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Le ragioni della sottrazione di minori: i volti e i nomi delle vittime
Continuiamo a fare luce sul fenomeno delle sottrazioni in Italia. Oggi vorrei fare un quadro generale sulle cause di queste sottrazioni; parlerò di motivazioni ricorrenti, di prassi e di scollamento frequente fra i Tribunali ordinari e quelli dei minori. Ma parlerò soprattutto di nomi e di volti, volti che soffrono, nomi che avranno nella loro storia familiare per sempre impresso il segno di questo strappo. Citerò esclusivamente famiglie che hanno fornito esplicita autorizzazione e/o che hanno diffuso pubblicamente la loro storia affinché fosse portata alla consapevolezza dell’opinione pubblica. Ma andiamo al dunque: quali sono le ragioni di questi allontanamenti? Non mi soffermo qui sulla percentuale di sottrazioni legittima, quella cioè dove lo Stato allontana un minore dal proprio nucleo familiare perché qui subisce abusi e incuria gravi (circa il 20%). Mi concentrerò su tutte le altre circostanze (che stimerei intorno all’80%) in cui i professionisti che lavorano per le istituzioni si preoccupano – alla carta – di segnare una linea educativa migliore, di monitorare e garantire un percorso di “guarigione” da alcuni traumi passati, di migliorare il percorso di istruzione e apprendimento, di gestire alcune problematiche di salute e così via. Dai miei tanti anni di studi e di ricerche come giurista, meditatrice familiare e come consulente psicopedagogico su minori e famiglia, emergono delle situazioni ricorrenti.   Famiglie con qualche fragilità: economica, culturale, sociale, linguistica, sanitaria. Penso a Miriam, diplomatico del Vaticano proveniente dal Sudan e mamma di tre ragazzi, a cui circa un anno fa è stato portato via soltanto uno di loro, Amaretu. Lei lavora per il Vaticano, dove vive e usufruisce di una carta servizi, ha delle disponibilità economiche che le consentono di seguire suo figlio, di garantirgli una buona istruzione e di curarlo. Nello specifico, aveva percorsi di cura avviati presso il Bambin Gesù e il Policlinico Gemelli. Tutti i suoi figli sono iscritti a scuole parificate di prestigio. È stata accusata di non seguire adeguatamente il figlio portatore di spettro autistico, nonostante lei abbia le prove del percorso terapeutico in corso. La causa dell’allontanamento si ravvisa in un’incomprensione linguistica provocata dal tribunale stesso che non ha attivato le procedure per garantire una traduzione professionale a Miriam che non parla italiano. Io mi chiedo: si può sottrarre un figlio sulla base di un errore comprovato e/o per una falla amministrativa? Può avere senso un provvedimento che sottrae un figlio su tre, a riprova del fatto che le capacità genitoriali non sono messe in discussione? Come possiamo noi cittadini non considerare pretestuosa questa motivazione? Perché Amaretu non può tornare da sua madre e dai suoi fratelli?   Famiglie segnalate da varie figure (maestre, suore) per un disegno, un racconto, una situazione ambigua mai chiarita e mai accertata Si tratta di situazioni caratterizzate da un grave scollamento tra i due tribunali, quello per i Minorenni e quello ordinario, con decisioni contraddittorie. Il caso più paradossale è quello del genitore prosciolto o assolto in sede ordinaria, che si ritrova comunque privato della frequentazione dei figli perché il Tribunale per i Minorenni mantiene i propri provvedimenti restrittivi indipendentemente dall’esito dell’altro procedimento e il minore rimane intrappolato in un limbo istituzionale che può durare anni. Penso a Giada, il cui figlio di 8 anni, Diego, è stato prelevato dalla scuola e portato in una comunità. Il bambino la sera precedente aveva visto un film e aveva chiesto ai genitori di realizzare la stessa scena che capita ad un personaggio e di essere per gioco legato ad una sedia. Il bambino racconta l’episodio alla maestra e parte dalla scuola la segnalazione al Tribunale dei minorenni. Il Tribunale ordinario indaga e non trova alcun elemento di abuso o violenza verso questi genitori. Due anni dopo dal racconto, il Tribunale dei minori dispone la sottrazione del bambino con prelevamento forzato a scuola, all’insaputa dei genitori che vengono avvisati telefonicamente. Viene loro detto che non possano sapere neppure dove sia stato collocato. Quel mattino la mamma lo aveva accompagnato al pullmino come tutte le mattine, non sapendo che il loro rapporto sarebbe stato di lì a poco interrotto brutalmente.   