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La dottrina dell’espulsione di Israele
Il Regno Unito è con il fiato sospeso. Dopo l’espulsione di Paesi Bassi e Spagna dal centro di coordinamento internazionale per la Gaza postbellica a Kiryat Gat, Israele sta ora valutando se espellere anche i rappresentanti britannici. La Nakba britannica è alle porte, e questo avrebbe potuto essere persino divertente, […] L'articolo La dottrina dell’espulsione di Israele su Contropiano.
September 5, 2026
Contropiano
Coloni israeliani “escursionisti” nel mio villaggio della Cisgiordania.
IL PROSSIMO PASSO È IL VIOLENTO FURTO DI TERRE Gruppi organizzati ora vagano per Qira armati di fucili, rinominando i nostri luoghi sacri e mappando i nostri campi nell’ambito di un processo che si conclude con lo sradicamento dei palestinesi. Per decenni, la mia città natale di Qira è stata un santuario di tranquilla resistenza. Uno dei villaggi più piccoli della Cisgiordania occupata, situato nella governatorato di Salfit e nascosto a occhi avidi, è rimasto relativamente protetto dalle grandi confische di terre e dalle aggressive incursioni durante i lunghi anni di occupazione. Quella oscurità protettiva sta finendo. Nelle ultime settimane, gruppi organizzati di coloni israeliani armati hanno iniziato a fare regolari ed non autorizzate “escursioni esplorative” attraverso il nostro villaggio, passando davanti alle nostre case, ispezionando la nostra antica piscina romana e scendendo nella valle per esaminare i luoghi sacri locali, assegnando loro nomi ebraici e rivendicando collegamenti biblici. Ciò che potrebbe apparire a un osservatore esterno come innocue uscite ricreative è, di fatto, un precursore dell’espansione territoriale – una campagna di ricognizione che segnala che nessun spazio palestinese è al sicuro. Gli stessi coloni l’hanno dichiarato: “Ovunque calchi il piede l’escursionista”, ha affermato il fondatore di un gruppo escursionistico, “lì passerà il confine”. Non dobbiamo andare oltre il villaggio di Tell, vicino a Nablus, per vedere dove porta questa traiettoria. A luglio, quattro palestinesi sono stati uccisi lì dopo uno scontro innescato da una di queste “escursioni” armate di coloni, e i coloni impazziti hanno poi bruciato case nei villaggi vicini. In Cisgiordania, la ricognizione “civile” è l’avanguardia della violenza letale. Dalla tenda all’insediamento I coloni hanno avuto notevole successo nel radicarsi nella coscienza collettiva palestinese come minaccia costante, invadendo e prendendo sempre più ciò che appartiene ai palestinesi. La loro espansione non è più limitata ad aree aperte, terreni statali o spazi comuni. Quando i coloni camminano attraverso il mio villaggio, mettono le nostre melodie in preghiere ebraiche e rivendicano la nostra antica piscina romana come propria, affermano la proprietà su ciò che è nostro. La strategia segue un piano metodico: prima, i coloni arrivano per “esplorare” e fare ricognizione della terra, assegnando nomi ebraici ai siti palestinesi per fabbricare un diritto storico. Poi, montano una singola tenda, che presto diventa un caravan con strutture aggiuntive; seguono un recinto per animali e un camion che scarica un gregge. Gradualmente, questo posto temporaneo evolve in una casa permanente per una famiglia o un gruppo di giovani uomini, che lasciano pascolare il bestiame sui prati locali, cacciando fuori i greggi palestinesi e rivendicando la terra come propria. I fautori di questo modello di “insediamento pastorale” hanno dotato questi avamposti di veicoli fuoristrada, droni con telecamere, fucili automatici, occhiali per la visione notturna e tutto il supporto logistico necessario per sostenere la loro presenza. La loro portata si sta ora espandendo a un ritmo allarmante, con tour organizzati per familiarizzare con la geografia circostante: siti storici, luoghi sacri religiosi, cisterne d’acqua e sorgenti profonde nelle città, villaggi e comunità palestinesi. Una trappola narrativa La dimensione psicologica di queste incursioni è deliberata quanto la presenza fisica. I coloni registrano i loro tour e li trasmettono sui social media in video curati accompagnati da musica. Il più inquietante di tutti è il furto sonoro: i video presentano tradizionali melodie folcloristiche palestinesi, ritmi legati alla nostra campagna e ai nostri antenati, ri-registrate con testi ebraici che invocano temi religiosi. Sovrapponendo testi ebraici a melodie native palestinesi mentre camminano nei nostri campi, i coloni tentano una doppia cancellazione: etichettano antichi monumenti palestinesi con toponimi biblici mentre si appropriano dei paesaggi sonori della vita rurale palestinese. Queste incursioni creano anche una pericolosa trappola per i residenti. Non sorprende più, per un palestinese, aprire la finestra e vedere coloni vagare per le strade del villaggio, potenzialmente