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ASKATASUNA: LE VALUTAZIONI SULLA GRANDE MANIFESTAZIONE NAZIONALE DI SABATO A TORINO
Almeno 50 mila persone hanno attraversato le strade di Torino sabato 31 gennaio 2026, dando vita a una imponente manifestazione. Una risposta di piazza massiccia, determinata e autorganizzata, che ha rotto la cappa di una città militarizzata da settimane, raccogliendo l’appello lanciato da compagne e compagni dello storico centro sociale Askatasuna, sgomberato il 18 dicembre 2025 da corso Regina Margherita 47. Tre grandi spezzoni, ciascuno composto da diverse migliaia di manifestanti, sono partiti in contemporanea da Palazzo Nuovo Occupato e dalle stazioni ferroviarie di Porta Nuova e Porta Susa, per poi ricongiungersi in piazza Vittorio Veneto. Da lì, all’altezza di corso San Maurizio, il corteo unitario ha imboccato corso Regina Margherita, che attraversa Vanchiglia, quartiere sottoposto da oltre un mese a un imponente dispositivo poliziesco che ha – di fatto – sequestrato la vita quotidiana degli abitanti, scuole comprese. A poche decine di metri dallo stabile che per trent’anni ha ospitato Askatasuna, migliaia di persone hanno provato per un paio di ore a raggiungere lo spazio sociale. La risposta è stata una pioggia incessante di lacrimogeni — sparati anche ad altezza d’uomo — idranti, cariche e caroselli di blindati. Solo intorno alle 20 il corteo ha fatto rientro collettivamente verso il Regio Parco, luogo conclusivo della manifestazione. Il bilancio finale parla di una trentina di feriti e decine di contusi tra i manifestanti. Sul fronte repressivo si contano invece una dozzina di fermi: molte delle persone portate in Questura sono state rilasciate in tarda serata, alcuni con denunce a piede libero. Tre gli arrestati. Nelle giornate di giovedì 29, venerdì 30 e sabato 31 gennaio, la Digos ha controllato e identificato 772 persone lungo le principali tratte stradali e ferroviarie che portano a Torino, compreso l’aeroporto di Caselle. In questo frangente il questore del capoluogo piemontese, Massimo Gambino, ha emesso 30 fogli di via obbligatori con durata dai 6 mesi a 4 anni; 10 avvisi orali e 7 divieti di accesso a locali pubblici. Il governo Meloni ha già annunciato una stretta repressiva strumentalizzando gli scontri di sabato: la destra vorrebbe intervenire – ancora una volta – per decreto. Meloni ha convocato per oggi, lunedì 2 febbraio, una riunione di governo per valutare come procedere. La Lega insiste con l’idea di inserire una cauzione da far pagare a chi scende in piazza, ma i sindacati ricordano che sarebbe incostituzionale. Così come sarebbe incostituzionale l’altra idea di Salvini, cioè l’arresto preventivo discrezionale da parte della polizia. Radio Onda d’Urto sta raccogliendo commenti e valutazioni politiche sulla giornata di sabato:  Ai microfoni di Radio Onda d’Urto le valutazioni della giornata di lotta con Martina, compagna del centro sociale Askatasuna. Ascolta o scarica. Nicoletta Dosio, storica attivista e militante del Movimento No Tav. Ascolta o scarica  Rita Rapisardi, giornalista freelance de Il Manifesto. Ascolta o scarica  Alice Ravinale, consigliera regionale AVS in Piemonte. Ascolta o scarica   Giorgio Cremaschi, di Potere al popolo e tra i garanti del patto “Askatasuna bene comune”, rotto dal Comune in occasione dello sgombero. Ascolta o scarica. Luciano Muhlbauer, storico compagno di Milano. Ascolta o scarica. Antonio Pio Lancellotti, compagno dei Centri Sociali del nord-est e di Global Project. Ascolta o scarica. Anna, compagna del Collettivo Universitario Autonomo di Bologna. Ascolta o scarica. Christian Raimo, insegnante e scrittore. Ascolta o scarica. Poche ore dopo la giornata di lotta, compagne e compagni di Askatasuna hanno diffuso un primo comunicato a caldo. Un titolo che è già una dichiarazione: “Il futuro comincia adesso”. “Scriviamo poche righe a caldo, a pochi minuti dalla conclusione della manifestazione che oggi ha visto a Torino scendere in piazza oltre 60 mila persone. Il messaggio politico lanciato in questa giornata è inequivocabile: esiste un’Italia che rifiuta l’assetto di guerra con cui il governo Meloni vorrebbe imporre lo stato delle cose. Oggi in ben tre piazze che sono state attraversate in maniera viva e da protagonisti, c’era l’Italia che difende la possibilità di esistere in un presente