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PALESTINA: RAID DELL’ESERCITO DI OCCUPAZIONE ISRAELIANO SU GAZA E VIOLENZE DEI COLONI IN CISGIORDANIA OCCUPATA. NON SI FERMA IL GENOCIDIO
Israele continua a colpire duramente la Palestina. Nella Striscia di Gaza non si fermano i bombardamenti e gli sfollamenti forzati: ieri, martedì 26 maggio, i raid ucciso 7 palestinesi, mentre questa notte si sono registrate altre 4 vittime. Tra loro Muhammad Odeh, comandante dell’ala militare di Hamas. Odeh è il quindicesimo alto ufficiale dell’ala militare dell’organizzazione ucciso dall’ottobre 2023. Ad annunciarlo è stato il ministro Katz, che è tornato anche a minacciare la deportazione totale dei palestinesi di Gaza, la cosiddetta e farlocca “emigrazione volontaria” da Gaza che “sarà attuato, nei tempi e nei modi appropriati”. “La situazione è difficile e la tregua è finta. Dal cessate il fuoco sono state uccise circa 900 persone” racconta da Gaza Sami Abu Omar, cooperante di diverse realtà italiane attive nella Striscia di Gaza, denunciando anche la drammatica situazione umanitaria: “Non esiste più elettricità, si vive con i generatori e il carburante ha un costo impossibile”. Con l’arrivo del caldo si moltiplicano anche malattie e infezioni nei campi tenda, dove mancano acqua, igiene e raccolta dei rifiuti. Intanto migliaia di bambini palestinesi restano senza scuola, distrutte dai bombardamenti dell’esercito di occupazione: “Ci sono bambini che da tre anni non riescono ad andare a scuola”, spiega Abu Omar, “intere generazioni rischiano l’analfabetismo”. La corrispondenza da Gaza con Sami Abu Omar, cooperante di diverse realtà italiane attive nella Striscia di Gaza e storico collaboratore di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica. In Cisgiordania Occupata Mediterranea Saving Humans denuncia un “sistema strutturale di pulizia etnica” nell’area di Masafer Yatta, nel sud della Cisgiordania. Nel rapporto “Masafer Yatta, un laboratorio di pulizia etnica”, l’organizzazione documenta quasi tremila violazioni nel solo 2025. Tra queste figurano 150 aggressioni fisiche, in cui i coloni, quasi sempre armati di bastoni e spranghe, hanno assaltato i villaggi palestinesi, per una media di un assalto ogni due giorni, spesso con il sostegno diretto dell’esercito israeliano. “I coloni hanno il compito di rendere impossibile la vita ai palestinesi finché non se ne vadano”, afferma ai microfoni di Radio Onda d’Urto Damiano Censi, coordinatore del progetto di Mediterranea in Palestina, parlando di un legame “sistematico e diretto” tra coloni armati, esercito e esecutivo di Netanyahu. Secondo il dossier, molti coloni coinvolti nelle violenze sarebbero oggi integrati formalmente nelle forze armate israeliane, mentre reti internazionali di finanziamento continuerebbero a sostenere economicamente le colonie illegali. Nella giornata di oggi, mercoledì 27 maggio, nella West Bank i coloni israeliani hanno incendiato veicoli e un’intera casa a Khirbet Masoud, sud di Jenin, vergando slogan razzisti, mentre vicino Hebron un 13enne è stato ferito da un raid dell’esercito occupante, nell’ambito dell’ennesimo rastrellamento: una dozzina i rapiti, tra loro anche un paio di giornalisti. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto anche Damiano Censi, coordinatore del progetto di Mediterranea in Palestina. Ascolta o scarica.