Uomini che denunciano alle autorità o ai servizi sociali atteggiamenti ostruzionistici da parte della moglie/ex moglie. Penso a Gianluigi Matta di Torino, padre di una ormai ragazza, che ha subìto un lungo percorso di allontanamento dalla figura paterna. Sin dalla nascita della bambina, nel 2007, la madre nonché moglie di Gianluigi non gli consente di avere una relazione libera con la figlia, con cui coabitava. La moglie arriva formalmente ad accusarlo di abuso sessuale e violenze psicologiche e fisiche e a descriverlo come un padre inadeguato e pericoloso. Il padre viene così allontanato dalla figlia e costretto a incontrarla in uno spazio protetto per cinque anni. I servizi sociali hanno poi avviato l’iter volto alla sottrazione della bambina dal nucleo familiare per trasferirla in una casa famiglia. Il padre, terrorizzato da questa possibilità, propone e riesce a farla dare in affidamento alla zia paterna, ma ben presto anche lei matura condotte alienanti sia per via di un carattere a sua volta possessivo e manipolatorio, sia a seguito di possibili legami poco trasparenti con i servizi sociali di Chivasso. La zia della bambina, oggi ragazza, le ha impedito di avere un rapporto normale con suo padre e con i nonni, sia materni sia paterni. Nonostante il tribunale ordinario abbia assolto l’uomo da tutte le accuse, la Corte d’Appello di Torino abbia dato l’ok agli incontri padre-figlia e la Commissione Parlamentare di indagine sugli Affidi abbia denunciato le irregolarità dell’intera pratica, non è stato mai predisposto un percorso di riavvicinamento tra loro. La ragazza, ancora oggi ha difficoltà evidenti anche a pronunciare la parola “papà”. Chi la risarcirà dalla privazione di un padre vivo?   Conflittualità tra marito e moglie uniti o in via di separazione Il nostro Paese, anziché accogliere e promuovere percorsi di mediazione familiare a supporto delle coppie in difficoltà nella gestione della loro relazione o del drammatico percorso della separazione, preferisce inasprire il conflitto deviandolo verso separazioni conflittuali che durano anni, o in alcuni casi addirittura allontanando i minori dal loro nido. Penso a Valeria De Luca, signora di Rosciano (PE), a cui sono stati sottratti due figli, con modalità violente: si sono presentati in casa sua ben 17 carabinieri, alcuni in uniforme da lavoro. Qui, appurate le resistenze dei due minori a lasciare la casa, la madre è stata immobilizzata e sottoposta ad un trattamento violento e degradante, usato con i criminali per impedire loro la fuga o l’aggressione, con una pressione sulla vescica che l’ha costretta ad urinarsi addosso. I carabinieri l’hanno scortata persino in bagno, mentre cercava di provvedere al recupero di una forma dignitosa. L’operazione di sottrazione è stata gestita dalla Cooperativa Orizzonte e dai servizi sociali di Rosciano. Da allora, per lunghi 5 mesi, la madre non ha visto né sentito i figli, ed è riuscita finalmente a “rivederli” in un incontro in videochiamata, con un tempo a scadenza e in un luogo protetto. La convivenza tra i due genitori si è frattanto interrotta, ma i ragazzi continuano a vivere in un istituto: possiamo sapere perché?   Donne vittime di violenza in codice rosso Quante volte, donne che si rivolgono alle istituzioni per essere aiutate a gestire una situazione di violenza da parte del compagno, si ritrovano irretite nelle diaboliche maglie della sottrazione minorile? Troppe, decisamente troppe, per un Paese che si professa femminista e in prima linea per il supporto alle vittime di violenza domestica: pensiamo alle panchine rosse, alle serate tematiche e ai cartelloni pubblicitari. Eppure… la realtà appare ben diversa. Penso a Veronika che dopo aver denunciato alle autorità i maltrattamenti e le violenze da parte del marito su di sé e sulle figlie, Emily e Alissa, ha subìto anche l’allontanamento di queste ultime dalla loro casa, allo scopo dichiarato di aiutarle a superare tutti i traumi subiti. Uno scopo curativo e rieducativo, dunque, per il quale le istituzioni si arrogano il diritto di sradicare le persone dal loro nido, dal loro ambiente e dalla propria madre? Di cosa parliamo? Poi fra qualche anno qualcuno dovrà invece curarle anche da questo trauma, o quelli provocati dalle istituzioni non sono mai tali? Attualmente il marito ha una nuova relazione e un altro figlio e la madre si trova da sola. Non meno importante: al momento della sottrazione, le due bambine sono state portate via con la violenza, la più grande in manette, come un assassino colto nell’atto stesso di uccidere. Non è forse previsto per legge che quando i minori si rifiutano di allontanarsi, si debba tornare dal giudice a discutere la questione? Lasciatemi dire che ammanettare una ragazzina è un atto estremo di inciviltà e disumanità. Qualcuno può dirmi che sbaglio?   