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E’ su PeerTube il video della Local march for Gaza
E’ on line il video realizzato da Alberto Conte sulla Local March for Gaza Un’esperienza di lotta nonviolenta per il cessate il fuoco a Gaza, per la libertà per i palestinesi e, quindi, per il genere umano. Partiti da Oropa (BI) per il primo cammino che ha portato almeno 160 persone dai monti a valle per dire che dobbiamo “restare umani”, passo dopo passo disporsi all’ascolto dell’altro e rigettare la violenza in ogni sua forma. Cosa c’è di più non violento del camminare? Scrivo su Pressenza, tra i promotori della Marcia mondiale per la pace e la nonviolenza, ma si può citare la Perugia – Assisi , o, addirittura, le marce da Selma a Montgomery Le Local march prendono ispirazione da tutto ciò e dalla Global March to Gaza, declinandola sui territori e usando come mezzo il cammino. A proposito di mezzi… si sa che per i nonviolenti il fine non giustifica affatto i mezzi, come sostiene ogni buon manuale di politica da Macchiavelli in poi. E allora il video è caricato su una piattaforma libera. Si chiama PeerTube PeerTube non profila, non ruba i tuoi dati, non è governata da algoritmi opachi e moderazioni oscure. E, soprattutto, non veicola camapgne di disinformazione a favore del governo d’Israele e del genocidio dei palestinesi. Quindi : Viva PeerTube, Viva le marce, Viva la nonviolenza, Viva la libertà e buona visione di Ettore Macchieraldo     Ettore Macchieraldo
August 2, 2025
Pressenza
Il giorno dopo la local march for Gaza
Un grande mal di testa per la fatica di ieri. Quando abbiamo raggiunto Milano per consegnare le firme raccolte nella marcia per Gaza, che da Oropa si è snodata sino a Milano. Insieme alla sensazione che sia possibile modificare la realtà, almeno un poco. Perlomeno ci si può provare. Mentre pedalavo pensavo alla felicità delle mie nipotine che ora sono al mare e tra brucomela e altalene trascorrono le vacanze giuste, quelle che ogni bambino dovrebbe avere per diritto naturale. Prima che la vita tolga loro i sogni e un futuro se non generoso perlomeno umano. Quello che sulla Striscia di Gaza in migliaia di bambini non possegono più da tempo. Da noi nell’Occidente ricco di possibilità, le notizie che giungono ogni mattina dell’Oriente durano una frazione di tempo. La sofferenza e la paura non passano attraverso gli altoparlanti della radio, non ci interpellano più di tanto, non lascino righe di pennarello giallo sul cuore. I numeri non hanno emozioni, le statistiche sono fatte per i giornali non per chi sente su di se in profondità la disumanità di un mondo che corre veloce verso la barbarie nell’indifferenza generale. Vito Mancuso è un teologo che seguo sempre con affetto. Oggi dice : “sono convinto che, se c’è una cosa oggi più che mai necessaria, essa consiste nel riconoscere e custodire il concetto di umanità. Con umanità intendo un modo di essere in cui prevalgono il rispetto, l’onestà, la gentilezza, la fiducia, quell’aspirare ai valori più nobili che proviene dal sentire di avere tra noi tante cose in comune, chiamato dai rivoluzionari francesi fraternità. L’antica frase che dovremmo tutti portare nel cuore e ripetere quotidianamente imparandola a memoria è questa del commediografo latino Terenzio: «Sono un uomo: nulla di umano considero a me estraneo». Prosegue Mancuso e dice: è lecito coltivare la speranza che il concetto di umanità non muoia del tutto e che l’arco della società non vada definitivamente in frantumi? Fino a quando vi sono esseri umani che vi credono, sì: è lecito. E il dato di fatto è che vi sono ancora esseri umani che, chissà perché, si sentono chiamati in causa dalle condizioni fisiche e morali degli altri esseri umani e dicono a se stessi: «Sono un essere umano: non so rimanere indifferente agli altri»; poi proseguono: «Sono fatto così: ho capito che tanto più io vivrò bene, quanto meno gli altri soffriranno». Questa medesima tensione etica ed emotiva è rispecchiata dalla cosiddetta regola d’oro, presente in tutte le tradizioni spirituali dell’umanità e che dichiara: “Non fare agli altri ciò che non vuoi che gli altri facciano a te” Io prima non sapevo se anche questa visione dell’umano, era nell’anima di chi aveva organizzato questo cammino, marcia, pellegrinaggio, processione e non ha alcuna importanza come può essere chiamato. Eppure stamattina rivedendo le faccie e le fotografie della gente che ha attraversato le valli del biellese per giungere sino alla pianura, e poi infine nella grande metropoli lombarda, leggendo nei loro occhi la voglia di tracciare un segno, mi sono convinto che non poteva essere che proprio questa la forza che li aveva trascinati lungo i sentieri e poi le strade e infine gli