entrando nel suo cortile, ispezionando il suo negozio o prendendo le sue proprietà. Eppure, quando i palestinesi cercano di difendere le loro case o i loro beni, vengono immediatamente rappresentati dalle autorità e dai media israeliani come se avessero attaccato “escursionisti ebrei” per motivi nazionalistici. Questa narrativa invertita concede efficacemente ai coloni licenza di abusare o uccidere palestinesi sotto la copertura dell’autodifesa. Per un palestinese, il costo della resistenza è assoluto. Difendere la propria proprietà può significare essere uccisi sul colpo, vedere la casa familiare destinata alla demolizione punitiva e guardare l’intero villaggio soggetto a punizioni collettive e blocchi. Non ci sono ancora stati scontri o distruzione di proprietà a Qira, ma la quiete non porta sollievo: una ricognizione di questo tipo raramente rimane passiva a lungo. Quando i coloni camminano attraverso il mio villaggio, mettono le nostre melodie in preghiere ebraiche e rivendicano la nostra antica piscina romana come propria, affermano la proprietà su ciò che è nostro, trasformando il nostro santuario in una frontiera attiva. Nessuno può prevedere come, quando o dove questa tensione insopportabile esploderà. Rimanere con dignità Nonostante questo soffocamento incessante, il nostro legame con la nostra terra, la nostra storia e il nostro paese rimane incrollabile. Sumud, la nostra fermezza, è l’atto quotidiano di svegliarsi a Qira, curare i nostri ulivi e rifiutare di essere cancellati. Non vogliamo essere costretti a lasciare la nostra terra solo per diventare migranti indesiderati e senza documenti in Europa o negli Stati Uniti, dove politici come Donald Trump dipingono i rifugiati come minacce attraverso una lente razzista e li accusano di diluire la cultura occidentale. Non abbiamo alcun desiderio di partire, e non abbiamo altra casa. Ciò che vogliamo è rimanere con dignità sulla nostra terra. L’ambasciatore degli Stati Uniti in Israele Mike Huckabee ha definito i coloni che attaccano le comunità palestinesi “terroristi”, ma insiste che siano una “molto piccola minoranza” di “non-coloni”, inquadrando la stragrande maggioranza come pacifici vicini. Eppure l’imprenditoria degli insediamenti stessa è un illegale e aggressivo takeover della nostra terra. Quando gruppi armati entrano nei nostri villaggi, espropriano la nostra acqua e smantellano le nostre comunità con il sostegno dello stato e la protezione militare, funzionano collettivamente come un apparato di terrore contro la vita civile. La pressione su di noi sta crescendo a un grado senza precedenti, soprattutto per una generazione più giovane che vede ogni percorso verso una vita normale bloccato. Per restare, abbiamo bisogno di un vero sostegno dalla comunità internazionale, e soprattutto di una pressione significativa sullo Stato occupante per fermare il terrorismo incontrollato dei coloni in tutta la Cisgiordania. Promettiamo che non lasceremo. Tutto ciò che chiediamo è di essere lasciati in pace per vivere, costruire e fiorire nella nostra patria. Traduzione di Nazarena Lanza Articolo in inglese https://www.middleeasteye.net/opinion/israeli-settler-hikes-through-my-west-bank-village-next-violent-land-grabs Fareed Taamallah
September 4, 2026
Pressenza
Ancora violenze dei coloni in Cisgiordania
A Nablus, un gruppo di coloni hanno tentato di incendiare nella notte una moschea nella città di Beita. Secondo fonti locali, sentite da Anbamed, i coloni hanno appiccato il fuoco a una stanza vicino alla moschea Nur al-Din Zanki dopo aver fallito nel tentativo di sfondare le porte della moschea, e hanno anche imbrattato il luogo con scritte razziste contro i palestinesi e gli arabi. Le truppe dell’esercito di occupazione hanno compiuto ieri 36 attacchi e rastrellamenti in tutte le province della Cisgiordania, con l’arresto di 39 attivisti. Gli ulivi palestinesi minacciano la sicurezza di Israele. E l’esercito li sradica. Ieri, le truppe di occupazione si sono accanite con bulldozer sugli ulivi nella strada che collega Arraba e Yaabud, ad ovest di Jenin. Qusra 25esimo giorno di assedio delle tre famiglie palestinesi da parte di coloni e esercito. L’occupazione militare israeliana sta utilizzando l’assedio per sfollare le tre famiglie, limitando il loro accesso ad acqua, elettricità, cibo e altri beni di prima necessità. La storia dell’assedio risale al 21 gennaio 2026, quando i coloni ebrei israeliani hanno stabilito un avamposto a 500 metri dalle tre case. Poi i coloni hanno eretto una tenda a 20 metri dall’abitazione della famiglia Hassan. La tenda, fin dal momento in cui fu montata, divenne un punto di accesso per le visite dei coloni e un punto di partenza per molestie e attacchi alle case dei palestinesi. La signora Hassan ha dichiarato in un’intervista: “Le nostre case si trovano a Jabal Ras al-Ain e sono isolate dal resto della