Tag - consiglio di stato

CONAD: il bosco abbattuto e la tessera restituita
L’arroganza del 30 settembre, la beffa del 9 ottobre e la mobilitazione del 6 novembre. di Mario Sommella (*). Dal Bosco Ospizio di Reggio Emilia al boicottaggio nazionale del 6 novembre: colpire Conad là dove sente davvero, alla cassa 1. Quarantacinquemila metri quadri di vita spontanea C’era una volta, a un chilometro dal centro di Reggio Emilia, un ospizio comunale.
October 18, 2026
La Bottega del Barbieri
Palestina e autodeterminazione
articoli di Sami Abu Omar, Robert Inlakesh, Susan Abulhawa, Jonathan Cook e tante altre voci. Il premio Stefano Chiarini, due libri (“Spermopolitica” e “Eppure noi resteremo”). Lo sciopero del 30 ottobre nei porti e aggiornamenti. Ricordiamoli affinchè non passino sotto silenzio: Mohammad Hannoun, Rayed Dad, Yaser Elasaly, Ryiad Albustanji sono palestinesi perseguitati in Italia. Genocidio a Gaza – 17 ottobre
October 17, 2026
La Bottega del Barbieri
La sentenza del Consiglio di Stato su Ravenna fa giurisprudenza
La sentenza del Consiglio di Stato che obbliga le Dogane di Ravenna a svelare i dati aggregati di armi passati dal porto fa giurisprudenza: d’ora in poi le  dogane faranno più fatica a negare l’accesso agli atti, soprattutto sul passaggio di materiali di armamenti, ma anche di dual use o altro materiale critico. Non potranno più invocare la motivazione di una “guerra mondiale a pezzi nella quale l’Italia è coinvolta”, visto che fino a prova contraria la guerra non è stata dichiarata né deliberata e (ancora) non si possono comprimere i diritti democratici. È una vittoria per la cittadinanza che ha il diritto di sapere e del giornalismo che ha il diritto di indagare. L’avvocatura di Stato (che dipende dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri) aveva definito il mio lavoro di giornalista d’inchiesta un “interesse personale” a “scopo di lucro”, confliggente con l’interesse pubblico di nascondere i dati sulle armi. Il Consiglio di Stato torna a dare dignità al lavoro di tutti noi giornalisti.  Ringrazio infinitamente il mio avvocato Andrea Maestri, persona straordinaria e instancabile, da una vita dedito a difendere i diritti degli ultimi, degli oppressi e degli emarginati, che con enorme professionalità e passione ha vinto le Dogane in tutti i gradi di giudizio. Ringrazio tutti quelli che sono ricorsi ad adiuvandum senza lasciarci soli: il sindacato USB con gli avvocati Salerni, Conte, Damizia, Guglielmi, Andrade Fajardo, Rossi, le associazioni The Weapon WATCH (Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei) e Cred, e coloro che ci sono stati vicini e che hanno lottato con noi: in primis il Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna, BDS Italia, i portuali, i parlamentari che in questi mesi hanno fatto interrogazioni sul caso, Stefania Ascari, Marco Croatti, Marco Grimaldi, gli europarlamentari Mimmo Lucano e Cristina Guarda. Ringrazio un po’ meno il Comune di Ravenna e la Regione Emilia-Romagna, che pur potendo costituirsi ad adiuvandum e nonostante le nostre preghiere a farlo, hanno scelto un’altra strada. Ognuno fa le sue scelte; l’importante è non intestarsi le vittorie altrui. La vittoria però non è totale. Purtroppo si possono continuare a tenere occultate le destinazioni di queste armi, rendendo complicato valutare il rispetto della legge 185/90. Io, noi ovviamente non ci fermiamo qui. Questo è un solo primo passo. La lotta è enorme perché siamo come Davide contro Golia. La tendenza a tenere all’oscuro la cittadinanza, a militarizzare i porti civili e facilitare il passaggio delle armi non è solo una “fissa” ravennate. È una tendenza europea. Con la military mobility, con omnibus V l’Europa sta approvando regolamenti e direttive che facilitano la libera circolazione di armi. Questa non è una lotta personale né locale, ma deve diventare nazionale e europea. Soprattutto non ci basta sapere quante armi passano, ma dobbiamo fermarle perché ogni arma è destinata ad ammazzare un essere umano, spesso e volentieri un civile inerme, donne e bambini. Rilancio ancora una volta lo sciopero internazionale dei portuali contro la guerra, previsto per il 30 ottobre, organizzato dai sindacati italiani di base USB, Orsa e numerosi sindacati internazionali. Scioperiamo e manifestiamo anche a Ravenna, in ogni porto d’Italia e del mondo. Linda Maggiori
October 17, 2026
Pressenza
Porto di Ravenna e traffico di armi. Il Consiglio di Stato dice no al Segreto di Stato
Una prima e significativa vittoria sul traffico di armamenti nei porti italiani. Il Consiglio di Stato ha dato infatti definitivamente ragione alla giornalista Linda Maggiori e all’avvocato Andrea Maestri, respingendo l’appello con cui l’Agenzia delle Dogane di Ravenna aveva preteso di tenere secretati i dati sul transito delle armi nel […] L'articolo Porto di Ravenna e traffico di armi. Il Consiglio di Stato dice no al Segreto di Stato su Contropiano.