ingorghi milanesi. Per consegnare un plico che non avrà seguito ma che rimarrà presidio e testimonianza di un gesto di affetto verso il futuro. Un abbraccio verso un popolo lontano, una mano tesa per i cuccioli d’uomo ai quali la guerra ha impedito di vivere l’età migliore della vita: per questo ha camminato con fatica e speranza sotto il sole rovente che non fa sconti, con determinazione per così tanta strada. Nel gruppo c’era anche un insegnante di scuola. Gli ho raccontato della maestra di Mortara, che nel 1992 era andata a fare interposizione pacifica con i 500 matti di Don Tonino bello nella Jugoslavia in fiamme, nella barbarie di Sarajevo. Ci era andata discutendo con i suoi bambini di scuola elementare sul significato del gesto. E di quella volta che in un incontro pubblico una bambina della sua classe, alla fine di un dibattito si era alzata in piedi e aveva con sicurezza e tra lo sguardo stupito dei presenti affermato “ la mia maestra è andata là per fare finire la guerra” . A volte i gesti, i simboli, hanno un significato eccedente rispetto alla realtà, e non è detto che i semi sotterranei non posano fiorire all’improvviso e che la Storia abbia accelerazioni sconosciute verso quel “destino comune” che ha il sapore dell’umanità, che così bene oggi racconta Mancuso. Da questo punto di vista la marcia per Gaza, ha lasciato un segno prezioso. di Adriano Arlenghi Redazione Piemonte Orientale
July 15, 2025
Pressenza
La consegna – il quinto giorno della Local march for Gaza a Milano
Il quinto giorno, 14 luglio, è previsto che una delegazione della Local March for Gaza si rechi in Prefettura a Milano, per consegnare le firme raccolte durante il cammino. In queste settimane abbiamo provato a fissare un appuntamento tramite email, pec e chiamate, senza successo. Partiamo separati, perché il gruppo a piedi è all’Ostello Olinda, al Parco del Paolo Pini, a Milano tra Affori e la Comasina. Si tratta di un luogo rigenerato, un ex manicomio restituito alla città, nello splendido parco dove ora ci sono orti, un teatro, una pizzeria e anche un ostello.  Il gruppo di ciclisti ha passato la notte a Mortara ospitato da Brigitte, e, nel frattempo, arriva anche Michele, il marito di Anna. La mattina presto, alle 6:00 am, il gruppo dei ciclisti si incolonna verso Milano. Parte come sestetto che comprende due mortaresi, da Vigevano si aggiunge il settimo componente. Lo ha raccontato bene Adriano QUI. In principio si percorrono strade pericolose, con molte auto che, essendo lunedì, puntano su Milano. Sono tante, imbottigliate e la stragrande maggioranza con una sola persona per veicolo. A un certo punto iniziano le ciclabili, come quelle splendide che seguono il Naviglio Grande. Lasciato  il Naviglio ci infiliamo nelle vie di Milano, incomprensibili per i non milanesi. Il gruppo di camminatori invece prende il tram. Ci rechiamo all’appuntamento in Piazza Cavour, dove ci ricongiungeremo con i ciclisti e alcune famiglie che desiderano raggiungerci per firmare la petizione della nostra “local march” biellese. Difficile trovare un luogo da “presidiare” nella piazza, ci spostiamo nel parco. L’installazione di cavalieri in ferro battuto al centro del parco, in uno spazio non curato (l’erba è alta e secca), ci appare come una rivelazione: avvicinandoci scopriamo dalla targhetta che l’opera si chiama “I 4 Cavalieri dell’Apocalisse e il Bianco Cavallo della Pace”. Installiamo le bandiere Palestinesi sulle spade dei cavalieri e vestiamo il “bianco cavallo” con una kefiah. Ci fermiamo a contemplare “l’opera”, come fosse un segno divino. La giusta tappa finale della nostra processione laica? Anche i passanti notano, fermandosi a fotografare. Poco dopo arrivano i ciclisti, ci ricongiungiamo. Saluti e qualche aggiornamento reciproco. Senza appuntamento concordato ci muoviamo verso la Prefettura, a dieci minuti a piedi dai giardini di Porta Venezia. Prima di consegnare le firme, però, facciamo delle copie. Sono 509 in tutto, teniamo le originali. Nel frattempo si muove un certo numero di personale di polizia, attratti dalle bandiere palestinesi e dall’aggregazione delle persone in delegazione. Nazarena e Alessandra ottengono l’appuntamento con un funzionario della Prefettura. Entriamo in due, lasciamo documenti e bandiera in guardiola e veniamo gentilmente accompagnati nell’ufficio del Vice Prefetto aggiunto Dott. Giuseppe Nicolo`Paternoster. Ci chiede delle specifiche sull’iniziativa, redige un verbale e, presa la copia delle 509 firme, ci assicura che saranno “consegnate ai piani alti”. Condivide lo scopo e le modalità dell’iniziativa.   