città, a circa un chilometro di distanza. Ora, l’esercito israeliano ha trasformato le nostre case in una zona militare chiusa, impedendoci di uscire o entrare, di andare al lavoro, di visitare i familiari o di andare in ospedale senza previa autorizzazione. Spesso, i coloni ignorano questa autorizzazione e ci attaccano anche dopo averla ottenuta”. Ha aggiunto: “L’assedio ha avuto un impatto devastante sulle nostre vite. Non possiamo uscire per comprare da mangiare e i coloni ci attaccano quotidianamente. Hanno interrotto la fornitura di elettricità e acqua, e siamo riusciti a ripristinarle solo pochi giorni fa. Quando mia figlia si è sentita male, sono riuscita a portarla fuori grazie a un po’ di coordinamento e ho chiamato un’ambulanza. Tuttavia, il primo tentativo è fallito perché i coloni si sono opposti all’ambulanza. Il giorno dopo, hanno cercato di rovesciare l’ambulanza e ci hanno aggredito mentre stavamo andando via, mettendo a rischio le nostre vite”. Hassan aveva lasciato temporaneamente la sua casa per far curare la figlia di due anni e mezzo. Al suo ritorno, ha scoperto che l’esercito di occupazione aveva trasformato la sua casa in una caserma. Lei, suo marito e le loro due figlie hanno trascorso un’intera settimana dai vicini. Ha proseguito, con la voce piena di angoscia: “L’esercito di occupazione ha lasciato la nostra casa e, al mio ritorno, ho trovato tutto devastato. Viviamo sotto assedio, sia da parte dell’esercito che dei coloni, che ci lanciano pietre contro”. ANBAMED
September 2, 2026
Pressenza
GAZA, CISGIORDANIA OCCUPATA, LIBANO: L’AGGRESSIONE ISRAELIANA NON SI FERMA
Pesante aggressione israeliana, dal cielo e con l’artiglieria di terra, contro Gaza. Sono almeno 8 le persone uccise dalla mezzanotte, a cui si aggiungono 10 pescatori, lievemente feriti e poi rapiti in mare per aver cercato di fare il proprio lavoro: pescare nelle acque della Striscia. Si segnalano anche scontri sul terreno: Hamas ha individuato nella parte occidentale di Gaza City un gruppo di miliziani palestinesi al soldo di Tel Aviv. A sostegno dei propri mercenari – reclutati tra gang e clan locali – sono poi intervenuti droni e caccia israeliani. Quando manca un mese al terzo anniversario dall’inizio del genocidio israeliano, le vittime palestinesi accertate sono ormai quasi 73.500, con circa 175mila feriti mentre l’intera popolazione di Gaza, circa 2 milioni di persone, è costretta a vivere in tende logore, quando non completamente distrutte, senza servizi essenziali e senza un accesso stabile agli aiuti. Da Gaza alla Cisgiordania Occupata: almeno 3 i feriti, tra cui un bambino di 10 anni, negli attacchi dei coloni israeliani avvenuti tra Ramallah e Nablus. A Beita, nella zona di Nablus, gli stessi coloni hanno tentato di dare fuoco a una moschea. Dopo non essere riusciti a sfondare le porte della moschea Nur al-Din Zanki, hanno incendiato alcuni locali adiacenti e lasciato sui muri slogan razzisti. Il tutto, a poca distanza, sotto la protezione dell’esercito di occupazione israeliano. Un esercito che, nel frattempo, ha sequestrato altri 40 ettari circa di terra palestinese nei pressi di Gerusalemme, dichiarandoli “proprietà statale” e procedendo così di fatto all’esproprio, senza alcun diritto né compensazione per la popolazione palestinese. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto Michele Giorgio, direttore di Pagine Esteri, corrispondente da Gerusalemme per Il Manifesto e nostro collaboratore. Ascolta o scarica. Intanto, sul tema dei coloni e delle violenze in Cisgiordania, interviene timidamente anche l’Unione europea: “I video che provengono dalla Cisgiordania sono inquietanti, tutti gli Stati membri li hanno condannati. Ci sono Paesi che hanno chiesto il blocco del commercio con i territori occupati, ma non abbiamo ancora una proposta dalla Commissione e non tutti i Paesi sono d’accordo”. Sono le parole dell’Alta rappresentante dell’Ue per gli affari esteri, Kaja Kallas, arrivando al Consiglio Difesa, chiamato ancora una volta a discutere della violenza dei coloni. Dalla Palestina al Libano: il terzo round di colloqui tra i due governi, senza Hezbollah, previsto inizialmente per l’inizio di settembre a Roma, è stato rinviato a metà mese. A imporre il rinvio, l’opposizione di Tel Aviv, che punta sostanzialmente non a un accordo, ma alla resa totale del fragile governo di Beirut. Intanto, fino a venerdì 4 settembre, in Libano c’è una delegazione di Alleanza Verdi e Sinistra e AssoPace Palestina, guidata dall’eurodeputata Benedetta Scuderi e da Luisa Morgantini, per la missione “Occhi in Libano”. Previsti incontri in diverse aree del Paese, mentre la guerra imposta da Netanyahu e Trump non dà tregua e i raid israeliani, soprattutto nel sud del Libano, continuano praticamente ogni giorno. Dalla missione in Libano, sentiamo l’europarlamentare di Avs Benedetta Scuderi. Ascolta o scarica.
