Tag - resistenza palestinese

«La Palestina spiegata a chi non vuol guardare»
Daniele Barbieri (*) sull’ennesima ristampa del bellissimo libro di Naji al-Ali. «Per completare il libro c’è bisogno che qualcuno immagini quello che non c’è». E’ la prima frase. Poi subito il protagonista: «Handala, il bambino di spalle»: non vedremo quasi mai il suo volto. Un bimbo con le mani incrociate dietro la schiena. Nel primo disegno guarda un’upupa che piangendo,
Milano: per un 25 aprile partigiano
Il 16 Maggio si terrà a Milano una manifestazione nazionale e il 29 Maggio lo sciopero generale, al link che trovate in coda  il comunicato e le modalità di adesione al corteo: Con il popolo palestinese e la sua Resistenza per un 25 aprile antimperialista, antifascista, antisionista che indichi un’alternativa Per una Palestina libera dal fiume al mare! Dopo 30
Israele approva la pena di morte per chi lotta contro l’occupazione e il genocidio
Ieri il parlamento israeliano ha approvato una legge che ha suscitato un acceso dibattito, anche all’estero: la pena di morte per coloro che Tel Aviv considera “terroristi”. Ma il testo è pensato per portare sul patibolo solo i palestinesi, accusati in sostanza di aver combattuto contro l’occupazione sionista. Il provvedimento, […] L'articolo Israele approva la pena di morte per chi lotta contro l’occupazione e il genocidio su Contropiano.
March 31, 2026
Contropiano
Ahmad libero. La resistenza non si processa
Ahmad Salem, 24 anni, originario dei territori palestinesi, è detenuto da oltre 9 mesi nella casa circondariale di Corigliano-Rossano, in Calabria, in attesa di giudizio. Gli sono contestati gli articoli 414 e 270‑quinquies del codice penale (istigazione a delinquere e autoaddestramento con finalità di terrorismo), sulla base di video e frasi estrapolati e decontestualizzati dal suo telefono. Le accuse e il conseguente arresto sono avvenute durante i procedimenti di richiesta di protezione internazionale, presso la Questura di Campobasso.  L’applicazione di tali norme solleva interrogativi significativi sul confine tra libertà di espressione e repressione penale e visibilizza in questo caso e ancora una volta, la postura razzista, islamofoba e coloniale dello Stato e delle sue istituzioni repressive.  Il 10 marzo, terremo un presidio e un’assemblea pubblica di solidarietà davanti al tribunale. L’avvocato Flavio Rossi Albertini, difensore di Ahmad, sarà in udienza e ha presentato ricorso in Cassazione sollevando la questione di costituzionalità dell’articolo 270‑quinquies, noto come “terrorismo della parola”, introdotto con il “DL Sicurezza” (ex DDL 1660) ad aprile 2025, ampliando ulteriormente il margine repressivo in Italia. Già lo scorso 20 gennaio 2026, davanti al Tribunale di Campobasso, si è svolto un presidio di solidarietà promosso dal Movimento 4 Settembre e da solidali. In quell’occasione, l’udienza è stata rinviata al 10 marzo per una ragione tecnica: i periti nominati da accusa e difesa non avevano ancora completato la traduzione e l’interpretazione dei materiali in arabo (video e messaggi), considerati centrali per l’accusa. L’elaborato peritale sarà ora discusso nel merito nell’udienza di martedì. Le autorità italiane hanno descritto Ahmad come un “jihadista” che incitava all’odio sostenendo che sul suo telefono fossero presenti “materiali istruttivi” utili a fini terroristici.  Al centro delle indagini che hanno poi portato alla misura cautelare a maggio 2025, vi sono un paio di frasi decontestualizzate estratte da un video, in arabo, di otto minuti, pubblicato online, in cui Ahmad invitava alla mobilitazione contro il genocidio a Gaza, alla resistenza in Cisgiordania e a alle proteste in Libano; criticando l’immobilismo del mondo arabo e musulmano. Quanto ai presunti “video istruttivi”, si tratta in realtà di filmati degli attacchi della resistenza palestinese a Gaza contro mezzi militari israeliani, già pubblicamente diffusi. Nessuno di questi materiali contiene indicazioni tecniche o addestrative come sostenuto dall’accusa. La struttura di alta sicurezza di contrada Ciminata Greco è tra i principali istituti del Mezzogiorno dedicati a detenuti classificati di Alta Sicurezza (AS ) o coinvolti in procedimenti complessi legati al terrorismo. Il caso di Ahmad si inserisce in un contesto politico e giuridico più ampio: lo Stato italiano sta adottando strumenti repressivi sempre più stringenti, colpendo non solo le lotte sociali e il movimento di solidarietà, ma anche ogni espressione di appoggio alla Palestina e al diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese.  