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Palestina – lo sguardo non si abbassa
Articoli, analisi e riflessioni storiche di Andrea Carugati, Lucia Montanaro, Amal Oraby, Luca Saltalamacchia, Enrico Semprini. Con aggiornamenti dalla Palestina di Anbamed e di Radio Onda d’Urto. Prima parte dell’analisi sul dispositivo giuridico relativo all’arresto di Mohammad Hannoun e degli altri solidali; seconda parte dell’inchiesta di Daniele Ratti e Massimiliano Bonvissuto; seconda selezione tratta dal libro di Noam Chomsky e
UNICEF: bambini vittime della guerra in Ucraina
La sede italiana diffonde il messaggio oggi diffuso sul profilo X della sede ucraina. Tragiche notizie: 1 bambino ucciso e 3 feriti a Kiev, Vyshhorod e Zhytomyr in un’altra ondata di attacchi in Ucraina. I bambini affrontano un altro inverno difficile e terrificante: giovani vite minacciate. Riscaldamento, elettricità e acqua interrotti. Basta attacchi. Lasciate che i bambini tornino a essere bambini. UNICEF
Le prime adesioni all’appello “Per la pace nel cuore d’Europa”
A gruppi e persone firmatari che hanno già apposto la propria sigla o firma al testo proposto da padre Alex Zanotelli il 1° dicembre scorso, oggi si è aggiunta Luisa Morgantini. Una ‘figura’ che ha avuto un’altissima responsabilità istituzionale come vicepresidente del Parlamento Europeo ed una ‘voce’ autorevolissima dei movimenti pacifisti europei ed internazionali, Luisa Morgantini imprime un forte sostegno all’appello che sollecita a rivolgersi a Parlamento e Governo italiani a rispettare e inverare l’articolo 11 della Costituzione repubblicana che ripudia la guerra e a Europarlamento e Commissione Europea a tornare al rispetto della ragione fondante della loro stessa esistenza, cioè la pace, il rispetto dei diritti umani e la cooperazione tra i popoli. CESSINO LE STRAGI NEL CUORE D’EUROPA COME OVUNQUE NEL MONDO Il testo, pubblicato da AmbienteWeb, Peacelink, Smips e PRESSENZA, fino ad oggi è sottoscritto e firmato da: sezione ANPI Angelo Bettini / Rovereto-Vallagarina ∼ Associazione di volontariato Diritti senza barriere ∼  circolo di Viterbo dell’Associazione Italia-Nicaragua  ∼  Associazione Respirare di Viterbo ∼ AssoPacePalestina ∼  Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera di Viterbo ∼ Centro Pace ecologia e diritti umani – Rovereto ∼ Circolo Guido Calogero e Aldo Capitini di Genova ∼ Fondazione We shall overcome ETS di Pratovecchio Stia – Subbiano (Ar) ∼ Gruppo Donne in Nero – Rovereto ∼ Scienza medicina istituzioni politica società odv ∼ Tavolo per la pace di Viterbo ∼  tutti gli ospiti latinoamericani nel Molino del Doccione Marta Anderle – Andrea Araceli – Franca Babbucci – Giuseppe Barone – Bruna Bellotti – Claudio Boreggi – Franco Borghi – Alberto Boschi – Giovanna Bruno – Valentina Bruno – Alessandra Cangemi – Francesco Domenico Capizzi – Luciana Carotenuto – Augusto Cavadi – Angelo Cifatte – Mario Cossali – Renzo Craighero – Nicoletta Crocella – Massimo Dalla Giovanna – Pasquale D’Andretta – Giuseppina Depau – Mario Di Marco – Domenico Di Martino – Luigi Fasce – Davide Ghaleb – Agnese Ginocchio – Franca Grasselli – Massimo Guitarrini – Antonella Litta – Giovanni Mandorino – Vittorio Miorandi – Luisa Morgantini – Rosangela Mura – Linda Natalini – Nadia Neri – Donato Perreca – Emanuela Petrolati – Enrico Peyretti – Carmen Plebani – Giuliana Rossi – Mara Rossi – Sara Adriana Rossi – Luca Serafini – Sergio Simonazzi – Peppe Sini – Ada Tomasello – padre Efrem Tresoldi – Vincenzo Valtriani – Giulio Vittorangeli – Mauro Carlo Zanella – Luisa Zanotelli IL TRAGICO SILENZIO DI NOI PACIFISTI DINANZI ALLA GUERRA NEL CUORE D’EUROPA. Mentre ci sembra che in solidarietà con il popolo palestinese per chiedere la pace e un accordo che metta fine ai massacri e alle violenze a Gaza e in Cisgiordania il movimento pacifista italiano si sia mobilitato e continui a mobilitarsi, e questo è un bene, invece in solidarietà con il popolo ucraino per chiedere la pace e un accordo che metta fine ai massacri