May 27, 2026
Radio Onda d`Urto
“Perché non li considerano esseri umani”
Libano Mentre proseguono le violenze nella striscia di Gaza, l’aggressione israeliana contro il Libano non ha limiti. La mediazione Usa è una finzione. La “dottrina delle macerie” e “la politica della tenaglia” vengono applicate dall’esercito di invasione per uccidere libanesi, far pressione sul governo per cedere sulla linea politica e soprattutto per svuotare il sud del paese dalla sua gente e colonizzarlo con bande di coloni ebrei arrivati da ogni dove. Uccisioni e distruzioni vanno di pari passo. Il Ministero della Salute libanese ha pubblicato la statistica quotidiana delle atrocità sioniste: 3.111 martiri e 9.432 feriti a seguito dell’aggressione israeliana in corso contro il Libano dal 2 marzo. Cisgiordania Venerdì sera, l’esercito di occupazione israeliano ha arrestato un giovane palestinese nel giorno del suo matrimonio, in una sala ricevimenti nel governatorato di Jenin, nella parte settentrionale della Cisgiordania occupata. I coloni ebrei israeliani hanno inoltre attaccato il villaggio di Masoud, a sud di Jenin, aprendo il fuoco e seminando paura e panico tra i cittadini palestinesi. La Cisgiordania sta assistendo a un’escalation di aggressioni da parte dei coloni, sotto la protezione dell’esercito israeliano, in particolare nelle aree rurali adiacenti agli insediamenti e agli avamposti, che spesso diventano punti di partenza per attacchi violenti contro i palestinesi e le loro proprietà. Secondo la Commissione dell’Autorità Palestinese contro il Muro e gli Insediamenti, nel mese di aprile sono stati registrati 1.637 attacchi, con una media giornaliera di 55 aggressioni. Global Sumud Flotilla Il silenzio stampa in Italia sulle atrocità compiute dagli israeliani contro gli attivisti della flottiglia è un’onta indelebile. Testimonianze e foto sono state censurate. La documentazione si trova sulle agenzie di informazione, ma non passano. Le atrocità compiute dagli israeliani agli attivisti presi in ostaggio nelle acque internazionali sono indescrivibili. Un giovane statunitense, l’attivista Gregory Terry, ha dichiarato al suo arrivo in Turchia, doppo l’evacuazione da Israele: “I soldati dell’occupazione erano le persone peggiori che abbia mai incontrato. Erano le persone più odiose e crudeli che abbia mai conosciuto. Non riesco a immaginare come Israele tratti i palestinesi. I soldati dell’occupazione torturano e violentano i palestinesi perché non li considerano esseri umani. Gli Stati Uniti finanziano questo genocidio e ne sono complici attivi. Tutto ciò avviene con i soldi dei contribuenti statunitensi”. Ipocrisie diplomatiche Italia, Gran Bretagna, Francia e Germania hanno pubblicato un comunicato congiunto, nel quale “chiedono” la cessazione dell’espansione degli insediamenti in Cisgiordania e che i responsabili delle violenze perpetrate dai coloni siano chiamati a risponderne. “Le politiche del governo israeliano in Cisgiordania minano la stabilità e le prospettive di una soluzione a due Stati.” Poi aggiungono fotografando la situazione denunciata da palestinesi e ONU da anni: “Il progetto di insediamento E1 dividerà in due la Cisgiordania e costituisce una violazione del diritto internazionale”. Dopo aver fotografato la realtà, non hanno mosso un dito per imporre sanzioni ai trasgressori. Che non sia mai, per non urtare la sensibilità degli amici e alleati sionisti. Bloccare le esportazioni di armi che hanno permesso quella politica arrogante e suprematista dei coloni ebrei israeliani contro la popolazione disamata palestinese? Figuriamoci! Ipocriti. ANBAMED
May 23, 2026
Pressenza
Israele: l’avamposto di un dominio senza limiti – di Paolo Punx
La Flotilla intercettata, assaltata, sequestrata al largo delle coste europee, i partecipanti aggrediti, feriti, torturati e le immagini di questi soprusi dati in pasto al pubblico, come monito, come nuova normalità. Ancora una volta Israele ha superato se stesso nello spingersi oltre limiti sempre più invisibili. Lo scorso anno il tentativo di portare aiuti [...]
