ulteriore entità giuridica alle associazioni di proprietari create per gestire gli edifici viene considerato un ulteriore livello di burocrazia. Inoltre, i ritardi o i rifiuti a connettere nuovi impianti dovuti alla congestione della rete rallentano lo sviluppo delle comunità energetiche. Parte del problema è che le curve di produzione e consumo naturalmente non corrispondono: i pannelli solari producono il massimo dell’energia elettrica verso mezzogiorno mentre il picco di domanda delle famiglie si colloca la mattina presto o la sera. “In Polonia e Italia – si legge nella Relazione – nel gennaio 2025, le comunità energetiche contribuivano a circa lo 0,1 % della capacità di produzione di energia solare e allo 0,01 % della capacità di produzione di energia eolica. Il loro contributo era maggiore nei Paesi Bassi (1,5 % e 3,2 %). L’energia combinata di queste comunità potrebbe alimentare una grande città nei Paesi Bassi e una piccola città in Polonia o Italia. In Romania, l’unica comunità energetica non produce energia elettrica”. Per quanto riguarda l’Italia, nel proprio PNEC (Piano Nazionale per l’Energia e il Clima), il nostro Paese faceva riferimento ad una misura del dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF) da 2,2 miliardi di euro relativa all’autoconsumo collettivo e alle comunità energetiche rinnovabili nei comuni con meno di 5 000 abitanti, con l’obiettivo di sviluppare una capacità di energia rinnovabile di almeno 2 GW entro il 2026. Tuttavia, tale misura non è in linea con l’obiettivo dell’UE, che è rivolto ai comuni con più di 10 000 abitanti, e non stabilisce un target per il numero di comunità. Nel luglio 2025, l’Italia ha esteso questo obiettivo dell’RRF (RRF sta per Recovery and Resilience Facility, ed è il principale strumento finanziario del programma NextGenerationEU, creato dall’UE) ai comuni con popolazione fino a 50˙000 abitanti. La Corte osserva che nessuno degli Stati membri controllati monitora i progressi compiuti a livello nazionale verso il conseguimento dell’obiettivo dell’UE abbinando comunità energetiche e comuni. La Polonia e l’Italia tengono un registro, verificano che le comunità soddisfino i requisiti giuridici nazionali e aggiornano il registro settimanalmente o annualmente. Nei Paesi Bassi, HIER12 aggiorna annualmente un inventario delle cooperative energetiche, verificandone lo statuto e lo stato di attività. La Romania non ha istituito alcun sistema per registrare o fare un inventario delle comunità. Inoltre, né i Paesi Bassi né la Polonia hanno emanato orientamenti che chiariscano se le cooperative istituite non in base alle definizioni dell’UE, vadano registrate allo stesso modo. Anche se la Commissione ha fornito agli Stati membri alcuni orientamenti sulla registrazione delle comunità energetiche, questi non si concentravano a sufficienza sugli elementi chiave necessari per un monitoraggio a livello dell’UE (ad esempio, se le comunità energetiche fossero basate su fonti rinnovabili). Tuttavia, la Relazione non manca di sottolineare come le comunità energetiche siano cresciute rapidamente, dell’80 % e del 75 % rispettivamente in Polonia e Italia, nel periodo gennaio-giugno 2025. Il numero di cooperative è rimasto relativamente stabile nei Paesi Bassi (688 nel 2023 e 702 nel 2024; i dati per il 2025 non sono ancora disponibili) in quanto era già alto, ed è rimasto invariato in Romania (una comunità energetica). “Questa crescita dinamica – si legge nella Relazione – offre prospettive positive per un ulteriore sviluppo delle comunità energetiche. Sebbene non sia possibile stabilire un nesso causale diretto, gli incentivi finanziari in Polonia (come i ridotti oneri di rete) e le misure adottate in Italia (tra cui le sovvenzioni dell’RRF, norme operative, migliori orientamenti, registrazione facilitata, ammissibilità estesa e l’ampliamento delle zone di condivisione dell’energia) hanno probabilmente contribuito alla crescita delle comunità energetiche”. Anche il recepimento delle direttive dell’UE in materia è incompleto: stando alle verifiche svolte dalla Commissione sul recepimento, dei quattro Stati membri sottoposti ad audit solo l’Italia aveva dimostrato di aver recepito tutti gli articoli sulle comunità energetiche di entrambe le direttive a luglio 2025. Il recepimento incompleto o tardivo non solo compromette l’intento legislativo delle direttive, ma genera incertezza nei portatori di interessi che intendono partecipare o avviare iniziative di comunità energetiche. In tema di Comunità energetiche la Corte raccomanda, in definitiva, regole più chiare, maggiori incentivi ai cittadini e alle famiglie vulnerabili e un sostegno più efficace per lo sviluppo di soluzioni di accumulo di energia. “Mentre l’UE corre per raggiungere gli obiettivi in materia di clima ed energia, le comunità energetiche guidate dai cittadini restano una idea allettante, un ideale teorico ma difficile da attuare nella pratica – ha sottolineato João Leão, Membro della Corte responsabile dell’audit – L’UE deve ora rimuovere gli ostacoli giuridici e le difficoltà tecniche per farle funzionare efficacemente sul terreno”. Giovanni Caprio
March 17, 2026
Pressenza
Europa-clima: 10 anni dopo Parigi, il passo indietro che…
… ci allontana dal futuro.  di Luca Graziano (*) (un’automobile Porsche elettrica del 1898: l’Europa era più avanti nel XIX secolo)   L’Europa ingrana la retromarcia sotto la spinta della ”brown economy”. Manca una visione sistemica che integri la giustizia climatica, la partecipazione democratica e la riduzione delle disuguaglianze. La transizione resta centralizzata, affidata a grandi attori industriali, mentre le
January 10, 2026
La Bottega del Barbieri
Energia: Italia Francia 1-1. palla al centro!