e alle devastazioni in quel martoriato paese il movimento pacifista italiano sembra riuscire a fare purtroppo ben poco, veramente troppo poco, e questo è un male. Ci sono diversi motivi per questa incapacità di mobilitazione, e non ci sembra necessario enunciarli ed interpretarli qui. Qui e adesso ci sembra necessario chiedere a tante persone amiche sinceramente impegnate per la pace di esprimere pubblicamente un corale persuaso appello per la pace nel cuore d’Europa. Abbiamo già argomentato nei giorni scorsi perché ci sembri assolutamente necessaria e urgente una mobilitazione della società civile e delle istituzioni democratiche per chiedere la cessazione immediata della guerra in Ucraina. Il nostro tragico silenzio favorisce la folle e scellerata prosecuzione della guerra e delle stragi, favorisce il delirio bellicista e riarmista dei governi di tutta Europa dall’Atlantico agli Urali, favorisce il sempre più evidente pericolo che dal focolaio ucraino possa scatenarsi un incendio di dimensioni sempre più ampie e sempre più incontrollabili, ovvero che da una guerra locale si passi a una guerra continentale e poi mondiale, col rischio di trascinare l’umanità intera nel baratro. CHIEDIAMO CORALMENTE LA FINE IMMEDIATA DELLA GUERRA NEL CUORE D’EUROPA. Per apporre o segnalare adesioni, contattare: centropacevt@gmail.com e/o crpviterbo@yahoo.it Maddalena Brunasti
Il vescovo Giovanni Ricchiuti: «La Cei all’opposizione del governo italiano e dell’Ue»
Parla il presidente nazionale di Pax Christi: «Bene smarcarsi da qualsiasi appoggio alle politiche di riarmo» Intervista di Luca Kocci*  al vescovo Giovanni Ricchiuti – 07/12/2025 – Il Manifesto. Riduzione delle spese militari, disarmo, servizio civile, smilitarizzazione dei cappellani militari. Sono i punti centrali di un’ampia e sorprendente Nota pastorale approvata dalla Conferenza episcopale italiana a novembre e diffusa venerdì (Educare a una pace disarmata e disarmante). Ne abbiamo parlato con monsignor Giovanni Ricchiuti, vescovo emerito di Altamura e presidente nazionale di Pax Christi, movimento che ha contribuito all’elaborazione del testo. Monsignor Ricchiuti, cosa succede nella Cei? Finalmente fra i miei fratelli vescovi si muove qualcosa. Credo che il Cammino sinodale, a cui hanno partecipato anche i laici, abbia dato slancio: nel documento finale approvato a ottobre a grandissima maggioranza (dopo che una prima versione era stata respinta dall’assemblea perché troppo timida, ndr) si chiedeva alla Cei di approfondire i temi del disarmo e della pace per immaginare alternative alla politica del riarmo. Nella Nota pastorale approvata dai vescovi si parla di riduzione delle spese militari e contrasto alle politiche di riarmo, ovvero il contrario di quello che stanno facendo governo Meloni ed Europa. La Cei è all’opposizione? Nettamente all’opposizione! Spese militari e riarmo non sono la via giusta per affrontare le crisi. Si fa riferimento anche alla guerra in corso in Ucraina e ai «pesanti investimenti sul piano degli armamenti e delle tecnologie militari che hanno fatto seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Le necessità della difesa – è scritto – non devono diventare occasione per contribuire al riarmo globale di questi anni, distraendo risorse dalla costruzione di una comunità più umana». È dall’inizio della guerra che la Chiesa sostiene che la soluzione militare non avrebbe portato la pace, ma peggiorato la guerra. Ora, dopo quasi quattro anni, a che punto siamo? L’Europa e l’Italia avrebbero dovuto seguire altre strade: non le armi, ma il negoziato. Quindi fa bene la Cei a smarcarsi da qualsiasi appoggio alle politiche di riarmo del governo. Nella Nota si elogia la legge 185/90 che regola il commercio delle armi e si chiede una «presa di distanza da quelle realtà economiche che sostengono produzione e commercio di armi», a cominciare dalle banche. La legge 185 è regolarmente sotto attacco da parte di aziende armiere e governi, invece va difesa con forza, perché è un