Famiglie che impartiscono, con metodi legittimi, un’educazione diversa da quella dominante. Pur non sostenendo alcun partito politico, ci tengo a precisare che questa circostanza nulla c’entra il decreto Caivano (d.l. 15 settembre 2023, n. 123, convertito in legge il 13 novembre 2023) che nasce da un caso di criminalità minorile — gli stupri di gruppo a Caivano, in provincia di Napoli — e che ha come obiettivo dichiarato il contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile. Qui parliamo di famiglie che seguono e curano i figli, adempiendo ai loro obblighi sostanziali, anche se lo fanno attraverso metodi diversi da quelli dominanti, mentre il decreto punisce genitori che non prevedono affatto percorsi di istruzione e cura, seppure alternativi. Come non parlare di loro, Nathan e Catherine e dei loro tre figli, Bluebell, Utopia Rose e Galorian, entrati ormai a ragione nel cuore di tanti di noi. A novembre scorso sono stati loro sottratti i tre figli a causa del loro di stile autonomo e realmente ecologico, e per la loro scelta di impartire un’istruzione parentale alla figlia di 8 anni, dacché i gemelli non avevano ancora iniziato il ciclo scolastico obbligatorio. Ricordiamo che l’istruzione parentale è legittima in Italia, nonostante loro ne svolgessero una forma particolare e minoritaria: l’unschooling, un approccio educativo autodiretto e naturale. Questi bambini leggevano ogni sera, conoscevano due lingue, seppure l’italiano in modo meno spontaneo dell’inglese che è la lingua madre dei genitori, conoscevano le materie prime, i processi di lavorazione dei materiali e della terra, i cicli della natura, l’allevamento degli animali, e avevano così acquisito molteplici abilità utili all’indipendenza futura. Venivano educati al rispetto, alla cura dei propri spazi, alla condivisione, alla gioia e a dire sempre il vero. Ma soprattutto avevano una casa, l’amore e una famiglia unita, sicura, protettiva. Oggi i bambini mostrano gli effetti del trauma da sradicamento dalla loro casa e dai loro animali, dalla convivenza con il loro padre, e oggi dall’allontanamento forzato dalla madre, che si trovava nei primi mesi costretta a stare nella casa famiglia di Vasto per stare accanto ai figli, seppure tenuta ad abitare in un piano diverso della casa. Come ampiamente prevedibile la donna è stata, infine, allontanata, e le motivazioni dell’ordinanza sono a mio avviso ridicole: si enunciano normali reazioni di una donna solida, forte e protettiva con i figli, nonché di una madre che versa in una situazione psicologica estrema. Ma soprattutto si enumerano tutte le conseguenze dello sradicamento stesso: la donna prima era serena e i bambini non erano aggressivi. Lo sono diventati a seguito dell’azione dello Stato e ora queste stesse conseguenze diventano a loro volta la causa della rottura del loro rapporto primario con la madre? Ma che Paese è mai questo? Rientra in questo ambito anche il caso di Harald Leo Valentin e di sua moglie Nadia (Nadzeya Paulovic), una coppia residente a Caprese Michelangelo (Arezzo), i cui due figli di 4 e 8 anni, Liam e Nathan, sono stati sottratti dai servizi sociali di San Sepolcro e da circa 10 agenti armati e in tenuta antisommossa, il 16 ottobre 2025. L’impianto di videosorveglianza mostra il bambino più piccolo, Liam, gridare “No! Via via!! Aiuto!!” ed essere trascinato in pigiama e senza ciabatte. La mamma riferisce che l’assistente sociale, in casa, le avrebbe detto di tacere altrimenti non avrebbe più rivisto i figli. Oggi la suddetta è stata incaricata del ruolo di giudice onorario. Le cause della sottrazione risiedono nell’assenza di scolarizzazione convenzionale (homeschooling non adeguato), nel mancato rispetto delle vaccinazioni obbligatorie che nel nostro Paese espongono i genitori al massimo a multe o difficoltà nella frequenza scolastica tradizionale ma in alcun caso possono portare alla sottrazione di minori, e la presunta appartenenza a quella che dalle istituzioni viene definita una setta (“Noi è, io sono”) che conta migliaia di iscritti e che si fonda sui principi dell’autodeterminazione e dall’indipendenza dalle autorità statale. Pur non facendone parte, da giurista mi chiedo alcune cose: 1) Come differenziare l’aderenza a questa associazione e alle sue regole da chi professa alcune altre credenze religiose e non? 2) Esse sono un problema in sé o solamente quando gli adepti si allontanano dalle istituzioni e dalla relativa, sempre più asfissiante propaganda e corruzione? Ossia, se abbiamo una famiglia ben inserita nel sistema con credenze minoritarie solide andiamo comunque a mettere in crisi le loro capacità genitoriali? 