May 22, 2026
Effimera
PALESTINA: KHAN AL AHMAR, IL VILLAGGIO BEDUINO NEL MIRINO DELL’ESPANSIONE COLONIALE ISRAELIANA
Israele continua a bombardare Gaza e ad intensificare le operazioni militari in Cisgiordania. Nelle ultime ore un attacco aereo ha colpito la tendopoli di Al Mawasi, nel sud della Striscia, provocando almeno una dozzina di feriti, alcuni in gravi condizioni. Nella Cisgiordania Occupata, invece, raid dell’esercito israeliano a Nablus, mentre proseguono le violenze dei coloni contro la popolazione palestinese: ieri sera una donna è rimasta ferita con diverse fratture dopo un’aggressione. In questo quadro il governo Netanyahu ha approvato nuove confische di terre palestinesi con il pretesto di “ricerche archeologiche”. Nel mirino soprattutto l’area che collega Gerusalemme a Gerico, a forte presenza beduina, dove il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha rilanciato il piano di espansione coloniale nell’area E1, ordinando lo sgombero immediato di diversi villaggi palestinesi. Tra questi c’è Khan Al Ahmar, comunità beduina simbolo della resistenza palestinese in Cisgiordania Occupata. Qui sorge la “Scuola di gomme”, costruita nel 2009 con 2200 pneumatici riciclati anche grazie al supporto dell’ong Vento di Terra. La struttura, realizzata senza fondamenta per aggirare i divieti edilizi imposti da Israele nell’Area C, garantisce istruzione a circa 180 bambini e bambine dei villaggi beduini della zona. “Fin dalla sua costruzione la scuola è stata sotto minaccia di demolizione” racconta Barbara Archetti, vicepresidente dell’ong “è diventata un simbolo della resistenza palestinese e della difesa dei diritti delle comunità beduine. Khan Al Ahmar si trova esattamente nel corridoio E1 e la sua presenza ostacola il progetto israeliano di collegare tra loro le colonie attorno a Gerusalemme, separando definitivamente il nord e il sud della Cisgiordania”. In queste ore cresce anche la paura di un nuovo sgombero, mentre le violenze nei confronti della comunità beduina non si fermano: “I villaggi sono circondati dalle colonie e vivono senza servizi essenziali, sotto la costante minaccia di sgomberi e violenze. I coloni incendiano baracche, uccidono animali, aggrediscono le persone. E l’esercito interviene per proteggerli” sottolinea ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Barbara Archetti, vicepresidente dell’ong Vento di Terra. Ascolta o scarica.
May 21, 2026
Radio Onda d`Urto
Gaza, Palestina – di Gennaro Avallone
La Striscia di Gaza è un'area devastata. La sua popolazione è stata abbandonata dai governi del mondo. Le restano soltanto la sua capacità di resistenza e la necessità di preservare il proprio futuro e quello dei suoi figli e delle sue figlie. Le resta, inoltre, la solidarietà internazionale, le mobilitazioni, i tentativi di smuovere [...]
May 21, 2026
Effimera
“Living despite them”: un documentario che ti prende al cuore
Testimonianza di Clara Reina, nella serata del 18 maggio scorso partecipante all’incontro con il regista al CRO Arci di Viareggio: > Ieri sera ho assistito alla proiezione di Living despite them, cortometraggio > di Alaa Hathleen, attivista, regista, fisioterapista e calciatore: un giovane > pieno di risorse. > > Il documentario fatto con il cellulare ci immerge in uno squarcio di vita > quotidiana in un villaggio di Masafer Yatta, zona meridionale della > Cisgiordania appartenente all’area C, cioè sotto il pieno controllo civile e > militare israeliano in seguito agli accordi di Oslo, pur essendo stata > originariamente assegnata dall’ONU a quello che doveva essere lo Stato di > Palestina. > > Alaa proviene da una numerosa famiglia beduina dedita alla pastorizia, > caratterizzata da fortissimi legami familiari e da una vita semplice. Ma già > dal 1981 il luogo dove vive dal governo israeliano è stato decretato essere > zona di esercitazione militare, quindi soggetto a demolizioni e espropriazioni > che non tengono in conto alcun fattore umano. > > Dopo la proiezione del suo documentario Alaa si intrattiene a lungo con noi. > Con commozione e dovizia di particolari descrive le demolizioni e il tentativo > eroico di ostacolarle ponendo il proprio corpo davanti alle ruspe che > proseguono incuranti, restando feriti o perdendo la vita dopo giorni di > agonia. Così Alaa ha