tentativo di limitare quanto più possibile il commercio delle armi. E le “banche armate”? Qui la Chiesa dovrebbe fare autocritica, perché molti enti ecclesiastici si avvalgono dei loro servizi… È vero, ma qualcosa si sta muovendo. E comunque finalmente la Cei dice chiaramente a vescovi e parroci di rinunciarvi. Sarebbe un segno potentissimo se le 226 diocesi e le 25mila parrocchie italiane togliessero i propri conti correnti dalle “banche armate”. Proprio mentre Crosetto propone di ripristinare il servizio militare, la Nota della Cei – che sicuramente è stata scritta ben prima – lancia invece l’idea di un servizio civile obbligatorio. Un altro elemento di dissenso con il governo? Chi lo propone sostiene che il servizio militare educa i giovani. Ma perché bisogna educarli con il fucile fra le mani? Educarli a cosa, a fare la guerra? I giovani devono dire di no: in Germania sono già scesi in piazza contro un’analoga proposta, e questo è un grande segno di speranza. Mi piacerebbe che tutti tornassero a cantare Il disertore di Boris Vian, una bella canzone antimilitarista. La Nota della Cei affronta anche il tema dei cappellani militari, chiedendosi «se non si debbano prospettare diverse forme di presenza, meno direttamente legate a un’appartenenza alla struttura militare». È la proposta di smilitarizzare i preti-soldato? Pax Christi lo dice da anni: cappellani sì, militari no. È materia concordataria, ma il Concordato non è il Vangelo, si può modificare. Non c’è bisogno di un ordinario militare, basta affidare a un vescovo la responsabilità dell’assistenza spirituale dei militari. Così come non servono cappellani inquadrati nella struttura militare, è sufficiente un semplice prete che entri nelle caserme, come avviene nelle carceri e negli ospedali. È un privilegio da superare.   *Per gentile concessione dell’autore. Redazione Italia
La Consulta per la pace di Palermo solidale con la popolazione di Leopoli e gli operatori di pace in Ucraina
La Consulta per la Pace, i Diritti Umani, la Nonviolenza e il Disarmo del Comune di Palermo esprime profonda solidarietà e vicinanza agli attivisti italiani del Movimento Europeo di Azione Nonviolenta (Mean) che, nella notte tra il 4 e il 5 ottobre, si sono trovati sotto un pesante attacco missilistico e di droni russi mentre viaggiavano in treno da Kiev verso il confine polacco. «In un momento in cui la guerra torna a colpire anche coloro che operano per la pace, Palermo città dei diritti, della convivenza e del dialogo, si stringe attorno agli attivisti del Mean e a tutte le vittime del conflitto in Ucraina, riaffermando il proprio impegno per un futuro fondato sulla nonviolenza e sulla cooperazione tra i popoli», scrivono in una nota i rappresentanti della Consulta. Secondo le fonti ufficiali ucraine, Leopoli e la sua regione hanno subito il più grave bombardamento dall’inizio della guerra: colpite infrastrutture civili, edifici residenziali e obiettivi strategici. Tra le persone coinvolte vi erano 110 attivisti italiani, appartenenti a 35 associazioni, tra cui Azione Cattolica, Anci, Agesci, Base Italia, Fondazione Gariwo, Movi, Masci, Reti della Carità e l’Ordine Francescano Secolare. La missione, di carattere civile e nonviolento, aveva l’obiettivo di testimoniare la solidarietà del popolo italiano e costruire percorsi di speranza con la società civile ucraina, in particolare nella città di Kharkiv, dove sono stati realizzati incontri, momenti di preghiera e iniziative comuni per la pace. La Consulta del Comune di Palermo condanna ogni forma di violenza e aggressione contro civili e operatori di pace, ribadendo che la costruzione della pace passa dalla presenza, dall’ascolto e dalla solidarietà concreta verso chi vive ogni giorno sotto le bombe. Redazione Palermo
La guerra ha ridotto la popolazione dell’Ucraina di 10 milioni