3) L’inadeguatezza genitoriale non deve manifestarsi in fatti concreti o va presunta? Ad esempio, per considerare non rispettato l’obbligo di cura non dovremmo avere prove di bambini malati e/o trasandati o è sufficiente non avere l’abbonamento fisso al pediatra di Stato? 4) In che modo lo sradicamento coatto e la deprivazione familiare andrà a favore dello sviluppo armonico di questi bambini? Secondo quali teorie psicopedagogiche questo sarebbe meno grave della crescita con i loro genitori, pur con le loro imperfezioni come quelle di tutti noi? 5) I bambini – che erano sani – erano in pericolo di vita al punto da non poter neppure riferire ai genitori dove siano stati collocati oppure siamo solo dinanzi ad un brutale atto intimidatorio? Eppure parliamo di genitori che persino dinanzi al rapimento istituzionalizzato dei figli, e dunque ad una situazione psicologica estrema, non hanno reagito, né continuano a reagire con la violenza. Qualcuno può darci delle risposte su dove siano questi bambini e come stiano, o costringere chi di dovere a darcele?   Vittime causali dove non è possibile tracciare una linea precisa Ci sono poi vittime casuali del sistema. Penso alla confessione della ex assistente sociale a Bibbiano, Cinzia Magnarelli, che ha dichiarato in sede processuale di aver falsificato le documentazioni, mentendo su case fatiscenti, disordinate e piene di muffa, e su atteggiamenti dei bambini sessualizzati, dichiarazioni false che hanno portato a sottrazioni illecite di minori. La professionista ha motivato tutto questo con la pressione subìta dai propri superiori, atmosfera molesta e violenta a cui riferisce di essere sottoposta da tempo e a cui, a suo dire, aveva cominciato a fare l’abitudine. Tutto questo non è residuale né mai potrebbe esserlo, ma è segno di fenomeni ben collaudati e ben estesi all’interno delle istituzioni. Tutte storie diverse ma con un filo conduttore in comune: tutto avviene molto spesso saltando in tronco una serie infinita di norme sia sostanziali sia procedurali e andando, senza prova alcuna, ma solo con in tasca alcuni giudizi e pregiudizi sulle personalità coinvolte, a distruggere per sempre la vita dei bambini che capitano in queste maglie. Mi rivolgo ai cittadini che leggono, che sono convinti che i bambini una volta condotti in questi luoghi entrino in un magico mondo fatato e che pensano che in Italia tutto avvenga solo in casi di particolare inettitudine genitoriale. Si può essere anche d’accordo con le sottrazioni, purché nel piatto si metta tutto e non ci si convinca di essere davanti a qualcosa di molto diverso da quello che è. Sicuramente ci sono poi alcuni casi in cui la sottrazione è lecita, ma questi casi sono, a loro volta, danneggiati essi stessi da tutto ciò che ne ha preso le forme, essendo però tutt’altro. Io capisco che sia una realtà piuttosto dura da accettare e credere possibile, e che tutto sommato sia molto più semplice pensare che capiti solo a chi lo ha meritato, ma il fatto che per noi sia una realtà più dolce da digerire non la renderà vera. Qui ci sono vittime dello Stato reali, da anni. Ma ad essere coinvolti non sono solo i nomi che vi ho detto né gli altri 30.000, no, sono i nomi dei nostri figli, perché tutti questi bambini sono nostri figli. Nel dramma, che porto con me da tanto tempo, devo pensare che il caso di Palmoli sia stato benefico perché sta portando all’attenzione di tanti ciò che accade in quelle lande e sta mettendo in contatto tante persone e realtà tra loro. Ne uscirà qualcosa di buono, lo sento. Questo è il momento della rivelazione.   “All’universo non piacciono i segreti. Cospira per rivelare le verità, per portarvi a conoscerle.” -Lisa Unger- Rosanna Pierleoni
March 27, 2026
Pressenza
Le guerra delle parole e nelle parole
Ci sono parecchie cose a non quadrare nell’andamento della guerra in corso in Medio Oriente. Tra queste c’è la guerra delle e nelle parole utilizzate sui media mainstream per raccontare cosa sta accadendo. Cominciamo dall’informazione secondo cui gli attacchi israeliani e statunitensi sull’Iran “colpiscono gli obiettivi”, mentre i missili iraniani […] L'articolo Le guerra delle parole e nelle parole su Contropiano.