September 1, 2026
Radio Onda d`Urto
La vita quotidiana in Cisgiordania si sta paralizzando
VIVERE OGGI NELLA CISGIORDANIA OCCUPATA SIGNIFICA ESISTERE ALL’INTERNO DI UN APPARATO FINEMENTE CALIBRATO DI ATTRITO DELIBERATO. Quando chi vive fuori dalla Palestina pensa all’occupazione israeliana, la mente va alle incursioni militari, ai raid violenti e alle immagini strazianti della guerra. Queste realtà sono innegabilmente vere e costanti. Ma esiste un altro livello di controllo, più silenzioso, che plasma ogni secondo delle nostre vite: una politica insidiosa di strangolamento amministrativo e fisico che compromette i meccanismi fondamentali della sopravvivenza umana. Dalle code al benzinaio, alle tubature senz’acqua, agli stipendi non pagati, alle strade bloccate, ai depositi bancari congelati e ai valichi di frontiera intasati, la vita qui è diventata così straziante che il messaggio sottinteso diventa innegabile: non c’è futuro per voi – i palestinesi – qui. Questo messaggio non è velato; è scritto a caratteri cubitali sui cartelloni pubblicitari eretti dai coloni in tutta la Cisgiordania con l’approvazione dell’esercito. IL COLLO DI BOTTIGLIA DEL CARBURANTE: ORE DI ATTESA PER PERCORRERE POCHE MIGLIA > La settimana scorsa ho trascorso un’ora in coda in una fila di auto con il > motore spento che si estendeva per quasi un chilometro fuori da una stazione > di servizio. I motori erano spenti per risparmiare il carburante rimanente, > trasformando gli abitacoli delle auto in forni. Intorno a me, tassisti, > ambulanze e genitori con bambini sedevano tutti insieme, accomunati da un > senso di impotenza e stanchezza. Non si tratta di una carenza accidentale, bensì di una stretta strutturale. In base al Protocollo economico di Parigi del 1994, l’Autorità Palestinese (AP) è costretta a dipendere completamente dai fornitori energetici israeliani. Negli ultimi mesi, Israele ha sistematicamente ridotto le quote di carburante fornite ai distributori palestinesi. Le consegne giornaliere standard di benzina e gasolio — normalmente pari a circa 4,5 milioni di litri — sono state ridotte a 3,5 milioni di litri o meno. Non potendo mantenere una riserva strategica di carburante, le stazioni di servizio locali dispongono solo di scorte sufficienti per pochi giorni. Nel momento in cui Israele riduce la quota, l’intera Cisgiordania si blocca. I trasporti e i servizi municipali si arrestano e fare il pieno diventa un’esperienza angosciante. ASSEDIO FINANZIARIO: LA CRISI DEI PROVENTI DOGANALI E GLI STIPENDI NON PAGATI L’attrito non è solo fisico; è profondamente finanziario. Da quasi tre anni, le basi economiche di quasi tutte le famiglie palestinesi crollano sotto il peso di un blocco finanziario sistematico. In base ad accordi di lunga data, Israele riscuote i dazi doganali e le imposte sulle importazioni – i proventi doganali – per conto dell’Autorità Palestinese, trattenendo una commissione del 3% prima di trasferire il resto. Queste entrate rappresentano dal 65% al 70% del bilancio dell’Autorità Palestinese e finanziano la sanità, l’istruzione, le infrastrutture e gli stipendi di oltre 140.000 dipendenti pubblici. Da ottobre 2023, il governo israeliano ha intensificato la sospensione di questi trasferimenti fiscali, congelando miliardi di shekel (valuta ufficiale di Israele, N.d.r.). I trasferimenti sono stati interrotti o sottoposti a deduzioni politiche paralizzanti. Per me e per centinaia di migliaia di dipendenti pubblici, questa non è una notizia macroeconomica astratta: è la realtà di scontrini del supermercato non pagati e di conti bancari perennemente in rosso. I dipendenti pubblici — insegnanti, infermieri, medici — non ricevono lo stipendio completo da quasi tre anni e sopravvivono grazie a pagamenti parziali pari al 50% o al 60% erogati una tantum. I titolari di piccole imprese non riescono a realizzare vendite, causando una paralisi economica diffusa. LA TRAPPOLA DELLO SHEKEL: ACCUMULO DI CONTANTE E STRANGOLAMENTO DEL SISTEMA BANCARIO In una surreale svolta di questa guerra finanziaria, la nostra economia soffre contemporaneamente di una mancanza di liquidità digitale e di un sovraccarico ingestibile di contante fisico. Costretti a utilizzare lo shekel israeliano, centinaia di migliaia di lavoratori, commercianti e negozianti effettuano quotidianamente transazioni con banconote fisiche, riversando ogni anno nelle banche palestinesi una somma stimata in 30 miliardi di shekel. Tuttavia, la Banca di Israele impone un limite massimo annuale arbitrario di 18 miliardi di shekel alla quantità di contante cartaceo che le banche palestinesi possono trasferire nuovamente nel sistema bancario israeliano. Le banche corrispondenti israeliane rifiutano sistematicamente di liquidare il contante in eccesso, adducendo assurde scuse burocratiche, mentre esponenti politici sostengono attivamente lo strangolamento economico. Il risultato è straziante: oltre 15 miliardi di shekel in banconote sono bloccati nei caveau delle banche palestinesi, inutilizzabili