Melodia e il violino dell’ordine
(disegno di francesca ferrara)
Molti anni fa, in un paese lontano, sorgeva un piccolo villaggio chiamato
Melodia. Per tanto tempo quel villaggio era stato governato da un capo
antipatico e autoritario. Il suo nome era Testa d’uovo. Da bambino aveva avuto
una madre severissima e un padre che lo maltrattava. «Un, due, tre! Testa,
spalle, gambe e piè!», era l’insopportabile marcetta che accompagnava ogni
ordine dato dallo scorbutico genitore al ragazzo, e così nessuno si stupì quando
Testa d’uovo diventò un adulto odioso, ossessionato dall’essere rispettato e
convinto in fondo di una sola cosa: chi comanda deve essere obbedito.
Un giorno Testa d’uovo decise di imparare a suonare uno strumento, pensando che
questo lo avrebbe fatto apprezzare da qualcuno. Si fece comprare così un violino
nero che suonava sempre allo stesso modo. «Ascolta che belle note, pulite e
ordinate!», continuava a ripetere ai suoi amici. «Sarà…», gli rispose un giorno
Occhi Belli, una compagna di scuola a cui aveva provato a dedicare una sonata.
«Ma c’è qualcosa che non va. Il motivo è noioso, ci vorrebbe un po’ di fantasia,
o qualche altro strumento ad accompagnare…».
L’ultima cosa che aveva dentro di sé Testa d’uovo era però la fantasia. E così,
frustrato, rispose così a Occhi Belli. «Non capisci niente, sei solo una
femminuccia! La fantasia non serve a niente, e crea confusione. Questa è vera
musica, e questo è l’unico strumento buono!» (Testa d’uovo non aveva mai
imparato ad accettare le critiche, soprattutto non aveva mai imparato a suonare
nessun altro strumento, e forse per questo non poteva tollerarli).
Col tempo, a furia di suonare la stessa musica semplice, ordinata e sempre,
sempre uguale, Testa d’uovo riuscì a convincere molte persone delle sue teorie e
addirittura a farsi nominare capo di Melodia. «In discarica tutti gli altri
strumenti», gridava dal terrazzo di casa e faceva scrivere sui manifesti.
«Niente flauti, tamburi, trombe e chitarre. Basta coi cori, le bande e le
orchestre!». I suoi strampalati ordini venivano eseguiti dai Controllori del
suono che si era messo accanto, un gruppo di giovani sempliciotti che mai si
erano sentiti prima di allora così importanti. «Chissà cosa succederebbe se il
violino di Testa d’uovo suonasse con una corda in meno», aveva detto un giorno
uno di loro, dopo aver bevuto un po’ troppo nettare frizzante. «Ma cosa dici,
imbecille!», gli aveva risposto il capo-controllore. «È come se adesso qualcuno
si mettesse a scrivere con la mano sinistra o a dipingere macchine volanti. Il
violino è il violino, così è sempre stato e così sempre sarà».
Così, per anni, nel villaggio di Melodia fu ascoltata solo la musica,
incredibilmente monotona, che Testa d’uovo imponeva. Chi provava anche solo a
costruirsi da sé uno strumento diverso, e a suonarlo tra amici, veniva punito.
Con il passare del tempo però gli abitanti del villaggio cominciarono a
stancarsi. La musica del violino nero era noiosa, non faceva divertire e non
serviva neanche a far addormentare i bambini. Piano piano alcuni iniziarono a
pensare che era arrivato il momento di riprendere gli strumenti e decidere
liberamente che musica ascoltare e soprattutto suonare.
«Mi ricordo che quando ero bambino mio padre mi suonava una musica bellissima,
credo avesse un flauto». «A casa mia non c’erano soldi e così io e i miei
fratelli avevamo costruito dei piccoli tamburi di latta con le scatole di
pomodoro». «Certo, anche riempendo una bottiglia con i sassolini che potremmo
trovare giù al torrente potrebbe venir fuori un ritmo divertente».
Idee di questo tipo cominciarono a diffondersi sempre più tra gli abitanti di
Melodia, che presero una notte una decisione coraggiosa: distrussero (quasi)
tutti i violini neri costruiti per volere di Testa d’uovo e lo mandarono via su
una nave, lontano dal villaggio, affinché non potesse più tornare a comandare.
Il giorno dopo Melodia si riempì di suoni nuovi. Immediatamente gli abitanti
uscirono di casa e cominciarono a suonare tutti gli strumenti che per anni erano
stati proibiti. Si sentivano chitarre, sassofoni, trombe, pianoforti e mille
accordi differenti. Cominciarono a suonare insieme in bande musicali, e ognuno
strimpellava la musica che gli piaceva, bella o brutta che fosse.
Un giorno alcuni cittadini suggerirono di adottare una regola: se non volevano
che un solo uomo tornasse a comandare, dovevano inventare dei modi diversi di
governare Melodia. Crearono così tre assemblee: ognuna aveva un compito, e messe
insieme avrebbero fatto sì che mai più la musica avrebbe potuto essere decisa da
una sola persona.