October 17, 2026
Contropiano
Sentenza storica: è lecito sapere che armi passano nei…
… nei porti italiani. Festa a Ravenna che si prepara allo sciopero internazionale del 30 ottobre. di Manuela Foschi IL CONSIGLIO DI STATO HA RESPINTO IL RICORSO DELLE DOGANE ORA TRASPARENZA E BLOCCO DELLE ARMI NEL PORTO DI RAVENNA   Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello delle Dogane di Ravenna di tenere secretati i dati aggregati degli armamenti che
October 16, 2026
La Bottega del Barbieri
Export armi. Respinto l’appello dell’Agenzia delle Dogane di Ravenna
Sulla recentissima sentenza del Consiglio di Stato pubblichiamo una riflessione di Gianni Alioti (The Weapon Watch) Accogliamo positivamente l’insperata sentenza del Consiglio di Stato che ha respinto l’appello dell’Agenzia delle Dogane di Ravenna (con il supporto legale dell’Avvocatura Generale dello Stato) contro la sentenza del TAR dell’Emilia Romagna. Il TAR a inizio luglio aveva accolto parzialmente il ricorso della giornalista investigativa Linda Maggiori e dell’avvocato Andrea Maestri, ai quali le Dogane di Ravenna avevano negato la richiesta di accesso agli atti sul transito nel porto romagnolo di armi, munizioni ed esplosivi. Linda Maggiori ha potuto finalmente liberarsi della tensione accumulata in questi mesi scrivendo sui social “Il Consiglio di Stato ci ha dato ragione, ha respinto l’appello delle Dogane di Ravenna che non vogliono rivelare quante armi passano dal porto e che tramite avvocatura di Stato hanno invocato il segreto per via della guerra mondiale a pezzi nella quale l’Italia è coinvolta. Con una guerra non dichiarata volevano erodere la democrazia. No. Non ci stiamo. Oggi facciamo la storia della trasparenza. La lunga vertenza legale per capire quante armi passano dal porto di Ravenna è giunta al termine e abbiamo vinto. Ora dobbiamo iniziare a bloccarle”. Come The Weapon Watch non abbiamo voluto lasciare sola Linda Maggiori ricorrendo ad adiuvandum insieme ad altri, non solo perché è una collaboratrice del nostro osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei, ma perché la sua determinazione e la sua lotta per la trasparenza è anche la nostra. La sentenza del Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta): “[…] Le motivazioni e gli argomenti opposti dall’amministrazione delle Dogane, anche per come integrati in sede difensiva, sotto questo profilo sono insufficienti, in quanto evocano interessi pubblici astratti e delineano generici pregiudizi che l’ostensione di un dato meramente numerico potrebbe arrecare, di cui tuttavia non viene chiarita la natura e non si dimostra la concretezza. Ritiene il Collegio che la ostensione di questi dati – soltanto numerici riferiti ad un periodo già decorso – nel doveroso contemperamento tra opposti interessi operato dal T.a.r. possa rappresentare un ragionevole punto di equilibrio per non svuotare di effettività la normativa sulla trasparenza. […] Risulta inoltre che altre autorità doganali o capitanerie, a fronte di