per il commercio internazionale o per i trasferimenti digitali. Le banche locali hanno esaurito lo spazio nei caveau e hanno imposto limiti mensili ai depositi. Quando il proprietario di una stazione di servizio o di un negozio di alimentari non può depositare gli incassi in contanti per pagare la spedizione successiva, l’intera catena di distribuzione crolla. La città palestinese di Qira in Cisgiordania (foto di Fareed Taamallah) APARTHEID IDRICO: RUBINETTI A SECCO NELLA CALURA ESTIVA All’interno della mia casa, un altro orologio ticchetta incessantemente: il livello del serbatoio dell’acqua. L’accesso all’acqua corrente e pulita è regolato da un sistema di palese discriminazione. In base all’accordo di Oslo II del 1995 – che avrebbe dovuto durare 5 anni ma è ancora in vigore 3 decenni dopo – Israele controlla l’80% dell’acqua della falda acquifera montana. La società idrica nazionale israeliana, Mekorot, controlla le condutture che riforniscono le città palestinesi. Durante i mesi estivi, Mekorot limita sistematicamente l’erogazione dell’acqua ai comuni palestinesi come Hebron, Betlemme e Jenin, per garantire un approvvigionamento ininterrotto agli insediamenti illegali vicini. > Secondo le organizzazioni per i diritti umani e il Palestinian Hydrology > Group, i palestinesi della Cisgiordania consumano in media 70 litri di acqua > al giorno, ben al di sotto dello standard minimo di 100 litri fissato > dall’OMS. Nel contempo, i consumatori domestici israeliani ricevono circa 300 > litri al giorno, mentre i coloni negli avamposti illegali ne consumano fino a > 800 litri. Nel mio quartiere, l’acqua corrente arriva attraverso le tubature una volta alla settimana per un periodo che va dalle 24 alle 48 ore. Organizziamo la nostra vita in base a quelle poche ore: riempiamo i serbatoi sul tetto, facciamo il bucato e puliamo i pavimenti. Quando i serbatoi si svuotano, acquistiamo l’acqua da autocisterne private a prezzi esorbitanti: acqua pompata dalle nostre falde acquifere e rivenduta a un prezzo cinque volte superiore al costo. Guardando dal mio tetto, vedo un insediamento vicino dove gli irrigatori da giardino funzionano per tutto il pomeriggio. Guardando il mio lavandino, non ne esce nemmeno una goccia. LA RETE DI CONTROLLO: POSTI DI BLOCCO, CHIUSURE E VIOLENZA DEI COLONI La libertà di movimento in Cisgiordania è da tempo limitata, trasformando il territorio in un labirinto a cielo aperto di enclave isolate. Oltre 560 ostacoli permanenti — posti di blocco militari presidiati, cancelli di ferro, terrapieni e blocchi di cemento — frammentano il territorio. > Il viaggio da Ramallah a Qira, la mia città natale, che storicamente > richiedeva 45 minuti in auto, ora richiede dalle quattro alle sei ore. In > qualsiasi momento, un soldato israeliano può chiudere un “ cancello di ferro”, > intrappolando migliaia di persone all’interno di una valle o impedendo loro > l’accesso all’assistenza sanitaria, alle università o al lavoro. Ad aggravare la situazione c’è l’inesorabile aumento del terrorismo dei coloni. Protetti dalle forze armate, gruppi di coloni sostenuti dallo Stato piombano sui villaggi, bruciano uliveti, attaccano abitazioni, distruggono veicoli e bloccano l’accesso ai terreni agricoli. Proprio di recente, alcuni coloni sono arrivati nella mia città natale, Qira. Sono entrati senza autorizzazione per effettuare rilievi nei siti archeologici locali, pubblicando in seguito due video accompagnati da musica ebraica che li ritraggono mentre ispezionano l’antica piscina romana vicino a casa mia e un vecchio santuario a valle. Sebbene questa volta non ci siano stati attacchi diretti né danni alla proprietà, tali incursioni raramente rimangono passive; vederli camminare nei nostri spazi lascia una paura persistente che questa tranquilla ricognizione sia solo il preludio a qualcosa di ben peggiore. > Per me, in quanto contadino palestinese, coltivare la terra di famiglia, che > appartiene alla mia famiglia da generazioni, è diventata un’impresa altamente > rischiosa, in cui mi ritrovo a subire percosse o a essere bersagliato da colpi > d’arma da fuoco semplicemente per aver raccolto le mie olive. Il messaggio è > semplice: il tuo spazio si sta restringendo e non sei mai al sicuro. IL COLLO DI BOTTIGLIA DEL VALICO DI AL-KARAMEH Per i 3 milioni di palestinesi della Cisgiordania non esiste un aeroporto commerciale accessibile. Non potendo utilizzare l’aeroporto israeliano Ben Gurion, la nostra unica finestra sul mondo è il ponte Allenby (valico di Al-Karameh / ponte Re Hussein) che collega la Cisgiordania alla Giordania. Di recente, l’Autorità israeliana per i valichi ha drasticamente ridotto gli orari di apertura ad Al-Karameh. Il terminal, che un tempo era operativo 24 ore su 24 nei periodi di punta, ha visto i propri orari di apertura fortemente limitati, chiudendo in anticipo nei giorni feriali e rimanendo chiuso nei fine settimana. Viaggiare all’estero è diventato un incubo di crudeltà burocratica. Migliaia di persone si radunano