perso zio, cugino, fratello e amici ed, essendo stati > distrutti anche la scuola e l’ospedale, ha perso anche il lavoro. > Ma nessuno rinuncia o perde la speranza, nessuno, a partire dai bambini che > indossano grembiule e zaino e vanno a cantare dove si ergeva la loro scuola, > fino ad Alaa, la cui casa è stata distrutta sei volte e altrettante volte l’ha > ricostruita. Loro continueranno a resistere con incrollabile SUMUD (che > significa ‘fermezza’, ‘resistenza incrollabile’) e nonviolenza attiva. > E, a proposito di SUMUD: ancora una volta hanno bloccato la Flotilla in acque > internazionali. Molte piazze sono state immediatamente chiamate, anche nella > nostra zona, a Lucca e dintorni. Le azioni della Flotilla hanno ormai ottenuto > grande effetto mediatico, prime pagine di giornali, notiziari e > approfondimenti, mettendo alla gogna per pirateria il governo di Israele. > Potenza di Lilliput contro il gigante. > E oggi da Viareggio passa il Giro d’Italia: benché quest’anno dopo le azioni > dello scorso anno non siano più presenti atleti israeliani e la loro squadra > abbia avuto un rebranding, non corra più sotto bandiera israeliana ma > svizzera, qualcuno di noi attivisti non mancherà di esserci, a monito. Il > boicottaggio paga. Redazione Toscana
May 19, 2026
Pressenza
Documento per Gaza e la Cisgiordania del Collegio Docenti del Liceo Scientifico “Dini” di Pisa
PUBBLICHIAMO VOLENTIERI IL TESTO DEL DOCUMENTO PRODOTTO DAL COLLEGIO DOCENTI DEL LICEO “DINI” DI PISA SULLE VICENDE CHE RIGUARDANO IL GENOCIDIO A GAZA E IN CISGIORDANIA. COME OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ INVITIAMO I/LE DOCENTI A PRENDERE ESEMPIO E PRESENTARE DOCUMENTI SIMILI COME PRESE DI POSIZIONE CONTRO IL GENOCIDIO, LE GUERRE, LA LEVA OBBLIGATORIA E LA LOGICA MILITARESCA CHE AFFLIGGE LA NOSTRA SCUOLA PUBBLICA. Il 15 settembre 2025 abbiamo osservato un minuto di silenzio per le migliaia di bambini e bambine e di civili uccisi/e a Gaza dall’esercito israeliano. Le notizie che continuano ad arrivare da Gaza e dalla Cisgiordania, dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025, ci impongono di esprimerci ancora, come docenti, come cittadini e cittadine che sentono un imperativo morale: “Non tacere”. Nella notte tra il 29 e il 30 aprile 2026, pochi giorni fa, la marina israeliana ha attaccato, ancora una volta in acque internazionali, 22 barche della Flotilla, 175 attivisti e attiviste da 55 Paesi. I militari hanno minacciato gli equipaggi con le armi, li hanno fatti inginocchiare, hanno sabotato motori e strumentazione, lasciando le barche in balia delle onde. Due attivisti, Thiago Avila e Saif Abukeshek, sono stati arrestati e portati in Israele (sono stati liberati solo il 9 maggio, anche a seguito di una mobilitazione internazionale per il loro rilascio). Il 30 marzo, il Parlamento Israeliano ha approvato la legge che introduce la pena di morte per atti di terrorismo compiuti dai palestinesi: uno dei primi a rischiare di venir condannato a morte è il dottor Hussam Abu Safiya, arrestato dall’esercito israeliano il 27 dicembre 2024 mentre cercava di negoziare l’evacuazione dell’ospedale Kamal Adwan, circondato da pazienti costretti a lasciare l’ospedale in mutande, tra due file di carri armati israeliani. A Gaza prosegue la distruzione sistematica delle infrastrutture e degli ultimi presidi sanitari, l’81 % degli edifici è distrutto, il 58 % dei territori è stata dichiarata zona interdetta ai palestinesi, presidiata dall’esercito. Dal cessate il fuoco, sono state uccise più di 500 persone. 37 Ong non possono più operare a Gaza, il blocco totale degli aiuti umanitari prosegue, costringendo i palestinesi della striscia a una sopravvivenza ormai oltre il limite, in assenza quasi totale di cibo, di medicinali,  di acqua potabile, di carburante. 