March 27, 2026
Contropiano
Veglia per Renee Nicole Good a New York
È l’imbrunire di domenica 11 gennaio, una giornata densa di emozioni. Esco da una stazione della metropolitana che sta a due passi dal luogo dell’appuntamento per ricordare Renee Nicole Good, uccisa a sangue freddo da Jonathan Ross, agente dell’ICE.  L’aria è cambiata, è pungente e non riesco più a stare senza guanti, li recupero nello zainetto e mi infagotto nella kefiah. Devo raggiungere il grande arco di pietra che sta sul lato corto di Grand Army Plaza, progettato da John H. Duncan per dare a Prospect Park un ingresso scenografico. Mentre cammino, lasciandomi alle spalle le luci della strada, mi pare di entrare in un bosco; mi chiedo dove saranno gli altri e scruto ansiosa nel buio; ormai è sera. Intravedo fioche lucine che vanno e vengono. Mi avvicino e appaiono sagome di esseri umani. Si sono raccolti in un angolo della struttura di pietra, dove hanno deposto fiori e candele attorno alle fotografie di Renee e della sua famiglia. Su un pezzo di cartone qualcuno ha scritto “Ricordando Renee Good e tutte le mamme”. Da ogni direzione della piazza, che per buona parte è costituita  da un prato e da alberi non illuminati, vedo figure sbucare dal buio e camminare in direzione della luce.  Poco dopo le 18 un buon numero di persone si è radunato in silenzio, formando un semicerchio per rendere omaggio a Renee, una donna coraggiosa, una mamma e una libera cittadina che ha saputo onorare il senso del vivere, amare e proteggere la comunità. Renee amava scrivere, soprattutto poesie. Una giovane donna nera, con grande compostezza, ne legge alcune. È emozionata, le trema il megafono tra le mani gelate, ma va avanti accorata. L’aria si riempie dello spirito ribelle di Renee e quasi mi sembra faccia meno freddo. Renee parla di libertà. Non sopporta la stupidità, la meschinità e l’ipocrisia; dice No all’arroganza del potere e al suo strumento, la polizia. A che serve? Solo a schiacciarci e impaurirci. Scrive che anela al divino, ma lo cerca nelle stelle, non più nei libri religiosi, che l’hanno delusa. A volte le sue parole sono dure e suonano come incontrovertibili sentenze, ma poi sfumano in elegie quando vuole parlare di un fiore, del mare o di un bambino.  Renee rappresenta tutti i sognatori del pianeta, anime belle che troppo spesso finiscono vittime della banalità del male. Solo nel 2025 l’ICE ha ucciso trentadue persone. Ne vengono letti i nomi, il Paese di origine e l’età. La strage ha interessato l’Asia e l’Europa, dalle Filippine all’Ucraina, ha colpito il Centro-Sud America e l’Africa e non risparmia nemmeno il suolo natio, con vari errori e sviste. La vittima più giovane è un ragazzo di ventidue anni, la più anziana una donna di ottanta. Queste persone, che il governo Trump liquida come immigrati clandestini, hanno famiglie che li piangono. Con la voce rotta un ragazzo legge messaggi arrivati dai parenti. Una donna statunitense ricorda l’amato: era una persona gentile. Visto che non erano sposati, le sono state negate le informazioni durante la detenzione di lui e persino un ultimo saluto alla salma (rimpatriata in un sacco). Una zia ricorda il nipote che lavorava tanto per farli vivere un po’ meglio. Dei bambini che, nella semplicità di chi forse non ha ancora capito tutto, ringraziano il loro papà per le caramelle e i doni che spediva loro. Per ogni vittima rispondiamo in coro “Riposi in pace”. Al termine della lettura un pensiero comune viene declamato: “Cari fratelli e sorelle e cara Renee, non siete morti invano.  Renee, hai agito come una cittadina modello; sappi che ci ispireremo a te”. È la nostra preghiera, di uomini e donne qualunque che oggi, unendoci, cerchiamo di resistere alla barbarie, a qualcosa di cui avevamo letto nei libri di storia e che pensavamo non sarebbe mai più tornato.     Marina Serina
January 13, 2026
Pressenza
Venezuela. Almeno 40 i morti per i raid statunitensi. Domani si riunisce il Consiglio di Sicurezza dell’Onu
Il coordinatore dei Capi di Stato Maggiore Congiunti degli Stati Uniti, il generale Dan Caine, ha fornito ulteriori dettagli sul raid contro il Venezuela durante un’apparizione a Mar Lago, affiancato da Trump. Il gen. Caine ha confermato che gli elicotteri statunitensi inviati per sequestrare Nicolás Maduro e sua moglie sono stati bersaglio […] L'articolo Venezuela. Almeno 40 i morti per i raid statunitensi. Domani si riunisce il Consiglio di Sicurezza dell’Onu su Contropiano.
January 4, 2026
Contropiano
Fanon può entrare ma i palestinesi d’Italia no, perché? Perché il palestinese buono è quello morto o rassegnato. Appunti sull’inadeguatezza della sinistra italiana – di Laila Hassan
“La guerra di liberazione non è un'istanza di riforme, ma lo sforzo grandioso di un popolo, che era stato mummificato, per ritrovare il suo genio, riprendere in mano la sua storia e ricostituirsi sovrano” [1]   A 100 anni dalla nascita di Fanon alcune brevi, forse inutili, considerazioni. Se c’è un atteggiamento che in [...]