In primavera, con il sole e il vento caldo, fu scritto il Grande spartito
musicale del villaggio, che conteneva alcune regole, condivise dopo lunghe
chiacchierate davanti al fuoco l’inverno precedente, per poter scrivere canzoni
in grado di accontentare un po’ tutti. «Una di queste assemblee deve essere
sempre in contatto con il villaggio», disse il vecchio saggio Barba bianca,
mentre sgranocchiava dei biscotti e accarezzava il suo cane. «Deve ascoltare
tutti e trovare delle regole perché ognuno possa scrivere e suonare cose che non
facciano male agli altri. Potremmo chiamarla Musicamento».
«Sì, ma non possiamo far finta che non esistano uomini e musiche malvage», fece
riflettere Naso di cane, proprio lui che odiava norme e obblighi di ogni tipo, e
che aveva cresciuto i propri figli insegnandogli che l’uguaglianza vive nella
libertà. «Temo ci tocchi creare un Gruppo Musicale per controllare che tutti
rispettino le regole».
«Eh già! Così verranno fuori degli altri Testa d’uovo e ci convinceranno di
nuovo a suonare una sola musica, con la chitarra o il contrabbasso stavolta!»,
fece qualcuno da fondo sala.
«Ma cosa dici, non può succedere! Ormai abbiamo capito!», rispose Naso di cane,
mentre Barba bianca meditava e condivideva gli ultimi biscotti col suo fido
pastore maremmano.
Dopo grandi discussioni la proposta di Naso di cane fu solo un po’ modificata e
accettata. Si decise che chi non rispettava le regole poteva essere punito: chi
la faceva più grossa veniva mandato a lavorare nella fabbrica degli strumenti
musicali, oppure costretto a studiare a memoria tutte le canzoni consentite. Il
che, è facile immaginarlo, era molto noioso, e così la maggior parte delle
persone pensò che fosse giusto rispettare le regole.
Per evitare che il Gruppo Musicale decidesse tutto da solo, si formò anche
un Consiglio degli Scrittori di Musica (di cui facevano parte degli usignoli e
altri appartenenti al Gruppo Musicale). Il Consiglio aveva il compito di
studiare a fondo le musiche inventate per giudicarle con attenzione.
(disegno di francesca ferrara)
Vi spiego qualcosa degli usignoli. Erano uccelli dalle penne bianche e marroni
che da sempre cantavano nei boschi vicino al villaggio. Non erano compositori
del Gruppo Musicale, ma diffondevano nella natura note da secoli e secoli, e
sapevano riconoscere quando una musica era giusta, cioè rispettava le regole
scelte dal Musicamento, e quando invece non lo era. Certo, non tutti gli
usignoli la pensavano allo stesso modo, e a dirla tutta alcuni non erano nemmeno
simpaticissimi. Ma il loro compito era di controllare che le decisioni dei
compositori non fossero dettate dall’arroganza o dall’invidia di voler essere
loro a scegliere se una musica fosse giusta o sbagliata, e così, per molti anni,
pur nella loro superbia e nel loro saltellare in giro credendosi chissà chi,
tutto mantenne un certo equilibrio. La musica non piaceva sempre a tutti, ma la
maggioranza degli abitanti pensava che fosse meglio avere tante canzoni, anche
se non sempre belle, piuttosto che una sola, sempre uguale.
«Certo – disse un giorno ai suoi amici un giovane dagli occhi vispi e una grossa
coppola in testa – sarebbe bello se ognuno potesse suonare quello che vuole,
senza dar troppo conto a nessuno».
«Già…», gli fece eco Chiodino, un personaggio buffo e mingherlino che aveva la
fissa di montare e smontare tutto quello che gli capitava sottomano. «Potremmo
modificare gli strumenti e crearne di nuovi. La musica è di tutti e ci si
dovrebbe poter giocare senza che qualcuno decida cosa si può fare o cosa no».
Penna bianca, una bellissima ragazza con un ciuffo nevoso tra i capelli nero
pece intanto annotava tutto su un pentagramma ingiallito che aveva trovato in un
vecchio cassetto, tra i documenti appartenuti ai suoi nonni. “E se la musica
decidesse da sé?”, aveva appuntato con un grande punto interrogativo in un
angolo del foglio, ma poi si perse a guardare gli alberi mentre gli altri
continuavano a parlare, e seguì da sola i suoi pensieri fino all’alba.
Quegli e altri amici dopo qualche tempo fondarono la Banda della libera musica.
Non erano esattamente ben voluti dalle assemblee che mantenevano l’ordine a
Melodia, né tantomeno dagli usignoli. Dovevano stare attenti a non dire certe
cose ad alta voce, e soprattutto nel diffondere certe idee di uguaglianza e
libertà che davano fastidio a chi temeva che Melodia potesse diventare un grande
villaggio-orchestra, che potesse suonare liberamente tutto il giorno, senza
ruoli, maestri né gerarchie tra strumenti. Bisognava per questo stare attenti a
non ammettere con leggerezza di essere parte della banda: i Musicali, infatti,
avevano deciso a un certo punto che le regole delle melodie dovevano essere
decise solo da loro, perché – così dicevano – avevano il consenso degli altri
abitanti di Melodia.
