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Gli Usa ridurranno i loro arsenali in Europa. Doccia fredda sulla Nato
Tanto tuonò che piovve. Dopo mesi di indiscrezioni, post sui social, annunci roboanti, gli Stati Uniti hanno annunciato che ridurranno il loro arsenale militare destinato alla Nato in Europa. A riferirne è, significativamente, il quotidiano tedesco Der Spiegel che riporta di quanto deciso in una riunione a porte chiuse dal consigliere del […] L'articolo Gli Usa ridurranno i loro arsenali in Europa. Doccia fredda sulla Nato su Contropiano.
May 28, 2026
Contropiano
DAGLI AFFARI DI LEONARDO NEL GOLFO AL “DEFENCE READINESS OMNIBUS”, LA BUSSOLA SONO SEMPRE GLI INTERESSI DELL’INDUSTRIA MILITARE
Una mozione presentata al Senato martedì 19 maggio da parte di alcuni esponenti di partiti che compongono la maggioranza di governo accennava a una possibile messa in discussione della decisione presa in ambito Nato riguardo lo stanziamento, per ciascun membro, quindi anche per l’Italia, del 5% del Pil nelle spese militari. Questa mozione è scomparsa dal testo nel giro di poco. “Il fatto che addirittura gli esponenti principali al Senato della maggioranza abbiano presentato quel punto, poi tolto, conferma, da un lato, quello che diciamo da tempo: l’aumento delle spese militari va a detrimento delle spese sociali e impedisce al governo di intervenire su questioni come, in questo caso, i rincari energetici”, commenta Francesco Vignarca, della Rete Italiana Pace e Disarmo su Radio Onda d’Urto. “Dall’altro lato – prosegue Vignarca – si tratta della conferma del fatto che il target Nato non è un obbligo, è un accordo politico che non ha mai avuto nessun tipo di giustificazione, nemmeno militare. È ovviamente un modo per spingere gli stati membri ad aumentare le spese militari, e quindi ad alimentare gli interessi dell’industria delle armi“. Più concreto, rispetto al teatrino interno alla maggioranza di governo, è il contratto firmato da Leonardo spa e Abu Dhabi Ship Building (Adsb), la divisione navale del gruppo Edge, per la fornitura di sistemi di combattimento navali di nuova generazione, destinati al programma di nuove unità navali “Al Dorra” della Marina militare del Kuwait. “Questa vendita di armi al Kuwait non viene fatta solo da Leonardo, ma c’è un accordo strategico con Edge, cioè con l’industria militare emiratina“, spiega a questo proposito Francesco Vignarca. “Si tratta di un’alleanza militare con gli Emirati Arabi Uniti fortemente voluta dal governo Meloni che non a caso ha revocato lo stop all’esportazione di alcuni tipi di armamenti agli Emirati che era stato deciso dal governo Conte II e ha sottoscritto questi accordi di partnership e joint venture”, aggiunge l’esponente pacifista intervenendo sulla nostra emittente. “Simili accordi – avverte Vignarca – rischiano inoltre di toglierci, in prospettiva, qualsiasi tipo di controllo… Perché se inizi a costruire le armi insieme a questi stati, poi questi imparano a costruirle e iniziano a fabbricarle da soli. È successo, ad esempio, con la Turchia”. “Le decisioni dei governi, giustificate con la falsa retorica della pace e della sicurezza, sono influenzate dagli interessi delle industrie militari“, commenta ancora Vignarca. “Gli interessi delle industrie belliche sono fortemente intrecciati con quelli dei governi, non solo perché i governi controllano le industrie militari, ma perché in realtà è soprattutto il contrario: gli interessi dei mega fondi che investono nelle industrie militari riescono a influenzare i governi“, aggiunge. A Bruxelles, intanto, è in discussione – tra Consiglio, Commissione e Parlamento Ue – il pacchetto legislativo “Defence Readiness Omnibus”. Tra le altre cose, il testo prevede una vera e propria deregulation nell’esportazione di armi dall’Unione europea al resto del mondo. La Rete italiana Pace e Disarmo ha criticato questo e altri aspetti del Defence Readiness Omnibus. “Si fa passare come una modifica tecnica di semplificazione una modifica che in realtà è sostanziale e politica”, spiega Vignarca. “Non è vero – specifica l’esponente della Rete italiana Pace e disarmo – che prevede solo la riduzione delle scartoffie, ma prevede l’estensione indefinita di alcune licenze globali, tutta una serie di esenzioni da vari tipi di controlli e un collegamento con compagnie extra europee che verranno considerate come se fossero all’interno dell’Unione Europea”. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Francesco Vignarca della Rete italiana Pace e disarmo. Ascolta o scarica.