La guerra su vasta scala in Ucraina ha rimodellato radicalmente il panorama demografico del paese. In due anni e mezzo, la popolazione è diminuita di almeno 10 milioni. La migrazione di massa, la mortalità record, il calo dei tassi di natalità e l’invecchiamento della popolazione rappresentano una profonda sfida per il futuro dell’Ucraina. Frontliner esamina come stanno cambiando le dimensioni, la struttura e la distribuzione della popolazione e cosa sta facendo il governo per preservare il potenziale umano. All’inizio del 2022 in Ucraina (esclusa la Crimea) vivevano oltre 40 milioni di persone. A metà del 2024, questo numero era sceso a circa 35,8 milioni, di cui solo 31,1 milioni residenti nelle aree controllate dal governo. In soli due anni e mezzo, il paese ha perso circa 10 milioni di residenti. L’epoca in cui la popolazione ucraina superava i 50 milioni è ormai lontana. Migrazione L’emigrazione di massa è stata il principale motore del declino della popolazione. Circa 5 milioni di ucraini vivono ora all’estero, per lo più in Europa; il maggior numero si trova in Polonia, Germania, Repubblica Ceca, Italia e Spagna. Più a lungo la guerra continua meno migranti prevedono di tornare, soprattutto gli uomini in età di leva. Il governo ha proposto incentivi, dalla prenotazione di specialisti qualificati a programmi di alloggio e occupazione, ma milioni di persone si stanno costruendo una vita all’estero. Le regioni orientali e meridionali si sono svuotate mentre milioni di persone sono fuggite da Donetsk, Luhansk, Kherson, Zaporizhzhia e Kharkiv. Le regioni centrali e occidentali hanno assorbito milioni di sfollati interni, ma hanno anche visto perdite di popolazione a causa dell’emigrazione. Perdite in guerra e mortalità Le cifre esatte delle morti dovute alla guerra non sono disponibili, ma decine di migliaia di soldati e migliaia di civili sono caduti. Le regioni in prima linea ospitano ora principalmente residenti anziani. La mortalità è aumentata anche a causa dell’indebolimento del sistema sanitario, dello stress e del peggioramento delle condizioni croniche. Nel 2023 sono stati registrati circa 495.000 decessi, un terzo in più rispetto ai livelli prebellici, con 280 decessi ogni 100 nascite. Tassi di natalità ai minimi storici Nel 2023 sono nati solo 180.000 bambini, la cifra più bassa della storia moderna dell’Ucraina. Le cause includono insicurezza, difficoltà economiche e incertezza sul futuro. I bambini e i minori sotto i 18 anni costituiscono oggi solo il 15% della popolazione, mentre quelli sopra i 60 anni costituiscono il 27%. L’Ucraina sta invecchiando rapidamente e le nuove generazioni sono in declino. Una strategia demografica che stenta ad affermarsi Alla fine del 2024 l’Ucraina ha adottato una strategia di sviluppo demografico fino al 2040 e un piano d’azione per il periodo 2024-2027. Tuttavia, le misure del governo non hanno ancora prodotto risultati evidenti. Le ridotte agevolazioni statali legate alle nascite vengono rapidamente erose dall’inflazione e i progetti infrastrutturali per nuovi servizi sono lenti a concretizzarsi. Le stime del governo suggeriscono che la popolazione potrebbe scendere a 29 milioni entro il 2041. La ripresa è possibile, ma solo in condizioni di pace, stabilizzazione economica e ricostruzione. Il ritorno dei rifugiati, il rinvio della pianificazione familiare e la creazione di condizioni di vita adeguate potrebbero costituire la base per la crescita demografica. Frontliner: War has reduced Ukraine’s population by 10 million *Articolo creato con il sostegno dell’Associazione degli editori regionali indipendenti dell’Ucraina e di Amediastiftelsen nell’ambito del progetto Regional Media Support Hub. Le opinioni degli autori non coincidono necessariamente con la posizione ufficiale dei partner. FRONTLINER È UN MEDIA INTERATTIVO SULLA GUERRA DELLA RUSSIA CONTRO L’UCRAINA. SIAMO REPORTER IN PRIMA LINEA E NELLE VICINANZE DEL FRONTE. IL NOSTRO OBIETTIVO È QUELLO DI FORNIRVI UN QUADRO COMPLETO DI CIÒ CHE STA ACCADENDO CON LA GUERRA, CIOÈ: ESSERE DOVE C’È BISOGNO DI NOI, IN PRIMA LINEA E VICINO AD ESSA. FORNIRE LA PANORAMICA PIÙ COMPLETA DI EVENTI, PENSIERI E STATI D’ANIMO GENERALI. FORNIRE INFORMAZIONI IN MODO INTERATTIVO E IN TEMPO REALE, NEL RISPETTO DEGLI STANDARD GIORNALISTICI. FORNIRE INFORMAZIONI ANCHE ATTRAVERSO IL NOSTRO SITO E COMODI SOCIAL MEDIA – FACEBOOK, INSTAGRAM, TELEGRAM, X (EX TWITTER), YOUTUBE. TRADURRE I NOSTRI REPORT IN LINGUA INGLESE PER RAGGIUNGERE IL PUBBLICO DI TUTTO IL MONDO CON INFORMAZIONI ACCURATE E IN TEMPO REALE DALLA PRIMA LINEA. QUALI SONO I NOSTRI VALORI? LA DIGNITÀ UMANA PRIMA DI OGNI ALTRA COSA! Redazione Italia