all’alba in sale d’attesa soffocanti. I posti disponibili per la registrazione digitale si esauriscono con settimane di anticipo. Le famiglie vengono respinte dopo aver atteso tutto il giorno perché il confine ha chiuso alle 13:30 in punto. Intrappolare milioni di persone all’interno di un’enclave senza sbocco sul mare, bloccandone l’unica via di fuga, non è sicurezza; è una gabbia psicologica. SFOLLAMENTO COERCITIVO: LA STRATEGIA DI RENDERE LA VITA INSOPPORTABILE Quando si collegano questi elementi — le code per il carburante, i mesi senza stipendio, la “trappola dello shekel”, le tubature dell’acqua a secco, i posti di blocco imprevedibili, la violenza dei coloni e i confini chiusi — emerge uno schema chiaro e agghiacciante. Nessuna di queste pressioni agisce in modo isolato. Esse formano un’architettura deliberata di attrito progettata per logorare lo spirito umano: una politica di sfollamento silenzioso e coercitivo. L’obiettivo è rendere la vita quotidiana così insopportabile, costosa e priva di speranze che le persone, soprattutto i giovani, istruiti e ambiziosi, finiscano per andarsene di loro spontanea volontà. > Ogni fila in cui ci mettiamo, ogni rubinetto a secco che apriamo e ogni > cancello chiuso trasmettono lo stesso messaggio implicito: qui non c’è spazio > per te. Per decenni, la nostra risposta all’oppressione è stata il Sumud: restare saldi sulla nostra terra, sul nostro patrimonio culturale e sulla nostra dignità. Ma mentre l’occupazione logora sistematicamente i meccanismi della sopravvivenza quotidiana, restare saldi diventa ogni giorno più difficile. Rimaniamo qui non per comodità, ma per necessità, chiedendoci per quanto tempo ancora potremo resistere prima di essere privati di tutto e costretti ad andarcene con la forza. Fareed Taamallah
August 23, 2026
Pressenza
“Da lì non se vanno..” – Aggiornamento sulla situazione in Cisgiordania@2
Nelle scorse settimane la Commissione per la Resistenza contro i Muri (dell’apartheid) e gli insediamenti dei coloni ha reso noti i dati del primo semestre dell’anno relativi alle violazioni commesse dall’esercito israeliano e dai coloni dal 1° gennaio al 30 giugno 2026 in Cisgiordania. I numeri sono impressionanti e attestano, come ci si trovi di fronte a una vera e propria escalation di violenza (lanciata a partire dal 7 ottobre) orchestrata dallo stato Israeliano, dal suo esercito e dai suoi coloni. Nell’ultimo mese (luglio 26), inoltre, si sono registrati oltre 1400 attacchi, alcuni dei quali fortunatamente non sono rimasti nel silenzio dei media mainstream. Il caso di Qusra o di Tell ne sono un esempio. Nonostante la gravità della situazione, il popolo palestinese resiste in varie forme. Ne abbiamo parlato con un compagno del CSOA Gabrio che è stato nei territori palestinesi con la campagna Faz3a, organizzata dal PSCC. NELLO SPECIFICO ABBIAMO PARLATO DI: Cosa è la campagna Faz3a e il Popular Struggle Coordination Commitee (PSCC)? Come avvengono le annessioni da parte dei coloni? La legge israeliana come giustifica o addirittura copre gli attacchi dei coloni e il furto di proprietà come i terreni? Cosa è successo a Tell tra luglio e agosto 26 ? Il PSCC ha riassunto quanto accaduto a Qusra fino al 12 agosto, cosa è successo dopo? La famiglia Toubasi Un audio di Aisha, una delle persone che vive ormai sotto assedio da 14 giorni e da almeno cinque mesi vive una quotidianità fatta di attacchi, intimidazioni e danneggiamenti da parte dei coloni che vorrebbero mandare via lei è la sua famiglia per espandere il loro avamposto coloniale QUI SOTTO ALCUNI ARTICOLI PER APPROFONDIRE: https://english.wafa.ps/ https://cwrc.ps/index-en.html https://gabrioxpalestina.noblogs.org/ PLAYLIST – Checkpoint 303 – Street O Ramallah – Arabian Knightz – Not Your Prisoner (feat. Shadia Mansour & Fredwreck) – Lowkey – Long live Palestine (feat. Shadia Mansour, DAM & the Narcicyst) – Shadia Mansour – Asalamo Alaikom – The Narcicyst – Hamdulilah Gaza remix (feat. Shadia Mansour) – Shabjeed & Al Nather; شب جديد ;الناظر – SULTAN سلطان – DAM – Badi Salam (feat. Shadia Mansour) – Jowan Safadi – Tayran ababil. 09 – KHAKI MUSTAFA – Changes (featuring INTELLECT) – Shadia Mansour – Kollon 3endon Dababaat (feat. dam) – Shabjdeed – ARAB STYLE – عرب ستايل – Checkpoint 303 – My homeland – Haykal – Ashba – Ammar 808 – Douri Douri – Checkpoint 303 – Teoda – Haykal – Galab – Shabjdeed – WEN WARD – ShabjdeedMTAKTAK
August 22, 2026
Radio Blackout - Info
“Da lì non se vanno..” – Aggiornamento sulla situazione in Cisgiordania@3