fatto di riarmo, nelle parole e nei fatti. C’era l’Italia che difende gli spazi di aggregazione e incontro, gli spazi sociali che nella storia di questo Paese hanno rappresentato un modo per affermare un’opzione concreta per fare la differenza. C’era l’Italia che parla il linguaggio dell’inclusione, che respinge razzismo e discriminazioni, che sta dalla parte dei popoli che resistono, che combatte il patriarcato ogni giorno e lotta per la salvezza del Pianeta, a difesa dei territori contro le grandi opere inutili. Quando a essere chiuse per questioni di ordine pubblico sono le scuole dell’obbligo di un piccolo quartiere di Torino, quando a essere militarizzato è un solo quartiere di una città italiana, quando un capo di stato determina in maniera univoca le scelte politiche delle istituzioni pubbliche, quando a essere feriti sono decine e decine di persone che manifestano: possono essere eccezioni, possono essere emergenze, se lette con le loro lenti. Con le nostre il quadro è chiaro: non si tratta di una scuola, di un quartiere, di una città, di alcune decine di persone, si tratta dell’orizzonte verso il quale questo sistema vorrebbe tutte le scuole, tutti i quartieri, tutte le città, tutti coloro che dissentono. Ce lo mostra in maniera cristallina Minneapolis, ce lo mostra in maniera devastante Gaza. Leggere quanto è accaduto in questo quadro è una chiave che apre una finestra sul futuro, da domani in avanti lo sguardo va puntato su chi sono i responsabili. Giorgia Meloni lo ha finalmente detto a chiare lettere: chi era a Torino oggi è il “nemico del governo”. Lo ha esplicitato, si è squarciato l’ultimo brandello di quel velo irreprensibile. Ed è un bene che abbiano timore Giorgia Meloni, Piantedosi, La Russa, il sindacato di polizia: in questo Paese siamo in molti e molte a non essere disposti a subire politiche securitarie, razziste, omofobe e guerrafondaie. Oggi coloro che non sono più disposti a accettare supinamente queste politiche erano lì, fianco a fianco, chi più avanti e chi più indietro. Chi più giovane e chi più anziano, ciascuno con le proprie possibilità ha dato il proprio contributo. Quando lo Stato, in tutte le sue forme, mostra il volto profondo della violenza con cui intende gestire l’esistente, impone militarizzazione, scherno e dileggio nei confronti della popolazione non ci si può stupire di ciò che questo scaturisce. Nelle piazze c’erano i movimenti, i sindacati, i partiti, i collettivi, gli studenti e le studentesse di scuole e università, i comitati di quartiere, le bocciofile, le realtà grandi e piccole dell’associazionismo e della politica, insieme a tantissimi cittadini e cittadine che hanno scelto di non delegare e di essere protagonisti di una giornata irrinunciabile. La mobilitazione di oggi nasce dallo sgombero di Askatasuna e non si poteva non esserci. Chi perché c’era quando è stata occupata, chi perché ha pensato che la sua esistenza fosse l’argine a una deriva conservatrice, autoritaria, violenta da parte delle politiche dei governi che si sono succeduti fino ad ora, chi perché ci ha fatto i concerti, perché ci ha cresciuto i figli, chi perché voleva e continua a volersi organizzare insieme per costruire altri mondi possibili. È una storia che è patrimonio comune, è una storia che parla a tutto il Paese. E la giornata di oggi rispecchia in maniera chiara e netta una risposta di massa, popolare e dal basso a un governo che teme il conflitto e che considera chi resiste e lotta un nemico da annientare. Il governo, che sceglie la repressione come linguaggio politico; la guerra, come strumento di profitto e di gestione delle controversie internazionali; il modello imperante degli Stati Uniti, delle persecuzioni razziali e della criminalizzazione delle minoranze; la propaganda e la paura come prassi politica. La realtà è che il conflitto diventa una risposta inevitabile. La presenza di oltre 60 mila persone dimostra che questa opposizione non è marginale né isolata. E una forza sociale reale, capace di riconoscersi, convergere. C’è un tempo per raccogliere, un tempo per costruire, un tempo per stracciare, un tempo per indicare i nemici del popolo e rilanciare. Avevano pensato di aver rotto l’argine, l’argine si ricostruisce ancora più più ampio, ancora più forte. Solidarietà a tutti e tutte le persone fermate e ferite oggi. Askatasuna vuol dire libertà.”