Le guerre uccidono gli uomini e il futuro. Dall’inquinamento bellico alle macerie di Gaza e dell’Ucraina
Le guerre non lasciano solo morti, feriti e traumi collettivi: lasciano anche cicatrici profonde sull’ambiente. Ogni conflitto, oltre a devastare comunità e città, produce una quantità immane di rifiuti tossici, distruzione di habitat, emissioni climalteranti e avvelenamento delle risorse naturali. Un aspetto spesso sottovalutato, perché l’attenzione è comprensibilmente concentrata sulla tragedia umana immediata, ma che diventa sempre più cruciale in un mondo già messo a dura prova dai cambiamenti climatici. La produzione e l’uso delle armi comportano un impatto ambientale enorme. Le industrie belliche sono tra le più inquinanti: richiedono enormi quantità di energia e materie prime, sfruttano miniere di metalli rari e devastano territori in varie aree del mondo. Le emissioni di CO₂ legate al comparto militare restano spesso escluse dagli accordi internazionali sul clima, alimentando un paradosso: mentre i governi si impegnano a ridurre le emissioni civili, le spese militari continuano a crescere senza controlli sulle loro conseguenze ecologiche. Ma l’impatto più devastante si vede sul terreno delle guerre. Le bombe che distruggono centrali elettriche, acquedotti, ospedali e fabbriche rilasciano nell’aria sostanze tossiche che restano a lungo nei polmoni delle persone e nel suolo. I carri armati e i mezzi militari, alimentati da combustibili fossili, devastano terreni e inquinano falde acquifere. I siti industriali bombardati liberano agenti chimici che contaminano aria e acqua. L’attuale guerra a Gaza è un caso emblematico. I bombardamenti massicci hanno ridotto intere città a cumuli di macerie, con polveri sottili e residui tossici che minacciano la salute dei civili e compromettono la qualità dell’aria. La distruzione delle infrastrutture idriche ha aggravato la già drammatica carenza d’acqua potabile, mentre il collasso del sistema di smaltimento dei rifiuti ha trasformato molti quartieri in discariche a cielo aperto. La popolazione vive non solo sotto le bombe, ma anche dentro un ambiente reso quasi invivibile, dove respirare e bere sono diventati atti rischiosi. Ed anche il conflitto in Ucraina ha aperto un fronte drammatico non soltanto sul piano umanitario e geopolitico, ma anche su quello ambientale. Le esplosioni che hanno colpito raffinerie, depositi di carburante e impianti chimici hanno liberato nell’aria sostanze tossiche che hanno contaminato il suolo e le acque. Il rischio di un disastro nucleare legato agli scontri attorno alla centrale di Zaporizhzhia, più volte sotto attacco o minacciata da interruzioni dell’alimentazione elettrica, resta una delle paure più gravi per la salute dell’intero continente europeo. L’uso massiccio di armi convenzionali e pesanti, dai missili ai proiettili di artiglieria, ha disseminato nelle campagne ucraine frammenti metallici e ordigni inesplosi, che renderanno difficoltosa la bonifica per decenni. Le polveri sottili derivanti dai bombardamenti, unite ai roghi di interi quartieri residenziali e infrastrutture industriali, hanno generato un inquinamento atmosferico persistente che minaccia la salute delle comunità locali. La distruzione di dighe e impianti idrici, come l’episodio catastrofico della diga di Kakhovka, ha trasformato territori agricoli in paludi contaminate, cancellato ecosistemi fluviali e messo a rischio l’approvvigionamento d’acqua potabile per milioni di persone. Oltre agli effetti immediati, si profila un