November 21, 2025
Effimera
Terremoto in Afghanistan: servono aiuti
Un potente terremoto di magnitudo 6,3 ha colpito le regioni settentrionali dell’Afghanistan, in particolare le province di Samangan e Balkh, nelle prime ore di lunedì 12 Aqrab (3 novembre). Secondo le prime stime, più di 50 persone hanno perso la vita e oltre 550 sono rimaste ferite. Questo tragico evento ha causato un grave disagio psicologico ed emotivo tra le comunità colpite. Il numero di feriti è molto elevato, mentre i servizi medici rimangono insufficienti. Molte famiglie hanno perso le loro case di fango e argilla e attualmente affrontano il gelo senza alcun riparo. Testimoni riferiscono che i bambini rischiano di morire di freddo. Il nostro rappresentante sul campo è riuscito a raggiungere la zona con grande difficoltà, poiché le strade sono state danneggiate dal terremoto. Ci ha riferito che le persone, soprattutto donne e bambini, hanno urgente bisogno di indumenti caldi, rifugi temporanei, medicine, cibo e acqua potabile. Fonti locali indicano che il governo non è stato finora in grado di adottare misure efficaci, poiché le attrezzature necessarie per la pulizia delle strade non sono disponibili. Inoltre, l’elettricità importata è stata interrotta e persino l’ospedale provinciale di Samangan ha subito danni, con gravi ripercussioni sui servizi sanitari. In queste difficili circostanze, senza un’assistenza immediata per donne e bambini, si prevede che il numero delle vittime aumenterà drasticamente. Invitiamo sinceramente la comunità internazionale, le organizzazioni umanitarie e i nostri partner ad agire con urgenza e a fornire supporto per soddisfare i bisogni immediati della popolazione colpita. Il vostro sostegno e la vostra solidarietà sono la speranza per la sopravvivenza di queste persone colpite dal disastro. Team di Hawca Per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto fai un bonifico bancario a Cisda Beneficiario: COORDINAMENTO ITALIANO SOSTEGNO DONNEAFGHANE ONLUS* BANCA POPOLARE ETICA – Filiale di Milano IBAN: IT74Y0501801600000011136660 Causale: terremoto Afghanistan *Attenzione: in base alle nuove normative bancarie il nome del beneficiario del bonifico deve corrispondere esattamente all’intestatario del conto per cui va scritto come indicato sopra (donneafghane tutto attaccato e onlus invece di ETS)   CISDA - Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane
November 6, 2025
Pressenza
Le vittime civili di Gaza sono molte di più delle cifre ufficiali
Contare i morti e i feriti in scenari di guerra è sempre un’impresa ardua, soprattutto quando lo scenario riguarda Gaza. Il livello di distruzione in questa piccola enclave di 360 chilometri quadrati, e uno dei luoghi più densamente popolati della Terra, è tale che raggiungere le persone colpite da bombe […] L'articolo Le vittime civili di Gaza sono molte di più delle cifre ufficiali su Contropiano.
October 13, 2025
Contropiano
Afghanistan. Il CISDA al fianco delle famiglie del Kunar
Nella notte tra il 31 agosto e il 1° settembre il terremoto è tornato a colpire l’Afghanistan nel territorio al confine con il Pakistan. Secondo l’ONU sono 6,8 milioni le persone che vivono nelle province colpite, tra cui 263.000 i bambini; i morti sono oltre 2.205 e i feriti più di 3.640. Le associazioni di donne afghane che il CISDA sostiene si sono immediatamente mobilitate per portare soccorso. Ci hanno rivolto un appello per chiedere il nostro sostegno. Appello Come saprete, un terremoto ha distrutto molti villaggi nelle province di Kunar e Nangarhar. Come al solito, vogliamo inviare le nostre squadre per aiutare le persone nelle zone colpite e perciò chiediamo fondi di emergenza per sostenere la popolazione. La situazione attuale in Afghanistan è estremamente dolorosa e preoccupante. Le tragedie si susseguono, rendono la nostra gente ogni giorno più vulnerabile e riducono la loro speranza di vita. Il terremoto nella provincia di Kunar ha causato la morte di migliaia di persone innocenti e ne ha lasciate molte altre ferite e senza casa. In molti sono ancora intrappolati sotto le macerie, bambini hanno perso la vita e donne rimangono bloccate sotto le rovine. Intere famiglie sono rimaste senza accesso a cibo, acqua e servizi medici. Si tratta di una zona montuosa e difficile da raggiungere, il che rende estremamente problematica la distribuzione degli aiuti. La situazione è così critica che ogni ora di ritardo potrebbe significare la perdita di altre vite. Alcune persone hanno perso intere famiglie e non hanno ancora ricevuto alcun aiuto. Hakeem Gul, uno dei