I Sud del mondo. In Amazzonia una vittoria dei nativi per l’ambiente
“Hanno vinto il fiume, la foresta e la memoria dei nostri antenati”, hanno
dichiarato i nativi dell’Amazzonia quando il governo brasiliano ha cancellato il
piano che prevedeva di privatizzare uno dei corsi d’acqua più belli al mondo,
per trasformarlo in un canale per il trasporto della soia.
La battaglia era impari. Da una parte c’erano i difensori del fiume, mille
attivisti dei popoli munduruku, arapiun e apiakà, dall’altra un gigante del
commercio globale, la Cargill che gestisce più del 70% della soia e del
granturco che passa per il porto di Santarém, città dello stato del Parà, e
vuole trasformare il fiume in un megacanale per poter meglio trasportare i
propri prodotti.
I nativi hanno occupato il terminal della Cargill per vari giorni, paralizzando
uno degli snodi del commercio alimentare mondiale, con la Cina come destinazione
finale di gran parte della soia.
La federazione dei popoli indigeni del Parà è consapevole che lo sfruttamento
economico dei fiumi amazzonici “minaccia i territori indigeni, lo stile di vita
tradizionale, la sicurezza alimentare, la biodiversità e l’equilibrio ambientale
dell’intera regione”.
Il fiume Tapajós, famoso per le sue acque cristalline, è già adesso inquinato
dall’arsenico usato dai minatori illegali e dalla nafta persa dalle chiatte che
trasportano la soia. Molte culture sono morte, e – dopo la siccità causata da El
Niño – il livello del fiume si è molto abbassato.
La situazione non potrà che peggiorare se si lascerà che gli interessi
dell’industria agroalimentare prevalgano su quelli della foresta e dei suoi
abitanti.
Ma c’è qualcosa, in questa storia, che riguarda anche tutto il resto del
mondo. Proteggendo i loro fiumi, le loro foreste, la loro terra, gli indigeni
stanno facendo un enorme favore a tutti noi. L’Amazzonia regola il clima di
tutto il pianeta assorbendo CO2, raffreddando la regione e garantendo la
regolarità dei monsoni.
> Secondo uno studio recente le precipitazioni generate dalla foresta pluviale
> valgono da sole venti miliardi di dollari all’anno in termini di irrigazione
> agricola, acqua potabile per i centri urbani e per i servizi igienici
Anche le attività estrattive e l’allevamento distruggono pesantemente queste
risorse globali essenziali. L’unico strumento per mettere i potenti davanti alle
loro responsabilità è l’attivismo a livello locale.
Siamo tutti debitori nei confronti degli attivisti munduruku e degli altri
popoli nativi che hanno sfidato l’industria agroalimentare brasiliana, gli
interessi delle multinazionali statunitensi e i compratori cinesi ed europei. La
battaglia non è ancora finita. Il nostro sostegno non dovrebbe mancare.
TRATTO DA, “UNA VITTORIA DEI NATIVI PER IL FIUME TAPAJÓS” DI JONATHAN WATTS. THE
GUARDIAN, RIPRESO DA INTERNAZIONALE (6 MARZO 2026)
Redazione Italia