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Enzo Ferrara: le dimensioni dell’impatto ambientale di armi e industria bellica
Alla quinta della serie di sei conferenze ‘a calendario’ nel programma PACIF I CARE, mercoledì 3 dicembre prossimo interviene il presidente del Centro Studi ‘Sereno Regis’. La sua relazione focalizza l’attenzione su un particolare ‘effetto collaterale’ dei conflitti armati e dell’industria bellica: il loro impatto ambientale. «L’ambiente è sovente descritto come una vittima silenziosa, ma lo si può anche definire invisibile, della guerra – spiega Enzo Ferrara – La metrica d’impatto di un conflitto armato, che giustamente prima di tutto vaglia il numero di vite perdute, ferite o spogliate di ogni diritto e bene, però non rende in forma completa il danno provocato. Le catastrofi ambientali causate dalle guerre, più precisamente dall’industria bellica, anche quando prepara e raffina le proprie armi, iniziano ben prima di esse e i loro effetti nocivi perdurano ben oltre la fine degli scontri. In alcuni casi, come per l’uso di ordigni nucleari o chimici, le loro conseguenze non avranno mai termine nell’arco della storia umana». Un collaboratore dei periodici scientifici Altronovecento, Gli Asini e Medicina Democratica e membro del comitato editoriale delle riviste scientifiche Epidemiologia & Prevenzione e Visions for Sustainability e Close Encounters in War, Enzo Ferrara è un ricercatore all’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (INRIM). L’ente coordina 138 progetti svolti nelle proprie sedi, la storica e la principale a Torino, una a Pavia e una Firenze (LENS – European Laboratory for Non-Linear Spectroscopy), e in 132 laboratori. Le sue attività di ricerca consistono in studi per l’elaborazione di metodi, parametri e campioni “necessari per la riferibilità e il valore legale delle misure nei settori dell’industria, del commercio, della ricerca scientifica, della salvaguardia della salute e dell’ambiente, nonché per le necessità di misura in campo giudiziario e per qualsiasi altro settore in cui gli alti contenuti scientifico-tecnologici propri della ricerca metrologica trovino ricadute applicative di interesse”. La metrologia, o scienza della misurazione che oltre alle tecniche elabora anche la definizione dei parametri delle misurazioni, è una scienza multidisciplinare che si basa sui fondamenti teorici delle scienze esatte – matematica, geometria, fisica,… statistica – e sulle osservazioni e rilevazioni effettuate con gli strumenti di precisione, ha origini antichissime, correlate all’astronomia e, in particolare, all’agronomia. Le sue basi nella modernità furono gettate con l’avvio del progetto che, intrapreso da Ephraim Chambers nel 1728 a Londra, venne perfezionato e portato a termine da Denis Diderot insieme a Jean-Baptiste d’Alembert dal 1750 al 1772 redigendo la serie di tomi della Encyclopédie, ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers  (Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri). > L’opera che iniziamo […] ha due scopi: in quanto enciclopedia, deve esporre > quanto più è possibile l’ordine e la connessione delle conoscenze umane; in > quanto Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri, deve > spiegare i principi generali su cui si fonda ogni scienza e arte, liberale o > meccanica, e i più notevoli particolari che ne costituiscono il corpo e > l’essenza – Discorso Preliminare di d’Alembert al primo volume > dell’Encyclopédie Leggendo attentamente ogni ‘voce’ della Encyclopédie di Diderot e d’Alambert si capisce che con la sua realizzazione venivano perseguiti anche obiettivi molto pratici, e ‘concreti’. La dettagliata descrizione di tecniche e tecnologie produttive infatti forniva ai pionieri della nascente industria ogni informazione utile a condurre con successo, e profitto, le loro imprese economiche e commerciali. Alcune ‘voci’ e ‘tavole’ dell’opera inoltre contenevano