sopravvissuti, ha dichiarato: “Desidero solamente morire perché ho perso tutta la mia famiglia e sono rimasto completamente solo. Non c’è nessuno che mi aiuti a seppellire i corpi dei miei cari”. Il nostro team è attualmente sul campo e rileva una grave carenza di medicinali e beni di prima necessità, cibo e acqua potabile. I bambini hanno urgente bisogno di pacchi alimentari e le donne hanno un disperato bisogno di kit igienici. Purtroppo, la mancanza di strutture mediche e farmaci ha già causato la morte di donne e bambini e, senza un’assistenza immediata, il numero delle vittime è destinato ad aumentare. Anche la grave carenza di medici donne rappresenta una sfida importante, poiché i Talebani non permettono ai medici uomini di curare le donne. Queste restrizioni hanno peggiorato ulteriormente la situazione, rendendo le condizioni di sopravvivenza a Kunar davvero orribili e inimmaginabili. Uno dei nostri medici ha raccontato di come, una volta arrivati nella zona, abbiano incontrato una donna che aveva visto morire i suoi quattro figli. Era in uno stato di shock così profondo da aver perso la ragione. L’assenza di personale medico femminile e le restrizioni imposte dai Talebani, che impedivano ai medici uomini di assisterla, hanno peggiorato ulteriormente la situazione. Fortunatamente, appena raggiunta la zona, la nostra équipe è riuscita a somministrarle un sedativo per calmarla e alleviare la sua sofferenza. Un altro caso riguarda una donna semisepolta sotto le macerie. I Talebani insistevano sul fatto che “toccare una donna non-mahram è peccato” e che avrebbe dovuto uscire da sola, nonostante avesse entrambe le gambe rotte, ma il nostro team è riuscito a salvarla e a trasferirla in ospedale. Il nostro ginecologo ci ha riferito che diverse donne incinte avevano subito gravi emorragie, ma le strutture disponibili per curarle sono estremamente limitate, così abbiamo potuto fornire loro solo un soccorso di base e un minimo di supporto psicologico. Purtroppo, una delle donne è morta davanti ai nostri occhi per l’emorragia troppo estesa. È stato uno dei momenti più devastanti e strazianti per la nostra équipe, soprattutto per il medico curante, consapevole che con risorse minime quella vita avrebbe potuto essere salvata. Le strade sono bloccate e ciò rende molto difficile raggiungere gli ospedali. La debole connessione di rete e la mancanza di una comunicazione adeguata con il team hanno ulteriormente rallentato la raccolta di resoconti accurati. Ciononostante continueremo a impegnarci per raccogliere altre storie e testimonianze, soprattutto sulla sofferenza delle donne, e condividerle con voi. Il peso psicologico sul nostro team è stato immenso. Molti di loro erano in lacrime mentre raccontavano questi episodi. Abbiamo fatto del nostro meglio per sostenerli emotivamente e alleviare il peso di queste esperienze dolorose.  In questi giorni strazianti, con il cuore pesante, vi chiediamo sinceramente di starci accanto come avete fatto in passato, affinché insieme possiamo soddisfare almeno una piccola parte dei bisogni urgenti della popolazione sofferente di Kunar e curare anche solo con una piccola benda le loro profonde ferite. Ogni vostro contributo può salvare una vita proprio in questo momento. Vi preghiamo, come sempre, di stare al fianco della popolazione sofferente dell’Afghanistan. Ancora una volta, apprezziamo profondamente la vostra preoccupazione e solidarietà. Ci auguriamo vivamente che, attraverso una cooperazione continua possiamo contribuire ad alleviare, anche di poco, la sofferenza di donne e bambini così vulnerabili. In molti stanno chiedendo contributi. Anche i Talebani hanno chiesto il sostegno internazionale. Per essere certi che i soldi arrivino nelle mani delle associazioni realmente vicine alla popolazione e siano utilizzati per sostenere i bisogni di donne, uomini e bambini vi invitiamo a donare a COORDINAMENTO ITALIANO SOSTEGNO DONNE AFGHANE ETS (C.I.S.D.A) IT74Y0501801600000011136660 indicando “TERREMOTO” nella causale. Grazie CISDA - Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane
September 8, 2025
Pressenza
Abuso dei social e socializzazione degli abusi
Fatti Il 21 agosto scorso una ragazza di 23 anni denuncia di aver subito un commento sessista da un operatore, mentre la stessa si preparava per una TAC. È in corso un’indagine interna da parte del Policlinico Umberto I di Roma, per far luce su quanto accaduto. Modi La suddetta […] L'articolo Abuso dei social e socializzazione degli abusi su Contropiano.
August 30, 2025
Contropiano
A Roma flash mob “Basta armi a Israele!”