Da pochi giorni l’autorità di regolazione delle tariffe elettriche italiana e il governo francese hanno posto in essere due atti estremamente importanti. L’autorità di regolazione italiana ha individuato una serie di supposte operazioni che potrebbero essere definite “speculative”, ma attendiamo naturalmente gli sviluppi e gli approfondimenti del caso… I francesi invece hanno posto in essere un’operazione decisamente storica: un deciso cambio di sistema di tariffazione per quanto riguarda l’energia nucleare… Alcune riflessioni: * i soldi sono soldi, cioè i produttori di energia da fonti rinnovabili non sono automaticamente dei santi e viceversa I produttori di energia da fonte fossile non sono automaticamente dei diavoli (anche se le fonti fossili rimangono intrinsecamente più inquinanti). * l’energia dimostra ogni giorno di essere il bene più prezioso e richiesto in quantità sempre maggiori perché al di là di tutti i processi di efficientamento in corso, abbiamo alcuni miliardi di persone,  nei cosiddetti paesi in via di sviluppo, che nei prossimi anni vorranno far salire la loro qualità di vita utilizzando tutti quegli strumenti a cui ancora non hanno accesso, e naturalmente i paesi già sviluppati vogliono continuare a svilupparsi… * per quanto sopra é necessario che i vari governi nazionali e ancora più a livello internazionale pensino ad maggior intervento di regolazione ex ante e controllo ex post da parte delle pubbliche autorità. * Il governo in carica mi pare ben poco abbia fatto per migliorare la situazione. Ribadisco il pessimo comportamento sulle comunità energetiche rinnovabili, dal momento che anziché semplificarne la realizzazione, l’ha complicata. Troppo poco anche sul fronte della riqualificazione degli edifici con il rafforzamento di un circuito vizioso degli edifici vecchi che richiedono enormi quantità di energia per essere rinfrescati d’estate e riscaldati d’inverno. * non é per nulla semplice trovare la quadratura del cerchio del famoso trilemma energetico. Se il privato non può guadagnare la spinta all’evoluzione tecnologica rallenta. Ma se il mercato non viene controllato, la legge della giungla porta a oligopoli sempre più concentrati come dimostrato in diversi altri settori tra cui in primis quello finanziario. Ecco perché è necessario avere meccanismi di autoregolazione che siano agganciati all’evoluzione tecnologica, e rapidi nel dispiegare gli opportuni interventi di volta in volta. * la soluzione migliore rimane quella di autoprodursi energia da fonti rinnovabili e questo dovrebbe essere messo in atto soprattutto dal comparto industriale, che ha i maggiori fabbisogni e quindi potrebbe avere i maggiori benefici. In alternativa naturalmente c’è l’acquisto di energia rinnovabile con contratti a lungo termine a prezzi predefiniti. Per i privati cittadini oltre alle comunità energetiche rinnovabili c’è anche l’immediata alternativa di acquistare elettricità esclusivamente da fonti rinnovabili visto che ci sono fornitori specializzati in ciò. * e se la politica sta dimostrando di non essere all’altezza del compito purtroppo eguale giudizio negativo lo devo indicare anche sui cosiddetti “corpi intermedi”, siano essi rappresentanti di normali cittadini, siano di prestatori di lavoro, siano di datori di lavoro. Questo perché l’energia è una materia estremamente complessa e la sua discussione deve essere affidata a persone competenti, oneste cioé  incorruttibili, e che sopratutto vi si dedichino costantemente ed esclusivamente. * discuterne sul web e nei social è certamente utile ma deve essere considerato solo come una piccola parte di ciò che va fatto, per cui il mio appello è che tutti coloro che ne hanno le capacità e le possibilità, facciano un passo avanti e si spendano anche a livello pubblico. Viceversa il futuro sarà molto peggiore di come potrebbe essere, é matematico. A corollario di tutto quanto sopra rimane il fatto che la cultura media tecnica e scientifica dei cittadini deve migliorare, e per questo vi ricordo di aver messo a disposizione un ciclo di video didattici gratuiti proprio sulla materia energia. Dateci un’occhiata e magari condividetelo.   Gianni Girotto Gianni Girotto
July 5, 2025
Pressenza