indicazioni, anche suggerimenti, su come armare eserciti e flotte con cui i francesi, ovviamente, sarebero riusciti a predominare sugli avversari in Europa e, in particolare, nel lontano oriente e nelle ‘terre vergini’ dell’Africa e del nuovo mondo, il continente americano. Siccome ogni popolo ed etnia calcola lunghezze, superfici, volumi e pesi con parametri specifici, che per comparare bisogna confrontare e ‘tradurre’, le procedure francesi vennero uniformate al sistema metrico decimale e nel 1795 l’Assemblea nazionale stabilì che un metro corrispondesse alla “quarantamilionesima parte di un meridiano terrestre” e un chilogrammo alla “massa di un appropriato volume di acqua purificata”. Contemporaneamente negli Stati Uniti la ‘conquista del Far West’ dava impulso alla standardizzazione dei proiettili per le pistole e i fucili di cui disponevano i coloni che si insediavano nei territori alla frontiera e man mano, come per i calibri delle munizioni delle armi, si diffuse l’uniformazione delle dimensioni di ogni ‘cosa’ fabbricata industrialmente, degli attrezzi e degli oggetti e delle loro componenti, e anche degli ingranaggi dei macchinari con venivano prodotti nelle catene di montaggio.   Oggi con l’ausilio dei computer e dell’intelligenza artificiale si fanno calcoli molto complicati, nel passato impensabili. Ma misurare le dimensioni dell’impatto ambientale delle guerre e dell’industria bellica non è facile e, come evidenzia Enzo Ferrara nella presentazione della propria relazione sull’argomento, le devastazioni di ecosistemi prodotte dai conflitti militari e con la fabbricazione di armi sono molteplici e alcune tali che le proporzioni di intensità, vastità e durata dei loro effetti sono incommensurabili… Informazioni vengono fornite in risposta a messaggi inviati al recapito mezzoraperlapace@gmail.com Approfondimenti sulla conferenza sul tema L’IMPATTO AMBIENTALE DELLA CORSA AGLI ARMAMENTI sono pubblicati nelle pagine online: * 27 novembre 2025 : IL PREMIO MONFERRINO ALL’IMPEGNO PER LA TUTELA AMBIENTALE * 29 novembre 2025 : PACE ED ECOLOGIA: UN ‘BINOMIO’ INDISSOLUBILE, E IMPRESCINDIBILE L’iniziativa è organizzata dai coordinatori della MEZZORA DI SILENZIO PER LA PACE E LA GIUSTIZIA SOCIALE, praticata ogni settimana tutti i venerdì pomeriggio continuativamente dal 5 gennaio 2024 coinvolgendo un gruppo eterogeneo di cittadini di Casale Monferrato e dintorni a testimoniare insieme il comune impegno, e viene realizzata in collaborazione con EDUCATIONALE FORUM e RETE SCUOLE INSIEME di Casale Monferrato e con contributi del CENTRO SERVIZI PER IL VOLONTARIATO ASTI ALESSANDRIA (CSVAA) e di numerose associazioni e aziende cittadine e del territorio, cooperanti all’attuazione del programma PACIF I CARE – COSTRUIRE PERCORSI DI SOLUZIONE DEI CONFLITTI in solgimento da ottobre 2025 fino a marzo 2026. Le registrazioni delle conferenze già svolte sono disponibili online sulla piattaforma YouTube: * LA MILITARIZZAZIONE DELLA SCUOLA E DELLA SOCIETÀ * ARMI NUCLEARI E SICUREZZA UMANA * VECCHIE E NUOVE ARMI NEI CONFLITTI IN CORSO * COSTRUIRE LA PACE IN UN MONDO IN GUERRA   Maddalena Brunasti
November 30, 2025
Pressenza
Il Piemonte “agitato”: manifestazioni in ogni provincia e corteo regionale a Torino
Recentemente formato da moltepici associazioni e gruppi piemontesi, il Coordinamento Regionale per la Palestina ha indetto una serie di cortei, a calendario sabato 13 e 20 settembre. Oltre che per esprimere la solidarietà con il popolo palestinese e il sostegno alla Global Sumud Flotilla, le manifestazioni coinvolgono i partecipanti a sollecitare la Regione Piemonte affinché deliberi l’interruzione di ogni rapporto politico, economico e militare con Israele. Il 20 settembre i manifestanti piemontesi confluiranno a Torino. Prima, nel pomeriggio di sabato 13 settembre si mobilitano nei capoluoghi delle province: * Alessandria/ corteo – concentramento in piazza Santo Stefano alle 15:30 * Biella / presidio – in piazza Battistero dalle ore 10 * Cuneo / corteo – concentramento in corso Giolitti alle 14:45 * Ivrea / corteo – concentramento in piazza Ottinetti alle h 15 * Vercelli / presidio dalle ore 16 in piazza Pajetta e dalle 17 biciclettata per le strade della città * Torino –  presidio alla Stazione di Porta Nuova dalle 15:30   All’iniziativa promossa dalle associazioni e agregazioni piemontesi aderisce il Centro Studi Sereno Regis, che sul proprio sito ha pubblicato la “piattaforma” del coordinamento: Il Coordinamento Piemontese per la Palestina invita tuttɜ coloro che vivono in Piemonte a mobilitarsi nelle giornate del 13 settembre con azioni di boicottaggio della filiera della guerra e delle aziende complici del genocidio o con altre iniziative e il 20 settembre con una grande manifestazione che si terrà a Torino per fermare la complicità delle nostre istituzioni con il regime israeliano.  È da ventitre mesi che abbiamo assistito a un intensificarsi delle manifestazioni in sostegno alla causa palestinese, in solidarietà con la resistenza popolare all’occupazione e, oggi, all’invasione della Striscia di Gaza e alla disgregazione della Cisgiordania da parte di Israele.  Quella che viene definita “l’unica democrazia del Medio Oriente”, uccide arbitrariamente attraverso le armi, la fame e la deprivazione di igiene e cure sanitarie la popolazione palestinese, mostrando il vero volto della decantata civiltà occidentale, che si vorrebbe esportare a suon di bombe a chi non si piega ai progetti coloniali sionisti e atlantisti.  Nonostante il governo israeliano utilizzi il pretesto degli ostaggi per compiere il genocidio più mediatizzato della storia, appare più che evidente che i suoi reali obiettivi non siano certo la liberazione dellɜ prigionierɜ e “la distruzione di Hamas”.  L’obiettivo a cui mira effettivamente il regime sionista fin dalle sue origini è una radicale pulizia etnica e l’annientamento del popolo palestinese, con la complicità della gran parte della comunità internazionale.  I governi occidentali sono stati costretti, dopo quasi due anni, a utilizzare il termine “genocidio”, dopo essersi tanto spesi per negare categoricamente che lo fosse, ma questo non basta se la denuncia non viene accompagnata da azioni concrete di embargo verso Israele, soprattutto quando vaste parti di società si mobilitano con determinazione per chiedere la fine del sostegno dei propri governi allo sterminio.  Questo piano criminale ha il fine dichiarato di impossessarsi non solo di tutta la terra palestinese, ma anche di altre regioni del Levante, con l’obiettivo, da parte dell’unico Stato a non aver mai ufficializzato i propri confini, di realizzare la “Grande Israele”. È un errore ritenere che questo progetto espansionistico sia nato recentemente dai partiti dell’estrema destra israeliana, come viene continuamente ripetuto dalla maggioranza dei nostri mass media, che dopo aver fallito nel tentativo di negare il genocidio, ora cercano di manipolare nuovamente la narrazione ascrivendone la responsabilità al solo governo Netanyahu. Sappiamo che quanto sta avvenendo è la naturale prosecuzione del progetto sionista, volto alla costituzione di un etnostato per il solo popolo ebraico.  La Palestina non è un territorio conteso: è un grande specchio nel quale l’Occidente vede riflesso la verità del suo passato coloniale.  In tutto questo, gli Stati Uniti, con la collaborazione degli storici alleati occidentali, violano importanti norme e sentenze del diritto internazionale, come il recente pronunciamento della  CIG che ribadisce l’illegalità dell’occupazione ordinando al regime israeliano di ritirarsi, esplicitando che per garantire il potere di poche persone si è dispostɜ a sacrificare la vita di popoli interi.  