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IRLANDA: POGROM DELLA DESTRA UNIONISTA CONTRO LE PERSONE MIGRANTI A BELFAST, “XENOFOBIA FA MOLTA PRESA SULLA COMUNITÀ LEALISTA”
La sera di martedì 9 giugno, a Belfast, nel nord dell’Irlanda, manifestanti anti-migranti, legati alla destra xenofoba di marca unionista, sono scesi nelle strade dei quartieri a maggioranza lealista-protestante, hanno eretto barricate, dato alle fiamme bidoni e automobili, fino a dare vita a veri e propri pogrom nei confronti dei residenti di origine migrante, attaccando le loro case. Alcune persone sono state evacuate da un edificio che è stato dato alle fiamme nel tentativo dei manifestanti di bruciarne vivi i residenti. Ci sono state anche alcune aggressioni, tra cui alcuni accoltellamenti. Il pretesto, utilizzato dall’ultradestra unionista per fomentare i raid contro le persone migranti, è stato l’accoltellamento, lunedì sera, di un uomo di 40 anni da parte di un 30enne di origine sudanese che è stato arrestato e oggi comparirà davanti al giudice in tribunale. “Questa folla, che era costituita esclusivamente da cittadini della comunità unionista, ha dato alle fiamme addirittura delle case, ci sono delle immagini scioccanti che riportano ai pogrom del 1969 contro i cittadini nazionalisti o cattolici irlandesi”, afferma Carlo Gianuzzi, collaboratore di Radio Onda d’Urto e curatore del podcast “Diario d’Irlanda”. “Al nord (dell’Irlanda, ndr) questa animosità verso le persone di origine straniera si è innestata su un retroterra che fa riferimento al conflitto: ha avuto presa, e sta avendo presa, sulla comunità unionista-lealista, diciamo protestante, e molto meno, quasi per niente, sulla comunità nazionalista irlandese, cioè quella cattolica”, spiega Carlo Gianuzzi sulle frequenze di Radio Onda d’Urto. “Ieri sera infatti, nonostante il tentato omicidio sia avvenuto in una zona nazionalista, nei quartieri repubblicani come Belfast ovest o Ardoyne non è successo praticamente niente”, continua Gianuzzi. “Nel nord dell’Irlanda, dal momento che tutto questo può contare sull’organizzazione di membri, o comunque simpatizzanti, delle vecchie milizie lealiste, l’Uda e l’Uvf, hanno un certo livello efficacia dal punto di vista dei danni che possono provocare, come si è visto ieri”, aggiunge il nostro collaboratore esperto di storia e attualità irlandese. Su Radio Onda d’Urto l’intervento di Carlo Gianuzzi, nostro collaboratore e curatore del podcast “Diario d’Irlanda”. Ascolta o scarica.
June 10, 2026
Radio Onda d`Urto
5 MAGGIO 1981 – 2026: 45 ANNI FA MORIVA BOBBY SANDS, RIVOLUZIONARIO SOCIALISTA E REPUBBLICANO IRLANDESE
Il 5 maggio 1981 moriva, negli H-Blocks del carcere di Long Kesh, Bobby Sands, 27enne rivoluzionario socialista e repubblicano irlandese, militante del Provisional Irish Republican Army (Ira). Nel 45° anniversario della sua morte, lo abbiamo ricordato insieme a Carlo Gianuzzi, nostro collaboratore, autore del podcast “Diario d’Irlanda – An Irish Journal”, che si trova su tutte le piattaforme e va in onda anche su Radio Onda d’Urto all’interno de “La Polvere della Battaglia”. Arrestato nel 1976 in seguito a uno scontro a fuoco con la polizia durante un’azione dell’Ira contro un obiettivo economico nella zona di Belfast Ovest, Bobby Sands prese parte e poi guidò lo sciopero della fame dei militanti repubblicani all’interno degli H-Blocks del carcere di Long Kesh contro le condizioni di detenzione e per ottenere il riconoscimento dello status di prigionieri politici. “Nell’ottobre del 1980 i detenuti irlandesi in lotta decidono di iniziare uno sciopero della fame che, però, fallisce, nel senso che ricevono delle promesse dagli inglesi che poi non vengono onorate”, racconta Carlo Gianuzzi su Radio Onda d’Urto. “Durante questo primo sciopero della fame, Bobby Sands diventa comandante dei detenuti e, fallita la prima, decide di iniziare una seconda protesta”, continua Gianuzzi. Anche in questo caso le autorità britanniche decisero di non accogliere le richieste dei prigionieri irlandesi. I detenuti, militanti dell’Ira, portarono avanti la protesta fino alle estreme conseguenze. Il primo a perdere la vita per aver portato avanti lo sciopero della fame per 66 giorni e fino alla fine fu proprio Bobby Sands. Dopo di lui, altri 9 compagni di Ira e Inla persero la vita nella lotta. Nel giorno del suo funerale, 100mila persone si schierarono