Como, banda musicale e pace: un carnevale grottesco degli Anticorpi militari
A Como sfila uno strano corteo, anzi una banda musicale, ogni giovedì. Il
servizio nel numero di marzo di Altraeconomia, si riferisce alla marcia della
pace del 25 gennaio scorso (leggi qui l’articolo su Altraeconomia).
A prima vista la banda appare, soprattutto nel video pubblicato sui social,
inquietante. I musicisti portano divise militari, caschi, berretti e giacche
graduate. I gradi sulle spalline sono penzolanti, strappati, le medaglie
appuntate storte, gli stivali sporchi. Reduci con i loro strumenti a chiedere
quel riconoscimento per le ferite, e la fame, e il freddo, e la paura costate
per la Patria, come spesso è accaduto, in Italia dopo le guerre mondiali, negli
USA dopo il Vietnam? No, nemmeno.
È un carnevale grottesco, sovvertitore come lo è il giovedì prima della
penitenza quaresimale delle ceneri. Il giorno grasso, smargiasso, in cui ogni
offesa, ogni risata è possibile e libera il cuore dalla paura, fa disobbedire
con allegria feroce. I protagonisti della stramba sfilata sono il gruppo di
improvvisazione teatrale Anticorpi Militari, che anima le scene del Teatro
Popolare di Como, dal 2001. Il basco, la stella, il canto follemente
patriottico, ogni autorità, zar, scià e re, capovolti e, nelle divise
improvvisate, sguaiati, finalmente nudi.
La marcia dei marines nel film M*A*S*H di Robert Alteman del 1970 si svolge
nell’ospedale psichiatrico per reduci della guerra di Corea. Si cerca di curare
dai traumi di una delle tante guerre infami, perse dall’Impero americano, con
l’umorismo, con l’accettazione della follia come fattore secondario della
guerra.
In un post di Mappa Mundi (rivista Limes) di qualche giorno fa, l’esperto di
turno ricordava come in Israele si stanno reclutando anche coloro che, dopo
essere stati a Gaza, sono ricoverati in Ospedale Psichiatrico: quando la Patria
chiama il sacrificio va fatto, ogni rischio va corso. La famosissima Mickey
Mouse Cloub March, nel film FullMetal Jacket di Stanley Kubrick del 1987,
secondo l’onnipresente testo prodotto dalla AI, è un rimedio ingenuamente
disneyano alla brutalità dei combattimenti, in Vietnam, altra sconfitta infame.
Io penso – provando a usare le mie più lente sinapsi – che nessuno meglio di
Topolino, cittadino modello, sempre vincente, con la sua linda casetta e il
giardinetto con il barbecue, sia un incitamento a far grande l’America,
l’America che si è fatta da sè. E dunque invincibile, millenaristicamente capace
di una crociata, come quella in atto, contro un nemico di cui nulla si sa se non
che va annientato. Prima furono i comunisti dai cui difendere i nostri bambini,
ora gli sciiti, i terroristi in turbante, da cui salvare donne costrette al velo
e al dominio maschile per renderle simili alle libere ed emancipate signore
occidentali.
A questo penso, e rincuora che ancora ci siano “anticorpi”, nel doppio senso che
i teatranti attribuiscono al termine: difese immunitarie e disprezzo per quel
che fa corpo disciplinato, accorpamento, caserma, divisa, gerarchia. Perché
disprezzare è anche far vedere il prezzo, il valore di ogni vita e pensare che
non ne ha, che sta nella classe di ciò che è in-appropriabile e non può esser
oggetto di cattura nella catena del valore del capitale umano. Ad accompagnare
il video ci sono anche alcune tavole di un fumetto disegnato da Chiara Piccinno
e scritto da Teresa Crgurić. I fondi raccolti andranno ai portuali di Genova
che, nella rimozione generale ad opera dei conduttori dei TG della televisione
di cui paghiamo il canone, provano a lottare per non imbarcare armi verso i
teatri di guerra. I camalli, i facchini, i trasportatori, lavoro vivo, insomma.
Le Linee Guida dell’educazione Civica, qui sul sito più volte citate,
confondono i concetti espressi nella nostra Costituzione, mescolano la difesa e
l’offesa potenziale: Patria, inno, bandiera, tutto nella tradizione della diade
Atene e Gerusalemme. Righe che sono una prosa ideale per la propaganda militare
nelle scuole, tanto che ogni incontro o gita con le Forze Armate, tempo
sottratto alla didattica, i solerti docenti lo dovranno segnare sul registro
elettronico come ore di Educazione Civica. Nulla è più trasversale di questa
materia di insegnamento, che nemmeno dovrebbe avere statuto a sé.
Forse, suggerisco, provino i docenti qualche volta a dire “preferirei di no” e
chissà, in un soprassalto di etica professionale, provino a proiettare in quelle
due ore uno dei film che ho citato più su, o mostrino i lavori delle due
fumettiste. È più facile di quel che sembra, lo scriviamo sempre sul nostro
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università: se
arrivano gli ispettori si spiega loro l’inutilità della visita visto che i
docenti sono ancora protetti da quella stessa Costituzione violata dal Ministero
di Giuseppe Valditara.
Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
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