Lottare con e per la Palestina significa non essere schiavɜ di questo ricatto, avere il coraggio di affrontare l’arroganza di chi si pone come il padrone del mondo e si dichiara invincibile. La resistenza palestinese con decenni di lotte ha minato questa idea di presunta invincibilità e al contempo ha smascherato e reso evidente a tuttɜ la vera natura del regime israeliano, dandoci l’occasione collettiva di lottare per un orizzonte di libertà effettiva e desiderabile a partire dal rifiuto della tirannia imperialista e sionista, che aggredisce la vita di miliardi di persone in tutto il mondo.  Per questo organizziamo un momento di mobilitazione ampia e diffusa a cui vi invitiamo a partecipare, per lottare contro quello che è a tutti gli effetti un genocidio internazionale, poiché Israele (uno stato grande come la Lombardia che in due anni ha ucciso decine di migliaia di persone) non sarebbe stato in grado di portare avanti questo sterminio senza rifornimenti da parte dei governi e dalle aziende della morte di tutto il mondo, anche dell’Italia e del Piemonte.  C’è bisogno di una lotta internazionale, per riaffermare che il popolo palestinese che si batte per la propria liberazione, è un popolo fratello e la sua lotta è anche la nostra lotta, per proclamare, come nel Sudafrica dell’apartheid, che nessunɜ è liberɜ se non tuttɜ sono liberɜ.  Date queste considerazioni ci mobilitiamo in tutto il Piemonte il 13 settembre, confluendo poi a Torino il 20 settembre, per chiedere alla Regione Piemonte di:  * Farsi parte attiva nei confronti del Governo per far bloccare l’esportazione e l’importazione di armamenti e tecnologie militari e dual use verso e da Israele; * Interrompere i rapporti istituzionali e politici con lo stato israeliano; * Revocare ogni accordo economico, produttivo, commerciale, accademico e finanziario con il regime israeliano; * Escludere Israele da ogni iniziativa culturale e sportiva. CON LA PALESTINA FINO ALLA LIBERAZIONE! Redazione Piemonte Orientale
September 13, 2025
Pressenza
L’esperienza della pace in una classe IV di una scuola primaria
RILANCIAMO UN ARTICOLO PUBBLICATO SU WWW.SERENOREGIS.ORG SCRITTO DA BARBARA STRAMBACI, ADERENTE ALL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ, SU UN’ESPERIENZA DI EDUCAZIONE ALLA PACE CONDOTTA IN UNA SCUOLA PRIMARIA. «Osservate il foglio che avete davanti, cosa vedete?» Con questa domanda è iniziato il cammino nell’«inter-essere» della mia classe, una quarta di una scuola primaria nella periferia nord di Torino. «Maestra, io ci vedo la carta» è stata una delle prime risposte; guardando più in profondità, nel foglio abbiamo iniziato a vedere l’albero da cui deriva, l’acqua, il sole e l’anidride carbonica che hanno reso possibile la sua vita, il terreno che ha contribuito al suo nutrimento e al radicamento, la nuvola dalla quale è arrivata l’acqua, il cielo, il boscaiolo, gli operai della cartiera, il carburante per il trasporto, il trasportatore, il cartolaio, il lavoro dei genitori grazie al quale l’acquisto è stato possibile, il cibo che ha sfamato i lavoratori della filiera. Ogni volta che abbiamo un foglio davanti pensiamo che lì dentro c’è tutto il mondo, compresi noi che lo stiamo utilizzando, come ha osservato un mio alunno. «Inter-essere» è un temine coniato dal monaco vietnamita Thich Nhat Hanh, e l’esercizio descritto, riportato nel suo libro Essere pace, è un allenamento che svolgiamo in classe per addestrare la mente ad essere più consapevole dell’interconnessione esistente tra ognuno di noi e il resto del mondo, vivente e non vivente. Giocando all’«inter-essere», anche attraverso le merende consapevoli (osservazione in profondità di un pezzo di cioccolato o di un frutto), i bambini hanno avuto l’opportunità di riflettere non solo sul valore di ciò che hanno tra le mani (sia esso un alimento o un oggetto), ma anche sulla dimensione di quella rete invisibile alla quale apparteniamo e che ci rende interdipendenti. In una classe multiculturale come la mia, anche attraverso la progettazione di attività, quali il gemellaggio con una scuola della O.N.G. ASSEFA nel Tamil Nadu