Non crediamo che portare le firme all’attenzione delle autorità cambierà il loro agire, ma siamo profondamente convinti che questa iniziativa sia stata importante. Attraversando i paesi del cammino siamo stati accolti da tante persone che, pur non camminando, volevano “esserci” e lasciare la propria firma. Un modo per dire con urgenza “non in mio nome”, un appiglio per non sentirsi impotenti di fronte all’enormità delle responsabilità del nostro Paese in questo genocidio. Altre persone hanno chiesto di iniziare una raccolta firme nel loro paese, di organizzare un evento. La petizione è stata letta pubblicamente una ventina di volte, tutti e 509 i firmatari la conoscono. Vogliamo che il nostro Paese interrompa la vendita di armi e che consideri i paesi, invece che le armi. Vogliamo ritrovare umanità e fiducia nelle istituzioni, locali e internazionali. Crediamo che i cittadini abbiano il diritto di esprimersi; subire, perlopiù in solitudine, il continuo flusso di notizie terribili senza organizzare una – o più di una – risposta sia tra le cose peggiori che ci possa succedere. Attraversando i paesi abbiamo colto un forte bisogno di stare insieme e di dire che è inaccettabile quello che sta succedendo a Gaza. Il solo trovare una forma per esprimerlo è un primo passo per sollevarsi, per generare speranza.   Ettore e Nazarena Redazione Piemonte Orientale
July 14, 2025
Pressenza
Local march for Gaza
  Oropa, Italia – Donne e uomini di ogni credo e cultura si uniranno in una marcia pacifica da Oropa a Milano, dal 10 al 14 luglio, per chiedere un cessate il fuoco immediato a Gaza e l’apertura delle frontiere agli aiuti umanitari. L’iniziativa, promossa da cittadini “senza potere” ma profondamente scossi dalla violenza a Gaza, vuole dare un segno di speranza e un richiamo all’umanità di fronte alla “barbarie” e alla crescente accettazione dei conflitti globali. Questa, si augurano i promotori, sia solo la prima edizione. Il Cammino di Oropa verrà percorso in senso inverso in modo da portare nelle città di pianura il messaggio di pace dei luoghi più silenziosi e meditativi, ma anche per poter incontrare i camminatori che salgono lo stesso percorso. L’iniziativa è ripetibile su altri Cammini utilizzando l’hashtag #IoCamminoPerLaPace La marcia prenderà il via dal santuario mariano di Oropa e si snoderà attraverso paesi e città fino al consolato israeliano di Milano. I partecipanti, mossi da un senso di “paralisi di fronte all’orrore” e dal desiderio di “uscire dall’immobilità”, porteranno una sola richiesta: la fine delle ostilità e la possibilità di far giungere aiuti essenziali alla popolazione di Gaza. “Ci sentiamo paralizzati di fronte all’orrore,” si legge nel comunicato degli organizzatori. “Per uscire dall’immobilità e unirci nel contrastare la violenza delle guerre, partiremo dal santuario mariano di Oropa in processione. Cammineremo a piedi verso la pianura, attraversando paesi e città, fino al consolato israeliano di Milano. Porteremo con noi una sola richiesta: il cessate il fuoco e l’apertura delle frontiere agli aiuti umanitari.” La processione sarà di carattere laico e multiconfessionale, raccogliendo canti e preghiere di diverse tradizioni. L’obiettivo è mantenere viva la speranza e riaffermare i valori universali di fronte a ciò che viene percepito come un “abisso” di violenza. Gli organizzatori sottolineano come la tecnologia militare, usata per affermare il controllo di pochi su molti, riguardi l’intero pianeta, e temono le “conseguenze drammatiche e imprevedibili per la nostra stessa esistenza” derivanti da questo “folle ed estremo volere dell’Uomo e della sua tecnica di affermare il proprio potere”. PERCORSO DELLA MARCIA: * 10 luglio: Oropa (Sordevolo) – Graglia * 11 luglio: Graglia (Netro, Donato) – Sala * 12 luglio: Sala (Torrazzo, Magnano, Zimone, Viverone) – Roppolo o Viverone * 13 luglio: Roppolo o Viverone – Santhià * 14 luglio: Santhià – Milano in treno Tra le prime adesioni all’iniziativa figurano Nazarena Lanza (Biella Città Arcipelago), Ettore Macchieraldo (Consigliere di minoranza del Comune di Roppolo), l’Associazione Movimento Lento, Paolo Naldini (Direttore Cittadellarte), Patrizia Dal Santo, Andrea Trivero (Pace e Futuro), il Presidio per la pace d’Ivrea, l’Associazione Culturale Rosse Torri, Giuseppe Pidello (Ecomuseo Valle Elvo e Serra), BeataMente B&B (Sala Biellese), Chiara Schiavo (Percorso Smart Villages) e B&B La Coccinella (Graglia). La “Marcia Locale per Gaza” rappresenta un tentativo di tradurre il senso di impotenza in azione collettiva, portando la voce della società civile direttamente a chi detiene il potere, con la ferma convinzione che sia fondamentale affermare il “principio speranza sopra e oltre le nostre fedi e convinzioni”. Per adesioni: adesioni@localmarchforgaza.it https://www.localmarchforgaza.it   Redazione Piemonte Orientale
June 22, 2025
Pressenza