analoga istanza, non hanno invece opposto alcun interesse limite e fornito i dati richiesti (tra cui l’Agenzia delle Dogane di Livorno) configurandosi quindi apparentemente contraddittoria l’azione dell’amministrazione. Non si comprende per quale motivo analoga regola non debba valere anche per il porto di Ravenna. Per le ragioni sopra esposte l’appello deve essere respinto”. E questo avviene in un momento nel quale prevale l’opacità e il desiderio dei decisori politici di secretare il più possibile le loro scelte sul riarmo e l’economia di guerra, evitando il dibattito pubblico e le procedure democratiche. Come fatto dalla Commissione Europea nell’imporre il suo programma Rearm Europe. Senza trasparenza non c’è democrazia. E senza trasparenza la società civile, oltre le istituzioni democratiche, non possono esercitare un controllo “a ragion veduta” sull’effettivo rispetto della legislazione italiana e dei trattati internazionali sottoscritti dal nostro paese in materia di esportazione, importazione e transito di materiale d’armamento. E di fronte alla logica “business is business” dei fabbricanti e mercanti d’armi, che aggirano i vincoli e le restrizioni normative previste, abbiamo il diritto a sapere e il dovere di bloccare questi traffici illeciti, sul piano etico e giuridico, anche quando sono autorizzati dai Governi. Per questo sosteniamo, attraverso la ricerca e il monitoraggio sull’industria militare in Italia e sulla logistica della guerra nei porti europei e mediterranei e nelle rotte marittime, le azioni dirette dei lavoratori portuali di contrasto al traffico di armamenti, munizionamenti ed esplosivi (e di materie prime, semilavorati, tecnologie dual use impiegate in campo militare) destinati a paesi in guerra, coinvolti in genocidi e/o che violano il diritto umanitario internazionale. Per questo sosteniamo lo sciopero internazionale dei lavoratori portuali in programma il 30 ottobre 2026 contro le guerre, il riarmo, il genocidio in Palestina e l’uso dei porti per trasportare armi, munizioni, equipaggiamenti militari o truppe verso zone di guerra, promosso nella riunione di Istanbul nel maggio 2026 da 7 sindacati di categoria dell’area mediterranea. Sciopero che si è esteso a livello internazionale con l’adesione di altri sindacati europei, del nord America e dell’India, coinvolgendo ad oggi un centinaio di porti di 11 paesi: Cipro, Francia, Grecia, India, Irlanda, Italia, Marocco, Messico, Spagna, Stati Uniti e Svezia. Non finisce qui. Redazione Italia
October 16, 2026
Pressenza
Porto d’armi, 8 ottobre: presidio a Ravenna per…
… per la sentenza del Consiglio di Stato. Le Dogane contro Linda Maggiori. Con il link alla diretta web delle 19. E un Post Scriptum. di Manuela Foschi LE DOGANE DI RAVENNA AL CONSIGLIO DI STATO CONTRO LINDA MAGGIORI PRESIDIO A RAVENNA IN PIAZZA DEL POPOLO: 8 OTTOBRE ORE 18 Sarà sola davanti al Consiglio di Stato giovedì 8 ottobre
Inceneritore a Cavaglià, Ramella Pralungo: perché facciamo appello al Consiglio di Stato.