May 20, 2026
Radio Onda d`Urto
#stopthegenocideingaza🇵🇸 Evoluzione delle collaborazioni militari tra Italia-UE e #Israele Inchiesta sulla storia degli #armamenti israeliani e sulle complicità dell’Occidente e dell’Italia C’è un po' di Italia tra i sanguinari protagonisti della campagna di sterminio della popolazione palestinese della Striscia di Gaza avviata dal regime di Benjamin Netanyahu & C.. E’ l’Italia del complesso militare-industriale, finanziario, energetico ed accademico. https://www.academia.edu/126957867/Evoluzione_delle_collaborazioni_militari_tra_Italia_UE_e_Israele
May 20, 2026
Antonio Mazzeo
Basta complicità: embargo su Israele, blocco di esportazioni e transito di armamenti verso scenari di guerra
Di fronte alla complicità del nostro governo con lo stato genocida di Israele e con le ultime aggressioni messe in atto dagli USA; di fronte all’ambiguità della classe politica che stenta a prendere una posizione forte e coerente contro quello che sta accadendo; di fronte al conto che la classe […] L'articolo Basta complicità: embargo su Israele, blocco di esportazioni e transito di armamenti verso scenari di guerra su Contropiano.
May 8, 2026
Contropiano
LIVORNO: PORTUALI BLOCCANO IL TRANSITO DI UNA NAVE CARICA DI ARMI USA. LA POLIZIA SGOMBERA IL PRESIDIO
All’alba di sabato 18 aprile i lavoratori del porto di Livorno hanno bloccato il transito di una nave che stava trasportando armamenti statunitensi verso la base militare Usa di Camp Derby. Non appena ricevuta l’informazione sul transito della nave cargo, il sindacato di base Usb, il Gruppo Autonomo Portuali e l’Ex Caserma Occupata di Livorno hanno organizzato il presidio. Lavoratori, lavoratrici, attiviste e attivisti si sono raggruppati sul ponte che deve essere aperto per consentire il transito delle navi dal porto, preparandosi alla resistenza passiva. Poco dopo la Polizia è intervenuta con i reparti della celere per sgomberare il presidio di lavoratori, compagne e compagni livornesi. “La Polizia ancora una volta si è schierata dalla parte della guerra”, commenta Simone, del Gruppo Autonomi Portuali. “La celere si è schierata dalla parte di chi esporta guerra, di chi permette un certo tipo di traffico catalogandolo come ‘servizio essenziale’. Noi sappiamo che il traffico di armi non è un servizio essenziale, la nostra non è interruzione di pubblico servizio”, continua Simone. “Ribadiamo ancora una volta – conclude – che siamo noi quelli dalla parte giusta. Che bloccare le armi è giusto, non è un reato. Questa forma di repressione e di delegittimazione delle lotte deve finire”. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Simone, compagno del Gruppo Autonomo Portuali di Livorno. Ascolta o scarica. [L’immagine si riferisce alle giornate di mobilitazione per la Palestina e la Global Sumud Flotilla del settembre 2025]
April 18, 2026
Radio Onda d`Urto
L’export di armi italiane è cresciuto del 19%. Tre banche ne finanziano quasi il 70%
La relazione annuale al Parlamento sullo stato della Legge 185 relativa alle autorizzazioni per le esportazione di armamenti prodotti in Italia, è ricca di informazioni che ci restituiscono in quadro di una industria militare che ha visto crescere le sue esportazioni nel 2025 quasi del 20% rispetto all’anno precedente. La […] L'articolo L’export di armi italiane è cresciuto del 19%. Tre banche ne finanziano quasi il 70% su Contropiano.
April 17, 2026
Contropiano
Montichiari (Bs). Sciopero e presidio all’aeroporto, contro il traffico di armamenti
Sono arrivate nuove segnalazioni di traffico di armi all’aeroporto di Brescia Montichiari, uno scalo civile già attenzionato in passato dalla USB e dai movimenti contro la guerra per i trasporti di materiale bellico. Questa settimana, infatti, risultavano previsti ben due voli con materiale militare diretti in Kuwait, nel teatro di […] L'articolo Montichiari (Bs). Sciopero e presidio all’aeroporto, contro il traffico di armamenti su Contropiano.