danno a lungo termine per la biodiversità, l’agricoltura e la sicurezza alimentare di un’area cruciale per l’export cerealicolo mondiale. La guerra in Ucraina conferma come i conflitti armati, oltre a uccidere e dividere i popoli, lascino cicatrici profonde sull’ambiente, compromettendo risorse vitali e aggravando crisi globali come quella climatica. Gli esperti sottolineano che i danni ambientali delle guerre si protraggono per decenni. Le polveri e i metalli pesanti generati dalle esplosioni contaminano terreni agricoli e acque sotterranee, rendendo difficile ricostruire una vita normale dopo la fine dei conflitti. È accaduto nei Balcani, in Iraq, in Afghanistan, ed è già visibile oggi a Gaza, dove la crisi umanitaria si intreccia con un’emergenza ecologica di proporzioni immani. Le guerre, insomma, sono incompatibili non solo con la pace e la dignità umana, ma anche con la tutela dell’ambiente e del futuro del pianeta. Lottare contro i conflitti significa anche difendere la terra, l’aria e l’acqua da un inquinamento che rischia di essere irreversibile. In questo senso, la causa pacifista e quella ecologista si fondono: senza pace non c’è giustizia ambientale, e senza giustizia ambientale non può esserci una pace duratura. Laura Tussi
Colloqui Trump-Putin sull’Ucraina: Amnesty International chiede giustizia
A poche ore dal colloquio sull’Ucraina tra il presidente statunitense Trump e quello russo Putin, la direttrice di Amnesty International per l’Europa orientale e l’Asia centrale Marie Struthers ha diffuso questa dichiarazione: “Sollecitiamo il presidente Trump, in quanto ospita l’incontro, a porre i diritti umani e la giustizia in primo piano. Egli ha ripetutamente espresso il desiderio di porre fine alla guerra in Ucraina e il rammarico per le persone lì uccise: ora ha davvero la possibilità di fare qualcosa per le vittime e i sopravvissuti. Sostenere i diritti umani e garantire giustizia per i crimini di diritto internazionale commessi in Ucraina sin dall’inizio dell’intervento russo nel 2014 è l’unico modo per porre fine alla guerra in modo giusto e duraturo”. “Amnesty International ha documentato numerose violazioni dei diritti umani e crimini di diritto internazionale commessi in Ucraina dall’inizio dell’aggressione russa: attacchi contro la popolazione civile e le infrastrutture civili, attacchi indiscriminati, sparizioni forzate, esecuzioni extragiudiziali, torture, privazione illegale della libertà, trasferimenti forzati di civili, maltrattamenti e torture ai danni di civili e prigionieri di guerra. Nel discutere di un possibile cessate il fuoco, il presidente Trump dovrà contribuire ad assicurare la fine immediata di queste gravi violazioni dei diritti umani e pretendere il ritorno in libertà, senza alcuna condizione, di tutte le bambine e di tutti i bambini rapiti in Ucraina durante la guerra”. “Il presidente Trump dovrà assumere provvedimenti concreti affinché le persone indiziate di tali crimini siano portate di fronte alla giustizia. Il presidente Putin e diversi altri funzionari russi di rango elevato sono ricercati dalla giustizia internazionale dopo che la Corte penale internazionale ha emesso un mandato di cattura nei loro confronti. Ai sensi degli obblighi di diritto internazionale che hanno sottoscritto, in particolare le Convenzioni di Ginevra, gli Usa devono ricercare ed estradare persone accusate di gravi violazioni di queste ultime. Non possono esservi ‘ripari sicuri’ per le persone accusate di aver commesso crimini di guerra e crimini contro l’umanità”. “Il presidente Trump dovrà anche sollevare i temi dei maltrattamenti e delle torture, delle sparizioni forzate, delle indagini e dei processi illegali di prigionieri di guerra ucraini in Russia. Occorrono ulteriori iniziative affinché tutti i prigionieri di guerra gravemente feriti o ammalati siano rimpatriati o trasferiti in paesi terzi. Analogamente, devono essere scarcerati tutti i civili ucraini arrestati e condannati per false accuse in Russia o nei territori