February 2, 2026
Radio Onda d`Urto
ALTRI SPAZI SOCIALI A RISCHIO DI SGOMBERO: DOPO MILANO E TORINO ANCHE FIRENZE, NAPOLI E ROMA
Confermato dal ministro Piantedosi ieri in Senato che altri centri sociali rischiano lo sgombero diretto. Dopo il Leoncavallo di Milano e l’Askatasuna di Torino sotto attacco ci sono lo Spin Time Labs a Roma, l’Officina 99 di Napoli e il Cpa Fi Sud a Firenze. Nello specifico nella città di Firenze Fratelli d’Italia ha presentato in Consiglio comunale un emendamento relativo allo sgombero immediato del Cpa Fi Sud per costruire al suo posto delle case popolari. Dalle parole di Francesco, compagno del centro sociale Fi Sud attivo dal 1989, si tratterebbe di un “attacco sicuramente strutturale e politico da parte del governo a chi si oppone”. A Napoli è stata convocata per sabato 10 gennaio un’assemblea cittadina per contrastare e dire no al possibile sgombero che è stato richiesto dai carabinieri al Comune di Napoli. A questo proposito abbiamo sentito Ubaldo dell’Officina 99 il quale afferma che si “stanno attaccando i simboli della lotta dal basso in questo paese”. A Roma è prevista per sabato 10 gennaio un’assemblea pubblica per manifestare solidarietà verso Spin Time Labs e mobilitarsi contro la minaccia di sgombero che pende sul centro sociale ormai da tre anni. L’intervista con Francesco del Cpa Firenze Sud  Ascolta o scarica. Il collegamento con Ubaldo dell’Officina 99 di Napoli Ascolta o scarica. Abbiamo parlato anche con Andrea Alzetta dello Spin Time di Roma Ascolta o scarica.  
January 9, 2026
Radio Onda d`Urto
MILANO: VENERDì 19 DICEMBRE RADIO ONDA D’URTO AL CSA LAMBRETTA. INCONTRO, SERATA BENEFIT E DJSET
Il centro sociale Lambretta di via Rizzoli, 13 a Milano ospita la redazione di Radio Onda d’Urto per la presentazione del libro “L’Onda d’Urto. Autobiografia di una radio in movimento”. L’appuntamento con la serata “Narrare i conflitti, Radio Onda d’Urto: una storia in movimento” è per venerdì 19 dicembre alle ore 18.30 in via Rizzoli 13 a Milano. Segue cena benefit e djset. Saranno a disposizione per il pubblico le ultimissime copie del libro edito da AgenziaX e realizzato collettivamente dalla redazione informativa, in occasione del trentesimo anniversario della radio. Una serata di socialità per conoscere la storia dei primi quarant’anni di un’emittente libera e antagonista, che trasmette senza pubblicità e si autofinanzia tramite il sostegno di chi ascolta e con la tradizionale festa che si svolge ogni anno a Brescia durante il mese di agosto. Lo spot di presentazione della serata. Ascolta o scarica  
December 15, 2025
Radio Onda d`Urto
MILANO: ANCORA IN PIAZZA “PER LA PALESTINA…FINO ALLA LIBERAZIONE”.