Nelle scorse settimane la Commissione per la Resistenza contro i Muri (dell’apartheid) e gli insediamenti dei coloni ha reso noti i dati del primo semestre dell’anno relativi alle violazioni commesse dall’esercito israeliano e dai coloni dal 1° gennaio al 30 giugno 2026 in Cisgiordania. I numeri sono impressionanti e attestano, come ci si trovi di fronte a una vera e propria escalation di violenza (lanciata a partire dal 7 ottobre) orchestrata dallo stato Israeliano, dal suo esercito e dai suoi coloni. Nell’ultimo mese (luglio 26), inoltre, si sono registrati oltre 1400 attacchi, alcuni dei quali fortunatamente non sono rimasti nel silenzio dei media mainstream. Il caso di Qusra o di Tell ne sono un esempio. Nonostante la gravità della situazione, il popolo palestinese resiste in varie forme. Ne abbiamo parlato con un compagno del CSOA Gabrio che è stato nei territori palestinesi con la campagna Faz3a, organizzata dal PSCC. NELLO SPECIFICO ABBIAMO PARLATO DI: Cosa è la campagna Faz3a e il Popular Struggle Coordination Commitee (PSCC)? Come avvengono le annessioni da parte dei coloni? La legge israeliana come giustifica o addirittura copre gli attacchi dei coloni e il furto di proprietà come i terreni? Cosa è successo a Tell tra luglio e agosto 26 ? Il PSCC ha riassunto quanto accaduto a Qusra fino al 12 agosto, cosa è successo dopo? La famiglia Toubasi Un audio di Aisha, una delle persone che vive ormai sotto assedio da 14 giorni e da almeno cinque mesi vive una quotidianità fatta di attacchi, intimidazioni e danneggiamenti da parte dei coloni che vorrebbero mandare via lei è la sua famiglia per espandere il loro avamposto coloniale QUI SOTTO ALCUNI ARTICOLI PER APPROFONDIRE: https://english.wafa.ps/ https://cwrc.ps/index-en.html https://gabrioxpalestina.noblogs.org/ PLAYLIST – Checkpoint 303 – Street O Ramallah – Arabian Knightz – Not Your Prisoner (feat. Shadia Mansour & Fredwreck) – Lowkey – Long live Palestine (feat. Shadia Mansour, DAM & the Narcicyst) – Shadia Mansour – Asalamo Alaikom – The Narcicyst – Hamdulilah Gaza remix (feat. Shadia Mansour) – Shabjeed & Al Nather; شب جديد ;الناظر – SULTAN سلطان – DAM – Badi Salam (feat. Shadia Mansour) – Jowan Safadi – Tayran ababil. 09 – KHAKI MUSTAFA – Changes (featuring INTELLECT) – Shadia Mansour – Kollon 3endon Dababaat (feat. dam) – Shabjdeed – ARAB STYLE – عرب ستايل – Checkpoint 303 – My homeland – Haykal – Ashba – Ammar 808 – Douri Douri – Checkpoint 303 – Teoda – Haykal – Galab – Shabjdeed – WEN WARD – ShabjdeedMTAKTAK
August 22, 2026
Radio Blackout - Info
“Da lì non se vanno..” – Aggiornamento sulla situazione in Cisgiordania@6
Nelle scorse settimane la Commissione per la Resistenza contro i Muri (dell’apartheid) e gli insediamenti dei coloni ha reso noti i dati del primo semestre dell’anno relativi alle violazioni commesse dall’esercito israeliano e dai coloni dal 1° gennaio al 30 giugno 2026 in Cisgiordania. I numeri sono impressionanti e attestano, come ci si trovi di fronte a una vera e propria escalation di violenza (lanciata a partire dal 7 ottobre) orchestrata dallo stato Israeliano, dal suo esercito e dai suoi coloni. Nell’ultimo mese (luglio 26), inoltre, si sono registrati oltre 1400 attacchi, alcuni dei quali fortunatamente non sono rimasti nel silenzio dei media mainstream. Il caso di Qusra o di Tell ne sono un esempio. Nonostante la gravità della situazione, il popolo palestinese resiste in varie forme. Ne abbiamo parlato con un compagno del CSOA Gabrio che è stato nei territori palestinesi con la campagna Faz3a, organizzata dal PSCC. NELLO SPECIFICO ABBIAMO PARLATO DI: Cosa è la campagna Faz3a e il Popular Struggle Coordination Commitee (PSCC)? Come avvengono le annessioni da parte dei coloni? La legge israeliana come giustifica o addirittura copre gli attacchi dei coloni e il furto di proprietà come i terreni? Cosa è successo a Tell tra luglio e agosto 26 ? Il PSCC ha riassunto quanto accaduto a Qusra fino al 12 agosto, cosa è successo dopo? La famiglia Toubasi Un audio di Aisha, una delle persone che vive ormai sotto assedio da 14 giorni e da almeno cinque mesi vive una quotidianità fatta di attacchi, intimidazioni e danneggiamenti da parte dei coloni che vorrebbero mandare via lei è la sua famiglia per espandere il loro avamposto coloniale QUI SOTTO ALCUNI ARTICOLI PER APPROFONDIRE: https://english.wafa.ps/ https://cwrc.ps/index-en.html https://gabrioxpalestina.noblogs.org/ PLAYLIST – Checkpoint 303 – Street O Ramallah – Arabian Knightz – Not Your Prisoner (feat. Shadia Mansour & Fredwreck) – Lowkey – Long live Palestine (feat. Shadia Mansour, DAM & the Narcicyst) – Shadia Mansour – Asalamo Alaikom – The Narcicyst – Hamdulilah Gaza remix (feat. Shadia Mansour) – Shabjeed & Al Nather; شب جديد ;الناظر – SULTAN سلطان – DAM – Badi Salam (feat. Shadia Mansour) – Jowan Safadi – Tayran ababil. 09 – KHAKI MUSTAFA – Changes (featuring INTELLECT) – Shadia Mansour – Kollon 3endon Dababaat (feat. dam) – Shabjdeed – ARAB STYLE – عرب ستايل – Checkpoint 303 – My homeland – Haykal – Ashba – Ammar 808 – Douri Douri – Checkpoint 303 – Teoda – Haykal – Galab – Shabjdeed – WEN WARD – ShabjdeedMTAKTAK
August 22, 2026
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“Da lì non se vanno..” – Aggiornamento sulla situazione in Cisgiordania@5
