Repubblica Democratica del Congo: spegnere l’incendio prima che divampi
Come rete “Insieme per la Pace in Congo”, nata in occasione della visita di Papa
Francesco a Kinshasa nel 2023, siamo sconcertati e preoccupati per l’iniziativa
presa dall’ex-presidente Joseph Kabila che, lo scorso 11 ottobre, da Goma,
capoluogo della provincia del Nord Kivu, ha costituito il Fronte per la
Rifondazione della Nazione (FRN), un movimento politico-militare che ingloba e
sostituisce i precedenti movimenti M23 e AFC e ne assume gli obiettivi.
Quest’iniziativa sdogana ancora una volta l’aggressione ruandese alla Repubblica
Democratica del Congo e crea una coalizione che sembra voler ripercorrere la
strada presa trent’anni fa dal padre Laurent-Désiré Kabila, che, facendo da
paravento a Paul Kagame (Ruanda), Yoweri Museveni (Uganda) e Pierre Buyoya
(Burundi), realizzò i piani di destabilizzazione del Paese, sostenuti dagli
Stati Uniti e dalla Gran Bretagna. Oggi come allora, l’iniziativa avalla il
progetto internazionale di destabilizzare il Paese di Lumumba per impadronirsi
delle sue ricchezze.
Al di là delle parole altisonanti in favore della giustizia e dei diritti umani,
la dichiarazione di fondazione è l’annuncio di una nuova guerra, che farà
scorrere ancora molto sangue di tanti giovani congolesi e ruandesi e infliggerà
nuove sofferenze a famiglie già stremate da quasi due anni di occupazione
sanguisuga.
Tutti gli incendi, come quelli in Ucraina e in Palestina, vanno spenti subito,
perché quando divampano diventano pressoché inarrestabili. Purtroppo la Comunità
Internazionale continua a fiancheggiare il regime ruandese, promotore di tutte
le guerre nella Repubblica Democratica del Congo di questo trentennio, quando
dovrebbe chieder ragione del suo operato, eventualmente produrre sanzioni e
farle rispettare.
Dopo ingenti e continui sostegni economico-finanziari, militari e strategici
accordi per l’approvvigionamento di materie prime degli Stati Uniti e
dell’Unione Europea con il Ruanda, è di questi giorni l’assegnazione, proprio al
Ruanda, del nuovo circuito per le gare di Formula 1, a partire dal 2030. Già lo
scorso anno ha ospitato i campionati mondiali di ciclismo su strada, nell’ottica
di una politica mirata a mostrare il proprio prestigio agli occhi della Comunità
Internazionale. Il Ruanda è anche uno dei paesi destinatari dei migranti che
l’Europa non vuole accogliere. Inoltre, trattandosi di un piccolo paese
sovrappopolato e ci chiediamo, tra l’altro, in quale regione intenderà creare i
campi di raccolta per i governi europei. Forse nella martoriata regione
congolese del Kivu?
Al di là delle parole o di isolate sanzioni, il regime ruandese gode pienamente
dell’appoggio statunitense e dell’Unione Europea. Quest’ultima, andando contro
il parere quasi unanime del suo Parlamento, ha confermato l’accordo per i
minerali rari e preziosi, la cui estrazione e commercializzazione fraudolenta è
la principale causa dell’infinita sofferenza delle popolazioni dell’est
congolese. La comunità internazionale dovrebbe prendere in considerazione il
recente piano di pace in cinque punti preparato dal Premio Nobel Denis Mukwege.
Come società civile, desideriamo camminare al fianco di questo popolo e di tutti
i popoli della regione dei Grandi Laghi, costretti a subire guerre che non hanno
scelto. In linea con il diritto internazionale e con la Risoluzione 2773 (2025)
del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che chiede alle forze ruandesi
di cessare il sostegno all’M23 e ritirarsi dal territorio della Repubblica
Democratica del Congo, chiediamo a nostra volta alla comunità internazionale di
assumersi le proprie responsabilità, anteponendo la pace e la tutela dei diritti
umani agli interessi economici. Ci impegniamo a promuovere forme di resistenza
civile nonviolenta, compresi boicottaggi mirati e a sensibilizzare l’opinione
pubblica italiana ed europea, affinché non prevalgano il silenzio e
l’indifferenza di fronte alle responsabilità dei governi e di chi trae profitto
dai conflitti.
John Mpaliza
Portavoce della rete “Insieme per la Pace in Congo”
E-mail: john.mpaliza@gmail.com
Tel: +39 320 430 9765
www.insiemeperlapaceincongo.org
insiemeperlapaceincongo@gmail.com
Redazione Italia