lungo il tragitto del feretro paralizzando l’intera Belfast, dall’abitazione di Twinbrook fino al cimitero di Milltown, dove sono sepolti i volunteers dell’Ira a Belfast. Per il movimento repubblicano irlandese, quella di Bobby Sands è quindi tuttora “una delle figure di ispirazione, che hanno continuato a proiettare un’ombra di rispetto e di autorità“, commenta Gianuzzi. “Tra l’altro – aggiunge il nostro collaboratore – sull’eredità politica della figura di Bobby Sands si è giocato molto e c’è anche conflitto. In molti, tra loro sua sorella, Bernadette Sands, a lungo vicina alla Real Ira, sostengono che la sua memoria sia stata tradita, usata, dalla dirigenza repubblicana per il processo di pace. La sua figura è, quindi, importantissima e allo stesso tempo, a tutt’oggi, contesa“. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Carlo Gianuzzi, nostro collaboratore e autore del podcast “Diario d’Irlanda – An Irish Journal”. Ascolta o scarica. Nel 2020 venne pubblicato finalmente anche in Italia il libro “Scritti dal carcere. Poesie e prose” di Bobby Sands, un’edizione curata da Riccardo Michelucci ed Enrico Terrinoni. Con Riccardo Michelucci abbiamo ricordato come riuscì Bobby Sands a far uscire i suoi scritti, “appallottolandoli in piccoli pezzi di carta, nascondendoli nel suo corpo, e passandoli durante i colloqui”. Proprio pochi giorni fa Michelucci era a Belfast dove “si stavano preparando le celebrazioni per la sua morte”, in un ricordo ancora vivissimo, testimoniato ad esempio dal fatto che “ogni anno il murales per Bobby Sands a Belfast viene colorato di nuovo”. Ascolta l’intervista a Riccardo Michelucci, curatore insieme a Enrico Terrinoni dell’edizione italiana di “Scritti dal carcere. Poesie e prose di Bobby Sands”. Ascolta o scarica Ascolta la trasmissione completa con entrambe le interviste e musica a tema. Ascolta o scarica
L’Irlanda non è qui
Allora, mi dicono, vedo e sento: “Guarda l’Irlanda, guarda Dublino! La sinistra si è unita, ha fatto blocco, e la Catherine Connolly ha vinto, ha sbaragliato! Non come qui da noi, dove si litiga sul colore del fucsia e si perde per un voto al fantasma di Berlinguer.” Bello. Giusto. […] L'articolo L’Irlanda non è qui su Contropiano.
October 28, 2025
Contropiano
Connolly, in Irlanda c’è una presidente rivoluzionaria
«Vogliamo una repubblica di cui essere orgogliosi, una repubblica che non chiuderà mai un occhio di fronte alla normalizzazione del genocidio, alla normalizzazione della questione dei senzatetto o delle oscene liste d’attesa». Sono parole di Catherine Connolly, la neoeletta Presidente d’Irlanda (questo il titolo costituzionale di chi vince le presidenziali […] L'articolo Connolly, in Irlanda c’è una presidente rivoluzionaria su Contropiano.
October 26, 2025
Contropiano
KNEECAP: PRIMA UDIENZA PER IL FRONTMAN LIAM O’HANNA. IL GIUDICE FORMALIZZA LE IMPUTAZIONI PER TERRORISMO
Liam O’Hanna, noto anche con il nome d’arte Mo Chara e frontman del celebre gruppo rap nordirlandese Kneecap, si è presentato oggi davanti alla Westminster Magistrates Court di Londra per un’udienza preliminare. L’artista è stato accusato lo scorso mese dalla polizia di Scotland Yard in relazione a una violazione della legislazione britannica sul terrorismo. L’incriminazione riguarda un episodio avvenuto durante un concerto a Londra nel novembre 2024, in cui O’Hanna avrebbe esposto la bandiera di Hezbollah. O’Hanna, con indosso una kefiah palestinese, è arrivato in tribunale accompagnato da un nutrito gruppo di sostenitori che si sono radunati fuori dalla corte per manifestare la loro solidarietà. Tra i cori di protesta, si sono sentiti slogan come “Palestina libera”, “Mo Chara libero” e “Basta con le persecuzioni politiche”. Il giudice ha confermato le accuse e ha deciso di rilasciarlo a piede libero, fissando la prossima udienza per il mese di agosto.  La difesa, rappresentata dall’avvocata Brenda Campbell, ha sostenuto che le accuse sono state presentate oltre il termine legale di sei mesi previsto per questo tipo di reato. “Se la nostra interpretazione è corretta, questo tribunale non avrebbe giurisdizione, e il caso sarebbe da considerarsi chiuso”, ha dichiarato l’avvocata. Ne parliamo, su Radio Onda d’Urto, con Carlo Gianuzzi, co-curatore con Sara Agostinelli della rubrica “Diario d’Irlanda”, in onda ogni ultimo sabato del mese. Ascolta o scarica.
June 18, 2025
Radio Onda d`Urto