ucraini occupati dalla Russia. Idem per quanto riguarda le persone imprigionate in Russia per essersi opposte alla guerra”. “Continuiamo a chiedere un percorso verso la pace che tenga conto delle urgenti necessità delle persone più colpite dalla guerra, come aiuti ai gruppi vulnerabili tra i quali le persone minorenni e le persone anziane così come un forte sostegno alle persone rifugiate e sfollate, assicurando il rientro in sicurezza di queste ultime nei luoghi di origine a seguito di un’operazione su vasta scala di bonifica delle mine terrestri e di altri ordigni inesplosi. Affinché alla lunga i suoi tentativi di pace abbiano successo, il presidente Trump dovrà dare seguito all’incontro di oggi collaborando col Congresso statunitense e con i partner internazionali per venire incontro a tali necessità, anche attraverso la previsione di adeguati finanziamenti”. Amnesty International
Rumore contro il silenzio a Vigevano e Mede Lomellina
Sabato 9 agosto le manifestazioni nei due centri urbani della provincia pavese hanno coinvolto le associazioni e aggregazioni locali insieme a numerose persone a esprimere la propria indignazione chiassosamente. Promosse dal Coordinamento per la Pace di Vigevano e Lomellina, le iniziative si sono svolte nel centro di Vigevano all’insegna dello striscione con scritto la pace non tace e a Mede Lomellina intorno al motto restiamo umani. A Vigevano, dove per l’occasione sono state recitate poesie e letti testi sulla pace, opere e brani composti da autori del territorio lomellino, i 200 partecipanti al raduno in piazza Ducale sul sagrato del Duomo hanno fatto ‘baccano’ con fischietti, pentole, scodelle e oggetti rumorosi dopo che il silenzio della serata estiva nella città era stato spezzato dai rintocchi delle campane. «Ringraziamo la diocesi per aver partecipato a questa iniziativa e per aver dato disposizione alle chiese lomelline di suonare le campane in concomitanza con la nostra manifestazione – ha dichiarato Adriano Arlenghi a nome dei promotori – Dobbiamo chiedere al mondo intero di ascoltare tutto quel dolore che giunge dalla Palestina. Vogliamo rompere il mostruoso muro di silenzio. Gaza muore di fame e non possiamo più restare indifferenti». Accanto alle bandiere arcobaleno e della Palestina, a Vigevano spiccava lo striscione con scritto “la pace non tace” realizzato da Ale Puro, un artista vigevanese eclettico, autore di graffiti e murales, opere su tela e illustrazioni, e a Mede Lomellina i manifestanti si sono raccolti in cerchio intorno al motto di Vittorio Arrigoni: > Restiamo umani è l’adagio con cui firmavo i miei pezzi per Il Manifesto e per > il blog. È un invito a ricordarsi della natura dell’uomo. Io non credo nei > confini, nelle barriere, nelle bandiere, credo che apparteniamo tutti > indipendentemente dalle latitudini e dalle longitudini alla stessa famiglia > che è la famiglia umana – Vittorio “Vik” Arrigoni / RESTIAMO UMANI – > Fondazione Vittorio Arrigoni VIK Utopia onlus Al raduno a Mede Lomellina hanno partecipato alcuni componenti del gruppo che ogni settimana a Sartirana Lomellina pratica il silenzio per la pace, tra cui Luisa Dallera che ha osservato che la manifestazione è stata “emozionante, partecipata, ha attratto anche l’attenzione dei passanti, che si sono fermati e spesso si sono uniti a noi e fatto chiasso battendo le mani”, e dell’Associazione Futuro Sostenibile in Lomellina, la cui presidente, Alda La Rosa, ha commentato: «A chi critica, a chi insulta perché manifestiamo il nostro pianto, il nostro dolore per il genocidio a Gaza e per ciò che accade in Ucraina, noi rispondiamo pacificamente ma facendo rumore perché le coscienze egoisticamente ripiegate su se stesse si sveglino e chiedano a chi governa il mondo di fermare tanto orrore. Ci uniamo così a milioni e milioni di persone che in tutto il pianeta stanno manifestando per la pace».   Maddalena Brunasti
Da Leopoli a Kiev in treno