Giovedì 28 agosto 2025 ore 17:30 Piazza della Rotonda (Pantheon), Rom Mobilitazione per la fine di ogni collaborazione politica e militare italiana, per non essere complici del genocidio in atto. Dietro i numeri ci sono vite umane Dopo il sanguinoso attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, dove furono uccise circa 1200 persone, (736 civili israeliani di cui 38 bambini) e ne furono rapite 251 (un centinaio liberate in seguito, secondo stime risulterebbero circa 20 ostaggi vivi ancora nelle mani di Hamas) e la reazione Israeliana, il numero di vittime palestinesi nella striscia di Gaza è stato enorme, con un impatto sproporzionato sulla popolazione civile già nelle prime settimane, inclusi donne e bambini per i bombardamenti indiscriminati e le uccisioni mirate. Le fonti internazionali (ONU, ONG, media indipendenti) hanno denunciato ripetutamente la gravità della situazione umanitaria, sottolineando la distruzione di infrastrutture civili e la difficoltà di accesso a cure mediche, acqua cibo ed elettricità. Il dato complessivo delle vittime varia a seconda delle fonti, ma tutte convergono sull’entità drammatica delle perdite civili e ormai moltissimi parlano di un genocidio in atto. Parallelamente, Israele mantiene una delle spese militari più alte al mondo in proporzione alla popolazione e al PIL. La parte principale del budget è sostenuta dagli statunitensi, che rafforzano la capacità bellica e la superiorità strategica di Israele nella regione. Prima che la Germania annunciasse la sospensione  dell’invio di materiale bellico a Tel Aviv, l’Italia risultava al terzo posto tra gli esportatori di armi nello scenario mediorientale, nonostante le minimizzanti dichiarazioni ufficiali. L’Italia ha continuato finora e continua tuttora a esportare verso Tel Aviv sistemi d’arma e tecnologie militari, tra cui droni, radar e componenti per uso bellico anche nei primi mesi del 2025 (https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2025/05/10/ora-il-governo-confessa-vendiamo-armi-aisraele-ma-non-colpiscono-civili/7982399/ ). Tra gennaio e febbraio di quest’anno, infatti, sotto la categoria generica di “armi, munizioni e loro parti e accessori” dall’Italia sono partite armi dirette a Israele per oltre 128mila euro, di cui solo 47.249 rilevati dall’Istat, ma trattasi di dati probabilmente sottostimati, vista la segretezza imposta a questo tipo di operazioni. L’ANPI si è subito mobilitata condannando con vigore la sanguinosa operazione terroristica effettuata da Hamas il 7 ottobre, ma anche la reazione abnorme e spropositata del governo israeliano che con il passare dei giorni, settimane, mesi e ormai anni rappresenta un genocidio sotto gli occhi del mondo. L’ANPI provinciale di Roma, con tutte le sue articolazioni territoriali ha organizzato e partecipato a tantissime iniziative di condanna del genocidio e a sostegno della popolazione. Emergency, da sempre sui teatri di guerra mondiali a sostegno e cura delle popolazioni martoriate, è presente anche a Gaza, dove gestisce una clinica di salute primaria ad al-Qarara e le attività di supporto all’Ambulatorio di al Mawasi. Nelle strutture vengono assistiti ogni giorno centinaia di pazienti e si constata con mano l’aggravarsi della situazione sanitaria giorno dopo giorno. Articolo 21. Sempre e comunque dalla parte delle vittime. Per impedire il genocidio in atto. Per fermare il traffico delle armi. Contro il più grande giornalisticidio della storia. Per respingere il tentativo della Lega di criminalizzare ogni iniziativa per Gaza. Chiediamo a giornaliste e giornalisti di partecipare e di dare voce a chi si batte per la dignità e la libertà del popolo palestinese. La Rete Nobavaglio – liberi di essere informati – Antifasciste e antifascisti, giornaliste e giornalisti, cittadine e cittadini, studentesse e studenti, artisti, avvocati, medici, attiviste e attivisti per i diritti e del volontariato sociale impegnati nel creare una rete tra operatori dell’informazione e associazioni, per lottare per un giornalismo indipendente e per sostenere le battaglie per i diritti umani e civili. Hanno aderito anche la CGIL Roma e Lazio, la Fillea CGIL Roma e Lazio, le associazioni Carteinregola e Nannare’ e l’ANPPIA (Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti). Di seguito alcuni dati, ma ricordiamo che dietro ad ogni cifra ci sono vite umane. Le cifre non sono né potrebbero essere precise, ma sono stime impressionanti. Dal 7 ottobre 2023 si contano circa 60.000 morti, di cui circa 18.000 bambini (il 31 % delle vittime) e circa 9.500 donne (il 16 %) e più di 4.300 anziani a luglio 2025.  Cifre che chiariscono come la popolazione civile, e in particolare le categorie più vulnerabili, siano state colpite in modo sproporzionato. Fonte: ONU/OCHA – https://www.un.org/unispal/document/ocha-humanitarian-situation-update-306-gaza-strip/? utm_source=chatgpt.com Fonte: OCHA – https://www.ochaopt.org/content/humanitarian-situation-update-275-gaza-strip?utm_source=chatgpt.com Un quadro ancora più allarmante arriva dall’UN Women, secondo cui da ottobre 2023 oltre 28.000 donne e ragazze sono state uccise — una media terribile di una ogni ora — testimonianza diretta dell’impatto devastante del conflitto sulla vita delle donne. Fonte: UNRIC – https://unric.org/en/the-un-and-the-crisis-in-the-middle-east-what-you-need-to-know-jan-jun-2025/3/? utm_source=chatgpt.com Fonti giornalistiche aggiornate al 17–18 agosto 2025 riportano un totale di oltre 62.000 vittime, e confermano che metà di queste sono donne e bambini. Fonte: AP News – https://apnews.com/article/f875326f9845f09a3b01bf676254222f?utm_source=chatgpt.com Altre analisi, come quella di Reuters del marzo 2025, indicano che oltre il 31 % delle vittime sono minori, mentre fonti ONU stimano che quasi il 70 % dei decessi accertati riguarda donne e bambini. Fonte: Reuters – https://www.reuters.com/world/middle-east/how-many-palestinians-has-israels-gaza-offensivekilled-2025-03-24/?utm_source=chatgpt.com Rete #NOBAVAGLIO
August 27, 2025
Pressenza