La partita sul termovalorizzatore di Cavaglià subisce una svolta. Il TAR del Piemonte ha infatti accolto il ricorso di A2A, annullando il provvedimento con cui la Provincia di Biella aveva detto no alla realizzazione dell’impianto nella già ambientalmente abusata area della Valledora, situata tra Biella e Vercelli. Al centro della sentenza c’è un nodo chiave: la competenza amministrativa, che secondo i giudici del TAR spetta alla Regione e non all’ente provinciale. Una decisione che riapre i giochi su un’opera da tempo al centro di forti tensioni territoriali. Abbiamo fatto il punto della situazione con il presidente della Provincia, Emanuele Ramella Pralungo, per capire quali saranno le prossime mosse istituzionali e politiche. EM: Il TAR del Piemonte ha annullato il diniego con cui la Provincia di Biella aveva bloccato la realizzazione del termovalorizzatore A2A a Cavaglià, stabilendo che la competenza decisionale spetta alla Regione. Come ha accolto questa notizia? Emanuele Ramella Pralungo: Ho accolto la notizia leggendo e analizzando la sentenza. Secondo me, secondo l’ufficio e secondo il nostro legale ci sono i margini per proporre appello al Consiglio di Stato. Non è che ci siamo inventati la nostra competenza che, invece, ci deriva da una legge regionale. Il TAR sostiene che questa sia superata. Se così fosse allora il problema non si limita solo al nostro singolo caso, ma alle decisioni di tutte le province. Noi riteniamo invece di aver agito in buona fede applicando la legge regionale, oltretutto rispettata anche dallo stesso proponente che ha inoltrato domanda a noi e non alla Regione Piemonte. EM: Come si è arrivati a questo cortocircuito istituzionale, visto che durante il procedimento lei stesso aveva chiesto più volte e con chiarezza un maggiore protagonismo proprio della Regione? Emanuele Ramella Pralungo: Ci siamo arrivati perché la Regione, come spesso fa la nostra Regione, su materie come queste delicate e complicate, preferisce delegare a terzi le decisioni. Secondo il TAR, la legge regionale di delega non era più efficace, in quanto è stata superata dalla legge nazionale che ha allocato presso lo Stato o presso le Regioni determinate competenze, dando la possibilità alle Regioni di delegare, ma la nostra non lo avrebbe appunto fatto e la legge precedente non era più valevole. La Regione in tutti questi casi scottanti mantiene un profilo pilatesco. EM: Adesso che cosa pensa di fare? L’ente provinciale valuta di impugnare la sentenza al Consiglio di Stato oppure la partita passa interamente nelle mani della Regione? Emanuele Ramella Pralungo: Ho già risposto con gli atti. La risposta è sì, abbiamo già dato mandato per proporre appello al Consiglio di Stato EM: Il ruolo della società civile è cruciale nella salvaguardia di un’area come la Valledora, già fortemente gravata da decenni di cave e discariche. Avete in programma incontri pubblici o momenti di confronto con la cittadinanza? Emanuele Ramella Pralungo: Il ruolo della società civile è sempre cruciale in qualsiasi luogo, in qualsiasi area. È chiaro che stiamo parlando della Valledora, un’area sottoposta a pressioni storiche maggiori dal punto di vista ambientale. In questo momento, nella realtà, un incontro con la popolazione non è previsto per un semplice motivo: parleranno ancora le carte bollate. Se i Comuni dovessero ritenere che serve una spiegazione, naturalmente io non mi nascondo mai dietro un dito, quindi ben venga organizzare una riunione alla quale parteciperò. Ettore Macchieraldo
September 23, 2026
Pressenza
Ravenna, 22 settembre: fronte del porto
Assemblea sulle armi e sulla vertenza fra Dogane e Linda Maggiori. Aspettando il 30 ottobre, sciopero internazionale dei porti. L’8 ottobre a Roma si terrà l’udienza conclusiva del Consiglio di Stato della vertenza che vede contrapposte le Dogane di Ravenna alla giornalista Linda Maggiori, assistita dall’avvocato Andrea Maestri. La giornalista aveva infatti chiesto tramite accesso generalizzato agli atti di ottenere
September 20, 2026
La Bottega del Barbieri
Il porto di Ravenna è diventato zona militare?
Quello che sta emergendo sul porto di Ravenna è di una gravità enorme. Oggi il Consiglio di Stato non si è pronunciato sulla sospensiva chiesta dalle Dogane di Ravenna contro l’ordinanza del TAR che imponeva di rendere accessibili gli atti sui traffici di armi nel porto. Ma dalle parole riportate […] L'articolo Il porto di Ravenna è diventato zona militare? su Contropiano.
August 28, 2026
Contropiano