(disegno di francesca ferrara)
Col passare del tempo le cose andarono peggio.
Le bande musicali furono sempre meno e meno geniali. Alcuni compositori, che
stavano lì solo perché volevano decidere, pur senza capire quasi nulla di note e
spartiti, cominciarono a scrivere musiche sempre più brutte: melodie confuse,
prive di armonia, con testi banali e che dicevano sempre le stesse cose.
«Abbiamo cambiato musica – cominciava a bofonchiare qualcuno –, ma queste
canzoni non sono poi tanto migliori di quella di prima. Adesso però ci tocca
pagare non solo uno scrittore, ma tanti!». Non era una frase molto intelligente,
eppure in molti iniziarono a ripeterla. Nel villaggio, in particolare, prendeva
sempre più voce il branco delle Pecore belanti. Le pecore erano sempre state per
conto proprio. Non gli piaceva cantare né suonare, non avevano mai pensato molto
alla musica, ma sentendo ripetere ogni giorno che le nuove canzoni erano
inascoltabili, finirono per crederci e si misero a dirlo a tutti gli altri
animali. E poi c’erano quelli che non avevano mai smesso di rimpiangere la
vecchia musica. «Quando c’era il violino nero – continuava a ripetere Zanna
grigia, un tarchiatello con un pizzetto mefistofelico e un occhio di vetro – la
musica era chiara e forte e nessuna confusione era accettata. Guardate ora che
casino!».
Zanna grigia, Pino appuntito, Tacco di ferro e tutti gli altri, alcuni dei quali
erano stati Controllori del suono ai tempi di Testa d’uovo, cominciarono a dire
che era necessario costruire di nuovo violini neri, proibiti fino a quel momento
perché simbolo di quel periodo così triste e noioso. «Gli usignoli sono solo
uccelli», disse un giorno Tacco di ferro. «Cosa possono mai capirne della musica
e di ciò che vogliono gli abitanti di Melodia!».
Tacco di ferro era una persona abbastanza rozza, e a dire il vero emanava anche
un fastidioso puzzo di muffa. Ma aveva una voce molto forte, gridava sempre e a
furia di ripetere queste sciocchezze riuscì a convincere sempre più persone che
fosse arrivato il momento di cambiare il Gruppo musicale.
La sua vera preoccupazione era in realtà che i suoi amici potessero decidere
tutto e che il valore del Consiglio degli Scrittori di Musica fosse ridotto.
Intanto, le canzoni del Gruppo musicale diventavano sempre più stonate, e più
questo succedeva, più le fanfaronate dei vecchi Controllori trovavano ascolto.
Così, a un certo punto, molti abitanti del villaggio cominciarono a chiedersi se
non fosse tempo di costruire di nuovo i violini neri e tornarono a dare sempre
più potere, nel Musicamento, a Zanna grigia e ai suoi. Questi però avevano un
problema. Visto che il Grande spartito musicale del villaggio era stato scritto
dai rappresentanti degli abitanti dopo la cacciata di Testa d’Uovo, fu
necessario chiedere a ciascuno di loro se davvero fosse giusto modificare la
composizione del Consiglio degli Scrittori, mettendoci dentro quegli abitanti
che facevano parte del Gruppo musicale, che già intanto decideva abbastanza cose
da solo, senza dar conto a nessuno. Fu proclamata così una Grande Consultazione:
ogni cittadino avrebbe ricevuto un pezzettino di pentagramma su cui avrebbe
dovuto scrivere una certa nota per indicare la sua scelta.
Per un po’ di tempo a Melodia non si parlò d’altro, solo che molti abitanti con
il tempo si erano disinteressati alla musica per colpa delle brutte canzoni che
avevano ascoltato, e così non sapevano decidere cosa scegliere. Quel che è certo
è che nessuno, o quasi, aveva dato ascolto a quelli che facevano parte della
Banda della libera musica, che erano stati dimenticati, isolati e avevano dovuto
addirittura cambiare villaggio.
Eppure, non sarebbe stato più facile se tutti avessero avuto la possibilità di
esprimersi senza dover pensare alle regole imposte e imparando gli uni dagli
altri? Nonostante fosse un po’ difficile da immaginare per alcuni, è proprio
quello che si impara facendo parte di una Banda! Troppo pochi erano rimasti
invece quelli che avevano la capacità di fare quello che desideravano in
libertà, perché, in fondo, si erano dimenticati di quanto fosse bello e ne
avevano paura.
Cosa venne fuori dalla Consultazione io non l’ho mai saputo, anche se mi piace
pensare che gli abitanti di Melodia abbiano preferito ascoltare qualche canzone
in più, piuttosto che sempre la stessa. Ciò che spero davvero, naturalmente, è
che ognuno di loro possa tornare a sentirsi libero di suonare la musica che
preferisce. (-gt)