Milano ancora in piazza per “la Palestina…fino alla Liberazione”. Come ogni sabato, anche l’8 novembre compagne e compagni, assieme alla Comunità Palestinese, si sono ritrovate-i per le strade del capoluogo della Lombardia, sfilando da piazzale Loreto a viale Padvoa, concludendo poi nella zona di viale Monza. “La Palestina, con le sue contraddizioni, la sua determinazione – spiegano dal Csa Vittoria in una nota – a sopravvivere e resistere, il suo Sumud espresso e motivato da diversi riferimenti ideologici e storia pregressa, è un laboratorio per i popoli del sud del mondo di rivolta anticoloniale, di incontro/scontro tra ideologia, politica, tatticismi, identità religiosa ancor più che religione, patriottismo (quello buono dei nostri partigiani) e tendenze più coerentemente marxiste che insieme hanno cucito una trama cosi potente e forte da mantenere viva un’identità e un intero popolo davanti ad un nemico preponderante.   Combattere l’ideologia del genocidio, il racconto sionista e borghese è un compito di tutte e tutti.” Martedì 11 novembre, intanto, assemblea cittadina all’Arci Corvetto per costruire assieme la duplice mobilitazione nazionale, con lo sciopero generale del sindacalismo di base di venerdì 28 novembre e – il giorno dopo, sabato 29 novembre – i cortei nazionale di Roma e di Milano. “Sabato 29 novembre, ci auguriamo che siano – aggiunge il Csa Vittoria – due grandi piazze, unitarie, condivise. Noi ci stiamo lavorando, abbiamo chiesto ufficialmente la possibilità di costruire un appello unico per il lancio a Milano e Roma”. Il collegamento da piazzale Loreto, alla partenza della manifestazione per la Palestina di sabato 8 novembre a Milano, con Elio, compagno del Centro sociale Vittoria. Ascolta o scarica
November 8, 2025
Radio Onda d`Urto
VICENZA: DOPO 14 ANNI IL CSO BOCCIODROMO SI SPOSTA IN VIALE TRENTO 141. IN VIA ROSSI, 198 NASCE UN PRESIDIO NO TAV.
Dopo 14 anni di presenza nel cuore di Vicenza, il Centro Sociale Bocciodromo si sposta in una nuova sede, in viale Trento 141. La scelta di occupare questo spazio arriva in un momento simbolico: durante la settimana in cui le flotte dell’Euromediterraneo hanno fatto rotta verso Gaza, portando avanti anche una riflessione sulle dinamiche di guerra, diserzione e servitù militari. Il Bocciodromo non abbandona tuttavia le proprie radici: l’ex sede di via Rossi 198 non è solo un vecchio edificio, ma il simbolo di una lunga lotta. Quella stessa via Rossi 198 rimarrà infatti un Presidio No Tav, un luogo di resistenza al progetto TAV che minaccia di alterare il quartiere dei Ferrovieri e la città; con il nuovo nome di “Boscodromo”. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Eleonora, compagna del CSO Bocciodromo di Vicenza. Ascolta o scarica. Di seguito il comunicato: L’esperienza di questi 14 anni tra le mura di via Rossi 198 ci ha insegnato che Vicenza non può rimanere senza un centro sociale: non solo per le iniziative solidali, la musica live e lo sport. Le migliaia di persone che hanno vissuto con noi quest’esperienza ci hanno dimostrato che la presenza di uno spazio dove ci si possa organizzare in modo autonomo, senza prendere ordini da nessuno, finanziandosi con i propri sforzi e confrontandosi in più persone possibili è linfa vitale in una società sempre più individualista. Uno spazio come questo è un bene comune che va tutelato e difeso con determinazione, resistendo a qualsiasi tipo di attacco, che venga dai partiti di governo o dai fascisti di strada. Un luogo dove costruire una società altra fatta di legami antirazzisti, antifascisti e antissessiti. Difendere uno spazio sociale è fare politica, è resistere ai tentativi di cancellare ogni dissenso, è opporsi concretamente al dominio del profitto e alla distruzione dei territori. Da oggi il Centro Sociale Bocciodromo si sposta in viale Trento 141. Abbiamo scelto di occupare questo spazio nella settimana in cui compagne di tutto l’Euromediterraneo hanno fatto rotta verso Gaza. Abbiamo occupato parlando di guerra, servitù militari e diserzione nella città che ha vissuto il movimento contro la base militare statunitense Dal Molin e che ora qualcuno vorrebbe vedere amichevole con i soldati statunitensi. Il centro sociale occupato Bocciodromo ha delle nuove mura, ma non abbiamo intenzione di abbandonare quelle vecchie. Quello di via Rossi 198 rimane l’ultimo Presidio di resistenza all’ingresso devastante del progetto TAV che entra all’interno della città e del quartiere ai Ferrovieri. Se il Centro Sociale Bocciodromo e le sue lotte si spostano in viale Trento 141, in Via Rossi 198 nasce qualcosa di nuovo: un Presidio No Tav, difeso da una comunità che ha deciso di opporsi all’ennesima grande opera inutile ed inquinante. Via Rossi 198 diventa Boscodromo.