in India, il gioco dell’inter-essere ci ha consentito di volgere gli sguardi verso realtà culturali differenti e iniziare ad abbattere gli stereotipi derivanti dal pensiero unico che vede l’Occidente come il solo punto di riferimento dal quale osservare e attribuire significati alla storia e alle vicende attuali. L’incontro con le guerre, della storia e odierne, mentre praticavamo l’inter-essere, ha indotto i bambini a chiedersi perché il cammino dell’uomo fosse intriso di eventi bellici. Da questa loro esigenza di comprensione, nasce un progetto in collaborazione con il Centro Studi Sereno Regis di Torino attraverso il quale la classe, sotto la guida di Rita Vittori, ha potuto riflettere sulle cause e sulle conseguenze che accomunano tutte le guerre, passando attraverso la drammatizzazione con i propri corpi. Sentendo sulla pelle che le guerre, distruggendo, sottraggono elementi di pace alla vita, i bambini, allestendo quadri viventi, hanno potuto esprimere, con una comunicazione non verbale, scenari di guerra e di pace. La successiva rielaborazione collettiva delle attività svolte con il Centro Studi Sereno Regis ha dato voce agli scenari descritti, attraverso il linguaggio della poesia: mentre la guerra fa rumore con onomatopee assordanti (BADABUM, RA-TA-TA-TA-TA, BOOM, BRRRRR), la pace si esprime a voce bassa, con i gesti di quella consapevolezza che nasce proprio dall’addestramento della mente all’inter-essere e alla presenza mentale. La pace è una postura quotidiana che assumiamo grazie a tale allenamento; «se mi offendi, io respiro» hanno scritto i bambini: in questo verso della poesia è racchiusa, come dentro un seme che deve ancora germogliare, l’essenza della pace, cioè la risoluzione non violenta dei conflitti. «Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo» affermava Gandhi. Come possiamo parlare di pace ai bambini se non pratichiamo quotidianamente l’essenza della pace nelle nostre classi? La pratica non elimina il conflitto ma ci insegna, lentamente, quali siano gli strumenti per risolverlo senza la violenza; a volte si riesce, altre no così ci si ferma a riflettere sulle emozioni che hanno generato il comportamento aggressivo o scorretto, accorgendosi che non siamo punti isolati di un universo ma elementi in connessione. L’incontro tra i miei alunni e il Mahatma, attraverso la lettura di una sua biografia, ha dato loro speranza rispetto alla possibilità di percorrere concretamente vie alternative alla guerra, pertanto la progettazione con il Centro Studi Sereno Regis ha incluso anche un approfondimento su questa figura che ha portato alla realizzazione di un piccolo spettacolo in cui la classe ha messo in scena quattro eventi significativi della vita di Gandhi, raccontandoli con l’allestimento di quattro telegiornali. La collaborazione con il Centro Studi Sereno Regis e l’attività di meditazione sulla consapevolezza ci hanno permesso di partecipare con un ricco bagaglio esperienziale al XV concorso nazionale «Teresa Sarti Strada» di Emergency dal titolo Immaginare un mondo senza guerra è un progetto possibile. I bambini hanno rielaborato con una rappresentazione grafica intitolata Liberi pensieri di pace avvolgono il mondo i contenuti del loro intenso percorso scolastico: una ragazza appoggiata su un mondo distrutto dalla violenza della guerra sogna la disarmante semplicità della pace che, pur non urlando, è talmente forte da avvolgere proprio quel mondo che sta soffrendo. Con immensa emozione e gioia dei bambini e delle maestre, il disegno è risultato uno dei tre vincitori del concorso, per la categoria «grafici». Trattare il tema della guerra con bambini senza cadere nella retorica del pensiero dualistico dei buoni e dei cattivi, non solo è possibile ma è necessario in un mondo che sempre più, per citare le parole della poesia dei miei alunni, «si dipinge di rabbia, morte, impietosità e violenza». Barbara Strambaci Fonte: www.serenoregis.org.