Nelle scorse settimane la Commissione per la Resistenza contro i Muri (dell’apartheid) e gli insediamenti dei coloni ha reso noti i dati del primo semestre dell’anno relativi alle violazioni commesse dall’esercito israeliano e dai coloni dal 1° gennaio al 30 giugno 2026 in Cisgiordania. I numeri sono impressionanti e attestano, come ci si trovi di fronte a una vera e propria escalation di violenza (lanciata a partire dal 7 ottobre) orchestrata dallo stato Israeliano, dal suo esercito e dai suoi coloni. Nell’ultimo mese (luglio 26), inoltre, si sono registrati oltre 1400 attacchi, alcuni dei quali fortunatamente non sono rimasti nel silenzio dei media mainstream. Il caso di Qusra o di Tell ne sono un esempio. Nonostante la gravità della situazione, il popolo palestinese resiste in varie forme. Ne abbiamo parlato con un compagno del CSOA Gabrio che è stato nei territori palestinesi con la campagna Faz3a, organizzata dal PSCC. NELLO SPECIFICO ABBIAMO PARLATO DI: Cosa è la campagna Faz3a e il Popular Struggle Coordination Commitee (PSCC)? Come avvengono le annessioni da parte dei coloni? La legge israeliana come giustifica o addirittura copre gli attacchi dei coloni e il furto di proprietà come i terreni? Cosa è successo a Tell tra luglio e agosto 26 ? Il PSCC ha riassunto quanto accaduto a Qusra fino al 12 agosto, cosa è successo dopo? La famiglia Toubasi Un audio di Aisha, una delle persone che vive ormai sotto assedio da 14 giorni e da almeno cinque mesi vive una quotidianità fatta di attacchi, intimidazioni e danneggiamenti da parte dei coloni che vorrebbero mandare via lei è la sua famiglia per espandere il loro avamposto coloniale QUI SOTTO ALCUNI ARTICOLI PER APPROFONDIRE: https://english.wafa.ps/ https://cwrc.ps/index-en.html https://gabrioxpalestina.noblogs.org/ PLAYLIST – Checkpoint 303 – Street O Ramallah – Arabian Knightz – Not Your Prisoner (feat. Shadia Mansour & Fredwreck) – Lowkey – Long live Palestine (feat. Shadia Mansour, DAM & the Narcicyst) – Shadia Mansour – Asalamo Alaikom – The Narcicyst – Hamdulilah Gaza remix (feat. Shadia Mansour) – Shabjeed & Al Nather; شب جديد ;الناظر – SULTAN سلطان – DAM – Badi Salam (feat. Shadia Mansour) – Jowan Safadi – Tayran ababil. 09 – KHAKI MUSTAFA – Changes (featuring INTELLECT) – Shadia Mansour – Kollon 3endon Dababaat (feat. dam) – Shabjdeed – ARAB STYLE – عرب ستايل – Checkpoint 303 – My homeland – Haykal – Ashba – Ammar 808 – Douri Douri – Checkpoint 303 – Teoda – Haykal – Galab – Shabjdeed – WEN WARD – ShabjdeedMTAKTAK
August 22, 2026
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“Da lì non se vanno..” – Aggiornamento sulla situazione in Cisgiordania@4
Nelle scorse settimane la Commissione per la Resistenza contro i Muri (dell’apartheid) e gli insediamenti dei coloni ha reso noti i dati del primo semestre dell’anno relativi alle violazioni commesse dall’esercito israeliano e dai coloni dal 1° gennaio al 30 giugno 2026 in Cisgiordania. I numeri sono impressionanti e attestano, come ci si trovi di fronte a una vera e propria escalation di violenza (lanciata a partire dal 7 ottobre) orchestrata dallo stato Israeliano, dal suo esercito e dai suoi coloni. Nell’ultimo mese (luglio 26), inoltre, si sono registrati oltre 1400 attacchi, alcuni dei quali fortunatamente non sono rimasti nel silenzio dei media mainstream. Il caso di Qusra o di Tell ne sono un esempio. Nonostante la gravità della situazione, il popolo palestinese resiste in varie forme. Ne abbiamo parlato con un compagno del CSOA Gabrio che è stato nei territori palestinesi con la campagna Faz3a, organizzata dal PSCC. NELLO SPECIFICO ABBIAMO PARLATO DI: Cosa è la campagna Faz3a e il Popular Struggle Coordination Commitee (PSCC)? Come avvengono le annessioni da parte dei coloni? La legge israeliana come giustifica o addirittura copre gli attacchi dei coloni e il furto di proprietà come i terreni? Cosa è successo a Tell tra luglio e agosto 26 ? Il PSCC ha riassunto quanto accaduto a Qusra fino al 12 agosto, cosa è successo dopo? La famiglia Toubasi Un audio di Aisha, una delle persone che vive ormai sotto assedio da 14 giorni e da almeno cinque mesi vive una quotidianità fatta di attacchi, intimidazioni e danneggiamenti da parte dei coloni che vorrebbero mandare via lei è la sua famiglia per espandere il loro avamposto coloniale QUI SOTTO ALCUNI ARTICOLI PER APPROFONDIRE: https://english.wafa.ps/ https://cwrc.ps/index-en.html https://gabrioxpalestina.noblogs.org/ PLAYLIST – Checkpoint 303 – Street O Ramallah – Arabian Knightz – Not Your Prisoner (feat. Shadia Mansour & Fredwreck) – Lowkey – Long live Palestine (feat. Shadia Mansour, DAM & the Narcicyst) – Shadia Mansour – Asalamo Alaikom – The Narcicyst – Hamdulilah Gaza remix (feat. Shadia Mansour) – Shabjeed & Al Nather; شب جديد ;الناظر – SULTAN سلطان – DAM – Badi Salam (feat. Shadia Mansour) – Jowan Safadi – Tayran ababil. 09 – KHAKI MUSTAFA – Changes (featuring INTELLECT) – Shadia Mansour – Kollon 3endon Dababaat (feat. dam) – Shabjdeed – ARAB STYLE – عرب ستايل – Checkpoint 303 – My homeland – Haykal – Ashba – Ammar 808 – Douri Douri – Checkpoint 303 – Teoda – Haykal – Galab – Shabjdeed – WEN WARD – ShabjdeedMTAKTAK
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