India: in migliaia in corteo ieri a Delhi, la protesta non si arresta
La dura repressione delle scorse settimane non è riuscita a intimidire il
movimento di protesta che dai primi di ottobre sta infiammando le principali
città dell’India, per denunciare l’inaccettabilità di quelle misure che, per
decreto del Presidente della Commissione elettore centrale Gyanesh Kumar,
priverebbero del diritto di voto oltre 130 milioni di indiani, per lo più
appartenenti alla minoranza musulmana.
Inaugurata il 2 ottobre scorso, questa mobilitazione aveva subito un’immediata e
durissima repressione con la manifestazione immediatamente convocata per il
sabato successivo (10 ottobre): decine di treni cancellati, stazioni presidiate,
servizio internet sospeso per ore, controlli lungo tutte le maggiori arterie di
accesso alla capitale per impedire la partecipazione dei manifestanti da altre
zone dell’India e parecchi arresti preventivi, persino tra giornalisti e
operatori media piuttosto in vista. Per esempio nel caso del popolarissimo Dhruv
Rathee (You Tuber che conta oltre 42 milioni di utenti!) che è stato prelevato
dal suo domicilio – e poi quasi subito rilasciato data la popolarità del
personaggio.
Non così immediata purtroppo la liberazione di alcuni studenti, considerati
leader della mobilitazione. Abhijeet Dipke, Saurav Das, Ashutosh Ranka, la
formidabile Neha Bora: per loro la detenzione è durata qualche giorno e non è
stata una passeggiata.
Per spiegare quindi le ragioni che hanno portato di nuovo in piazza ieri questo
movimento, va sottolineata la particolare gravità, anche sul piano sociale, di
quel provvedimento che vorrebbe escludere 130 milioni di nominativi dalle liste
elettorali: in India il diritto di voto non è solo una prerogativa di
democrazia, ma è legato a minime garanzie di welfare, che risulterebbero
inaccessibili per una ancor più immensa popolazione di “esclusi”, nella
(cosiddetta) “democrazia più grande del pianeta”.
E così ieri, venerdì 23 ottobre, al movimento degli “scarafaggi” (come
ironicamente si era autodefinita quella straordinaria mobilitazione studentesca,
che per tutta l’estate aveva presidiato pacificamente il centro di Delhi), ecco
aggiungersi tante altre sigle di organizzazioni e coalizioni, convergenti nella
fondamentale rivendicazione di giustizia, con parità di tutele sul fronte
elettorale come dell’uguaglianza sociale.
SFI (Federazione degli Studenti Indiani), AIDWA (Associazione delle Donne
Democratiche), AIDSO (Associazione degli studenti democratici), KYS (Fronte
giovanile rivoluzionario), AISA (Associazione Studentesca Panindiana), DYFI
(Federazione Giovanile Democratica dell’India), l’anziana e sempre molto
presente Brinda Karat in rappresentanza del CPI (il “Partito Comunista Indiano”
tutt’altro che scomparso), e soprattutto SKM, il “Samyukt Kisan Morcha”,
importante coalizione dei movimenti contadini, che ha già annunciato altre
iniziative per i prossimi giorni.
foto dalla pagina social di Samyukt Kisan Morcha, rete di associazioni contadine
Davvero notevole, superiore a ogni aspettativa, la molteplicità di striscioni e
cartelli visibili nel colorato serpentone di ieri, che invano ha tentato di
raggiungere il centro di Delhi in località Jantar Mantar, tradizionale teatro in
India di ogni genere di protesta, resa però inaccessibile anche questa volta
dalla massiccia presenza delle Forze dell’Ordine.
Diversi leader giovanili hanno affermato che l’obiettivo alla base del movimento
contro i brogli elettorali è quello di proteggere la democrazia e i diritti
fondamentali del popolo. E hanno ribadito che non si fermeranno finché Gyanesh
Kumar (Presidente della Commissione Elettorale) non verrà destituito e tutte le
irregolarità nel processo elettorale non saranno corrette.
Hanno inoltre denunciato l’impunità concessa alle forze di sicurezza per
attaccare studenti, giovani e leader dei partiti di opposizione che cercano di
far sentire la propria voce: misure repressive decisamente sproporzionate quelle
adottate dal governo Modi il 10 ottobre scorso, e lesive del fondamentale
“diritto di protesta” sancito dalla Costituzione indiana.
Ma anche ieri, come già il 10 ottobre scorso, si sono verificati nuovi arresti:
un centinaio secondo le ultime stime. Che non mancheranno di infiammare il
dibattito nei prossimi giorni, e sicuramente coinvolgere nella mobilitazione
anche altre città dell’India oltre a Delhi.
volantino di convocazione della manifestazione
Redazione Italia