20.000 bambini uccisi, 42.000 feriti, 21.000 invalidi a vita, migliaia affetti da estrema denutrizione, malattie della pelle, traumi psicologici (fonte Save the Children). Le famiglie, sotto tende fatiscenti, devono difendersi anche dai cani selvatici e dai topi. Intanto, il piano di “ricostruzione” di Gaza non prevede l’autodeterminazione dei palestinesi. Non ci sono quasi più giornalisti che possano testimoniare ciò che avviene nella striscia, dal 7 ottobre 2023 sono circa 300 i giornalisti uccisi dall’esercito israeliano. Per quanto riguarda la Cisgiordania, non esistono più le aree A, B o C: tutta la Cisgiordania viene ogni giorno occupata in maniera sempre più massiccia, illegalmente, dai coloni. Lo stesso accade a Gerusalemme Est. La situazione dei bambini e delle bambine palestinesi è drammatica; 350 minori sono detenuti nelle carceri israeliane (già a 12 anni un bambino palestinese può venire arrestato), l’accusa di aver lanciato pietre può portare a una condanna fino a 20anni di carcere. Né parenti né legali vengono informati immediatamente sul luogo di detenzione  e sul capo di accusa, 4 bambini su 5 vengono picchiati al momento dell’arresto, la metà feriti. Il 60% dei minori è in isolamento, anche fino a 48 ore. Le scuole vengono sistematicamente attaccate e distrutte dai coloni; i bambini e le bambine che ancora riescono ad avere una parvenza di scuola devono attraversare zone occupate illegalmente dai coloni, che le/li minacciano con droni, armi, cani; devono superare checkpoint (900 in Cisgiordania) e perquisizioni. Dal 2011 permane il divieto assoluto di usare libri palestinesi. Le librerie vengono chiuse; due librai di Gerusalemme Est, Ahmed e Mahmoud Muna, sono stati arrestati con l’accusa di “terrorismo”, poi di “disturbo della quiete pubblica”, per aver venduto libri palestinesi. Tra i libri proibiti, 1984 di Orwell. Tutta la Cisgiordania è attraversata da cancelli che impediscono l’accesso ai palestinesi: cancelli gialli controllati dall’esercito, arancio dai coloni. E potremmo continuare per pagine e pagine a raccontare una realtà dove regna l’assoluta assenza di diritto, di regole: solo paura, minacce, violenza, sopruso, morte. In quanto docenti, sentiamo la responsabilità di non tacere e ci assumiamo l’imperativo etico di denunciare tutto questo in difesa del diritto, della giustizia, della salvaguardia della vita e dell’autodeterminazione del popolo palestinese. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
PALESTINA: RAID, MORTI E CRISI UMANITARIA, NON SI FERMA IL GENOCIDIO. IL PUNTO CON IL GIORNALISTA MICHELE GIORGIO
A Gaza un palestinese è stato ucciso e altre quattro persone sono rimaste ferite in seguito a un attacco israeliano contro il campo profughi di Nuseirat, nella parte centrale della Striscia. Intanto, le condizioni di vita sotto le tende diventano ogni giorno più drammatiche: tra morsi di topi, carenza di cibo, acqua e farmaci, la situazione umanitaria continua a peggiorare. Procedono invece con il contagocce le evacuazioni sanitarie, nonostante le promesse israeliane, in una terra ormai occupata per il 60% da Tel Aviv e dove, secondo l’Oms, almeno 43mila persone convivono con lesioni gravi permanenti. Nella Cisgiordania Occupata, ad Al-Ram, a nord di Gerusalemme Est, un uomo di 44 anni è stato ucciso dalle forze di occupazione. Raid e attacchi si sono registrati anche nelle aree di Ramallah, Jenin e Nablus, dove migliaia di coloni israeliani, scortati dall’esercito, hanno invaso la Tomba di Giuseppe. Tutto questo mentre a Tel Aviv nasce un tribunale militare speciale per i fatti del 7 ottobre 2023, con la previsione anche della pena di morte. Sarebbero almeno 300 le persone a rischio tra gli 11mila prigionieri politici palestinesi. Tra loro c’è anche il dottor Hussan Abu Safya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan nella Striscia di Gaza, arrestato 500 giorni fa. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto Michele Giorgio, direttore di Pagine Esteri, corrispondente da Gerusalemme per Il Manifesto e nostro collaboratore. Ascolta o scarica. Sul fronte della solidarietà internazionale: oggi pomeriggio, in Turchia, si terrà la conferenza stampa della Global Sumud Flotilla per annunciare le prossime mosse della cinquantina di imbarcazioni sopravvissute all’assalto israeliano in acque internazionali, al largo di Creta. Le barche intendono ripartire verso Gaza già nella giornata di domani. La Global Sumud Flotilla rende inoltre noto di non aver ancora ricevuto alcuna risposta dall’Unione Europea alla richiesta di una missione indipendente incaricata di verificare il carico delle imbarcazioni e certificare così la natura civile e umanitaria della missione, respingendo le accuse e le provocazioni israeliane.
May 13, 2026
Radio Onda d`Urto