Centro Studi e Ricerche IDOS: meno ingressi irregolari, sbarchi e richiedenti asilo, ma più morti e violenze
Calano le persone costrette alla fuga nel mondo. Calano gli ingressi irregolari
in Europa, inclusi gli sbarchi, e le richieste di asilo. Ma aumentano i morti,
le privazioni dei diritti umani, le domande di protezione pendenti, l’ostilità
verso chi salva i migranti dalla morte in mare.
È il contesto in cui si colloca “l’anno zero” del nuovo Patto Ue su migrazione e
asilo, l’insieme di norme che si applicano dal 12 giugno scorso, in parte
ispirate da un ventennio di politiche italiane. In attesa dei primi effetti del
Patto, il Dossier Statistico Immigrazione 2026 di IDOS, che sarà presentato il
prossimo 27 ottobre, offre una lettura puntuale e controcorrente delle
migrazioni non programmate e forzate che – pur rappresentando una parte
minoritaria dell’immigrazione – restano protagoniste nel dibattito pubblico,
costantemente associate all’emergenza e alla minaccia.
Per la prima volta in un decennio diminuiscono le persone in fuga: alla fine del
2025 i migranti forzati nel mondo sono 117,8 milioni, ben 5,4 milioni in meno
rispetto al 2024 (-4,3%). Il calo, da non correlare necessariamente a una
riduzione del bisogno di protezione, dipende soprattutto dai ritorni nei
territori di origine (14,7 milioni, +49%), spesso non volontari e verso contesti
ancora fragili, segnati da insicurezza, povertà e servizi essenziali
insufficienti.
Nell’Afghanistan governato dai Talebani sono rientrate circa 2,9 milioni di
persone, allontanate soprattutto da Iran e Pakistan; in Siria circa 1,3 milioni
dopo la caduta del governo Assad, ma ne restano ancora 4,9 milioni in esilio.
Cresce infatti il fenomeno dello “sfollamento protratto”: sette rifugiati su
dieci sono in questa condizione da più di cinque anni.
Gran parte del peso dell’accoglienza resta comunque fuori dall’Europa: il 65%
dei migranti forzati vive in un Paese confinante con quello di origine e il 68%
è accolto in Paesi a basso o medio reddito. In totale, sette rifugiati su dieci
provengono da soli sei Paesi: Venezuela (6,4 milioni), Ucraina (5,2), Siria,
Afghanistan, Sudan e Sud Sudan.
A questa contrazione si associa un ancora più pronunciato calo degli
attraversamenti irregolari delle frontiere europee, di cui sono protagonisti
molti richiedenti asilo: 180mila contro i 240mila del 2024 (e meno di 64mila nei
primi sette mesi del 2026) secondo Frontex.
In Italia, gli sbarchi sono fortemente diminuiti: dopo gli oltre 180mila del
2016 e i 157mila del 2023, sono scesi a quota 66mila sia nel 2024 sia nel 2025,
e a meno di 20mila nei primi otto mesi del 2026: una diminuzione di oltre il 50%
rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
E calano, in parallelo, anche le richieste di protezione internazionale.
Nell’Unione europea nel 2025 le domande d’asilo presentate per la prima volta
sono state circa 672mila (-26,4% rispetto al 2024 e oltre un terzo in meno
rispetto al picco di 1,05 milioni del 2023). Il tasso di riconoscimento è sceso
dal 51,4 al 39,1%, e a inizio 2026 restavano più di 1 milione e 200mila domande
in attesa di decisione.
Anche in Italia, seconda per nuove richieste di protezione dopo la Spagna, le
domande di asilo sono in calo (128mila vs 151mila nel 2024) e si registra un
tasso di riconoscimento del 30% (dal 35,9%) confermando un valore sensibilmente
più basso della media Ue.
Cambia anche la geografia della mobilità. Per la prima volta dal 2014 i siriani
non sono più il primo gruppo di richiedenti nell’Ue (circa 40mila) e al primo
posto salgono i venezuelani (quasi 90mila), diretti soprattutto in Spagna, che
con 141mila richieste diventa il primo Paese dell’Ue. Tuttavia, mentre
diminuiscono gli arrivi, aumentano i morti nel Mediterraneo.
Ma cosa c’è dietro queste riduzioni? Un reale ridimensionamento del bisogno di
protezione o il suo contenimento (forzato)? Per IDOS una risposta arriva dal
confronto tra il calo degli arrivi via mare nei primi otto mesi del 2026 (poco
più di 51mila in tutto il Mediterraneo contro gli 86mila dello stesso periodo
del 2025) e l’aumento delle morti accertate durante la traversata (1.733 da
gennaio ad agosto 2026 contro le 1.248 dello stesso periodo del 2025). Solo
nella rotta del Mediterraneo centrale hanno perso la vita 914 persone, contro le
827 dello scorso anno (+11%).
Dal 2014 l’Oim ha registrato oltre 35mila morti e dispersi nel Mediterraneo, di
cui quasi 27mila sulla sola rotta centrale, tra le più letali al mondo, ma il
bilancio reale è più alto: molti naufragi avvengono senza testimoni e non tutte
le vittime vengono identificate e segnalate.
Ad accrescere il rischio contribuiscono le ridotte capacità di ricerca e
soccorso in mare. Il contributo di Sos Mediterranee Italia al Dossier
ricostruisce un decennio di ostilità e compressione del soccorso civile. Oltre
ai 72 episodi di intimidazioni e violenze alle navi delle Ong da parte della
cosiddetta guardia costiera libica, documentati da SeaWatch tra il 2016 e il
2025, le disposizioni governative che impongono di rientrare in porto dopo ogni
soccorso e l’assegnazione di porti lontani hanno fatto perdere alle imbarcazioni
di soccorso 1.219 giorni operativi tra il 2022 e il 2025. Per Sos Mediterranee
la perdita di vite “non è una fatalità, ma il risultato di precise scelte
politiche”.
Il Dossier Statistico Immigrazione 2026, giunto alla 36ma edizione e realizzato
dal Centro studi e ricerche Idos in collaborazione con il Centro studi Confronti
e l’Istituto di studi politici “S. Pio V”, sarà presentato martedì 27 ottobre al
Teatro Nuovo Orione di Roma e, in contemporanea, in tutte le regioni italiane
con approfondimenti locali.
Qui per maggiori informazioni sulla presentazione del Dossier Statistico
Immigrazione del 27 ottobre 2026:
https://www.dossierimmigrazione.it/presentazione-del-dossier-2026/.
Giovanni Caprio