Sono arrivato ieri sera a Kyiv (Kiev) partendo da L’viv (Leopoli) in treno. Il treno è partito con un ritardo di oltre un’ora, ma ha recuperato ed è arrivato sostanzialmente puntuale. Ho viaggiato in uno scompartimento da sei persone come tempo fa c’erano anche in Italia, ma che da decenni non vedo più. Oltre a me ci sono tre donne sulla trentina, che con un Inglese n po’ stentato mi chiedono chi sono, da dove vengo, cosa sono venuto a fare e, come sempre mi capita, ogni risposta (Italiano, di Roma, maestro elementare e reporter volontario di una Agenzia di Stampa Internazionale indipendente e no profit) suscita sorpresa, rispetto e ammirazione. Le signore sono molto gentili, due non conoscevano la terza arrivata, ma hanno fatto presto amicizia grazie al cagnolino simpaticissimo ed affettuosissimo che “fa banco” per tutto il viaggio. Penso che la nuova disposizione delle poltrone, per la quale tutti si danno le spalle, ostacoli volutamente la socializzazione tra le persone. Ricordo i viaggi in treno da ragazzino, per andare a trovare a Bologna la nonna, gli zii e cugini paterni. Verso mezzogiorno nello scompartimento, famiglie di immigrati dal Sud, che tornavano per le ferie al loro paese, tiravano fuori da mangiare ogni ben di dio e insistevano per offrirci da mangiare. Era l’Italia dei primi anni Settanta e noi, “suprematisti lombardi”, gentilmente, ma con fermezza, declinavamo gli inviti di questi lavoratori che parlavano una lingua semi-incomprensibile. Ho imparato una quindicina di anni dopo quali genuine delizie mi sono perso. La capotreno, mi spiegano, vende il tè e alcune cose da mangiare. Vado a prendere il tè, che prepara lei, poi mi viene fame e prendo un paio di bustine: arachidi e bastoncini di “pane abbrustolito e aromatizzato alle erbe” e soprattutto una scatoletta con patate liofilizzate ed aromi a cui la capotreno aggiunge acqua bollente creando un ottimo purè di patate. Dal finestrino vedo soprattutto alberi, alberi ed alberi, una specie di brughiera. Si vede a occhio che la densità di popolazione, tra una grande città e un’altra è molto bassa. Finalmente arriviamo nella grande stazione di Kiev centrale, affollatissima di gente che va e che viene dalle ferie. Negozi di ogni tipo, uno vende solo cover per i cellulari. L’unico segno particolare è il metaldetector a cui i viaggiatori devono sottoporre se stessi ed i propri bagagli. La guerra non si vede né nella stazione né all’esterno di essa, dove imponenti palazzi e veri e propri grattacieli sorgono intatti. Stesso spettacolo per gli oltre tre km che percorro a piedi, fino al monohotel: si chiama così perché le camere sono sostanzialmente “loculi di 2mq” ipertecnologici, di plastica, uno sopra ad un altro per un totale di una ventina di posti, bagni e docce in comune. Zona delle più sicure perché il centro storico, oltre ai palazzi del potere ucraino, è formato da Basiliche splendide e da ambasciate e, finora, i Russi non lo hanno sfiorato. “Come fai a dormire lì dentro?” mi chiede un’amica. “Ma quando in campeggio dormivamo in una tendina canadese era forse meglio?” Ci sono notti a Kiev in cui non si dorme a causa del terrore, dentro casa o se possibile nei rifugi, per le esplosioni dovute all’attacco dei droni. L’altro ieri l’escalation ha fatto una vera strage di civili innocenti perché un missile russo ha colpito un palazzo. Kiev è immensa e non sarà facile trovarlo. Poi la gente… e soprattutto i tantissimi adolescenti e giovani che si incontrano per le strade e nelle piazze, con tanta voglia di vivere e di dimenticare… Se solo scendessero in piazza contro la guerra, per imporre un immediato cessate il fuoco, che garantisca il diritto alla vita e ad avere un loro futuro! Del resto lo hanno fatto in questi giorni di mobilitazione per la vera democrazia e hanno vinto contro le forze governative imponendo al presidente una precipitosa marcia indietro suggellata da un voto unanime del parlamento costretto a cancellare la legge “salva corrotti”… stazione di Leopoli il treno stazione di Kiev Kiev interno kiev interno kiev interno "monohotel" Mauro Carlo Zanella