Siamo consapevoli che la repressione colpisce maggiormente e in maniera più violenta le persone razzializzate, le persone musulmane e chi subisce la violenza delle frontiere: la storia di Ahmad è penosamente emblematica in questo senso. Come sostiene il suo avvocato, le persone bianche con documenti italiani non si troverebbero mai nella situazione di reclusione in cui si trova Ahmad e non subirebbero le stesse accuse, a parità di prove.  Inoltre, il recente DL Sicurezza consolida ulteriormente le misure repressive, rischiando di esacerbare gli abusi e le limitazioni della libertà di espressione ed è in discussione il disegno di legge Romeo-Del Rio-Gasparri-Scalfarotto  sull’antisemitismo, ennesima legge bavaglio che prova a tacitare le legittime proteste contro Israele. l ddl adotta infatti ufficialmente la definizione di antisemitismo che ne dà l’IHRA (Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto), che associa ambiguamente la discriminazione nei confronti degli ebrei (antisemitismo), alla legittima critica allo Stato di Israele (antisionismo). Martedì 10 marzo, presidio solidale davanti al tribunale  di Campobasso  (presidio dalle 11:30, udienza ore 12:00) Invitiamo tutte le persone solidali alla causa palestinese, cittadinx, studentx, associazioni e realtà sociali e sindacali a partecipare al presidio alle 11:30 davanti al tribunale, in piazza Vittorio Emanuele a Campobasso. Difendere Ahmad oggi significa difendere la libertà di tutte e tutti.
March 7, 2026
Radio Onda Rossa
La resistenza non si processa (1/5: Corrispondenza con Melfi)
Una serie di corrispondenze dalle mobilitazioni che si sono tenute nello scorso fine settimana del 20 - 21 febbraio a sostegno dei prigionieri palestinesi in Italia: Melfi, Rossano Calabro, Ferrara, Terni. A seguire,  parliamo con l'avvocato Dario Rossi, che difende Hannoun e ci aggiorna sulla sua situazione processuale. In conclusione, lanciamo il presidio del 1 marzo al carcere di Terni, dove è rinchiuso lo stesso Hannoun, accusato nel processo del finanziamento ad Hamas.  
February 25, 2026
Radio Onda Rossa
Palestina: una terra che vuole vivere
La vita quotidiana della resistenza palestinese attraverso le immagini dalla Palestina e le voci dei e delle palestinesi nel documentario Hearbeat of the land. di Solidaria Bari (*) Foto: unsplash.com Raccontare la vita quotidiana della resistenza palestinese attraverso le immagini dalla Palestina e le voci dei e delle palestinesi. Questo è l’intento di Hearbeat of the land. Il battito della terra –
February 23, 2026
La Bottega del Barbieri
Processo alla resistenza palestinese,Annan condannato in primo grado,Alì e Mansour assolti
La Corte dell’Aquila ridimensiona, almeno in parte, l’impianto d’accusa costruito dalla procura: a fronte dei dodici, nove e sette anni chiesti per Anan, Ali e Mansour, restano “solo” i cinque anni e sei mesi inflitti ad Anan. Ali Irar e Mansour Dogmosh sono assolti per mancanza o non sufficienza della prova: è una formula che consente alla Corte di celare la strumentalità del loro coinvolgimento, utile solo per costruire la fattispecie associativa e mischiare le carte di un’indagine che, di fatto, si sovrapponeva alla precedente richiesta israeliana di estradizione per Yaeesh. Data la povertà del quadro probatorio emerso, la scelta della Corte di condannare comunque Anan rappresenta un precedente grave, che sembra tener poco conto del dibattimento e tanto del clima politico dentro cui questo processo è maturato. Un clima che vede una sempre più crescente criminalizzazione del movimento a sostegno del popolo palestinese ,la magistratura italiana ,lo vediamo anche con l’inchiesta di Genova,diventa la lunga mano dello stato sionista perseguitando la resistenza palestinese in Italia . Fin dalle prime udienze, inoltre, insieme agli atti, sono entrati in aula gli apparati di controllo e militari israeliani: la procura ha provato a introdurre verbali di interrogatori a prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri locali, redatti dalla polizia e dallo Shin Bet, raccolti senza alcuna garanzia difensiva e ricorrendo sistematicamente all’uso della tortura . Alla presenza, anche fisica, di Israele nel processo, si è accompagnato un costante lavoro di cooperazione da parte dell’Italia. Nella gestione del telefono cellulare sequestrato ad Anan, per esempio, inviato alle autorità israeliane che lo hanno utilizzato per localizzare e uccidere gli ultimi componenti delle brigate di resistenza a Tulkarem. Ne parliamo con un compagno che ha seguito il processo all’ Aquila.
January 19, 2026
Radio Blackout - Info