September 19, 2025
Radio Onda d`Urto
E’ iniziato lo sfratto del Leoncavallo
La polizia sta eseguendo, con l’ufficiale giudiziario, l’ordine di sfratto emesso nei confronti dello storico centro sociale Leoncavallo a Milano. Lo sfratto del centro sociale di via Watteau era stato rinviato un centinaio di volte e lo scorso novembre il ministero dell’Interno era stato condannato a risarcire 3 milioni ai […] L'articolo E’ iniziato lo sfratto del Leoncavallo su Contropiano.
August 21, 2025
Contropiano
BRESCIA: GIORNATA DI MOBILITAZIONE STRAORDINARIA CONTRO GLI SFRATTI E PER IL DIRITTO ALLA CASA
Attiviste e attivisti dell’associazione Diritti per tutti, insieme a Centro Sociale Magazzino 47, Collettivo Onda Studentesca, Collettivo Gardesano Autonomo, hanno lanciato per giovedì 3 luglio 2025 una giornata di mobilitazione straordinaria contro gli sfratti e per il diritto alla casa. Sono infatti ben quattro gli appuntamenti per impedire lo sfratto di altrettanti nuclei nella città di Brescia e nello stesso giorno. Negli ultimi anni, pur essendo diminuto il numero degli sfratti in città e provincia, permane il problema di chi resta senza un’abitazione “e in certi casi diventa anche più difficile da risolvere”, ha detto nei nostri studi Umberto Gobbi dell’Associazione Diritti per tutti. Aumentano infatti gli sfratti per finita locazione. E’ il caso ad esempio di famiglie con reddito e in regola con il pagamento dell’affitto che vengono “cacciate di casa perché la proprietà intende sfruttare per finalità più redditizie il proprio alloggio e quindi magari sfratta una famiglia con una locazione normale per poi fare gli affitti brevi turistici”. Un fenomeno aumentato esponenzialmente non solo nelle “tradizionali” destinazioni turistiche come il lago di Garda, ma anche nella città di Brescia. Oggi il settore privato offre pochissimi appartamenti in affitto e tanti nuclei familiari, anche con contratto a tempo determinato e quindi con capacità reddituale, non trovano assolutamente un altro alloggio quando il contratto scade e non viene rinnovato. L’offerta pubblica invece è largamente insufficiente. Per esempio nella città di Brescia, l’ultimo bando per alloggi pubblici ha messo a disposizione 52 appartamenti a fronte di circa 1000 domande, “significa che un nucleo familiare su 20 potrà avere le chiavi della casa popolare”. Tra questi nuclei familiari, denuncia da tempo l’Associazione Diritti per tutti, “ci sono famiglie con disabili, anziani anche soli” e tantissime altri nuclei familiari senza particolari fragilità ma il cui reddito medio basso non permette di poter avere dei punteggi sufficienti per rientrare nelle graduatorie per le case gestite dal comune di Brescia o dall’Azienda Lombarda per l’Edilizia Residenziale. Quattro gli accessi degli ufficiali giudiziari nella giornata di giovedì 3 luglio, per l’esattezza a San Polino in via Lucio Fiorentini, in via Albertano da Brescia, nel quartiere del Carmine in vicolo 3 Archi e in via Morosini. Particolarmente attenzionati da attiviste e attivisti per il diritto all’abitare sono lo sfratto previsto in via Albertano da Brescia e in via Morosini, dove “sarà probabilmente presente la polizia ed è quindi richiesta una mobilitazione robusta”. Ai nostri microfoni Umberto Gobbi, dell’Asssociazione Diritti per tutti. Ascolta o scarica    
July 1, 2025
Radio Onda d`Urto