April 16, 2026
Contropiano
IL GOVERNO ITALIANO SOSPENDE L’ACCORDO SULLA DIFESA CON ISRAELE. “CAMBIAMENTO POSITIVO, MA NON BASTA. SERVONO ALTRI PASSI CONCRETI”
Martedì 14 aprile la premier italiana Giorgia Meloni ha annunciato la decisione del governo di sospendere il rinnovo automatico del memorandum con Tel Aviv per la collaborazione nella difesa attivo dal 2003. Per comprendere di cosa si tratta e in cosa consiste la sospensione annunciata da Meloni, Radio Onda d’Urto ha intervistato Francesco Vignarca, coordinatore delle campagne della Rete Italiana Pace e Disarmo. “L’accordo, che costituisce la cornice all’interno della quale può avvenire la compravendita di armamenti tra Italia e Israele, è stato siglato nel 2003 ed è entrato in vigore nel 2005. Prevedeva un rinnovo automatico ogni 5 anni”, spiega Francesco Vignarca ai nostri microfoni. “Il fatto che il ministro della Difesa Crosetto abbia mandato una lettera di disdetta all’omologo israeliano ferma l’accordo, che avrà così una coda di validità di sei mesi a partire dalla scadenza (cioè ieri, 14 aprile 2026, ndr) ma poi, se vorrà essere rinnovato, dovrà passare attraverso nuovi negoziati e una nuova discussione parlamentare“. “Non si tratta della disdetta del nuovo rinnovo previsto per il 2031 – chiarisce Vignarca – Al contrario, la sospensione incide subito e impedisce che un eventuale rinnovo possa essere fatto di nuovo sotto silenzio, obbligando il governo a passaggi pubblici”. A Franesco Vignarca abbiamo chiesto anche un commento dal punto di vista della Rete Italiana Pace e Disarmo: “dobbiamo essere seri nell’accogliere positivamente un cambio di posizione, perché non si può far finta che non ci sia stato e perché un impatto ce l’ha. Tuttavia, è chiaro che non basta, servono ulteriori passi concreti per dimostrare che non si tratta di una mossa di facciata”. Per la Rete Italiana Pace e Disarmo, riporta Vignarca nell’intervista, le iniziative concrete che il governo italiano può intraprendere consistono nel “confermare la volontà di uscire da questo accordo e non ri-negoziarlo e lavorare, insieme ad altri governi, all’attivazione dell’articolo 2 dell’accordo tra Unione Europea e Israele che prevede, in caso di mancato rispetto dei diritti umani, di bloccare anche questa intesa”. “Se davvero il governo italiano ha deciso di cambiare idea perché si è reso conto – tardivamente – della problematicità delle politiche di Israele – suggerisce Vignarca – allora non basta il pezzettino nazionale, bisogna fare la voce grosa, insieme a paesi che l’hanno già chiesto, a livello di Ue”. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Francesco Vignarca della Rete Italiana Pace e Disarmo. Ascolta o scarica.
April 15, 2026
Radio Onda d`Urto
Zelensky è in Italia, a battere cassa per continuare la guerra
Il presidente ucraino Zelensky oggi è di nuovo a Roma. L’ultima volta era stato nel dicembre scorso, solo quattro mesi fa. Zelensky incontrerà prima la Meloni a Palazzo Chigi e poi Mattarella al Quirinale. Anche in questa occasione Zelensky verrà a battere cassa per gli aiuti militari e non solo. “L’ostacolo […] L'articolo Zelensky è in Italia, a battere cassa per continuare la guerra su Contropiano.
April 15, 2026
Contropiano
Come l’Italia continua a rifornire la macchina di guerra israeliana
Mentre il governo assicura di aver “fermato” o “limitato” le esportazioni di armi verso Israele dopo il 7 ottobre 2023, dal nostro Paese sono partite almeno 416 spedizioni legate a materiale militare e oltre 224 mila tonnellate di carburante dirette allo Stato israeliano. Si tratta di numeri che comprovano, ancora […] L'articolo Come l’Italia continua a rifornire la macchina di guerra israeliana su Contropiano.
April 7, 2026
Contropiano