Generali e veterani dell’IDF che non approvano il piano di Netanyahu per Gaza
Ieri, 13 agosto, l’IDF ha approvato il piano di occupazione di Gaza e sfollamento dei palestinesi proposto dal governo israeliano. Intanto, il potere di nominare gli effettivi delle forze armate dal grado di colonello in su veniva avocato al ministro della difesa, Israel Katz. Così dalla compagine al comando delle truppe vengono emarginati il Capo di Stato Maggiore, Eyal Zamir, e i generali e ufficiali che come lui hanno criticato questo progetto e la strategia politica e militare del governo Netanyahu. Che ciò potesse accadere era stato paventato dai militari in pensione o in riserva intervenuti al comizio, svolto a Tel Aviv il giorno precedente, 12 agosto, e proprio di fronte al quartier generale dell’IDF. Una manifestazione che ha attirato molta attenzione perché in cui un generale dell’Areonautica Militare e dal 2005 al 2007 ai vertici dell’IDF, Dan Halutz, e tutti gli oratori hanno esplicitamente affermato che le operazioni condotte dal governo israeliano a Gaza dal 2023 in poi sono illecite, violano il diritto internazionale e anche principi e norme delle leggi israeliane e che oltre ad essere immorale il piano di occupazione del territorio mette in pericolo ed espone Israele a molti rischi e non è, come millantato da Netanyahu e dai ‘falchi’ al governo e nell’esercito, un’efficace strategia difensiva dei cittadini israeliani, bensì una tattica con cui imporre un regime autoritario, dispotico e tirannico. La manifestazione che ha coinvolto i veterani dell’IDF a esprimersi pubblicamente si è conclusa con la lettura di un messaggio di Tami Arad, moglie del pilota catturato in Libano nel 1986 e fino al 1992 un ostaggio la cui morte è stata più volte annunciata e smentita. Quando l’esplosione delle munizioni a bordo provocarono la caduta del Phantom su cui volava per andare a colpire delle basi dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), Ron Arad aveva 28 anni. Mentre i soccorritori israeliani riuscivano a recuperare l’altro pilota, lui veniva trovato dai miliziani di Amal, che per la sua liberazione chiesero il rilascio di alcuni prigionieri libanesi e poi lo consegnarono agli sciiti iraniani. Per salvare Ron Arad vennero tentate numerose iniziative diplomatiche che aggregarono la società civile israeliana e la comunità internazionale. Invece, ha denunciato la sua vedova, gli ostaggi catturati da Hamas il 7 ottobre 2023 sono rimasti intrappolati nell’assedio e, adesso, nelle macerie di Gaza. E, mentre la guerra ad oltranza è propugnata da Netanyahu e dai suoi sostenitori, per salvare gli ostaggi ancora vivi, forse una 20ina di persone, come Tani Arad e tanti familiari degli ostaggi e come i veterani dell’IDF che hanno partecipato alla manifestazione del 12 agosto scorso, molti israeliani implorano la cessazione dei combattimenti. All’iniziativa, intitolata STOP the war. SAVE the hostages (BASTA guerra. SALVATE gli ostaggi), sono intervenuti anche il pilota Uri Arad, che ha combattuto nella guerra dello Yom Kippur e per sei settimane è stato tenuto prigioniero in Egitto, e un colonello dell’Aeronautica Militare, Yair Aloni, che ha definito folle la strategia del governo dal 7 ottobre 2023 in poi e, commentando “i morti non parlano…”, affermato che tutte le azioni condotte a Gaza mostrano che alla liberazione degli ostaggi i politici preferiscano la loro uccisione. Un generale dell’Areonautica Militare e, dal 2005 al 2007, ai vertici dell’IDF, Dan Halutz, e tutti gli oratori hanno esplicitamente affermato che le operazioni militari condotte a Gaza dal 2023 in poi sono illecite, violano il diritto internazionale e anche principi e norme delle leggi israeliane, e che oltre ad essere immorale il piano di occupazione del territorio concepito da Netanyahu non è nemmeno un’efficace strategia difensiva della nazione, anzi la mette in pericolo ed espone tutti i suoi cittadini a molti rischi. La manifestazione è stata trasmessa in streaming da UnXeptable. La registrazione con la traduzione in inglese e un reportage in italiano sono pubblicati, a cura di Daniela Bezzi e Marinella Correggia, sul sito del Centro Studi Sereno Regis nella pagina intitolata Tel Aviv: anche i colonnelli e i generali scendono in piazza per dire “Basta Guerra!” Redazione Italia
August 14, 2025
Pressenza
SerenoRegis.org: La coscienza dice NO alla guerra
DI ANGELA DOGLIOTTI PUBBLICATO SU WWW.SERENOREGIS.ORG IL 19 GIUGNO 2025 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante articolo scritto da Angela Dogliotti, pubblicato su Sereno Regis.org il 19 giugno 2025 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. «Dobbiamo perciò anche  ampliare il nostro impegno nello sviluppo di una cultura di pace, sostenendo il lavoro che la Scuola per la pace  e l’Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell’Università stanno svolgendo in modo egregio, con  mozioni, prese di posizione e manifestazioni a livello sia di Istituto, sia di territorio…continua a leggere su www.serenoregis.org.