Cisgiordania. La cittadina di Taybeh è ancora sotto l’attacco dei coloni
di Milad Jubran Basir,
Pressenza, 20 ottobre 2026.
Per il quarto anno consecutivo i contadini di Taybeh non potranno usufruire del
loro raccolto di olive, in quanto l’accesso ai campi è impedito dai coloni, che
distruggono tutti gli alberi, picchiano chi tenta di raggiungere i propri
terreni e rubano i prodotti del lavoro dei palestinesi.
Dal 7 ottobre 2023 Taybeh è sotto attacco da parte dei coloni integralisti
israeliani che vivono negli insediamenti illegali costruiti in Cisgiordania.
Attacchi notturni, incendi alle case, ai prodotti agricoli, compresi gli uliveti
secolari dei palestinesi.
I coloni accompagnati e protetti dai soldati dell’esercito dello stato
israeliano attaccano villaggi e città palestinesi in tutta la Cisgiordania,
senza risparmiare nessuno.
Il terrore, la paura, l’insicurezza sono oramai dominanti a Taybeh, dove i
coloni stanno cercando di spingere la popolazione ad andarsene per impossessarsi
del territorio.
Il 10 agosto 2026 Taybeh è stata dichiarata dall’esercito israeliano zona
militare chiusa a tutti coloro che non sono residenti, con avvisi in arabo e in
ebraico.
Le istituzioni e i cittadini chiamano l’IDF, chiedendo di intervenire e di
allontanare i coloni, ma non accade nulla, e anche se arrivano aiutano i coloni
nelle loro scorribande.
Il 70% degli appezzamenti di terreni coltivati sono oramai controllati dai
coloni.
Agli abitanti di Taybeh viene detto che devono chiedere il permesso agli uffici
dell’Amministrazione Civile Israeliana per raccogliere le olive e andare nei
loro campi.
In due paesi vicino a Taybeh, le istituzioni hanno seguito il percorso indicato
dall’ufficio di collegamento, che è l’ufficio dell’Amministrazione Civile
Israeliana, con il risultato di vedere arrivare i coloni che hanno iniziato a
colpire la gente e hanno preso il raccolto, mentre i soldati non hanno fatto
nulla per impedire o bloccare questa violenza.
Sabato 17 ottobre, una delegazione di diplomatici francesi, belgi e polacchi,
assieme al sindaco della cittadina francese di Aulnoye-Aymeries, hanno fatto
visita a Taybeh nell’occasione dell’inizio della stagione della raccolta degli
olive.
Fra l’altro Taybeh ha stipulato un gemellaggio con Aulnoye-Aymeries, ribadendo
che “Taybeh rappresenta la presenza cristiana in Palestina.”
I componenti della delegazione internazionale franco-belga sono stati attaccati
da un gruppo di coloni incappucciati, che hanno aggredito il sindaco francese e
rotto i vetri delle macchine della delegazione belga, obbligando tutti a esibire
i loro documenti.
L’umiliazione patita dalla delegazione serve certamente a mandare un segnale
alle diplomazie internazionali, in modo che Taybeh non venga abbandonata al suo
destino.
Nello stesso giorno i coloni hanno colpito un giovane del paese, aprendogli una
ferita profonda alla testa, e non hanno risparmiato nemmeno una signora di 74
anni, che è stata picchiata duramente.
Dal 2023 sono 17 le famiglie che hanno scelto di andare via da Taybeh, perché la
vita è diventata impossibile.
Taybeh è circondata da 5 check point, un check point ogni km.
In Cisgiordania ci sono 1.350 sbarre di ferro, poste all’ingresso e uscita dei
villaggi, in modo da sigillarli di notte impedendo il passaggio dei suoi
abitanti.
Qualsiasi necessità viene impedita, le ambulanze non possono raggiungere i
paesi, gli abitanti non possono accedere agli ospedali.
Qualche giorno fa, uomo ha avuto un infarto e l’ambulanza non ha potuto
soccorrerlo, mentre una donna ha partorito al check point perché i soldati non
hanno voluto aprire la porta per farla passare.
Il lavoro non esiste, la gente non ha nessun reddito, la disoccupazione è oltre
il 32% e chi lavora non riceve il suo stipendio, la gente è disperata perché non
sa come andare avanti.
La popolazione è allo stremo sia materialmente che psicologicamente. I coloni
hanno messo le basi per altri 4 nuovi insediamenti sul terreno di Taybeh, cosa
che di fatto soffocherà il paese provocando un nuovo esodo.
Taybeh non sarà abbandonata al suo destino, anzi al contrario diverse
municipalità italiane sono già al lavoro per firmare patti di amicizia e di
gemellaggio, soprattutto in Emilia Romagna.
Milad Jubran Basir, laureato in Economia e Commercio presso l’Università degli
Studi di Bologna, ha lavorato presso l’UNRWA negli anni ottanta, ha fatto il
sindacalista per tanti anni. Si occupa di immigrazione e della vera
integrazione. Ha pubblicato diverse guide/opuscoli anche in diverse lingue tra
cui Le Istituzioni e i cittadini e Il Sistema Sanitario Nazionale ai tempi del
Covid 19. Si è occupato dei diritti dei lavoratori elaborando materiale
informativo. Ha fondato assieme ad altre persone decine di anni fa il periodico
Segni e Sogni che veniva pubblicato in cinque lingue. Il rapporto tra
l’Occidente e l’Oriente è sempre presente nei suoi pensieri ed articoli; in
quest’ottica la questione palestinese occupa uno spazio rilevante della sua
attività così come il mondo arabo, essendo di origine palestinese. Per circa 10
anni, oltre ad essere il presidente, ha fatto l’addetto stampa di
Federconsumatori di Forlì-Cesena. Svolge anche il ruolo di interprete e
traduttore a vari livelli dalla lingua araba alla lingua italiana e viceversa.
Da anni iscritto all’ordine dei giornalisti palestinesi, pubblica quasi
settimanalmente sui giornali cartacei e on line in lingua araba sui temi sopra
citati. Dal 2023 è iscritto all’ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna
nell’elenco dei giornalisti stranieri e dal 2024 in qualità di giornalista
pubblicista.
https://www.pressenza.com/it/2026/10/palestina-taybeh-e-ancora-sotto-lattacco-dei-coloni/?shem=aimgspe,